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Oggi ho compiuto un’operazione archeologica. Ho ripescato un documento del 2002, redatto dai sedicenti Oliva&Toscani: “One minute site Manifesto”. Un pamphlet che si scaglia contro le “vacche sacre del web”, ossia quei fornitori di servizi web che - abbindolando CEO e decisori di piccole e grandi aziende - vendono loro siti pachidermici e inutili, difficili e fastidiosi da visitare. Il documento ha 5 anni ma non mostra grandi segni di obsolescenza.

L’idea è quella di mettere l’utente al centro dell’attenzione (maddai … avevano anticipato il web 2.0?…), progettare una navigazione chiara con testi e immagini (poche) ad hoc, con tempi di caricamento rapidi: in un minuto il visitatore deve aver trovato quello che cerca e/o essere invogliato a non andarsene.

Su alcune cose non sono così d’accordo: Oliva&Toscani sostengono, certamente con spirito provocatorio, che l’home page è la pagina meno importante del sito. Falso. E’ fondamentale costruire una home che risponda alle famose 4 domande di Krug (cos’è? cosa ci posso fare? cosa hanno qui? perchè dovrei essere qui e non altrove?).

Sono d’accordo invece sull’abolizione dei siti-brochure: molte aziende - in un delirio autorefenziale - riversano letteralmente la brochure corporate nel sito, sproloquiando in monologhi inutili che nessuno legge (tantomeno sul web…).

Ottima la ricetta per il “sito da un minuto”:

-grafica ridotta al minimo

-presentazione minimal ma significante dell’azienda

-relazioni e presentazioni da parte degli uomini facenti parte dell’azienda, che devono comunicare in maniera light i valori e i plus della stessa.

Quindi: molte persone (il sito deve essere “in ascolto”), pochi fronzoli, tanto dialogo.

Leggi il documento (PDF, 291 kb): one_minute_site_manifesto.pdf

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Bel post “immobiliare” (ma non solo) della mia complice Paola Faravelli

Perchè non è forse un cliente soddisfatto la migliore pubblicità possibile? Questo recita la mia mission, e a volte mi ritrovo a domandarmi che cosa significhi.

Il cliente entra in ufficio con un desiderio, un sogno che, in quanto tale, non è chiaro nemmeno a lui, così quando si confronta con la realtà, il suo immaginario si deve ridimensionare, quanto meno adattare.

 E allora, come renderlo felice? Aprendogli la porta del cuore più che quella di un triste bilocale, travolgendolo di immagini più che di documenti, ubriacandolo di prosecco più che di parole.

Il cliente desidera essere ascoltato, capito e quindi consigliato, con competenza e serietà.

E se poi non dovesse acquistare da noi, pace. Perchè non è forse il cliente soddisfatto la migliore pubblicità possibile?

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Nasce Vision Post, il nuovo contenitore di notizie e approfondimenti sulla tecnologia creato da Franco Carlini e dai ragazzi di Totem. Nasce dalle ceneri di una testata cartacea, Monthly Vision, dopo un parto di 4 mesi. Ora in versione “beta”, Vision Post propone ben 11 canali tematici: web 2.0, cultura digitale, telefonia mobile, reti e media, tecnologie e visioni futuribili, alcuni tra i temi affrontati. Con la professionalità di sempre. In bocca al lupo.

Qui l’editoriale di Franco Carlini

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Manca una settimana a Training in Action, l’evento sulle nuove tecnologie educative organizzato da Giunti Labs con il MIT di Boston e altre importanti associazioni internazionali che promuovono gli standard per l’eLearning.

Dando un occhiata all’agenda ormai ufficiale è evidente che la qualità degli speaker e dei partecipanti è davvero elevatissima: si parte con una presentazione dello stato dell’arte dell’innovazione applicata ai processi formativi, in cui sarà per esempio interessante ascoltare le recenti evoluzioni di WearIT(at)Work, un progetto europeo che mira a sviluppare soluzioni in grado di assistere il lavoratore del futuro con veri e propri “computer indossabili”.

In ambito comunitario, l’evento darà visibilità ad altri importanti progetti come Prolix (integrazione di Business Intelligence, eLearning e gestione degli SKILL formativi), TENcompetence (sviluppo delle competenze personali), ELU (sviluppo di una piattaforma europea di T-learning), SculptEUR (ambienti virtuali 3D al servizio della conservazione e gestione dei Beni Culturali), MOBIlearn (il più importante progetto mondiale per la formazione su telefonini, smartphone e altre periferiche “wireless”)…

Da non perdere i casi di studio presentati da Ferrari (sì, quelli delle macchine!), Ericsson, Philips Medical System, IKEA, Volkswagen, EADS, Cegos, Fideuram, Schlumberger, North West Airlines…

Tra le nuove tendende della formazione del futuro segnalo l’eLearning informale, che strizza sempre più l’occhio ai social networks, il personal learning o “formazione personalizzata”, ossia un approccio più verticale all’apprendimento (dal broadcasting di contenuti formativi al narrowcasting con corsi costruiti e veicolati a utenti sempre più profilati), l’utilizzo di periferiche e piattaforme di creazione/fruizione sempre più svincolate dal “tradizionale” (!) PC, come le periferiche mobili e il digitale terrestre…

L’evento si svolge in una coreografica abbazia situata sulla Baia del Silenzio di Sestri Levante, con fantastica vista mare…location d’eccezione e sede (abituale) di Giunti Labs…

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Un anno fa non avevo un blog. Si, lo ammetto! Da anni mi occupo di tecnologia, dal 2004 sono nella comunicazione di Giunti Labs, società “eLearning” di Giunti editore, eppure non avevo un blog. Li leggevo. Il primo è stato [mini]marketing, e altri “storici” come Vittorio Pasteris, e Marco Camisani Calzolari. Leggevo. Aggregavo. Mi informavo. Ma non partecipavo. Non interagivo. Paura? Forse. Timore del nuovo. Di confrontarmi con commenti aperti e con un’immensa rete di relazioni e contatti. Di mettermi davvero in gioco. Poi l’ho fatto. E non me ne sono pentito. Perchè per professare l’innovazione bisogna esserne utenti. Come dice il già citato Marco Camisani in questo bel post. Esserne utenti vuol dire iniziare umilmente  ad utilizzare certi strumenti, certe opportunità. Mettersi a disposizione. Non voglio essere retorico. Tuttavia aprire un blog (e usare altre “applicazioni sociali”) mi ha - metaforicamente - aperto moltissimo la testa. Come diceva un indimenticato Telly Savalas in una pubblicità storica: fate come me!

