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Il blog Marchetting si arricchisce di una nuova “redattrice”, Fraaaa, studiosa di design e comunicazione, amante dell’arancione e delle moto, che scoverà e commenterà per noi nuove campagne pubblicitarie e produrrà adeguate riflessioni sul patinato mondo del marketing.

Benvenuti alla nuova rubrica dedicata alla comunicazione che ogni giorno vediamo in televisione, sui giornali o semplicemente per strada.

Ovviamente questa rubrica non ha la pretesa di essere una cosa troppo seria, ma esprimerà semplicemente la mia modesta opinione, su argomenti che sceglierò di volta in volta (ovviamente il tutto in maniera assolutamente democratica eh..^^).

Incominciamo subito con l’argomento di oggi che, come avrete capito, è l’ultima pubblicità TV della Fiat 500. Quando ho visto i nuovi cartelloni che la pubblicizzavano qualche settimana fa mi sono detta “Ma che carina! Bello il paragone con le “piccole cose”…chissà come sarà lo spot televisivo…”.

Ora che ho avuto l’occasione di vederla, oltre che sentire lo spot radiofonico, devo dire che mi sbagliavo, o quantomeno non ha soddisfatto le mie aspettative.

Mi hanno sempre detto che nel caso di campagne pubblicitarie tutto dev’essere bene riconoscibile, che non si possono usare mille claim diversi nello stesso momento e che avere un’idea buona è fondamentale.

Evidentemente questo è leggermente sfuggito a chi ha progettato la campagna … mi spiego meglio: perché se trovo un’idea semplice ma carinissima per la cartellonistica, ne cerco poi un’altra per lo spot televisivo? Le “piccole cose” si sono trasformate in una brutta versione di “Everybody needs somebody to love” neanche presa dal film dei Blues Brothers (John Belushi e Dan Aykroyd sono inarrivabili) e un modo di rappresentare la macchina che non mi è piaciuto per niente (e mi ha solo ricordato la pubblicità dell’Actimel).

(Si capisce tanto che Blues Brothers è uno dei miei film preferiti? O.ò)

Posso capire che si volesse ricondurre il tutto alle pubblicità della Punto, della Bravo etc. però secondo me non è stata proprio una cosa azzeccata.

Si poteva giocare sulle “piccole cose” magari anche con un po’ d’ironia … anche perché queste “piccole cose” si prestano a molte interpretazioni, a tratti anche goliardiche se si vuole.

Forse hanno preferito una resa finale simile agli spot precedenti proprio perché riconducibili alla nuova percezione che vogliono dare del brand Fiat.

 

[ok..anche oggi mi sono salvata..ho usato claim, brand..si, posso anche sembrare esperta!^^]

 

 

 

 

Mi ha fatto sorridere e dunque lo pubblico qui. Un bel manifesto con l’ultima pubblicità “in store” della Conad: E.C. - Extra Convenienza, con la sagoma del carrello tipo bicicletta di E.T.

Mentre faccio la spesa mi guardo in giro, scruto i cartelloni pubblicitari alla ricerca di claim più o meno intelligenti, annego nell’analisi del lettering e dei font dei manifesti, soppeso e valuto i packaging più diversi, decreto il successo delle melanzane surgelate X e l’insuccesso della zuppa Y, immagino le strategie che stanno dietro al lancio della bevanda Z, mi calo nella parte di membro del focus group K, e di inconsapevole “influencer” nell’acquisto della rivista W…

Poi - entrato per comprare tre pomodori - esco con 200 euro di scontrino e il carrello (brandizzato e sponsorizzato dalla nota marca di caffè Q) pieno di merce. Prima però faccio incetta di volantini e flyer (traboccanti alle casse), gioco al consumatore preso emozionalmente dal concorso di turno, conteggio i miei punti della card Fedeltà, che mi consentirà di acquisire un auricolare Bluetooth dopo aver raggiunto quota 3.000 (+18 euro), mi fermo a provare il nuovo aspirapolvere che la gentile hostess mi mostra decantandone il “valore aggiunto”.

Poi esco. Di nuovo nella trita e ritrita realtà.

Via IMlog segnalo questa ricerca di Pundo3000 che ha effettuato un’impietosa comparazione tra le immagini dei prodotti sulle confezioni o nelle pubblicità e le corrispettive reali. Qui di seguito un video riassuntivo.

 

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Via Negroski scopro che è morto Capitan Findus.

Un’icona della pubblicità se ne è andatta.

L’attore inglese John Hewer aveva interpretato l’ilare e rassicurante capitano dei bastoncini di pesce dal 1967 al 1998.

Nell’immagine, il postino Roulin di Van Gogh che me lo ha sempre ricordato.

