Qualche tempo fa ho parlato dei rapporti fra comunicatori e giornalisti, non sempre idilliaci.  Oggi voglio scrivere qualche nota sui rapporti tra uffici stampa e blogger.

Al di là del floklore e delle leggende metropolitane, giova ricordare che il blogger non sempre è un giornalista e che un blog non è un giornale. Banalità? Forse. Però spesso i comunicatori, soprattutto quelli più giovani e meno avvertiti, si dimenticano che un blog vive, sperimenta e mette in atto dinamiche totalmente diverse da quelle di una testata registrata. Un blog è uno strumento di condivisione e di comunicazione, certo. Ma anche una piazza nella quale l’Autore – editore di se stesso – scrive liberamente di ciò che preferisce. Senza commistioni e forzature promo-pubblicitarie. Senza filtri. Spesso in maniera totalmente non mediata.

Talvolta i comunicatori che scrivono ai blogger non hanno mai letto un blog (sembra strano ma è così, moltissimi non hanno alcuna familiarità con i network sociali e tantomeno con alcune forme elementari di messaggistica). Pochissimi hanno un proprio blog, anzi sarebbe interessante farne un censimento: conosco al massimo una decina di PR e communication manager che bloggano…

Il blog è la piazza della conversazione: è impensabile cercare di relazionarsi con un blogger con un atteggiamento formale, unidirezionale, univoco, monomediale, monocorde. Occorre invece scendere dal famoso piedistallo, inziare a leggere ed ascoltare…PER CAPIRE…

Occorre appassionarsi alle conversazioni, e poi magari partecipare … commentare … studiare … ed anche creare contenuti…veri contenuti…

A mio parere non serve e non basta erogare i cosiddetti “social media press release”, ossia comunicati stampa in versione duepuntozero infarciti di link e contributi interattivi, multimediali e “sociali”: è l’atteggiamento che fa la differenza. Conosco blogger e giornalisti che non sono minimamente interessati a questi comunicati in salsa “social”. Loro cercano un contenuto “notiziabile”, un’informazione interessante, un’eventuale “esclusiva”, uno scoop. La forma spesso, invece, travalica il contenuto.

Come dice spesso Luca Conti, una strategia di comunicazione “sociale” richiede tempo e pazienza. Hanno le aziende tutta questa pazienza? Sono pronte ad aspettare per vedere i primi frutti? Hanno interesse a dialogare in modo nuovo? Sono pronte le agenzie di comunicazione a supportare le aziende in questo cammino non facile?