Tre minuti con…Maurizio Goetz

luglio 24, 2007 § 2 commenti

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Oggi la nostra rubrica dedicata alle conversazioni in Rete ha come protagonista Maurizio Goetz, consulente, esperto di marketing e blogger.

Tre minuti (o poco più) molto intensi ed intessanti, parlando di innovazione, ecologia del marketing, webduepuntozero e comunicazione digitale. Grazie a Maurizio per il tempo che ci ha dedicato.

1. reputazione vs notorietà di un brand: che ne pensi? 

La notorietà è un punto di partenza per ogni brand. Di solito non si acquista un prodotto di una marca che non si conosce, ma oggi rispetto ad un tempo elementi immateriali come i comportamenti, il senso etico, i valori di un’azienda hanno un ruolo importante nel processo di decisione e di acquisto dei clienti attuali e potenziali di una marca.

 2. una definizione “alla Maurizio Goetz” di web 2.0

 Il Web 2.0 è una convenzione e come tale deve essere considerata. Riassume alcuni concetti importanti come partecipazione, condivisione, remix e sta modificando l’assetto del panorama mediale. Non esiste un passaggio netto dal cosiddetto 1.0 al 2.0, ma l’insieme di tecnologie abilitanti che caratterizzano quello che viene definito il 2.0 sicuramente abbattono i costi di accesso alla produzione e alla distribuzione dei contenuti permettendo nuove forme di comunicazione che prima erano meno accessibili ai più.

 3. possiamo considerare davvero (e in che modo) i blog uno strumento di marketing e comunicazione?

 Il blog è sicuramente uno strumento di comunicazione, può diventare anche uno strumento di marketing in moltissimi modi: relazione, ascolto, customer care, formazione, supporto al prodotto, e via discorrendo. E’ dal mio punto di vista uno strumento ideale per chi vuole offrire contenuti e servizi, per la vendità esistono invece strumenti più adatti.

 4 pensi che – grazie all’interazione sempre maggiore tra brand e consumatori – le marche del futuro saranno create dagli utilizzatori stessi?

 Credo che la marca in futuro potrà essere “partecipata”, co-creata, gli utenti avranno un ruolo sempre maggiore ma non dovrebbero sostituirsi alle imprese.

 5 spesso nel mio blog parlo di Low Cost Marketing, un approccio al marketing dominato dal buon senso e dal realismo (cfr. anche http://marchetting.wordpress.com/2007/04/18/motorola-motofone-e-il-marketing-low-cost/): che ne pensi?

 Credo che il concetto di costo sia relativo, in funzione degli obiettivi che ci si prefigge. La riduzione tout court di un costo non è indicativa, ma se per low cost si intende la razionalizzazione di determinati processi produttivi allora sono d’accordo. Da questo punto di vista gli spazi di razionalizzazione che offre internet e le tecnologie digitali sono ancora molto ampi.

 6 credi alle teorie dell’emotional marketing di Gobè o ai “lovemarks” di Roberts?

 Sono un grande ammiratore di Gobè e sposo il suo decalogo tra cui figura uno dei motti che ho fatto mio: “un conto è essere visti (notorietà), un altro è essere scelti (reputazione) e quindi torno alla tua domanda numero uno.
Per quanto concerne più in generale il marketing emozionale, la letteratura di marketing offre diverse prove a dimostrazione del fatto che la maggior parte delle nostre scelte di acquisto avvengono a livello emozionale, per questo ritengo che abbiamo bisogno di un marketing più emozionale è una comunicazione più rilevante.

 7 non pensi che, per una reale ecologia del marketing, bisognerebbe dire a tanti “tromboni” di questo settore di lasciare strada al nuovo che avanza?

 Per la risposta alla tua domanda 7 ti invito solo alla lettura del mio blog ;)

 8 raccontami – in poche parole – il tuo approccio di uomo di marketing&comunicazione in epoca di social networking e castronerie alla Second Life 

Le grandi marche, come Procter & Gamble, Unilever, Ferrero ecc, hanno a mio parere un approccio molto sano all’innovazione. La perseguono, ma non si buttano a capofitto fintanto che non hanno trovato un reale valore per i loro clienti, per questo alcune di esse hanno tardato ad utilizzare internet come strumento strategico, ma quando si sono decise, lo hanno fatto con decisione cercando di creare quel famoso valore aggiunto.
Second Life può costituire una grande opportunità per chi realmente è interessato a sperimentare nuove modalità di interazione, peccato che la stragrande maggioranza delle imprese lo utilizzi in modo superficiale come scorciatoia per avere un po’ di visibilità sui media.
Le opportunità che i nuovi strumenti digitali di comunicazione stanno offrendo alle imprese sono enormi, richiedono tuttavia un approccio nuovo e nuovi paradigmi. La cosa più difficile è abbandonare logiche che hanno sempre funzionato in passato.

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