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Basta musichette snervanti a corollario di spot insensati, basta “più bianco non si può” e “prendi 3 paghi 2″.

Basta sorrisi stereotipi, idiozie pubblicitarie, luoghi comunissimi, famiglie felici, cani scodinzolanti, mulini bianchi e case nella prateria.

Basta paternalismo, patriottismo, buonismo …

Ogni tanto mi piacerebbe sentire risuonare qualche parola in libertà nel tristo campionario della pubblicità italica. Qualche concetto non scontatto. Qualche Idea degna di questo nome. Un atteggiamento più coraggioso. La voglia di fare e di stupire. Di colpire l’audience, non di ammorbarla…

Zang Tumb Tumb!

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Domani è la giornata mondiale del consumatore.

Il consumatore: amato-odiato-corteggiato, meta e destinatario ultmo di tutti i nostri pensieri, di tutti i nostri sforzi…

 Questa ricorrenza trae origine da un discorso che, il 15 marzo del 1962, il Presidende John Fitzgerald Kennedy pronunciò davanti al Congresso americano.

In quell’occasione il presidente Kennedy indicò per la prima volta i quattro diritti fondamentali dei consumatori:
- il diritto alla sicurezza dei prodotti;
- il diritto ad una informazione completa;
- il diritto ad una libera scelta;
- il diritto ad essere ascoltati.

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Ha ben detto Gianluca Grignani, intervistato durante Domenica In, il giorno seguente alla proclamazione dei vincitori del Festival di Sanremo: il buon Gianluca, che non è solo un rocker apparentemente “maledetto” ma anche un artista sensibile alle nuove forme di comunicazione, ha spiegato che la crisi dei dati di ascolto del Festival di Sanremo 2008 non è imputabile solo a eventuali problemi di qualità dei contenuti ma ad un generale cambiamento del panorama  mediale. Anche in Italia.

Il pubblico si sta orientando verso nuove forme di fruizione: non è solo internet o YouTube, la geografia mediatica mostra sempre nuovi confini.

Quali sono le principali tendenze in atto? Vediamole, molto schematicamente:

-crescente frammentazione dei media e delle audience

-crisi dell’attenzione e dei modelli tradizionali di pubblicità

-centralità sempre più importante del contenuto e non del canale (qualcuno ha detto in passato che “content is the king”)

-passaggio dal concetto di “prime time” (in cui anche le “casalinghe di Voghera” hanno più monitor PC accesi che schermi televisivi) al “my time” (Babelgum, Joost e tutte le nuove forme di palinsesto “home made” e in generale il fenomeno delle web TV)

-conseguenti nuovi modelli di fruizione dei contenuti

-l’utente riveste un ruolo sempre più attivo, non solo nella fruizione e nella scelta dei contenuti, ma anche nella creazione degli stessi e nell’immissione nel circuito mediale

In fin dei conti Baudo non può ritenersi così insoddisfatto dei propri dati di ascolto. Bella consolazione, comunque.

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Questa volta non parlerò di Mistubishi - mi stupisci ma di alcuni claim che ho coniato io.

Quando lavoravo per Fondocasa, in qualità di responsabile marketing dell’agenzia di pubblicità della Holding.

Con tenerezza - ed anche con una punta di orgoglio - ho scoperto che diversi claim creati a suo tempo (2002-2004) sono ancora usati da un’azienda così importante, protagonista del franchising immobiliare in Italia.

Ed ecco che “mille soluzioni per comprare e vendere casa” resiste ancora nella head banner del portale. Avevo pensato che chi compra casa spesso affronta paure e problemi, anche ingenti. Ed ecco il bisogno di una consulenza onesta e leale. Non potento copiare il bellissimo “La tranquillità di fare centro” di Tecnocasa (leader assoluto in Italia nel franchising), sono andato su un più generico “mille soluzioni”.

Anche la rete di agenzie finanziarie e di muto casa (Mavrefin) conserva il claim “soddisfa la tua voglia di casa”. Casa intesa come edificio e luogo fisico, ma più facilmente come luogo dell’anima, come focolare domestico che è possibile vivere ed avere grazie ai mutui di Mavrefin.

Anche lo slogan della ricerca di personale, problema annoso di tutte le reti immobiliari, in cui c’è un grande turnover, è rimasto lo stesso: “Trovare lavoro è troppo difficile? In Fondocasa il lavoro c’è!”. Forse con una vaga allusione a tanti bamboccioni che si lamentano di non trovare lavoro salvo poi non “sporcarsi” le mani partendo da un lavoro oscuro e faticoso come ad esempio l’acquisitore immobiliare, quello che suona i campanelli…

Tutti slogan semplici, quasi banali, direi … slogan che - resistendo nel tempo - dimostrano che diverse cose buone ho lasciato dietro di me…

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Il buon Andy Wharol già lo caldeggiava…

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Come definire l’ultimo libro di Henry Jenkins, Cultura Convergente? Istruttivo, interessante, provocatorio.

