REplat: piattaforma immobiliare collaborativa

luglio 31, 2007 § 2 commenti

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Anche (e soprattutto) in ambito immobiliare la collaborazione è un elemento strategico per moltiplicare il business: rinunciare (o tenere freno) alla logica dell’immobile in esclusiva e al quartierino come unico spazio operativo sono innovazioni che gli agenti immobiliari faticano a digerire. A dare una mano in tal senso c’è REplat, una piattaforma immobiliare accessibile ovunque ed in modo estremamente semplice.

Consente di aumentare la vendibilità degli immobili che si è scelto di condividere con altre agenzie aderenti (o reti di agenzie, franchsising, etc…) e di aumentare il numero degli affari conclusi attraverso il principio della collaborazione. REplat abbatte barriere geografiche e culturali, grazie al potente motore interno e al tool di traduzione automatico, una sorta di Google Translator applicato all’immobiliare (8 le lingue attualmente gestite).

REplat non è il solito portale, anzi del portale non ha nulla: è una community di agenti immobiliari che operano sulla base di procedure standard, condivise, ispirate da una ben preciso codice deontologico.

Marchètting collabora con Tafter

luglio 30, 2007 § 2 commenti

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Da oggi il blog Marchètting collabora con la rivista on line Tafter, un e-magazine che indaga e studia l’economia della cultura.

Un punto di incontro e uno stimolo per la ricerca sul binomio cultura-impresa, sul marketing territoriale, sullo sviluppo locale, sull’economia legata ai beni culturali in senso più ampio.

Buona lettura.

Social media press release

luglio 26, 2007 § 5 commenti

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Luca Conti parla di social media press release e (giustamente) dice che siamo ancora lontanissimi, in Italia, da un’impostazione “sociale” della comunicazione delle aziende. Anche compagini di elevato livello non hanno ancora affinato le loro competenze per interagire in maniera adeguata con i blogger, per esempio.

Poi cita alcuni errori madornali che i comunicatori commettono: non inserire i riferimenti dei mittenti di un comunicato stampa, inviare schermate di word con dentro l’immagine invece dell’immagine stessa, non costruire in maniera corretta l’oggetto dell’email con il comunicato scrivendo solo sigle incomprensibili …

Tutti errori e castronerie che pregiudicano il flusso della comunicazione anche nei confronti, comunque, dei media “tradizionali”, figurarsi la blogosfera …

Errori di forma, certamente. Utili consigli per scrivere un buon comunicato sono qui, sul sito del Mestiere di Scrivere. Ed anche qui.

Per parte mia, il punto di partenza deve essere giocoforza la notizia, come ricorda Enrico qui. Senza la notizia è inutile sbattersi, rompere le scatole ai giornalisti, sollecitare le nostre “conoscenze”. Meglio “sparare” pochi colpi, ma buoni. E poi credo che una buona attività di comunicazione e PR possa e debba prescindere da UNA notizia: occorre informare i media sulle cose interessanti che l’azienda sta facendo, fornendo esempi pratici, casi di studio, e fare tutto questo costantemente e senza “alluvionare” le caselle di posta dei malcapitati.

Per quanto concerne la forma, qui ci sono scuole di pensiero diverse: di solito io utilizzo un file word, dal quale si può facilmente fare “copia & incolla”. Mi piace l’arial 11, e sono preferenze personali che non hanno mai inficiato la mia professione. Non infarcisco il testo di troppi link, anche se Carlo Odello è dell’avviso opposto. Uso un titolo in grassetto e divido il corpo del comunicato in zone testuali ben distinte così che la persona che lo leggerà avrà modo di orientarsi facilmente tra le mie parole.

Lo stile: il mio ambito preponderante è la tecnologia. Evito di essere troppo “tecnico”: non tutti i giornalisti che scrivono di hi-tech sono ingegneri. Sceglo un linguaggio piano, non uso molti termini inglesi, odio tradurre i comunicati inglesi che spesso “piovono” dall’alto. Preferisco un sano comunicato che nasce in lingua italiana da una mente che l’ha pensato in italiano per destinatari italiani. Ma non sono xenofobo.