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Via La casalinga di Voghera, blog molto “sensato” che leggo spesso, ecco un esempio di marketing del buon senso: il claim, ormai storico, de Il Libraccio, catena di librerie che vende testi per la scuola - per lo più usati - ed anche libri nuovi … qui c’è solo da fare il proprio lavoro.

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Accolgo con piacere il lancio italiano di Idealista, un portale immobiliare che ha spopolato in Spagna (tra i primi 50 siti più popolari, 5 milioni di fatturato, 1.6 milioni di utile).

Molto pulita e Google style è la pagina iniziale e quelle interne: pochi fronzoli, niente lucine, bannerini, strass, ricchi premi e cotillons … solo un ottimo motore di ricerca, che in pochi click mi ha dato risposte chiare ed esaurienti … bella l’idea delle mappe (qui proprio quelle di Google) e molto semplici le schede degli immobili in vendita/affitto. Ancor più interessante la vista aerea reale con georeferenziazione precisa (ma con ovvi rovesci della medaglia, qualora l’alloggio non sia di competenza esclusiva dell’agenzia che lo propone…chi fa l’agente immobiliare mi capisce…).

Trovo un pò esagerato il fatto di sbandierare come “2.0″ (non se ne può più…) e innovativi alcuni concetti che diversi portali generalisti e di singole insegne in franchising hanno già lanciato da tempo: le mappe stesse, le visite virtuali (quando ero in Vista Mare, sette anni fa, venne da me un fotografo/webmaster che mi propose qualcosa del genere e venne bollato come pazzo…), gli avvisi personalizzati (”la casa cerca te”) … apprezzo il fatto che l’azienda che sta dietro ad Idealista -  e qui cito un post di Vincenzo De Tommaso, che ne cura ottimamente la comunicazione - incoraggi la creazione di contenuti generati dagli utenti (ma come potrebbe popolarsi un portale immobiliare generalista senza la loro collaborazione?), abbia un modello di business ispirato alla “long tail” (e fatturati polverizzati che compongono potenzialmente e sperabilmente grandi numeri), guardi con favore al fenomeno dei blog … ma basta questo per fare davvero innovazione?

Mi piacciono molto alcuni “motivi” scelti per il lancio, tra cui l’obiettivo di porre fine all’ansia e alla frustrazione di chi cerca casa…a volte le ricerche sono davvero “tunnel” da cui non si vede la luce…in bocca al lupo al team di Idealista, in cui brilla la stella di Paolo Zanetti, ex Head of Marketing & Sponsorship di Torino 2006…mi piacerebbe davvero confrontarmi con voi perchè ho l’impressione che siate bravissimi ma che nessuno di voi abbia mai calcato un marciapiede a suonare campanelli per acquisire una casa o “fare zona” (neanche io, ma - fidatevi - so cosa vuol dire!).

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C’è un paese che mi sta molto a cuore, perchè ci vivono i miei genitori, tanti amici e ci ho passato l’infanzia: si chiama Cervo, ed è situato in Liguria, tra Savona e il confine francese, non lontano da Imperia. Un borgo medioevale a picco sul mare, pieno di storia, musica e magia, che sta vivendo una seconda rinascenza. Qui stanno aprendo diverse attività commerciali: bar, ristoranti, negozi di souvenir, ateliers e bed & breakfast. Ed è proprio di uno di questi che voglio parlare: l’Arrocco.

Il nome è tutto un programma: il posto è incastonato, infatti, nel cuore del centro storico di Cervo, nell’antico palazzo Bormida Silla, una costruzione signorile a piani sfalsati e terrazze dalla vista incantevole, sospeso tra mare e cielo. Definirlo b&b è forse riduttivo, in quanto si tratta in realtà di un’associazione culturale, un luogo di ritrovo in cui fermarsi per gustare un particolare dolce fatto in casa, un tè o una tisana, leggere un libro raro, ammirare veri scudi etiopi o scoprire la propria immagine nello specchio che fu del conte Camillo Benso di Cavour: un curioso e contaminato melting pot di stili e reminiscenze piemontesi, liguri ed africane.

Ottima ed appealing quindi la proposta e l’immagine, con un sito finalmente all’altezza della situazione e molto più evocativo ed interessante di tanti altri di aziendone più grandi.

Intrigante il testo ed il percorso web che incuriosisce e arricchisce anche me che pure ci sono già stato fisicamente.

Adeguata la proposta commerciale sul b&b: ne vale davvero la pena.

Tutto molto curato, nel complesso, e poi Piercarlo e fanciulla, i tenutari, sono davvero due persone godibili. E piene di simpatiche sorprese. Fine della marketta. Ma ci voleva, perchè meritata.

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In Europa già da alcuni anni sono presenti i cosiddetti “MVNO” (Mobile Virtual Network Operators), aziende che - non avendo una rete telefonica proprietaria - ne prendono “in affitto” una parte costruendo una proposta commerciale e di marketing adeguata. Anche l’Italia si è finalmente adeguata, vincendo le resistenze dei carrier storici: e così Coop, Carrefour, e poi a seguire Poste Italiane, British Telecom, Mediaset, Pam, Iper, Tiscali, Virgin Italia, etc etc venderanno servizi di telefonia mobile. Se per le insegne della Grande Distribuzione si tratta di un modo intelligente di fidelizzare ulteriormente il cliente finale, è diverso il caso delle Poste, la prima società postale al mondo a lanciare servizi di telefonia.

Gli obiettivi numerici sono degni di nota: 2 milioni di clienti entro 3 anni. E soprattutto lanciare e definire i pagamenti via cellulare. In progetto un telefono con due chip, uno per la SIM telefonica e l’altro per la “carta di debito”. Il telefono di Poste consentirà di pagare le bollette, inviare comunicazioni come le raccomandate (!), comprare ticket per i mezzi pubblici e tracciare le spedizioni fatte. Un sistema “user friendly” utile a servire clienti con poca dimestichezza con le nuove frontiere dell’elettronica …

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Seguendo le inclite orme di Linkedin, ecco la business community “Milanin“, un social network di casa nostra composta di professionisti dai settori più disparati, aggregati e federati per sfrutare al massimo le possibilità offerte dall’incontro. Sono già circa un migliaio gli iscritti.