Jenkins ci traghetta oltre il paradigma (assai inflazionato) del web 2.0: se il 2006 ha visto molte aziende scoprire i cosiddetti contenuti generati dagli utenti, e il 2007 ha generato contraddizioni tra produttori e consumatori (con gli utenti che non hanno quasi mai tratto profitto dalle loro “creazioni”), il 2008 vedrà il tentativo di pacificazione e conciliazione attraverso la comprensione di cosa abbia valore per ciascuna parte.

E’ inevitabile. Creazioni mediali professionali generano innumerevoli contenuti “amatoriali” mentre sperimentazioni grassroot (che partono dal basso, come certi video di giovani artisti su You Tube, per esempio) possono avere esiti commerciali e commerciabili.

Nella cultura convergente i consumatori partecipano in maniera attiva alla produzione ed anche alla circolazione di contenuti. Ne parlavo qui: le aziende, grandi e piccole, assistono al proliferare di questa tendenza, talvolta ne hanno timore ma non possono più arrestarla. Grazie alla Rete il pubblico/consumatore acquisisce materiali, foto, video, immagini, contenuti e li interpreta, li rimescola, li arricchisce, li banalizza, li ridistribuisce …

Non è necessario che le aziende si buttino a capofitto in questo magma, perchè fa figo ed è fashion avere un blog o girare un video virale. Cerchiamo di far capire loro - prima - che un processo inarrestabile è cominciato. Che non si torna indietro. Che c’è una  nuova geografia mediale e sociologica.

E se davvero i mercati sono conversazioni, cominciamo ad acoltare, che è sempre buona norma nella comunicazione.

Iniziare a conversare/partecipare sarà un passo inevitabile e (più o meno) leggero.

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La filiale Citroen spagnola si inventa una pubblicità simpatica e un pò irriverente, i cinesi in Spagna si adirano e protestano, la Citroen ritira la pubblicità e si scusa …

Nella foto Mao Tse Tung, con una smorfia posticcia, afferma: “A Cesare quel che è di Cesare. Certo siamo leader, ma in Citroen la Rivoluzione non finisce“…

Non è nuovo il legame tra advertising e icone storiche e politiche. Come non ricordare lo spot di Spike Lee per Telecom con il Mahatma Gandhi che trasmette i suoi messaggi di pace in real time e a tutto il mondo? O i gelati Magnum al gusto CHErry Guevara (!). O ancora Gorbaciov - questa volta consenziente - che reclamizza Louis Vuitton davanti al Muro di Berlino? …

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Fendi ha lanciato una versione bianca in tela della propria famosa “baguette” (è una borsa, l’ho appena scoperto…) per festeggiarne i dieci anni.

Viene venduta (alla modica cifra di 880 euro) con una serie di pennarelli Pantone.

Per personalizzarla e renderla unica.

Ora Eva Longoria dovrà consultare David Weinberger.

Oggi Marketing Journal, magazine del Club del Marketing e della Comunicazione, riporta un mio (vecchio) post sul tema “guerrilla” con un esempio concreto e alcuni consigli pratici ispirati dal buon senso.

Parlando quindi di marketing “non convenzionale” non possiamo non dibattere di quanto le aziende vogliano e possano rischiare per mettere in pratica azioni alternative a quelle “tradizionali”.

Ieri sera ero a colloquio (piacevole) con il direttore commerciale di una grossa azienda alimentare italiana: ebbene, questo coraggio bisogna trovarlo - è stato il sunto della conversazione. In momenti di crisi e passaggio (come quello attuale) sono le aziende “coraggiose” che emergono e si salvano dal baratro.

Evoluzione e crisi come momenti ideali per l’epifania di strumenti e ideologie diverse e innovative…

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BootB.com è una Repubblica della Creatività illimitata, come la definiscono i creatori, ossia un punto di incontro tra aziende alla ricerca di idee e creativi in grado di fornirle.

La aziende pubblicano on line il brief e chiunque in tutto il mondo (sono 12 le lingue supportate) può partecipare alla gara. E “vincere” il premio messo in palio.

Molto interessante: l’iscrizione è gratuita, come su Facebook o YouTube, e ci sono già brief interessanti di nomi come Auchan, Lego, Peugeot … e BootB stessa che cerca qualcuno in grado di supportarne il lancio con video e iniziative virali.

L’iniziativa è stata lanciata con più di 300 eventi in 18 paesi di tutti i continenti e ha già avuto eco internazionale.

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E’ un pò come nel sesso.

L’uomo, il Maschio, è più attento all’immagine. Al dettaglio. Al singolo elemento materiale. Ad un approccio visivo, tangibile.