Immagini: di solito non appesantisco le mie email con allegati corposi. Se un giornalista è interessato si farà avanti subito per chiedere la foto o il PDF con l’executive summary di una ricerca.

Distribuzione: ho – come tutti i comunicatori – il mio archivio, il mio database a cui sono molto affezionato. I miei invii sono spesso mirati, non sono mai indifferenziati. Mi piace stabilire un rapporto con i giornalisti, cercare di guadagnarmi la loro fiducia. “Vendendo” loro notizie e fatti che possano essere davvero interessanti per loro. Che gli possano far scrivere un bel pezzo e di cui possano essere contenti.

Recall: non mi piace molto fare le cosiddette “chiamate”. Chiamo spesso solo alcuni giornalisti che sono “storici” per me, ai quali magari non cerco nemmeno di “vendere” il comunicato  ma ai quali chiedo consigli e/o feedback. E poi email, social media e similari ci consentono di essere “alwasy on” con tutti i nostri contatti senza disturbarli troppo.

Questo è il mio approccio. Senza la pretesa di essere esaustivo nè di dettare norme.

Ma accetto consigli e mi piacerebbe che altri raccontassero in parole povere il loro approccio. Perchè prima di arrivare alla social media press release c’è tanta strada da fare. Ma tanta…

[immagine di Chris Dichtel]

Tre minuti con…Mauro Lupi

luglio 25, 2007 § 1 commento

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Dopo Maurizio Goetz, un altro gradito ospite a “Tre minuti con…”, il piccolo parlatoio di Marchetting Blog dedicato a veloci ma intense conversazioni in Rete con persone che amo leggere: oggi è la volta di Mauro Lupi, Presidente di Ad Maiora e blogger.

Alcune domande che rivolgo agli ospiti sono sempre le stesse, in quanto – sulla scia e sulla falsariga delle Directions, inchieste a tema dal taglio americano – mi interessa conoscere l’opinione di diverse persone sullo stesso tema: il disclaimer serve a chiarire che il caldo torrido del mio ufficio non mi ha ancora “bruciato” gli ultimi neuroni disponibili…

  1. quali  sono secondo te le innovazioni più importanti nella comunicazione on line degli ultimi tempi

La moltiplicazione dei canali di comunicazione e dei formati da una parte e dall’altra l’avvento dei contenuti generati dalle persone 

2. i blog possono essere considerati uno strumento di marketing e comunicazione? 

Sono indubbiamente uno strumento di comunicazione, che però utilizza un’impostazione differente. Il produttore dei contenuti è tipicamente un individuo, il tono e lo stile sono informali e trasparenti, si alimentano periodicamente. Per le aziende che hanno colto la necessità di iniziare a sintonizzarsi sul modo con il quale le persone comunicano e dialogano su internet, i blog sono lo strumento ideale su cui basare il rinnovamento del loro modo di comunicare.

Invece, i blog non sono un nuovo modo di fare pubblicità, almeno come l’abbiamo sempre intesa. 

3. marketing virale, guerrilla, ambient, emotional: hype o forme davvero efficaci di promozione di un prodotto? 

Succede come per i mercati finanziari: quando alcuni titoli schizzano in alto, da una parte si guarda i fortunati che hanno guadagnato velocemente, dall’altra ci si chiede se si tratta di una bolla speculativa. Molti dei casi di successo di marketing virale non erano stati programmati per “esplodere”: si sono verificati e basta. Andrebbe utilizzato il concetto che usano i venture capital: di dieci iniziative, con ragionevole certezza otto saranno dei fallimenti, i due che funzioneranno ripagheranno tutto. Il punto è: quale azienda ha il coraggio e lo spirito per affrontare così le iniziative di marketing? Un’altra cosa: troppo spesso si accomunano i temi del guerrilla e affini con la comunicazione online: ci sono elementi di vicinanza, soprattutto legata a come si propagano i messaggi, ma nella maggior parte dei casi sono tattiche che operano su terreni molto distanti: off line verso online, stickering verso sharing digitale, ecc. 