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Parte una nuova “rubrica” su Marchètting: si chiama “Tre minuti con…” e vuole essere un piccolo spazio di approfondimento sui temi del marketing, delle PR e della comunicazione in generale, con una spruzzata di web 2.0 e buon senso da anziani di paese. La prima “conversazione” è con Luisa Carrada, esperta di comunicazione, che ringrazio per avermi dedicato una parte del suo prezioso tempo.

1. Ha ancora senso scrivere e mandare in giro comunicati stampa?

Sempre meno credo, perché i canali privilegiati e credibili sono altri, i blog in primis. Non so se il comunicato stampa è già morto, di certo quelli che riempiono le nostre caselle di posta sono quasi tutti inutili.
Intanto, vale sicuramente la pena di scriverli meglio, anche solo per renderli leggibili e consultabili nella press room di un sito.
In rete ci sono degli ottimi esempi di social media press release: Edelman li pubblica alla vecchia e alla nuova maniera e il confronto è molto istruttivo (http://www.edelman.com/news/).

2. Credi nell’utilità dei “corporate blog”?

Sì, ma non credo che il blog sia adatto a tutte le aziende, e soprattutto che tutte siano pronte.
Per potersi permettere un blog, bisogna avere davvero l’azienda in ordine, un atteggiamento di grande apertura, una coscienza tranquilla, ottime penne e una gran fiducia in questo strumento, perché per reggere nel tempo ci vogliono tanto fiato e tante idee.
Se tutte queste cose ci sono e se il blog risponde davvero a un’esigenza di comunicazione e non significa cavalcare una moda, allora credo che sì, possa funzionare.
 

3. Più in generale, credi che il blog sia uno strumento di marketing communication adeguato?

Sì, risponde a un’esigenza che sentiamo tutti: quella di una comunicazione più informale, diretta e personale con un’azienda. Quella di conoscere meglio cosa compriamo, come un prodotto è nato, chi ci ha lavorato, quali sono le idee che lo hanno ispirato, di quali materiali è fatto… se costa troppo poco, perché.
In un’epoca di prodotti tutti uguali, in genere di qualità alta, la comunicazione via blog ci può dare quel di più che cerchiamo anche in termini di estetica e di valori, la scintilla che ci fa innamorare di un prodotto e del mondo che rappresenta.
 

4. Scrivere per il web: come è cambiato lo stile di scrittura “on line” dagli albori di internet ai giorni nostri?

Che domanda difficile! Quasi impossibile rispondere perché non c’è “una” scrittura per il web, ce ne sono tantissime, tutte diverse.
Mi piace credere che non c’è uno stile del web, ma un modo di “pensare web” quando si scrive.
Comunque, sì, le cose sono assai migliorate. Ma credo che il problema ora si sposti: dalla scrittura chiara ed efficace alla ricerca del tono di voce, della personalità di un’azienda o di un professionista. Personalità che si esprime soprattutto attraverso la parola scritta e che serve a distinguerci in un web sempre più caotico e affollato.
 

5. Ho letto il tuo CV: anche tu formazione classica e poi lavoro nell’ICT, un pò come me… come si spiega (e si concilia)?

Non si spiega per niente, se non con i casi della vita. Io ho una formazione storico-artistica e se avessi voluto lavorare in un museo avrei fatto la fame per anni. Così quando un’azienda di informatica mi ha accolta, ho accettato volentieri. Tempo pochi anni, e la mia scelta è stata ricompensata: è arrivata internet, che mi ha aperto orizzonti nuovi, mi ha permesso di comunicare da sola attraverso un sito personale e poi un blog, ha riconciliato la mia cultura umanistica con la tecnologia. Tutte cose che poi hanno cambiato profondamente la mia vita, personale e professionale.

6. Calvino e la scrittura: è ancora valida la testimonianza di “Lezioni Americane”?

Calvino è un classico, che si è inoltre molto interrogato sui classici. E i classici sono tali perché hanno sempre qualcosa da dirci.
E più che una testimonianza, quella di Calvino era un’intuizione, un lampo che solo un artista può avere. Di certo non pensava a internet quando ha scritto le Lezioni Americane: ha solo immaginato le nuove possibilità della scrittura… certo che quella “molteplicità” di fronte agli sviluppi del web oggi fa venire i brividi…

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Una nuova faccia per i tuoi capelli: è il claim di questa pubblicità di una catena di centri estetici dell’Est Europa. Che strizza fortemente l’occhio a Magritte e alle sue creazioni stranianti.

Segnalo un articolo, tra il visionario e il provocatorio, di Serena Patierno su Vision Blog. Innegabile che i videogiochi siano un prodotto sempre più massificato e crossmediale: sicuramente siamo all’inizio di un approccio nuovo, in cui davvero l’interattività giocherà un ruolo di primo piano (canali web della Wii, dell’X360, il nuovo Home di Sony).

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Dopo vari giri e rigiri la notizia è uscita ed è stata data ufficialmente all’aperitivo brandizzato Cisco  di lunedi scorso: Lele Dainesi, famoso blogger italico, lavora per Cisco Italia. Non ho capito esattamente la posizione precisa: sicuramente entra nell’ufficio comunicazione, sicuramente si occuperà di PR on line, con particolare riferimento ai blog e alle nuove forme di aggregazione e gestione dei contenuti: per questo la definizione (non so fino a quanto scherzosa) di Nicola Mattina è quantomai calzante … Dainesi nuovo chief blogging officer

Complimenti a Lele Dainesi: perchè è bravo, perchè è un blogger importante (ma, prima di tutto, un ottimo giornalista e “uomo di comunicazione”)

Complimenti anche a Cisco: per il coraggio, per l’intraprendenza e la lungimiranza nell’approccio ad un mondo (quello dei blogger e della rete in generale) sempre più “pervasivo” e influente. Esperienza (quella con i blogger) che l’azienda americana ha già fatto, affidando al valido network Blogosfere di Marco Montemagno il compito di gestire il blog ufficiale del Cisco Expo 2007.

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Scelta coraggiosa, quella di Google Italia: dopo aver aperto il blog due mesi fa ora sono stati ufficialmente resi liberi i commenti, praticamente senza “filtro”.

Mi piace molto il post di Stefano Hesse: credo anche io che - quando si fa marketing/comunicazione/pr - l’ascolto sia fondamentale.

