Tre minuti con…Enrico Bianchessi

giugno 13, 2007 § 7 commenti

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L’appuntamento odierno di “Tre minuti con…” vede protagonista Enrico Bianchessi, titolare di blog e partner di Quorum PR.

Il “comunicato stampa” è morto?

No, il comunicato stampa non è affatto morto. Rimane uno degli strumenti chiave della comunicazione aziendale verso i media, che si affianca ai molti altri oggi a disposizione del comunicatore. Naturalmente si è evoluto: oggi inviare una notizia ad un giornalista vuol dire integrare testo, immagini, link a documenti di approfondimento, a wiki, podcast, blog, etc etc. insomma si deve prendere atto del ruolo che i new social media possono e devono svolgere. Quello che rimane però sempre centrale è il problema del contenuto, cioè del valore di quello che comunico: se io do al giornalista un contenuto o una informazione che rappresenta ( o può rappresentare) realmente un valore per chi leggerà quell’articolo, io ho reso un servizio all’azienda, l’ho reso al giornalista, l’ho reso al lettore. Lo strumento in fondo qui è secondario: comunicato, intervista, blog, newsletter, white paper, case history, un parere, un commento.

 

Lele Dainesi in Cisco Italia: le aziende si stanno accorgendo dei blog?

 

Certo, e mi sembra naturale, anzi necessario. Il caso di Cisco è da seguire con attenzione. In generale però l’approccio della aziende e dei comunicatori verso la blogosfera è ancora molto arretrato e spesso si trattano i blog come se fossero un media tra i tanti, cercando semplicemente di sfruttarlo senza capirne assolutamente natura e dinamiche. Fake blog, commenti “corporate” ai post, comunicati stampa inviati ai blogger, o peggio “intrusioni” mascherate, sono ancora all’ordine del giorno.

 

 

Cosa è stato fatto di veramente innovativo nelle PR italiane di oggi?

 

Francamente poco. Ma non è certo tutta colpa delle agenzie. Bisogna dire che anche da parte delle aziende c’è spesso poca comprensione delle nuove dinamiche della comunicazione, che sfocia talvolta in molta resistenza a provare nuovi strumenti e modalità, oppure, al contrario, in un “assalto” sconsiderato ai nuovi media che tutto è tranne che realmente innovativo.

 

 

Una delle mie litanìe da bloggante è che per comunicare bisogna saper ascoltare: che ne pensi?

 

Vero in generale e sacrosanto quando si approccia la blogosfera. Gli sventurati approcci cui facevo riferimento prima (fake blog e simili) sono appunto il risultato di un’assoluta mancanza di ascolto, nel senso più ampio del termine, cioè nel senso di comprensione dei fenomeni.

 

 

Piccola marketta: perchè consiglieresti Quorum ad un potenziale cliente?

 

Perché offriamo una conoscenza diretta e comprovata dei nuovi media che si affianca ad una vasta esperienza nel nostro principale settore di riferimento, che è quello della comunicazione B2B per l’information technology. E quando parlo di conoscenza diretta non mi riferisco solo ad una conoscenza profonda della blogosfera e dei suoi meccanismo, ma intendo dire che già utilizziamo blog e feed RSS come tool di comunicazione.

 

 

Un’altra litania è che per comunicare non serve essere guru ma offrire il proprio meglio, con “il buon senso dei vecchi”: che ne pensi?

 

Il buon senso non guasta mai, questo è ovvio. Il problema non è essere dei “guru” , è capire cosa sta succedendo nello scenario complessivo della comunicazione e del marketing e saper cogliere le opportunità di maggior valore. Il tutto senza mai dimenticare che le aziende comunicano per vendere, e quindi con la massima attenzione agli obbiettivi di business.

 

 

Sapresti in poche parole definire il tuo stile e il tuo approccio di “comunicatore” e uomo di relazioni (pericolosamente) pubbliche?

 

Non è facile auto-definirsi, ma credo che il mio approccio professionale sia in generale di grande attenzione per le innovazioni e i trend più recenti del mondo della comunicazione , ma filtrato con una massiccia dose di spirito critico e di realismo, nel senso di scegliere volta per volta , modelli e strumenti realmente coerenti con le aziende per cui lavoriamo, senza forzature e cedimenti a quello che è “di moda”

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§ 7 risposte a Tre minuti con…Enrico Bianchessi

  • valerio mariani scrive:

    Ciao a entrambi. Due commenti due su ciò che ho letto. Dal mio punto di vista di giornalista, il lavoro del pr oggi è veramente difficile e frustrante.