4. una definizione “alla Mauro Lupi” di web 2.0 

Un approccio innovativo ai contenuti digitali attraverso funzioni che ne semplificano l’accesso, l’utilizzo e la condivisione 

5. pensi che – grazie all’interazione sempre maggiore tra brand e consumatori – le marche del futuro saranno create dagli utilizzatori stessi? 

Non tutti i brand possono permettersi una condivisione della marca con i loro clienti. Quando ciò è possibile, si scopre che le persone non vedevano l’ora di contribuire, di fornire suggerimenti, di passare parola e di motivare altre persone. Perché non cogliere queste opportunità? Certo, va lasciato un po’ il timone e questo comprensibilmente spaventa i più. Però non si può chiedere alle persone di “lavorare” per l’azienda se non ottengono un’adeguata considerazione e in cambio

 6. nel mio blog parlo di Low Cost Marketing, un approccio al marketing dominato dal buon senso e dal realismo: che ne pensi? 

In effetti molte strategie di comunicazione dovrebbero puntare alla semplificazione, al “togliere prima di aggiungere”. L’importante è che ci sia la consapevolezza che le economie fatte, ad esempio, coinvolgendo le persone per attivare operazioni di WOM(word of mouth), siano bilanciate da un reale atteggiamento trasparente con gli individui, possibilmente dialogando davvero.

7. parlami delle 3 campagne di comunicazione on line che hai apprezzato maggiormente negli ultimi mesi 

Fiat 500 su tutti: davvero bravi. Hanno osato su mille fronti e, come dicevo prima, pur non riscontrando tutti lo stesso successo, hanno prodotto dei risultati notevoli. In un convegno ho sentito che hanno ottenuto oltre 1,6 milioni di copertura media gratis per le citazioni ricevute dalle loro iniziative online, spendendo un budget complessivo sulla Rete molto più basso.

 8. marketta finale: perchè un cliente dovrebbe scegliere le soluzioni di AD Maiora?

 Perché ci occupiamo professionalmente di comunicazione online da dieci anni; perché cerchiamo di crescere con i successi dei nostri clienti, fornendo non solo servizi professionali di visibilità online ma competenze ed informazione costante; perché abbiamo soluzioni innovative e, pur stando fortemente con i piedi per terra, riteniamo di poter guidare i nostri clienti verso l’innovazione ed il rinnovamento della comunicazione; perché il suo presidente si ostina a tenere un blog dal 2003; perché… beh, fateci una telefonata: sarà facile capirlo! ;-)

Ufficistampa.info: gli uffici stampa in Rete

luglio 24, 2007 § 2 commenti

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Bella iniziativa di Carlo Odello, PR in campo agroalimentare, che lancia Ufficistampa.info, un archivio on line di addetti stampa e comunicatori. Interfaccia pulita, iscrizione gratuita ed estremamente semplice.

Tre minuti con…Maurizio Goetz

luglio 24, 2007 § 2 commenti

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Oggi la nostra rubrica dedicata alle conversazioni in Rete ha come protagonista Maurizio Goetz, consulente, esperto di marketing e blogger.

Tre minuti (o poco più) molto intensi ed intessanti, parlando di innovazione, ecologia del marketing, webduepuntozero e comunicazione digitale. Grazie a Maurizio per il tempo che ci ha dedicato.

1. reputazione vs notorietà di un brand: che ne pensi? 

La notorietà è un punto di partenza per ogni brand. Di solito non si acquista un prodotto di una marca che non si conosce, ma oggi rispetto ad un tempo elementi immateriali come i comportamenti, il senso etico, i valori di un’azienda hanno un ruolo importante nel processo di decisione e di acquisto dei clienti attuali e potenziali di una marca.