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Le aziende (finalmente!…) si stanno accorgendo che i blog (anche i meno “influenti”) hanno il potere di orientare l’opinione pubblica e modificare i comportamenti di acquisto dei consumatori. Non è più un luogo comune o una leggenda metropolitana: i blog “contano” e “si contano”. Le software house si sono così attrezzate per creare strumenti di monitoraggio delle reazioni dei blog al lancio di certi prodotti. Qualche esempio:

-Visible Technologies, società di Seattle, ha creato un tool (TruCast) in grado di generare report a analisi minuziose su quanto viene detto su blog e community

-Buzz Metrics, comprata recentemente dal gruppo Nielsen, ha lanciato BrandPulse, un sistema analogo per scandagliare la rete alla ricerca di informazioni “sensibili” su prodotti e brand

-Vml propone Seer, un portentoso ambiente software per monitorare gli ecosistemi generati dagli user-generated-content.

In Italia, in netto anticipo su tutti, si sta muovendo molto bene eXtrapola, società riminese che propone net.monitor, servizio proprietario di monitoraggio di informazioni e contenuti on line.

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Il boom di Second Life ha contagiato molte aziende: ora la Sun ha deciso di creare un proprio spazio aziendale virtuale nel quale i dipedenti possano incontrarsi, condividere e portare avanti progetti. Si chiama MPK 20, ed è uno dei primi esempi “business” dell’utilizzo di avatar e applicazioni 3D. Il nome? MPK è l’acronimo di Menlo Park, il 20 sta per ventesimo edificio (in aggiunta ai 19 reali).

Ho la buona abitudine di leggere quasi tutti i giornali economici (a parte l’ultima invenzione di Feltri, Libero Mercato, di cui ho acquistato per curiosità il primo numero salvo poi accorgermi che si trattava in realtà di una brochure pubblicitaria di Fastweb…): Italia Oggi di sabato 19 riportava un pezzo di Elisa Pavan con un reportage dall’ultimo meeting Nielsen di S. Margherita di Pula.

Ottimi e utili i consigli degli esperti convenuti: Andrea Petronio, partner di Bain & Company Italy, spiega che la prima regola per creare un brand di successo è mettere a punto idee e soluzioni, implementarle al meglio e poi ripetere lo stesso schema.

Il direttore generale di Zara Italia elenca i punti di forza dell’insegna e poi confessa i punti deboli: per esempio rendere più rapide le code ai camerini …

 Stefano Beraldo, ad di Coin, afferma che non piaceva più il claim “L’era del consumatore intelligente”: Era ed è una parola dal sapore geologico. E poi il consumatore vuole sentirsi considerato una persona.

Peccato non essere andato.

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Pubblicità Diesel: due figaccioni in costume fanno il bagno in mezzo ai pinguini del Polo Sud …  in evidenza la simpatica dicitura “Global warming ready” … voglia di stupire a tutti i costi, stupidità o innovativo mezzo di sensibilizzazione alle tematiche ambientali? Io la mia idea ce l’ho…

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E’ completo il panel dei media partner del prossimo evento sulla formazione a distanza, organizzato da Giunti Labs: anche Automazione Industriale (editoriale Quasar - divisione JCE) ha aderito con piacere, dopo l’illustre conferma di Nòva24.

Il magazine, ottimamente guidato da Valeria Villani, si occupa dell’evoluzione dei software industriali e delle reti che, nell’ambito della fabbrica automatizzata, permettono la tramissione delle informazioni.

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The Office è una serie televisiva britannica che narra le deliranti avventure di un ufficio di un’azienda cartiera in dismissione situata nell’anonima cittadina di Slough (dintorni di Londra o giù di lì).

Al centro della vicenda la figura David Brent, manager dell’azienda, tronfio e pomposo, convinto di essere una persona di successo negli affari e nella vita, “uomo rinascimentale” secondo la definizione che lui stesso si attribuisce … e destinato ad andare incontro alle figuracce più memorabili …

La serie va in onda su MTV in queste settimane ed è la fotografia di realtà aziendali (e umane) grottesche, fotografate in maniera lucida e quasi “oggettiva” (lo stile di ripresa è “documentaristico”): una galleria di situazioni in cui - a mio avviso - ognuno di noi non può non ritrovarsi. Quando il self-marketing e le teorie non bastano…

Bella idea della Hasbro per rilanciare l’immagine dell’intramontabile Monopoli

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Hai sviluppato un’idea? Una campagna pubblicitaria? Hai trovato qualcosa di interessante in rete o su altri mezzi? Cerchi spunti per un progetto? Ecco Succodimelone, il primo social network per creativi. Incredibile come le iniziative partecipative e relazionali si stiano diffondendo sempre più, creando ambienti “verticali” e “dedicati” come in questo caso. Stiamo parlando di una piattaforma che va sotto l’abusata categoria di web 2.0: in pochi minuti è possibile registrarsi e creare il proprio “spazio creativo”, all’interno del quale pubblicare o condividere idee con strumenti multicanale:

-testo (un racconto, una poesia, un racconto…)

-immagini (foto, quadri, advertising…)

-video

-documenti (presentazioni, progetti, invensioni…)

Il tutto condito da strumenti di community che permettono di interagire facilmente con gli altri “creativi”, votare le idee più originali, stilare classifiche, condividere  e scambiare opinioni.

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Paola Faravelli in una riflessione sul “marketing immobiliare”, o presunto tale…

Le agenzie immobiliari sono sostanzialmente divise in due macro categorie: le reti in franchising e tutti gli altri. Le reti garantiscono nel loro pacchetto di servizi la possibilità di frequentare un discreto numero di corsi di marketing e comunicazione, allo stesso modo le agenzie libere sono validamente supportate dalle associazioni che offrono a prezzi abbordabili parimenti interessanti ore di formazione.

Ma mentre i piani alti operano affinchè il marketing divenga la fonte a cui attingere strategie e idee, per contro l’agente immobiliare medio non crede nell’utilità di qualsivoglia formula che esuli dalla radicata quotidianità. Ho partecipato a molti corsi di entrambe le categorie, e con mio immenso stupore ho potuto osservare agenti immobiliari annoiati, che fissavano il docente con aria di sufficienza, quasi seccati di aver “perso tempo” in aula, quando avrebbero potuto essere sul campo a produrre.

Come dire: franchisee o singolo non fa differenza, in pochi credono nell’utilità di “affilare gli strumenti”. E, se posso permettermi, si vede!