    E’ inserito tra l’incudine della superficialita’ e del “burattinismo” delle filiali delle corporate internazionali e il martello del giornalista altezzoso e dal cestino facile.

    Modi per fare vera comunicazione creativa, nuova, fresca, allettante per noi ce ne sarebbero tanti ma il pr non trovera’ mai la giusta gratificazione economica, lo potra’ fare solo per pura passione personale, oppure, finalmente, per distinguersi dalla sua concorrenza.

    L’unico consiglio che mi sento di dare al pr è di usare pienamente e in modo completamente indipendente dall’autorizzazione del cliente tutti gli strumenti del web 2.0 elaborando la massa di informazioni che provengono dai diversi clienti sforzandosi di trovare un denominatore comune.

    Credo che solo quando il comunicatore diventera’ un vero soggetto attivo e non un servo potra’ ottenere i risultati che lo assurgeranno al giusto ruolo di consulente privilegiato in comunicazione. Ma ci vuole coraggio, passione e tanta voglia di mettersi in gioco. Quorum Pr forse puo’ farcela.

    Chiudo con un aneddoto: contatto un pezzo di storia della comunicazione italiana, so che tra poco gli cadra’ addosso un cliente grande, MOLTO GRANDE e gli offro i miei servigi. Risposta: credo che useremo solo stagisti….

    Che tristezza.

  • ciao Valerio.

    Condivido molte delle cose che hai scritto.

    La gratificazione economica è sicuramente un aspetto importante. E spesso – come tu affermi – molte aziende preferiscono NON investire in comunicazione, perchè NON capiscono, perchè NON sanno cosa vuol dire fare marketing, perchè quando tu apri bocca e gli fai un preventivo fanno i conti di quante altre segretarie potranno assumere invece di “buttare” i soldi con il “solito” PR. Con tutto il rispetto per gli stagisti e per le segretarie.

    Sono con te: il PR deve diventare un consulente in comunicazione. Nè servo dell’azienda, nè schiavo dei giornalisti (che spesso sanno essere altezzosi e noncuranti di cose realmente innovative … e la difficoltà di fare PR in ambito hi-tech è enorme).

    Passione, coraggio, voglia di rischiare. Ottimi punti di partenza. Buon senso, aggiungo io, tanta curiosità. E la capacità di produrre contenuti di qualità, davvero interessanti per gli amici che scrivono. Culo, anche.

    Arrigo Sacchi diceva che ci vuole anche quello per avere successo. Oltre a occhio, pazienza, memoria…

  • italovignoli scrive:

    Cercherò di essere provocatorio e polemico… dopo i cinquant’anni, si sa, diventiamo tutti un po’ più intolleranti e brontoloni…

    Perché cercare di posizionarsi come consulente di comunicazione (in realtà, le relazioni pubbliche erano partite proprio da lì) se il mercato cerca qualcosa di diverso dall’unica cosa che un consulente “vero” può mettere sul piatto della bilancia, ovvero i risultati?

    In realtà, basta spostare l’attenzione dal piano professionale a un altro piano (che non saprei come definire) per evitare la “scocciatura” di dover pensare a come raggiungere gli obiettivi di comunicazione attraverso risultati misurabili.

    Sull’altro “piano” ci sono attività che tutti noi, potenzialmente, siamo in grado di espletare (chi più chi meno, io con la mini sono sempre stato una tragedia, ma posso sempre ricorrere ad altri biechi trucchi, e non parlo di rimmel).

    Una volta che la “discussione” (scusate l’uso forse eccessivo del virgolettato, ma “ci siamo capiti”) finisce sull’altro piano, perché mai dovrei arrovellarmi il cervello alla ricerca della strategia di comunicazione? Gli stagisti fanno quel tanto che basta per giustificare il rapporto…

    Avete mai fatto il calcolo del numero delle relazioni di amicizia e parentela (e non solo) che intercorrono tra le agenzie di relazioni pubbliche e le aziende? Io credo di avere perso il conto.

    Nella storia, c’è stato anche chi ha assunto la moglie – ovviamente, solo sulla carta – per dare una patina di legalità alla “stecca” del marito.