La donna, la Femmina, si appella invece all’immaginazione. Alla fantasia. Alla scoperta. Alla riflessione. Alla partecipazione. Alla collaborazione.

Il marketing che vorrei è più femminile che maschile. Più immaginazione e meno immagine.

Viva le donne, viva il marketing.

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Affari & Finanza di lunedì scorso riportava un pezzo di Arturo Zampaglione che racconta le nuove strategie di marketing del colosso Procter & Gamble. Essere vicini ai consumatori con ogni strumento a disposizione e cavalcare la rivoluzione dell’interattività che offre maggiori rendimenti all’investimento pubblicitario, questa la nuova mission di Jim Stengel, global marketing officer di P&G.

Un cambio epocale nei piani di comunicazione e negli investimenti del leader mondiale dei beni di largo consumo: meno TV e pubblicità tabellare, e più web e iniziative “non convenzionali”. Come l’operazione di street marketing attuata a Time Square per pubblicizzare la carta igienica Charmin, con la “sponsorizzazione” di un bagno pubblico. Con iniziative sociali come il finanziamento di vaccini anti-tetano nei paesi più poveri … o gli aiuti erogati dopo l’uragano Katrina.

Nel complesso P&G si sposta verso una comunicazione “collaborativa”, e quindi sarà forte l’utilizzo dei social network, soprattutto nei paesi più avanzati.

Anche nel largo consumo, quindi, una nuova comunicazione è possibile.

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Cito qui un interessante articolo apparso su Nòva di ieri: si parla di Loic Le Meur, controversa figura di blogger imprenditore francese, fondatore di start up, creatore dell’evento culto “LeWeb”, appena svoltosi, consulente di Sarkozy.

Le Meur, che ha trasferito il proprio business a San Francisco, per uscire dal provincialismo europeo (”…se devo fare un accordo con Twitter, li chiamo, ci vediamo per un caffè e due ore dopo l’affare è concluso…”), ha ora lanciato il proprio decalogo per avere successo. Vale la pena vederlo, punto per punto:

1. Non attendere l’idea rivoluzionaria. Le Meur suggerisce che è meglio puntare su uno “spazio vuoto”, eccitante e agire rapidamente … Sono d’accordo: prendiamoci quelle nicchie che non sono ancora state esplorate. O, nel caso non possiamo, agiamo comunque con velocità e passione, senza aspettare la prossima invenzione che cambierà le nostre vite

2. Condividi le idee. Le Meur cita la propria esperienza con l’azienda Rapid Site, da lui fondata nel 1997 e andata in contrasto con France Telecom. Invece di fare causa al colosso tel.co Le Meur gli ha venduto l’azienda…capitalizzando… Bisogna parlare con i concorrenti…

3. Costruisci una community. I network sociali - usati coerentemente - fanno sì che si parli di prodotti/servizi/persone…

4. Ascolta la community. E’ un lavoro duro e continuo, lo sappiamo, ma bisogna rispondere a tutti i feedback che vengono da una community o da un social network.

5. Metti insieme una grande squadra. Giustissimo: bisogna circondarsi di collaboratori che siano più bravi di noi

6. Riconosci per primo un errore. Parlare pubblicamente di un proprio errore è una bella mossa … e poi sforziamoci di imparare dagli errori…

7. Non perdere tempo in ricerche di mercato. Ennesima provocazione di Le Meur. Che suggerisce di laciare versioni test di un prodotto/servizio in tempi rapidi. Migliorando il prodotto in forma “open”

8. Non farti ossessionare dai business plan. Che a volte mentono o non rispecchiano la realtà. Oppure deludono. Buon senso è la chiave del business pensato da Le Meur

9. Non pianificare grandi sforzi di marketing. Qui per marketing Le Meur intende advertising: in epoca di social network non è più necessario stanziare cifre ingenti per campagne dal taglio generalista. Andiamo a cercarci e coccolarci il nostro target. Facciamo in modo che la nostra community ami il nostro prodotto.

10. Non pensare a diventare ricco. E’ quanto pensa anche Lapo Elkann … ma ricco lui lo è già … La ricetta di Le Meur, che condivido, è quella di puntare sugli utenti: il denaro è conseguenza del lavoro e del successo, non il fine

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Ho rivisto in video l’interessante presentazione fatta da Marco Montemagno, giornalista di SKY, blogger e AD di Blogosfere, al recente IAB Forum. A parte l’estrema bravura nell’esposizione e la capacità di coinvolgere un audience (geniale aver fatto alzare tutto il pubblico presente per fare un applauso a Internet…), di Marco apprezzo la chiarezza. Dal suo discorso estrapolo qui i 4 punti di forza principali del web, ed in particolare del web 2.0 …