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Nòva24 è media partner del prossimo evento organizzato da Giunti Labs, Training in Action, dedicato all’innovazione nella formazione aziendale e corporate. Una prestigiosa partnership, che si aggiunge a quelle, già siglate, con Il Corriere delle Comunicazioni, eXtrapola, Je-LKS (rivista della Società Italiana di eLearning), eLearningtouch.it (prima community italiana sulla formazione a distanza), eLearning Age e Checkpoint eLearning, due media stranieri molto forti rispettivamente in Inghilterra e Germania.

L’evento, che vuole fare il punto sullo stato dell’arte delle tecnologie applicate alla formazione, sta incontrando davvero l’interesse dei media: ieri è stato citato da La Stampa.it (un grazie ad Anna Masera e all’inesauribile Vittorio), dall’ottimo blog di Emil Abirascid, Innov’azione, e da altre testate web.

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Oltre ad una tonnellata di comunicazioni fake delle Poste (non se ne può più!) questa mattina ho ricevuto un direct email di una certa Sky Net Logistica di Napoli, il cui incipit è già tutto in programma: mi comunicano infatti la pletora di servizi espletati da loro … erano anni che non sentivo il termine “pletora” … forse l’ultima volta ero nei corridoi di qualche ministero italico o a colloquio con un notaio ottuagenario.

Ma non è finita. Il testo della mail è tutto in stampatello :-), che - come è noto - significa che si sta parlando “ad alta voce” (cfr. netiquette del WWW) … eppoi graficamente è un pugno nello stomaco.

L’azienda in questione mi comunica poi che il personale gerente provvederà allo “stoccaggio intelligente” dei miei materiali … wow!

Il finale è sempre in stile Placiti Cassinesi: i markettari si augurano che io possa tributare loro la mia ambita preferenza

Ma come è possibile che - in un’epoca in cui tutti ci sbattiamo come pazzi per stare al passo con i tempi, aggiornarci, imparare nuovi linguaggi e spaccare il capello in quattro - possano esistere aziende che hanno il coraggio di mandarmi un’email di questo genere?

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Un altro post, oserei dire felliniano, della nuova blogger di Marchètting, Paola Faravelli sul tema del “self marketing”

Allora, volete essere notati e non sapete come? Rapinate una banca a viso scoperto. Non notati in quel senso? Rapinate una banca a viso coperto e poi compratevi una Ferrari ultimo modello.

Ah, notati in senso umano … Rapinate una banca a viso coperto e devolvete il ricavato in beneficenza. Nemmeno questo va bene, dai, ho capito, le rapine sono troppo complicate per voi. Perfetto, buttatela allora sul personale: credete fortemente in un’idea e non vergognatevi di essere per questo diversi dalla massa. Divulgate il vostro messaggio, e siate forti nel portarlo avanti (perchè l’uomo illuminato spaventa), quanto umili nel confrontarvi (perchè si può imparare da tutti). Abbiate fiducia nel destino, ma sappiate che ogni conquista sarà frutto di sacrifici. E mentre avanzerete fieri per il vostro cammino, non dubito che più di una persona vi noterà.

Non ho sentito, cosa avete detto? Ah, ecco, state rivalutando la rapina!

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Il sindaco di Pavova decide di multare gli automobilisti sorpresi con le lucciole in strada e queste - per tutta risposta - inventano il “bollino rosa dell’amore”: chi viene fermato e multato avrà la prestazione gratis. Oltre l’80% delle prostitute di Padova hanno già aderito all’iniziativa. Se non è marketing questo …

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Basterà la forza di questo brand storico a fare risuscitare un’azienda che tra gli anni settanta e ottanta ottenne il predominio del mercato videoludico mondiale? Dopo aver presentato i nuovi gaming PC al CeBit la Commodore ha aperto lo store virtuale, per ora riservato ai clienti inglesi … una bella sfida … in uno scenario in cui, complessivamente, il PC gaming non è in fase di estrema crescita, e in cui i competitor hanno fatto molta strada.

Ha ancora senso costruire macchine dedicate al gaming sul PC, quando i “soliti” computer che abbiamo in casa e che abbiamo comprato dal singor Bill Gates assolvono ottimamente a questi compiti? I prezzi non sono popolari (il modello “base” costa circa 2500 euro…), ma le performance sembrano all’altezza della situazione. Belle le skin per PC, che personalizzano il computer con motivi suggestivi o tecnologici.

L’operazione ricorda molto il ritorno di Atari, che tanto male non sta andando, e quello di Amiga (!), in lenta “risalita”…

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Manifesto pubblicitario rinvenuto a Settimo Torinese. Quando comunicazione vuol dire chiarezza.

[via Marco Fossati - Creative Classics]

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Un indiano balla una danza della pioggia al ritmo forsennato della colonna sonora portante di “Fame”. La tribù schierata lo osserva scettica, e infatti non accade nulla. Poi il capo gli lancia un Vivident, e dal cielo si riversa sull’indiano una cascata d’acqua.

Wow, uno di quei casi (ultimamente rari) in cui addirittura aspetto la pubblicità solo nella speranza di incappare nell’apache di Saranno Famosi. Unico piccolo trascurabile problema? Ho dovuto verificare perchè non mi ricordavo se fosse Vigorsol o Vivident. Già mi immagino incerta e un pò perplessa davanti ad un dispenser colmo di chewingum, a districarmi tra lo scoiattolo scoreggione e l’indiano ballerino.

Comunque poco importa, sono entrambi marchi Perfetti.

Paola Faravelli

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Crescita alla moviola, fatturati fermi, diminuzione delle quote di mercato, azioni in ribasso: Wal Mart perde colpi. Non solo all’estero, dove il disastro tedesco ha portato ad un buco di quasi 900 milioni di dollari, ma anche nella natìa America. La politica dei prezzi bassi a tutti i costi sembra pagare meno che in passato. E’ la prima volta in 45 anni di onorato (più o meno…) business che il colosso della grande distribuzione si trova in difficoltà. Il low cost non gli garantisce più il vantaggio competitivo di un tempo. Sono saliti i costi di gestione e delle materie prime, e soprattutto quello dell’energia (Wal Mart ne consuma tantissima).

Non è bastato identificare l’aumento del prezzo della benzina (!) come causa della crisi, alla fine - con colpevole ritardo - il management ha capito: esiste anche la concorrenza! Agguerrita. Capace di abbassare ancor più i prezzi, di spremere i fornitori, di ottimizzare il processo distributivo che aveva fatto di Wal Mart il leader mondiale.

