Ultimamente ho sentito parlare con frequenza di “Guerrilla Marketing”, sono comparsi due articoli su due numeri consecutivi de Il Mondo, un blog che leggo spesso ha citato un esempio italiano davvero ben congegnato…

L’esempio che voglio citare è invece straniero: si tratta di FedEx

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Credo che un progetto “Guerrilla”, per funzionare davvero debba:

-spiazzare l’utente/visitatore/fruitore, coinvolgendolo in maniera emozionale/sensoriale/intellettiva, una specie di “intermittenza del cuore” a fini di branding

-costare poco, altrimenti non è vero “guerrilla”

-sensibilizzare e stimolare la stampa e i media: (quasi) tutto è concesso purchè se ne parli

-prestarsi alla viralità: l’emozionalità deve scatenare gicoforza un passaparola per moltiplicare l’effetto di “branding”

-essere – in qualche modo – non convenzionale, e quindi avere il coraggio di “forzare” la comunicazione, anche a costo di ottenere effetti non previsti (non ho detto negativi, beninteso): vista una pubblicità di un finto prodotto della Tucano Urbano … le finte strisce di parcheggio per la moto/motorino, da posizionare sull’asfalto per creare “posto” anche laddove non ci sia …