Don’t go searching for a subject, let your subject find you

ottobre 31, 2012 § Lascia un commento

Interessante pezzo da NYT con le 11 regole di scrittura di Colson Whitehead. Concepite per gli scrittori, ma valide a mio avviso per chi fa comunicazione in generale.

Qui riporto la mia preferita, ma sono tutte da gustare e apprezzare:

Don’t go searching for a subject, let your subject find you. You can’t rush inspiration. How do you think Capote came to “In Cold Blood”? It was just an ordinary day when he picked up the paper to read his horoscope, and there it was — fate. Whether it’s a harrowing account of a multiple homicide, a botched Everest expedition or a colorful family of singers trying to escape from Austria when the Nazis invade, you can’t force it. Once your subject finds you, it’s like falling in love. It will be your constant companion. Shadowing you, peeping in your windows, calling you at all hours to leave messages like, “Only you understand me.” Your ideal subject should be like a stalker with limitless resources, living off the inheritance he received after the suspiciously sudden death of his father. He’s in your apartment pawing your stuff when you’re not around, using your toothbrush and cutting out all the really good synonyms from the thesaurus. Don’t be afraid: you have a best seller on your hands.

eBookFest a Sanremo: editoria digitale nella città dei fiori

ottobre 26, 2012 § Lascia un commento

Incredibile a dirsi, ma da ieri e fino a domani a Sanremo c’è l’eBookFest, un festival dedicato al libro elettronico che si tiene in una località normalmente famosa per altre cose più “leggere” come la musica e (una volta) i fiori.

Sempre di cultura, si tratta, e visto che ne abbiamo un gran bisogno (e che io abito incidentamente in zona) ne do visibilità.

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La Cina, il caldo e la gomma americana

ottobre 24, 2012 § Lascia un commento

La Cina ti toglie il fiato. Per il caldo. Soffocante, umido, in certe giornate non si vede l’orizzonte e dal tuo ufficio a malapena scorgi i palazzi di fronte. Ti toglie il fiato per la ressa, per la gente, accalcata, con i denti sporgenti, gli occhi socchiusi, i motorini, le macchine sgangherate, le strade piene di crateri, i piedi sporchi, le donne sedute per terra, i negozi pieni di fumo, odori, colori forti, contrasti.

La Cina è la nuova frontiera. Una sorta di Far West del Ventunesimo Secolo. Parlo della Cina vera, non dei quartieri minimalchic di Shanghai o del fascino finto-newyorkese di Hong Kong. La Cina profonda, quella dove sono stato io per tre settimane. Quella dove sono stato già tante volte, per lavoro.

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The Apprentice – riflessioni sui businessmen del futuro

ottobre 24, 2012 § 2 commenti

Ieri sera, ancora vittima del jet lag da viaggio intercontinentale (sono appena rientrato da Hong Kong) , ho deciso di concedermi il lusso dell’ultima puntata del format The Apprentice, condotto da Briatore su Cielo TV. Si, il Flavio nazionale, pluricampione in Formula 1, uomo di successo, ex tombeur de femmes, imprenditore del lusso e dell’intrattenimento.

A prescindere dai giudizi sull’uomo e sul manager Briatore, devo dire che il programma alla fine è riuscito bene.

E’ riuscito a rappresentare una realtà di giovani desiderosi di emergere, una sorta di Grande Fratello in stile yuppies, senza lasciare troppo spazio all’autocelebrazione e agli sproloqui dei medesimi giovani. Bastonati a ogni piè sospinto e con fare talvolta bonario talvolta feroce dall’ex geometra di Cuneo.

Bravo Flavio. Molti dei giovani rampanti, desiderosi di rottamare un “quasi vegliardo” come te, alla fine sono stati rottamati a loro volta…o si sono rottamati da soli per manifesta incapacità e per mancanza di umiltà.

Già, l’umiltà…esiste questa nel business? Esiste, personalmente ritengo sia uno dei valori più importanti, insieme all’onestà e peste lo colga a chi sostiene che per fare i soldi bisogna essere cattivi e senza scrupoli…

Bhè, forse dipende da quanti soldi…

Dimenticavo, alla fine ha vinto Francesco Menegazzo, trader finanziario e socio di un’impresa di comunicazione…una sora di diabolico forzato del lavoro con ottima visione strategica e tanta voglia di emergere…unita però (glielo leggo negli occhi) a tanta infelicità e ad un’animo turbato…chissà se il contratto a sei zeri promesso da Briatore lo aiuterà ad essere più sereno…

Il marketing immobiliare è (ancora) “vintage”!

ottobre 24, 2012 § Lascia un commento

Oggi voglio partire da questa similitudine per parlare di marketing immobiliare.

Perché “vintage”? Cominciamo con la definizione del vocabolo da Wikipedia.

Vintage è un attributo che definisce le qualità ed il valore di un oggetto prodotto almeno vent’anni prima del momento attuale e che può altresì essere riferito a secoli passati senza necessariamente essere circoscritto al Ventesimo secolo. Gli oggetti definiti Vintage sono considerati oggetti di culto per differenti ragioni tra le quali le qualità superiori con cui sono stati prodotti, se confrontati ad altre produzioni precedenti o successive dello stesso manufatto, o per ragioni legate a motivi di cultura o costume.

Il vocabolo deriva dal francese antico vendenge (a sua volta derivante dalla parola latina vindēmia) indicante in senso generico i vini d’annata di pregio.
Qui abbiamo prima di tutto due importanti elementi da considerare nella nostra analisi:

-il fatto che vintage si riferisca a concetti passati, risalenti “ad almeno vent’anni prima”
-il fatto che talvolta di tali oggetti si faccia culto o idolatria.

Il marketing immobiliare è in larga misura (ancora) vintage!

Perché, mentre in altre merceologie si “entrava” nell’era moderna, qui abbiamo pensato di poter utilizzare ancora strumenti e tecniche dell’altro secolo (Il Ventesimo, forse anche il Diciannovesimo..!).

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