Nella primavera del 2005 è nato - udite udite - un ufficio marketing vero e proprio per Wal Mart. Sarà troppo tardi? Riusciranno i markettari d’oltreoceano a risollevare le sorti del gigante? Il target del consumatore-tipo (circa 45 milioni di americani con reddito basso) è sempre più in crisi, e ha sempre meno soldi da spendere. L’obiettivo di Wal Mart? Conquistare altri target, in primis la classe media americana. Una bella sfida …

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Dal 22 al 25 maggio a Fieramilano si tiene EIRE, Expo Italia Real Estate, evento molto importante che riunisce centinaia di player immobiliari: ambito privilegiato per le istituzioni pubbliche e per i proprietari di aree e patrimoni immobiliari che hanno la necessità di attrarre operatori e investimenti italiani ed esteri per la riqualificazione territoriale ed urbana.

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E’ con piacere sincero e non retorico che annuncio che da oggi Marchètting può annoverare una nuova blogger tra le proprie fila. Qui di seguito la sua presentazione e il primo post. Sono onorato che una persona con l’intelligenza e la sensibilità di Paola abbia scelto di offrire i propri contributi a questo bislacca piattaforma di riflessione sui mondi del marketing, delle PR, della pubblicità e dei fuoristrada d’annata :-)

CHI SONO

Paola Isabella Faravelli (Isabella solo per la scuola).

Sono una ragazza perfetta, alta abbastanza da poter guardare tutti negli occhi, magra abbastanza da poter ingoiare e digerire ogni situazione, simpatica abbastanza da poter ovviare agli eventuali cali psico fisici dovuti al tempo che passa. Vivo e vegeto a Diano Marina, attuale punto di partenza, per arrivare dove, ancora non so. Il mio lavoro è vendere case, ma i miei interessi sono legati al cinema (colonne sonore e sceneggiature), ai libri (che mi consigliano gli amici), alla musica (senza limiti di spazio tempo), e ai pettegolezzi, pratica bistrattata che rappresenta uno dei più antichi mezzi di confronto fra esseri umani. In questo periodo mi sto occupando di tutto, inutile tediarvi con i particolari, diciamo dalla politica alla frutta di stagione. Sogno nel cassetto: conoscere più gente possibile. Parola d’ordine: yahoooooo

OGNI COSA E’ MARCHETTING

Ho letto recentemente su una rivista che, se una donna capitola al primo appuntamento, nel 90% dei casi non rivedrà più il suo accompagnatore. Dando per scontato che l’espressione “capitola” volesse essere un triste sinonimo di “fare sesso”, io allora mi chiedo:

1. ma è sempre vero che se due si incontrano, si piacciono e si concedono reciprocamente, è per forza lei che l’ha data?

2. perchè è opinione comune che per noi femmine il rapporto sessuale sia un’arma per ottenere qualcosa e non un sano piacere fisico?

3. per quale motivo un ragazzo dovrebbe mollare una ragazza che gliela dà al primo appuntamento? Al limite non farà mai di lei una ragazza onesta sposandola

4. e allora quanti appuntamenti bisogna aspettare prima di andarci a letto se lo scopo finale è farsi sposare?

5. ma soprattutto: la femmina media che esce una sera con un ragazzo, cova latente il pensiero del matrimonio?

Femmine, non conoscendo la vostra mission, vi regalo un consiglio di mia nonna che si adatta ad ogni situazione: Paoletta, fai quello che vuoi, ma mettiti almeno la canottiera.

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Foto presa davanti ad un negozio di sanitari a Zhuhai (sud Cina): si tratta dello show room del punto vendita in questione. E’ innegabile, per vendere bisogna mostrare la merce. Il consumatore deve poter toccare, fare l’esperienza del prodotto. Al limite provarlo.

Anche se a volte non basta.

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Ho deciso. Andrò all’ADVcamp di Torino, primo BarCamp sulle nuove frontiere della comunicazione e sull’evoluzione delle agenzie. Sperando che non sia nei giorni dal 26 al 28 giugno, in cui sarà in fiera con NITHO a Cannes (IDEF) …

Qui il blog ufficiale dell’evento.

Qui il wiki per iscriversi.

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Leggo spesso MyMarketingNet, un sito ben fatto che parla di marketing e comunicazione, autorevole e credibile. Oggi ho scoperto cose davvero nuove per me su questo sito, cose che mi hanno fatto fermare e riflettere. Pare che esista in Italia un’agenzia specializzata in comunicazione verso il pubblico gay. Perdonate l’ignoranza, ma è la prima volta che sento una cosa del genere.

L’agenzia si chiama COM.MA, e il sito in questione ha intervistato il loro responsabile Grandi Clienti, Daniele Iannacone. Nel “chi siamo” del web aziendale si legge che COM.MA sa come parlare alla community LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender), che nel mondo si rivela sempre più strategica per costruire il successo di un brand …

E perchè non fare agenzie specializzate in consumatori “comunisti”? O “di destra”? E perchè dimenticare il target dei “buddisti” o dei “Testimoni di Geova”?

Proseguo nella lettura dell’articolo di MyMarketingNet: pare che i gay posseggano un reddito superiore alla media (30% in più! … mi conviene cambiare sesso … ) e - secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (!) - sono tra il 5 e il 10% della popolazione mondiale … ma come fanno a dirlo? Lo hanno chiesto a campioni di persone, come negli exit poll politici? Sei gay? Ti piace travestirti? Indossi biancheria fetish? E poi: pare che in Italia siano da 1.5 a 3 milioni di persone adulte, tra i 18 e i 55 anni. I gay sembrano avere un’istruzione superiore allo standard nazionale e hanno in media meno figli dei loro coetanei (!) …

Le ricerche mostrano una maggiore propensione al consumo con una minore attenzione ai prezzi … pazze!

Tra i gay si registra una maggiore concentrazione rispetto alla media di “early adopter” per i consumi tecnologici, di “trend setter” di quelli voluttuari, di “opinion leader” per quelli culturali (qui sembra di sentire parlare Lapo Elkann … coincidenza!). Secondo COM.MA sono gli omosessuali a poter decretare il successo delle tendenze di domani.

Garanzia di successo per l’agenzia è il fatto che nasce dall’esperienza della community/sito Gay.it, con la possibilità di sviluppare quindi azioni di marketing mirate e con una conosceza a priori dei brand sgraditi e di quelli graditi.

