Stay hungry. Stay foolish.

gennaio 19, 2011 § Lascia un commento

Steve Jobs sta di nuovo male. Ieri, rivedendo il discorso “storico” tenuto a Stanford nel 2006 ad un gruppo di laureandi (qui nell’ottima traduzione italiana di Antonio Dini), ho ritrovato questi concetti e l’invito del magnate di Apple a non accontentarsi, ad essere “curiosi” e “folli”.

I nuovi totem del marketing

gennaio 5, 2011 § Lascia un commento

Una volta c’era il cantante confidenziale, poi è arrivato il database relazionale ed ora il marketing conversazionale.

Chissà se tutti sanno cosa voglia dire. Tutti i direttori marketing. Perché è bello riempirsi la bocca – agli aperitivi e nelle conference call e nei meeting – con queste parole arrotate e liquide. Che fanno cool e trendy.

Poi bisogna far funzionare la baracca. A fine anno si fanno i conti. E vengono fuori i numeri.

Così: prima impariamo le basi, sperimentiamo, cerchiamo di capire. E poi usiamo questi nuovi strumenti. Ci potrebbero essere – a volte – risultati sorprendenti in positivo.

[l'immagine viene da QUI]

Il futuro dell’e-book

gennaio 4, 2011 § Lascia un commento

Ho ripescato un mio pezzo – quasi profetico – scritto per lettera.com nel lontano 2002…

In Fahrenheit 451 Ray Bradbury ci affabulò con la storia, neanche tanto paradossale, della fine del libro, sancita da un regime totalizzante e sempre più oppressivo. Ora il vecchio tomo di carta figura nuovamente sulla lista nera delle specie in estinzione, ma per altri motivi. Ad insidiarne il trono è l’e-book. Che cos’è un e-book? Come afferma Maria Isabella Viola, in uno dei tanti siti web nati con lo scopo di analizzare e divulgare questa nuova forma di trasmettere informazioni, si tratta di un testo in formato digitale leggibile attraverso un computer o un apposito apparecchio. Testo che si differenzia da un normale documento scritto attraverso un wordprocessor o da una pagina HTML per la maggiore qualità, che si avvicina a quella della pagina stampata, per la non riproducibilità (su questo punto avrei dei dubbi…), per i vantaggi derivanti da una migliore fruizione del prodotto stesso. In parole povere: un e-book sta in pochissimo spazio (un PC o un lettore dedicato ne possono contenere quantità ingenti), è aggiornabile (vantaggio particolarmente ghiotto per chi redige testi scientifici), insomma consente e anzi incentiva quell’interattività che il vecchio libro non ammette.

Sembra che il successo dell’e-book sia strettamente legato alla diffusione dei lettori appositi. Il libro va incontro, in questo modo, ad un utilizzo analogo a quello dei CD, dei DVD o degli mp3. E’ destinato forse a divenire un oggetto culturale “di massa”, per quanto ora non sia un prodotto di nicchia. Il vantaggio della nuova veste elettronica dei testi risiede forse nella possibilità di divulgare informazione in maniera sempre più verticale, senza incontrare ostacoli di alcuna natura. Ma la tecnologia sembra ancora in ritardo rispetto agli scenari prospettati: si avverte la mancanza di uno standard unico di lettura, per quanto Microsoft stia facendo i consueti tentativi di monopolizzazione.

Il libro di carta ha i giorni contati? Sembra di no. E poi vuoi mettere il fascino e la sottile malìa delle pagine stampate? Il sottoscritto ama definirsi un feticista dei volumi: ogni libro ha il suo odore, che conserva il ricordo e la memoria della sua storia. Ieri sera, aprendo le pagine di un vecchio romanzo di Calvino ritrovato nel caos babelico della mia libreria, ho avvertito il sentore tenue dell’inchiostro e saggiato i bordi consunti della copertina: la mia mente ha compiuto un viaggio a ritroso nel tempo, emozioni che un palmare ultratecnologico non mi avrebbero mai trasmesso.

[immagine da booksblog.it]

Rapporto Netizen 2010: ecco l’identikit delle micro web TV italiane

gennaio 3, 2011 § Lascia un commento

Dal comunicato stampa AltraTV:

Si attesta al +52% il tasso di crescita delle micro web tv italiane, in un 2010 che vede salire la quota dei canali a 436 unità, rispetto alle 286 del 2009. Questo il dato più eclatante dell’annuale monitoraggio Netizen 2010, dedicata agli Internet Citizen, ovvero i cittadini digitalizzati videomaker. La ricerca è promossa dall’osservatorio Altratv.tv ed effettuata da un team di ricercatori che hanno intervistato i canali italiani.
Tutte le antenne sono geolocalizzate nella mappa aggiornata pubblicata su http://www.altratv.tv e navigabili direttamente dall’home page.

La ricerca fa emergere innanzitutto la piaga del digital divide: soltanto poco più della metà delle micro web tv intervistate dichiara di trovarsi in una zona del paese totalmente coperta da banda larga (59%). Oltre un terzo trasmette da aree coperte solo in parte (35%), mentre c’è anche chi fa informazione sul web con un’assenza totale di banda larga (6%).

Informazione territoriale (37%) e promozione (32%) appaiono ancora le leve maggiori che muovono i canali e le loro produzioni. In crescita la percentuale relativa alla presenza di canali tematici con proprie specificità (26%), ovvero canali legati a temi specifici e che animano community con identità ben delineate.

In miglioramento anche il rapporto di queste antenne con la Pubblica Amministrazione, con la quale la maggior parte ha un rapporto basato sul riconoscimento e collaborazione (34%). In crescita anche il numero di micro web tv che intrattiene rapporti economici con realtà private (19%), mentre i finanziamenti pubblici (europei o PA) sono ancora pochi (2% e 9%).

Piccole realtà, che registrano accessi fino a 3.000 utenti unici al mese (43%) – anche se un considerevole 20% si inquadra in una forbice compresa tra i 7.000 e i 10.000 accessi unici mensili – con gruppi di lavoro tra 1 e 5 membri, la cui età media tende ad elevarsi. Team maturi, dai 31 ai 40 anni (44%), appassionati di comunicazione e nuove tecnologie, che decidono di intraprendere l’avventura delle micro web tv.

La multicanalità appare il trend emergente di questo 2010 che vede crescere la scelta della ibridazione di formati e piattaforme. Le micro web tv intervistate associano al canale web-visivo altri prodotti web-oriented, anche di tipo tradizionale: si tratta nella maggior parte dei casi (68%) di blog, ma consistenti sono anche le percentuali relative ai webzine (21%) e a web radio (12%).

I contenuti trasmessi vengono ancora confezionati utilizzando per lo più format noti al piccolo schermo. Scende, tuttavia, la percentuale relativa a tg e servizi giornalistici (16%). Crescono, invece, documentari
e reportage (16% e 17%). Sempre alta la percentuale di interviste presenti, scelte per la semplicità e immediatezza del formato (20%). Dato interessante: la presenza di rubriche, talvolta format specifici del canale e identificativi dello stesso (25%).

[foto da blog.ultrastudio.it]

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