 2. una definizione “alla Maurizio Goetz” di web 2.0

 Il Web 2.0 è una convenzione e come tale deve essere considerata. Riassume alcuni concetti importanti come partecipazione, condivisione, remix e sta modificando l’assetto del panorama mediale. Non esiste un passaggio netto dal cosiddetto 1.0 al 2.0, ma l’insieme di tecnologie abilitanti che caratterizzano quello che viene definito il 2.0 sicuramente abbattono i costi di accesso alla produzione e alla distribuzione dei contenuti permettendo nuove forme di comunicazione che prima erano meno accessibili ai più.

 3. possiamo considerare davvero (e in che modo) i blog uno strumento di marketing e comunicazione?

 Il blog è sicuramente uno strumento di comunicazione, può diventare anche uno strumento di marketing in moltissimi modi: relazione, ascolto, customer care, formazione, supporto al prodotto, e via discorrendo. E’ dal mio punto di vista uno strumento ideale per chi vuole offrire contenuti e servizi, per la vendità esistono invece strumenti più adatti.

 4 pensi che – grazie all’interazione sempre maggiore tra brand e consumatori – le marche del futuro saranno create dagli utilizzatori stessi?

 Credo che la marca in futuro potrà essere “partecipata”, co-creata, gli utenti avranno un ruolo sempre maggiore ma non dovrebbero sostituirsi alle imprese.

 5 spesso nel mio blog parlo di Low Cost Marketing, un approccio al marketing dominato dal buon senso e dal realismo (cfr. anche http://marchetting.wordpress.com/2007/04/18/motorola-motofone-e-il-marketing-low-cost/): che ne pensi?

 Credo che il concetto di costo sia relativo, in funzione degli obiettivi che ci si prefigge. La riduzione tout court di un costo non è indicativa, ma se per low cost si intende la razionalizzazione di determinati processi produttivi allora sono d’accordo. Da questo punto di vista gli spazi di razionalizzazione che offre internet e le tecnologie digitali sono ancora molto ampi.

 6 credi alle teorie dell’emotional marketing di Gobè o ai “lovemarks” di Roberts?

 Sono un grande ammiratore di Gobè e sposo il suo decalogo tra cui figura uno dei motti che ho fatto mio: “un conto è essere visti (notorietà), un altro è essere scelti (reputazione) e quindi torno alla tua domanda numero uno.
Per quanto concerne più in generale il marketing emozionale, la letteratura di marketing offre diverse prove a dimostrazione del fatto che la maggior parte delle nostre scelte di acquisto avvengono a livello emozionale, per questo ritengo che abbiamo bisogno di un marketing più emozionale è una comunicazione più rilevante.

 7 non pensi che, per una reale ecologia del marketing, bisognerebbe dire a tanti “tromboni” di questo settore di lasciare strada al nuovo che avanza?

 Per la risposta alla tua domanda 7 ti invito solo alla lettura del mio blog ;)

 8 raccontami – in poche parole – il tuo approccio di uomo di marketing&comunicazione in epoca di social networking e castronerie alla Second Life 

Le grandi marche, come Procter & Gamble, Unilever, Ferrero ecc, hanno a mio parere un approccio molto sano all’innovazione. La perseguono, ma non si buttano a capofitto fintanto che non hanno trovato un reale valore per i loro clienti, per questo alcune di esse hanno tardato ad utilizzare internet come strumento strategico, ma quando si sono decise, lo hanno fatto con decisione cercando di creare quel famoso valore aggiunto.
Second Life può costituire una grande opportunità per chi realmente è interessato a sperimentare nuove modalità di interazione, peccato che la stragrande maggioranza delle imprese lo utilizzi in modo superficiale come scorciatoia per avere un po’ di visibilità sui media.
Le opportunità che i nuovi strumenti digitali di comunicazione stanno offrendo alle imprese sono enormi, richiedono tuttavia un approccio nuovo e nuovi paradigmi. La cosa più difficile è abbandonare logiche che hanno sempre funzionato in passato.

Autopromozione markettara

luglio 20, 2007 § Lascia un commento

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Bella idea della Ogilvy che promuove se stessa con queste parole:

Conosciamo i nostri brand dentro e fuori. In Ogilvy non lavoriamo per noi stessi nè per i clienti. Lavoriamo per i brand.

Con tanto di radiografia…

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