La butto lì: e se fosse razzismo al contrario? E se fosse un modo per “lucrare” (come in effetti lo è) su certe vere o presunte “diversità” delle persone con gusti non eterosessuali?

E sarà vero che i gay apprezzano davvero pubblicità e campagne “tarate” apposta per loro?

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Bella recensione della NITHO Musik Station per PS3 sul Corriere Magazine di oggi.

Grazie a Federico Cella.

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Siamo tornati. Davvero. Nitho, start up del mercato games, è sugli scaffali, finalmente. Chiusi tutti i ponti con il passato, ora Nitho è un’azienda presente sul mercato, ottimamente distribuita da Leader in Italia.

[foto presa l'8 maggio in un Media World di Milano: il prodotto è lo Sport Pack NITHO per la Wii, che è anche nel Super Show, il principale volantino dell'importante insegna]

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Una della attività più difficili ed importanti per chi lavora con le Grandi Superfici organizzate (e non) è quello di conquistare e gestire lo spazio sugli scaffali: qui sopra un caso reale di “space management” in un autogrill cinese della provincia del Guand Dong (sud Cina) …

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Cabal è un videogame on line molto popolare nel mondo: è successo che in Cina un nutrito gruppo di furbetti del quartierino (oltre 100.000) ha compiuto operazioni di hacking per avanzare “illegalmente” nel percorso del gioco … la società che lo gestisce ha bandito i furbetti dal gioco salvo poi dare loro la possibilità di “redimersi” attraverso una donazione di sangue: chi si recherà a donare mezzo litro di proprio plasma reale potrà essere reintegrato e riabilitato.

Marketing alternativo e anche un pò sociale. Non male per un player cinese.

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Nuova pubblicità per la Suzuki Alto: un bel modo tutto “visivo” di fare push sulla leva del “prezzo”.

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Avete bisogno di un sensitivo da ufficio? Di una segretaria multicolor? O piuttosto di un giornalista atossico? Su Katahomo si trovano. Un sito-catalogo che “vende” soluzioni in carne e ossa per i piccoli e grandi problemi dell’ufficio, della casa e del tempo libero …

Uno spazio che ironizza sulla mercificazione imperante nella società contemporanea e sulla difficile (talvolta) arte di vendersi e di vendere.

Cito pedissequamente dal sito: … immaginate di trovare esemplari umani dal modello e dalla forma più diversa … tutti dotati di cartellino, nome, descrizione prodotto e naturalmente prezzo, tanto più alto, quanto più grande è il vantaggio (economico) che il modello di uomo acquistato sarà in grado di realizzare per voi … Katahomo, il primo e unico negozio on line di soluzioni in carne e ossa - ideato per chi crede che sapersi vendere oggi sia davvero importante.

Autrice di questo originale ecommerce umano è la vulcanica Alice Avallone, creativa e pubblicitaria “in erba”.

La serialità e la creazione fantastica e paradossale di questi personaggi “borderline” mi ha riportato alla mente il mio amico Donald Datti e il suo meraviglioso Miniature (il cui titolo originale, ma nessuno lo sa, è Miniature sulla tazza del cesso, l’editore ha cassato la formulazione originaria): cito qui una delle più significative …

UNO
Quel filosofo che -
Voglio scoprire il significato più profondo della vita.
Si fece murare nel suo studio e sarebbe morto di fame se non ce l’avesse fatta.
Non si sa se ce la fece.
Bevve la propria urina e morì affogato dalle proprie feci

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La domanda è di quelle serie, che non lasciano dormire la notte: che fine ha fatto il Mago G?? Si, lui! Quel signore bislacco con molto fondotinta e vestiti sgargianti che pubblicizzava i biscotti Galbusera negli anni ‘80 … vittima dell’oblio, meteora markettara o riciclato in ruoli backstage? Qualcuno mi ha detto che fa il pilota di aerei … ma sarà vero? Possibile che lo svitato mago di tanti pomeriggi fanciulleschi passati davanti alla TV abbia messo la testa a posto? Un premio a chi risolverà l’angoscioso quesito …

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eXtrapola, società leader italiana nel monitoraggio di news e contenuti su internet, sarà media partner di Training in Action, l’evento sul futuro della formazione industriale e corporate che Giunti Labs organizza a Sestri Levante il 7 e l’8 giugno e di cui io - in qualità di pierre manager - seguo la parte media e la comunicazione. eXtrapola si aggiunge così a Il Corriere delle Comunicazioni, con cui avevo siglato pochi giorni fa. Si preannuncia un evento davvero interessante, con tantissimi interventi di grido e case studies italiani ed internazionali.

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La tua carriera latita? Sei stufo di fare solo fotocopie e rispondere al telefono? Vuoi l’auto blu (che non è quella dei Puffi) e una sposa come Afef? E’ il momento di fare del Self Marketing. Questa è una scienza (quasi) esatta e con pochi accorgimenti sarai in grado di dare un corso diverso alla tua carriera. E poi tentar non nuoce.

Step 1. Ci vuole un Piano. Pezzo di carta e matita. Scrivi i tuoi punti di forza. Essere bravi a calcetto o intenditori di vini non conta. Bisogna capire che Brand sei: Career-Addicted, Genio Incompreso, Braccio Esecutore, Brillante Outsider, Fancazzista … nell’ultimo caso forse è preferibile cercare di sposare una ricca ereditiera o un calciatore di Serie A piuttosto che affidarsi al marchètting. Per capire che Brand sei è utile analizzare persone di tua conoscenza che - a tuo avviso - ti somigliano e hanno avuto o stanno avendo successo: “ruba” il meglio di chi ti circonda, non solo nell’operatività del lavoro ma anche nel modo di vestire … e ricorda che le scarpe a punta non sono mai eleganti e adatte (non so perchè ma l’ho letto in un opuscolo del Sole 24 che mi ha convinto a proposito)

Step 2. E’ venuto il momento di (ri)posizionarsi. Dopo avere capito chi siamo ora dobbiamo darci un posto. E un valore. Il posizionamento è una delle azioni più delicate: se ti posizioni irrealisticamente troppo in alto corri il rischio di non raggiungere l’obiettivo. Se ti situi troppo in basso forse non avrai gli stimoli giusti per perseguire obiettivi adeguati. Non è facile darsi un valore e un peso. Ci sono persone molto sicure di sè e altre che hanno bisogno di stimoli. Il marchètting suggerisce di “buttare il cuore oltre l’ostacolo”. Se non lo butti tu chi può farlo? Suggerimento: non spararle troppo grosse nel curriculum, prima o poi si viene pizzicati. Un pò va bene - è normale - ma non troppo.