-Distribuzione: internet è utile per tutti, bando alle criminalizzazioni che qualche grande nome del giornalismo fa in nome della notiziabilità e bando al pressapochismo di chi parla di internet senza conoscerlo … Internet è il reame della viralità e delle potenzialità, basta avere un’idea buona e questa può circolare su milioni di PC e terminali mobili …

-Condivisione: sia in termini di dati, che di persone … qui il paradigma è quello del consumatore che “costruisce” il proprio Brand, il proprio Prodotto … ottimi gli esempi dei video di Dove e di Boeing, che ha coinvolto gli utenti nella definizione delle caratteristiche produttive iniziali

-Dialogo: è cambiato il rapporto - in seno al web stesso - tra produttori e fruitori di informazioni/prodotti/beni/servizi … non possiamo più ignorare il fenomeno dei network sociali, possiamo non utilizzarli ma non far finta che non ci siano …

-Personalizzazione: il web è sempre più consumer-centrico, qualcuno usa il brutto termine “prosumer” … grazie a internet posso cucirmi addosso strumenti, reti di relazioni, contatti, posso veicolare idee e renderle concrete, senza essere un guru o uno smanettone

Un anno fa, lo ripeto spesso, non avevo un blog: ho voluto mettermi in gioco anche io, capire di più, prendere le facciate - come dice Marco - ma vivere la rete e questa sua rivoluzione. Ci ho messo la faccia e devo dire che è stato (ed è) esaltante :-)

La TV e i media in genere sono infarciti e alluvionati, in questi giorni, dalle pubblicità natalizie … panettoni, cioccolatini, viaggi, libri, Cd e ogni altra categoria merceologica … in questo marasma a tratti stucchevole e fastidioso ecco un’insana illuminazione: la Red Bull, sulla scia dei propri spot ironici, lancia un messaggio sulle reti Mediaset … ed ecco i 4 Re Magi che recano in dono al Divino Infante oro, incenso, mirra e … una cassa di Red Bull!

Apriti cielo, è proprio il caso di dirlo! Un sacerdote siciliano si è infuriato, ha scritto una email (!) alla Red Bull Italia che si è scusata e ha ritirato lo spot…

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Luca De Biase, partecipando a Web2.Oltre, ha portato la propria esperienza nella scrittura del libro Economia della felicità.

Ne parla qui, in un post che ho apprezzato moltissimo.

Fare marketing in epoca di web 2.0 vuol dire anche considerare i cosiddetti “beni relazionali”, una dimensione economica che non prescinde dai rapporti tra la persone. Persone che producono contenuti (”UGC”), che li condividono, persone che scambiano sapere, pareri, informazione, emozioni.

Nel marketing del futuro non solo i Brand potranno essere “costruiti” e “partecipati” in qualche modo dagli utenti stessi, ma le aziende stesse dovranno compiere passi sempre più decisi verso i consumatori. Un percorso di maggiore consapevolezza.

Forse alla fine del processo di consapevolezza si scoprirà che si fanno addirittura affari migliori se si tiene conto davvero delle persone.

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Un’agenzia di pubblicità belga sta lanciando la nuova tratta ferroviaria Eurostar Bruxelles - Londra attraverso una serie di immagini ironiche (e talvolta “forti”) che mettono alla berlina i più comuni stereotipi britannici. Qui il campionario completo, con il coro dei “pro” e dei “contro”. Divertente lo slogan: Attenzione! Londra è all’angolo della strada

Via Negroski.

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Bella idea di Allianz … Questa non è una pipa, recita la pubblicità, con evidente riferimento al celeberrimo quadro di Magritte … e poi aggiunge Questo è un aggeggio che compromette i bronchi in modo fatale … Finale con il claim Hopefully Allianz health insurance …

Lo hanno fatto anche con Il Martello (…questo è un comune distruttore di dita), la Banana, La Tegola …

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Leggo su Panorama Economy che H&M ha inserito dei codici a barre sui suoi annunci e cartelloni pubblicitari. Così il consumatore può, con il proprio cellulare, scansire tale codice e, dopo la lettura ottica, essere indirizzato ad un menu interattivo dove potrà scegliere taglia, colore e pagare sempre tramite il device mobile.

Bel modo per H&M di trasformare qualsiasi ambiente (anche un angolo di trada malfamato, o il muro di un metro) in un potenziale punto di vendita. Shopping-follia o innovazione al cubo?

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Dopo una colpevole interruzione ritorna il piccolo spazio di conversazioni in Rete con professionisti, operatori, uomini e caporali che leggo volentieri dentro e fuori internet. Oggi è la volta di Gianluca Diegoli, markettaro ed autore di uno dei blog più intelligenti che io abbia mai frequentato, “responsabile” suo malgrado della mia “conversione” ai social media.

