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Foto presa davanti ad un negozio di sanitari a Zhuhai (sud Cina): si tratta dello show room del punto vendita in questione. E’ innegabile, per vendere bisogna mostrare la merce. Il consumatore deve poter toccare, fare l’esperienza del prodotto. Al limite provarlo.

Anche se a volte non basta.

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Ho deciso. Andrò all’ADVcamp di Torino, primo BarCamp sulle nuove frontiere della comunicazione e sull’evoluzione delle agenzie. Sperando che non sia nei giorni dal 26 al 28 giugno, in cui sarà in fiera con NITHO a Cannes (IDEF) …

Qui il blog ufficiale dell’evento.

Qui il wiki per iscriversi.

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Leggo spesso MyMarketingNet, un sito ben fatto che parla di marketing e comunicazione, autorevole e credibile. Oggi ho scoperto cose davvero nuove per me su questo sito, cose che mi hanno fatto fermare e riflettere. Pare che esista in Italia un’agenzia specializzata in comunicazione verso il pubblico gay. Perdonate l’ignoranza, ma è la prima volta che sento una cosa del genere.

L’agenzia si chiama COM.MA, e il sito in questione ha intervistato il loro responsabile Grandi Clienti, Daniele Iannacone. Nel “chi siamo” del web aziendale si legge che COM.MA sa come parlare alla community LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender), che nel mondo si rivela sempre più strategica per costruire il successo di un brand …

E perchè non fare agenzie specializzate in consumatori “comunisti”? O “di destra”? E perchè dimenticare il target dei “buddisti” o dei “Testimoni di Geova”?

Proseguo nella lettura dell’articolo di MyMarketingNet: pare che i gay posseggano un reddito superiore alla media (30% in più! … mi conviene cambiare sesso … ) e – secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (!) – sono tra il 5 e il 10% della popolazione mondiale … ma come fanno a dirlo? Lo hanno chiesto a campioni di persone, come negli exit poll politici? Sei gay? Ti piace travestirti? Indossi biancheria fetish? E poi: pare che in Italia siano da 1.5 a 3 milioni di persone adulte, tra i 18 e i 55 anni. I gay sembrano avere un’istruzione superiore allo standard nazionale e hanno in media meno figli dei loro coetanei (!) …

Le ricerche mostrano una maggiore propensione al consumo con una minore attenzione ai prezzi … pazze!

Tra i gay si registra una maggiore concentrazione rispetto alla media di “early adopter” per i consumi tecnologici, di “trend setter” di quelli voluttuari, di “opinion leader” per quelli culturali (qui sembra di sentire parlare Lapo Elkann … coincidenza!). Secondo COM.MA sono gli omosessuali a poter decretare il successo delle tendenze di domani.

Garanzia di successo per l’agenzia è il fatto che nasce dall’esperienza della community/sito Gay.it, con la possibilità di sviluppare quindi azioni di marketing mirate e con una conosceza a priori dei brand sgraditi e di quelli graditi.

La butto lì: e se fosse razzismo al contrario? E se fosse un modo per “lucrare” (come in effetti lo è) su certe vere o presunte “diversità” delle persone con gusti non eterosessuali?

E sarà vero che i gay apprezzano davvero pubblicità e campagne “tarate” apposta per loro?

 

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