Step 3. La pianificazione temporale. E’ importante stabilire delle tempistiche. Scovare il momento giusto per proporsi per una posizione migliore, per sollecitare una promozione che non arriva, per parlare con il proprio capo, per inviare un annuncio. Sii tempestivo. Fatti trovare pronto. E reattivo. Non mollare.

Step 4. La strategia di comunicazione. Dopo aver capito che Brand sei, dove ti posizioni e quali sono gli obiettivi temporali, è il momento di passare all’azione vera e propria. Il posto a cui ambisci prevede competenze particolari? Bene. Ne possiedi una buona parte? Bene. [Molto spesso si viene assunti in posti in cui all'inizio non si è in grado di fare tutto quello che ci viene chiesto. Ma l'esperienza e la passione sono grandi alleate]. La visibilità è un elemento difficile da raggiungere, per esempio in una grande azienda: inventa qualcosa, apri un blog per esempio … leggi, informati, cerca di imparare e possedere più cose possibili relative al lavoro che intendi svolgere … scrivi sul blog e in poco tempo altre persone ti contatteranno, entrerai in un network e anche i colleghi e il capo se ne accorgeranno. Partecipa alle feste aziendali (si, lo so, è una palla, ma è un modo per farsi vedere e notare). Organizza degli eventi. Fatti promotore di iniziative extra lavorative (si, lo so, gioca il Milan, però qui c’è il tuo futuro in gioco). Divieni visibile in azienda, basta musi e ciucche la sera prima: il sorriso di Berlusconi è stata una delle sue principali armi di vendita … crea un tuo stile, labitofailmonaco … mantieni il tuo stile, è un codice comunicativo che prima o poi gli altri identificheranno come tuo Marchio di Fabbrica.

In bocca al lupo, allora, e poi - in caso di insuccesso - resta sempre la strada della vita religiosa o militare. O quella politica.

[foto www.comune.bologna.it - Carriera e docenti: il miraggio offuscato]

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Ci sono claim storici che sono entrati a far parte del lessico comune (Nuovo? No, lavato con Perlana!) … ce ne sono altri diventati tormentoni (L’uomo Del Monte ha detto sì) , altri ancora finiti sotto accusa (La patatina tira): quando un claim funziona perchè rottamarlo? Avrà pensato così anche la Mitsubishi Italia che ha riesumato una vecchia frase di successo (Mitsubishi Mistupisci) per lanciare una nuova linea di condizionatori.

Non mancano il sito e altre simpatiche iniziative collaterali.

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Una delle prime cose che bisognerebbe tenere a mente facendo marketing è che questo nostro meraviglioso mestiere serve a creare delle differenze. Si pensi all’abusato esempio delle acque minerali. Molte (tutte) sono uguali eppure ogni produttore abbina alla sua acqua un valore aggiunto diverso da quello dei suoi concorrenti. E’ questione di percezione da parte dei consumatori. Dobbiamo cercare di essere bravi (ma anche onesti) a comunicare queste cose a chi compra. E poi: comprereste mai un sugo prodotto da Agip? O una benzina Barilla? Ragionando in streaming mi viene in mente l’esempio di Atari a cavallo tra gli anni ‘70 e ‘80: cercò di entrare nel mercato dei computer dimenticando che il suo marchio voleva dire soprattutto videogiochi. Seguirono bastonate colossali da Commodore (a sua volta poi crollato) … crisi … fallimenti … e una recente resurrezione a cui ho guardato con molta simpatia.

[foto www.computermuseum.it]

Tech Tags:

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Jim Greer, un passato in Electronic Arts, è il creatore di Kongregate, una community di giochi on line che permette a giovani e talentuosi sviluppatori di pubblicare le proprie creazioni, scambiarle e addirittura di spartire quote di guadagno pubblicitario per i traffici sviluppati sul sito.  La versione videoludica di YouTube conta oltre 300 giochi.

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Simpatica idea di un’agenzia svedese per promuovere un farmaco contro il raffreddore …

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La lucida follia di Arturo Artom colpisce ancora: prima la sfida “storica” alla SIP, poi l’antifurto satellitare, quindi Netsystem (che tanto bene non andò) e poi le lampade intelligenti di Muvis … la nuova creatura si chiama YourTrumanShow e andrà on line entro fine maggio. Quale l’idea? Sfruttare il desiderio tutto americano (ma non solo …) di apparire e diventare celebri attraverso un portale al quale inviare - come fosse una sorta di YouTube “verticale” - i propri filmati personali “di vita”, le proprie storie biografiche incentivando la creazione di vere e proprie “mini fiction” private …

Il modello di business si basa sulla pubblicità (step 1) e sull’intesa (a quanto sembra) con una major di Hollywood che trasformerà le “fiction” più apprezzate in veri e propri programmi televisivi: un format a metà tra la telenovela e il reality show.

Si tratta dell’ennesimo utilizzo del web collaborativo e del concetto (abusato) di 2.0 … qui siamo in pieno esibizionismo 2.0 … ma ho il sospetto che il giocattolo funzionerà …

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Una location che recupera un pezzo di old economy italica, l’ex opificio Carpano al Lingotto di Torino, un’idea “equa e solidale” senza essere banale, un centro commerciale dove comprare, mangiare, studiare cibi e bevande di alta qualità … è questa la dimensione di Eataly, un innovativo modo di far spesa, e degustare cibarie e vini buoni.

Il concetto è quello del consorzio di produttori, in gran parte PMI spesso assenti dagli scaffali della Grande Distribuzione: una federazione di piccole eccellenze enogastronomiche italiane che - con la consulenza “disinteressata” di quelli di Slow Food - propone un approccio nuovo alla gestione degli spazi commerciali.

Assenti le grandi marche, ma non per questioni ideologiche: l’idea è dare spazio al meglio del “made in Italy” culinario e vinicolo proponendo percorsi interni non predefiniti ma in qualche modo liberi e legati all’ispirazione del momento.

Interessanti e da studiare le varie iniziative: offerte di degustazione con lezione annessa (c’è anche un 3×2 :-)), “last minute” di degustazione enologica, itinerari del gusto (pasta, salumi, carni, distillati…), ristorantini tematici (con s