Quali  sono secondo te le innovazioni più importanti nella “comunicazione” degli ultimi tempi?

Tutte le novità principali si trovano nella riscoperta del lato ‘umano’ delle aziende. Se non c’è quello, non c’è tecnologia che tenga.
 

Una definizione “alla [mini]marketing” di web 2.0

Essere 2.0 è riuscire ad apprezzare (e superare le paure de) la profonda grandezza e superiorità dell’entropia generata dagli utenti. Il Web 2.0 è un insieme di tool creati per chi vuole intraprendere questo percorso.
 

Possiamo considerare davvero (e in che modo) i blog (e i network sociali) uno strumento di marketing e comunicazione?

Beh, ogni forma di espressione è comunicazione, quindi anche i blog lo sono, ci piaccia o no. Se per marketing intendi uno strumento per “mandare messaggi” allora i blog e i SN non lo sono.
 

Pensi che - grazie all’interazione sempre maggiore tra brand e consumatori - le marche del futuro saranno create dagli utilizzatori stessi, come “qualcuno” ipotizza?

No, francamente non ci credo, e un po’ ne ho paura, come nel caso della fantomatica auto creata dall’uomo medio per eccellenza (Homer). Credo che la scintilla creativa propositivia nasca dal singolo, e che poi possa essere tutto migliorato dalle masse collaboranti.
 

Nel mio blog parlo spesso di Low Cost Marketing (e c’ero prima io de La Casalinga di Voghera! :-) ), un approccio al marketing dominato dal buon senso e dal realismo: che ne pensi?

Credo che si impari molto, a dover spendere poco,  a vedere l’effettivo ritorno delle cose, a non dover essere schiavi della spesa dell’anno precedente. In realtà tutto il marketing innovativo puo’ essere basato su strumenti apparentemente lowcost. Quello che questo approccio richiede pero’ (e non è low cost) è molto tempo, molta esperienza, molta continuità, forse troppo per un ufficio marketing normale :)
 

Credi alle teorie dell’emotional marketing di Gobè o ai “lovemarks” di Roberts?

Gobè non lo conosco bene e preferisco non dare giudizi. Lovemarks è una bella sceneggiatura di come dovrebbe essere la storia d’amore tra aziende e prodotti. Temo però che sia ottimista sull’effettivo ricambio da parte delle persone: le aziende continuano a pensare di essere al centro dei nostri pensieri, e nella stragrande maggioranza dei casi non lo sono.
 

Parlami delle 3 campagne di comunicazione on line che hai apprezzato maggiormente negli ultimi mesi

Ecco, se proprio te lo devo dire, così al volo, senza aiuti dalla regia, non ne ricordo nemmeno una. Forse è il concetto di campagna che online non si presta. Se conversi, lo devi fare sempre, non solo durante la campagna.
Anche tutto il fenomeno dello street e del guerrilla, se devo essere sincero, mi ha stancato. Osservo, analizzo e dimentico.
 

Raccontami - in poche parole - il tuo approccio di uomo di marketing&comunicazione in epoca di social networking e castronerie alla Second Life

Dare il beneficio della prova, provare tutto, cercare di falsificare tutto, raccogliere quello che rimane.
 

(per finire): possiamo davvero credere alle teorie dell’universo inflazionario e alle superstringhe?

Assolutamente sì. La storia di Google sta lì a dimostrarlo.

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Venerdì ero a colloquio con il management di un’importante rete immobiliare in franchising italiana.

Incontro piacevole: è sempre bello confrontarsi con operatori del settore che abbiano intenzioni e strategie aziendali innovative.

Si è parlato di marketing, di cosa fa e di cosa dovrebbe fare.

Per me è sempre valido l’esempio (ancorchè inflazionato) delle acque minerali: sono tutte uguali (come le benzine) e compito del marketing e creare e sottolineare delle differenze. Così bisogna fare nel campo immobiliare: le proposte di affiliazione dei franchsing più importanti sono molto simili tra loro … si parla di banca dati, di sito, di formazione specifica, di visibilità e notorietà del marchio … compito dei markettari è spingere al massimo le peculiarità della singola rete, ragionare sui valori specifici, creare dei plus, dei punti assolutamente univoci ….

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via Negroski

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Ho recentemente riletto Sappiamo cosa vuoi di Martin Howard (Minimux Fax), un interessante manuale di - rubo il termine a Goetz - “ecologia del marketing”. Howard, ex guru ed esperto mondiale di comunicazione e pubblicità, si è da tempo convertito (!) e ravveduto (!) e in questo testo ci insegna a difenderci dalla persuasione occulta, ossia dai meccanismi diabolici che aziende, governi e religioni mettono in atto per venderci a tutti i costi un prodotto, una guerra in Iraq, un aldilà sicuro.

