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L’appuntamento odierno di “Tre minuti con…” vede protagonista Enrico Bianchessi, titolare di blog e partner di Quorum PR.

Il “comunicato stampa” è morto?

No, il comunicato stampa non è affatto morto. Rimane uno degli strumenti chiave della comunicazione aziendale verso i media, che si affianca ai molti altri oggi a disposizione del comunicatore. Naturalmente si è evoluto: oggi inviare una notizia ad un giornalista vuol dire integrare testo, immagini, link a documenti di approfondimento, a wiki, podcast, blog, etc etc. insomma si deve prendere atto del ruolo che i new social media possono e devono svolgere. Quello che rimane però sempre centrale è il problema del contenuto, cioè del valore di quello che comunico: se io do al giornalista un contenuto o una informazione che rappresenta ( o può rappresentare) realmente un valore per chi leggerà quell’articolo, io ho reso un servizio all’azienda, l’ho reso al giornalista, l’ho reso al lettore. Lo strumento in fondo qui è secondario: comunicato, intervista, blog, newsletter, white paper, case history, un parere, un commento.

 

Lele Dainesi in Cisco Italia: le aziende si stanno accorgendo dei blog?

 

Certo, e mi sembra naturale, anzi necessario. Il caso di Cisco è da seguire con attenzione. In generale però l’approccio della aziende e dei comunicatori verso la blogosfera è ancora molto arretrato e spesso si trattano i blog come se fossero un media tra i tanti, cercando semplicemente di sfruttarlo senza capirne assolutamente natura e dinamiche. Fake blog, commenti “corporate” ai post, comunicati stampa inviati ai blogger, o peggio “intrusioni” mascherate, sono ancora all’ordine del giorno.

 

 

Cosa è stato fatto di veramente innovativo nelle PR italiane di oggi?

 

Francamente poco. Ma non è certo tutta colpa delle agenzie. Bisogna dire che anche da parte delle aziende c’è spesso poca comprensione delle nuove dinamiche della comunicazione, che sfocia talvolta in molta resistenza a provare nuovi strumenti e modalità, oppure, al contrario, in un “assalto” sconsiderato ai nuovi media che tutto è tranne che realmente innovativo.

 

 

Una delle mie litanìe da bloggante è che per comunicare bisogna saper ascoltare: che ne pensi?

 

Vero in generale e sacrosanto quando si approccia la blogosfera. Gli sventurati approcci cui facevo riferimento prima (fake blog e simili) sono appunto il risultato di un’assoluta mancanza di ascolto, nel senso più ampio del termine, cioè nel senso di comprensione dei fenomeni.

 

 

Piccola marketta: perchè consiglieresti Quorum ad un potenziale cliente?

 

Perché offriamo una conoscenza diretta e comprovata dei nuovi media che si affianca ad una vasta esperienza nel nostro principale settore di riferimento, che è quello della comunicazione B2B per l’information technology. E quando parlo di conoscenza diretta non mi riferisco solo ad una conoscenza profonda della blogosfera e dei suoi meccanismo, ma intendo dire che già utilizziamo blog e feed RSS come tool di comunicazione.

 

 

Un’altra litania è che per comunicare non serve essere guru ma offrire il proprio meglio, con “il buon senso dei vecchi”: che ne pensi?

 

Il buon senso non guasta mai, questo è ovvio. Il problema non è essere dei “guru” , è capire cosa sta succedendo nello scenario complessivo della comunicazione e del marketing e saper cogliere le opportunità di maggior valore. Il tutto senza mai dimenticare che le aziende comunicano per vendere, e quindi con la massima attenzione agli obbiettivi di business.

 

 

Sapresti in poche parole definire il tuo stile e il tuo approccio di “comunicatore” e uomo di relazioni (pericolosamente) pubbliche?

 

Non è facile auto-definirsi, ma credo che il mio approccio professionale sia in generale di grande attenzione per le innovazioni e i trend più recenti del mondo della comunicazione , ma filtrato con una massiccia dose di spirito critico e di realismo, nel senso di scegliere volta per volta , modelli e strumenti realmente coerenti con le aziende per cui lavoriamo, senza forzature e cedimenti a quello che è “di moda”