    Comunque, noi – Quorum PR – continuiamo a provarci usando gli strumenti della professione – compresi quelli più innovativi – e puntando a raggiungere quei risultati che permettono alle aziende clienti di raggiungere, a loro volta, obiettivi spesso ambiziosi di crescita e di fatturato.

    Il “Quorum PR forse può farcela” di Valerio è un segnale positivo, che ci dà la forza e l’entusiasmo di proseguire nella strada che abbiamo intrapreso. Spero che Valerio non sia l’unico, tra i giornalisti, a pensarla così.

  • valerio mariani scrive:

    Allora… basta agli spot…. :) Ho apprezzato moltissimo, e chiudo lo spot così, il comunicato OpenOffice (che non é Quorum ma tuo Italo) in cui segnalavi il wiki del marketshare del mondo open. Innovativo, perché era un’info aggiuntiva non richiesta ma utile, perché era un link a una fonte indipendente (se fosse poi affidabile è un altro discorso ma va bene lo stesso), perché era un wiki, e se qualcuno è ancora curioso magari avrà scoperto un mondo nuovo.

    Detto questo, tutto quello che dici, Italo, è sacrosanto. Io lavoro nel settore da 12 anni, meno di te, ma so di cosa parli.

    Il messaggio che vorrei trasmettere, ed è un ragionamento che sto cercando di fare anche per il mio lavoro è questo. NON SPRECHIAMO L’INFORMAZIONE, NON SPRECHIAMO L’ESPERIENZA FATTA IN UN CERTO PROGETTO, OTTIMIZZIAMOLA AI MASSIMI TERMINI in barba al singolo cliente, e ciò vale anche per me che, mio malgrado, mi trovo ad arrabattarmi da casa.

    Ovvero, usiamo il Web 2.0 al massimo delle sue potenzialità per tutto questo, senza sprecare un solo minuto del nostro lavoro per un cliente irriconoscente, ma sfruttandolo per il prossimo.

    E’ una metrica che devo ancora elaborare ma sento che sia l’unica ancora di salvezza per sopravvivere a una dinamica economica semplicemente disgustosa.

  • italovignoli scrive:

    Spot per spot, quando tu lavoravi con Stefano Spagnolo un giorno gli dissi: “Aiò, non male quel Valerio (Mariani)” [il tutto va letto con un leggero accento sardo], perché mi avevi ringraziato per aver rispettato i tempi che ci eravamo dati per qualche progetto che non ricordo.

    Quello che faccio per OpenOffice.org è più o meno quello che faccio (e facciamo) per i clienti dell’agenzia. In quel caso ho un po’ più di libertà perché il gruppo ha una fiducia che oserei definire totale nelle mie capacità professionali. Ho avuto la fortuna di costruirmi una “palestra” per le iniziative più innovative (comunicati come quello a cui ti riferisci li abbiamo proposti più volte, ma non sono mai stati distribuiti perché non sono stati approvati).

    La strada, purtroppo, è in salita, perché il settore delle relazioni pubbliche negli ultimi vent’anni è progredito con il passo del gambero, negli Stati Uniti e ancor più in Italia. La ricerca e l’innovazione non vengono considerate, figuriamoci se apprezzate (anche da parte dei clienti, anche se portano risultati evidenti).

    In oltre vent’anni di carriera ho perso, fortunatamente, pochissimi clienti, che in nessun caso – dopo aver abbandonato l’agenzia per cui lavoravo – hanno mai più ottenuto lo stesso livello di visibilità sulla stampa. Strano a dirsi, erano tutti “soddisfattissimi” della loro nuova agenzia di relazioni pubbliche… potenza delle tenebre, o di qualcos’altro?

    Sfruttiamo il Web 2.0, così come abbiamo sfruttato il web degli albori, quello della maturità, quello della bolla speculativa e quello della crisi, ma evitiamo di illuderci a vicenda: il ruolo degli innovatori difficilmente si tramuta in quello dei leader di mercato. Però fa vivere bene, infonde entusiasmo, e diverte.

  • [...] Bianchessi scrive un post molto interessante, riprendendo (in qualche modo) una domanda che gli avevo posto qualche tempo fa in una mia intervista “bonsai” [...]

  • [...] le interviste-bonsai di Marchètting blog, dopo aver ospitato Luisa Carrada, Vittorio Pasteris, Enrico Bianchessi, Maurizio Goetz, Mauro Lupi e Gianluca Diegoli oggi è la volta di Italo Vignoli, esperto [...]

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