Un pò estremo, forse, ma dice delle verità. Io stesso a volte entro in un centro commerciale con l’idea di comprare UN prodotto. Poi me lo dimentico e - per spezzare l’incantesimo negativo - ne compro altri dieci alla rinfusa sperando di azzeccare quello che avevo in mente all’inizio. E spesso ce la faccio. Ed esco, stordito e attonito per aver comprato cose di cui posso fare tranquillamente a meno, come ad esempio una copia de Il Giornale di Giordano.

Volevo soffermarmi poi sull’aspetto delle Pubbliche Relazioni, che - per nascita (oscura) e per leggende metropolitane - Howard ammanta di negatività. Anche qui c’è del vero ed è affascinante e annosa la diatriba anche all’interno del corpus degli spin doctors: quale il confine tra verità e mezza verità? E’ meglio una mezza verità o una bugia intera? A fare luce su questi temi c’è il bellissimo libro di Patricia Parsons, L’etica nelle relazioni pubbliche, pubblicato in Italia anche grazie alla Chiappe & Revello.

Altro libercolo “scomodo” è Nati per comprare (Apogeo), di Juliet B. Schor, che getta altre ombre buie sull’operato delle aziende americane, colpevoli di bombardare di messaggi pubblicitari gli stessi bambini, vittime designate della persuasione occulta … questo ne è un estratto:

“Oggi il bambino americano medio è immerso nel mercato di consumo con una modalità tale da annichilire qualsiasi raffronto storico. A un anno guarda Teletubbies e mangia il cibo dei suoi ‘promo partner’ Burger King e McDonald’s. A 18 mesi i bambini sono in grado di riconoscere i loghi commerciali e prima di raggiungere il secondo anno d’età chiedono i prodotti nominandone la marca. Secondo gli esperti, entro i tre anni o i tre anni e mezzo i bambini cominciano a credere che la marca sia in grado di conferire loro caratteristiche uniche, per esempio l’essere in gamba, forti e intelligenti”

 E pensare che io confondo sempre (sempre!) Vigorsol e Daygum … ma non sono la stessa cosa, poi? …

Chiudo con altro classico (per me): Babbo Natale. Dove si racconta come la Coca-Cola ha plasmato il nostro immaginario (Fazi), saggio antropoligico di Nicola Lagioia che tratteggia la storia di come la Coca Cola abbia creato l’immagine “moderna” di Santa Claus appropriandosi di un “prodotto” della cristianità per farne un simbolo del consumismo.

Io ho sempre preferito il presepe.

Riporto qui un post del sempre originale ed ironico Gianluca di [mini]marketing, il blog che mi ha fologorato due anni fa sulla via del web 2.0 spingendomi a postare i miei deliri su questa piattaforma.

Si parla delle 7 T del marketing utopico (clicca la JPG qui sotto per ingrandire).

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Geniale chi nei commenti ha detto che era fermo alle “3 T” bolognesi…

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E’ in uscita (24 ottobre) il nuovo libro del guru e CEO di Saatchi & Saatchi, Kevin Roberts: Effetto lovemarks. Vincere nella rivoluzione dei consumi.

Seguito di Lovemarks, il futuro oltre i brands, questo libro dà voce non solo agli operatori del marketing ma ai nuovi “protagonisti” nella costruzione di marchi di successo: i consumatori stessi.

Lovemark è un brand, o un evento o un’esperienza, di cui le persone si innamorano. Quali gli ingredienti per creare un lovemark?

1. mistero: è il segreto che tiene in vita le relazioni a lungo termine, di qualsiasi natura siano. L’azione inaspettata, il gesto segreto, lo scatto imprevedibile

2. sensualità: facciamo esperienze attraverso i sensi. Quando un marchio solletica e sollecita tutti e 5 i sensi, allora il risultato è “indimenticabile”.

3. intimità: sta per empatia, impegno, ed è da questo che nasce la fedeltà nel tempo da parte dei consumatori.

Nell’epoca della “attraction economy”, sono due i (non) luoghi più importanti: lo schermo (del cellulare, del PC, del cartellone in autostrada, del TV) e il negozio. L’emotività guida l’acquisto, e trasforma impulsi alogici in un processo di identificazione e immedesimazione.

Roberts conia un nuovo termine per definire il rutilante mondo del consumismo 2.0: “SiSoMo”, ossia un blending di Sight (vista), Sound (suono) e Motion (movimento).

Dopo l’immaginazione, ecco il cuore al potere.

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Ho letto con interesse la presentazione fatta da Maurizio Goetz a SMAU ieri. Il tema, scenaristico ma di “scottante attualità” direbbe una Buonamici qualsiasi, è quello delle nuove frontiere del marketing.

