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Parte una nuova “rubrica” su Marchètting: si chiama “Tre minuti con…” e vuole essere un piccolo spazio di approfondimento sui temi del marketing, delle PR e della comunicazione in generale, con una spruzzata di web 2.0 e buon senso da anziani di paese. La prima “conversazione” è con Luisa Carrada, esperta di comunicazione, che ringrazio per avermi dedicato una parte del suo prezioso tempo.

1. Ha ancora senso scrivere e mandare in giro comunicati stampa?

Sempre meno credo, perché i canali privilegiati e credibili sono altri, i blog in primis. Non so se il comunicato stampa è già morto, di certo quelli che riempiono le nostre caselle di posta sono quasi tutti inutili.
Intanto, vale sicuramente la pena di scriverli meglio, anche solo per renderli leggibili e consultabili nella press room di un sito.
In rete ci sono degli ottimi esempi di social media press release: Edelman li pubblica alla vecchia e alla nuova maniera e il confronto è molto istruttivo (http://www.edelman.com/news/).

2. Credi nell’utilità dei “corporate blog”?

Sì, ma non credo che il blog sia adatto a tutte le aziende, e soprattutto che tutte siano pronte.
Per potersi permettere un blog, bisogna avere davvero l’azienda in ordine, un atteggiamento di grande apertura, una coscienza tranquilla, ottime penne e una gran fiducia in questo strumento, perché per reggere nel tempo ci vogliono tanto fiato e tante idee.
Se tutte queste cose ci sono e se il blog risponde davvero a un’esigenza di comunicazione e non significa cavalcare una moda, allora credo che sì, possa funzionare.
 

3. Più in generale, credi che il blog sia uno strumento di marketing communication adeguato?

Sì, risponde a un’esigenza che sentiamo tutti: quella di una comunicazione più informale, diretta e personale con un’azienda. Quella di conoscere meglio cosa compriamo, come un prodotto è nato, chi ci ha lavorato, quali sono le idee che lo hanno ispirato, di quali materiali è fatto… se costa troppo poco, perché.
In un’epoca di prodotti tutti uguali, in genere di qualità alta, la comunicazione via blog ci può dare quel di più che cerchiamo anche in termini di estetica e di valori, la scintilla che ci fa innamorare di un prodotto e del mondo che rappresenta.
 

4. Scrivere per il web: come è cambiato lo stile di scrittura “on line” dagli albori di internet ai giorni nostri?

Che domanda difficile! Quasi impossibile rispondere perché non c’è “una” scrittura per il web, ce ne sono tantissime, tutte diverse.
Mi piace credere che non c’è uno stile del web, ma un modo di “pensare web” quando si scrive.
Comunque, sì, le cose sono assai migliorate. Ma credo che il problema ora si sposti: dalla scrittura chiara ed efficace alla ricerca del tono di voce, della personalità di un’azienda o di un professionista. Personalità che si esprime soprattutto attraverso la parola scritta e che serve a distinguerci in un web sempre più caotico e affollato.
 

5. Ho letto il tuo CV: anche tu formazione classica e poi lavoro nell’ICT, un pò come me… come si spiega (e si concilia)?

Non si spiega per niente, se non con i casi della vita. Io ho una formazione storico-artistica e se avessi voluto lavorare in un museo avrei fatto la fame per anni. Così quando un’azienda di informatica mi ha accolta, ho accettato volentieri. Tempo pochi anni, e la mia scelta è stata ricompensata: è arrivata internet, che mi ha aperto orizzonti nuovi, mi ha permesso di comunicare da sola attraverso un sito personale e poi un blog, ha riconciliato la mia cultura umanistica con la tecnologia. Tutte cose che poi hanno cambiato profondamente la mia vita, personale e professionale.

6. Calvino e la scrittura: è ancora valida la testimonianza di “Lezioni Americane”?

Calvino è un classico, che si è inoltre molto interrogato sui classici. E i classici sono tali perché hanno sempre qualcosa da dirci.
E più che una testimonianza, quella di Calvino era un’intuizione, un lampo che solo un artista può avere. Di certo non pensava a internet quando ha scritto le Lezioni Americane: ha solo immaginato le nuove possibilità della scrittura… certo che quella “molteplicità” di fronte agli sviluppi del web oggi fa venire i brividi…

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Una nuova faccia per i tuoi capelli: è il claim di questa pubblicità di una catena di centri estetici dell’Est Europa. Che strizza fortemente l’occhio a Magritte e alle sue creazioni stranianti.

Segnalo un articolo, tra il visionario e il provocatorio, di Serena Patierno su Vision Blog. Innegabile che i videogiochi siano un prodotto sempre più massificato e crossmediale: sicuramente siamo all’inizio di un approccio nuovo, in cui davvero l’interattività giocherà un ruolo di primo piano (canali web della Wii, dell’X360, il nuovo Home di Sony).

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Dopo vari giri e rigiri la notizia è uscita ed è stata data ufficialmente all’aperitivo brandizzato Cisco  di lunedi scorso: Lele Dainesi, famoso blogger italico, lavora per Cisco Italia. Non ho capito esattamente la posizione precisa: sicuramente entra nell’ufficio comunicazione, sicuramente si occuperà di PR on line, con particolare riferimento ai blog e alle nuove forme di aggregazione e gestione dei contenuti: per questo la definizione (non so fino a quanto scherzosa) di Nicola Mattina è quantomai calzante … Dainesi nuovo chief blogging officer

Complimenti a Lele Dainesi: perchè è bravo, perchè è un blogger importante (ma, prima di tutto, un ottimo giornalista e “uomo di comunicazione”)

Complimenti anche a Cisco: per il coraggio, per l’intraprendenza e la lungimiranza nell’approccio ad un mondo (quello dei blogger e della rete in generale) sempre più “pervasivo” e influente. Esperienza (quella con i blogger) che l’azienda americana ha già fatto, affidando al valido network Blogosfere di Marco Montemagno il compito di gestire il blog ufficiale del Cisco Expo 2007.

 

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