Esiste una non più strisciante crisi dell’attenzione verso la pubblicità, a cui le aziende reagiscono in due modi: (a) con una comunicazione più ricca ed impattante e (b) con una comunicazione più “leggera”, attraverso l’utilizzo dei social media.

Dalla tradizionale campagna pubblicitaria assistiamo al passaggio a forme nuove, al concetto di movimento: la prima ha una durata finita ed è drammaticamente “battagliera”, il secondo mira all’evangelizzazione, alla condivisione, alla viralità, allo scambio…

Il nuovo ruolo della comunicazione non è solo quello di generare attenzione ma di coinvolgere i pubblici, le persone, gli utilizzatori, i clienti, che in qualche caso collaborano (la chiosa è mia) alla costruzione di un brand, ne decretano il successo o l’insuccesso.

Il nuovo paradigma del “marketing liquido” è quello di una comunicazione “agile” (e qui torna di nuovo l’immagine calviniana della “lightness” delle Lezioni Americane), adattiva, all’interno della quale le competenze sono rimescolate e il messaggio, proprio come l’acqua in un recipiente, si adatta ai contesti. Affascinante.

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Simpatica campagna pubblicitaria per i KBP Radio Awards … alzi la mano chi di voi non si è sentito dire almeno una volta da un cliente “il logo dovrebbe essere più grosso” e similari …

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La SONY annuncia che ha attivato una business unit che si occuperà di in-game advertising. Bella mossa, in quanto si tratta di un mercato in forte crescita con cifre interessanti.

A occuparsene sarà Darnele Kindler, veterana del settore, un passato in Nintendo e soprattuto in Adscape Media, azienda di in-game advertising recentemente acquisita da Google.

A corollario, la SONY ha siglato un accordo con Nielsen Media Research per sviluppare sistemi di misurazione per la pubblicità presente nei videogiochi.

L’annuncio non farà certo piacere a tutti i gamers, alcuni dei quali forse la pensano come Enrico Bianchessi.

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Giampaolo Colletti ha scritto un pezzo su 7th floor che parla di Brand TV e del fiorire di nuove forme di broadcasting sul web.

Interessante notare che - ancora una volta - è il contenuto creativo a fare la differenza: piccole aziende come la citata Blendtec, produttrice di frullatori, azzecca il format giusto e spopola e colossi come Bud ottengono l’effetto contrario con i consumatori.

Qui non serve scialacquare soldi e fare investimenti milionari. Qui ci vuole un’idea. Giusta.

Mi piace poi questo nuovo assetto di comunicazione diretta tra impresa e consumatori, resa possibile dalle web TV: niente mediatori, trasparenza, velocità, appeal.

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E’ stato uno dei primi colossi italiani di internet, il portale Virgilio. Nato come vetrina generalista e aggregatore di contenuti, è stato poi accantonato (come brand) per fare il posto ad Alice.

Ingiustamente :-)

Ora torna, come paladino dei contenuti “free” di Telecom Italia Media, mentre Alice va a presidiare quelli a pagamento (IPTV, ADSL). Certi brand non muoiono. Magari languono, in un angolo. Dimenticati. Poi risorgono, perchè hanno un contenuto sostanziale “forte”, “appealing”.

Proprio in questi giorni ho visto il nuovo sito dell’Abarth, marchio corsaiolo di casa FIAT. E il nuovo blog. Complimenti. Un’operazione di recupero che non ha nulla a che vedere con la nostalgia e i rimpianti “vintage”.

ps: da “giovane” ho avuto una A112 Abarth rossa, che mi dava emozioni che neanche la mia Audi (sportiva) attuale…

 

Oliviero Toscani ha colpito ancora. Questa volta il soggetto ripreso dal geniale uomo di comunicazione è una ragazza, Isabelle Caro, 165 cm per 31 kg, una vita in lotta contro l’anoressia. Un’immagine estremamente cruda e reale, un corpo sofferente, una vita stravolta dal dolore e dal disequilibrio. Il tutto patrocinato da No.l.ita, uno dei brand “fashion” del Gruppo Flash & Partners, che ha pianificato uscite sui quotidiani (vista ieri su Repubblica ma il Corriere ha detto “no”) e maxi affissioni a Milano, dove è in corso proprio ora la Settimana della Moda.

Per Toscani la moda non è da criminalizzare in quanto sono i media in genere, e la società nella sua interezza, a proporre alle ragazze modelli assurdi. E finalmente - aggiunge - un’azienda ha capito l’importanza del problema “anoressia” a ha avuto il coraggio di associare il proprio nome ad una campagna sicuramente “scomoda” e di forte impatto.

Il ministro della salute Livia Turco si è dichiarata favorevole alla campagna, in grado di aprire efficacemente un canale comunicativo originale e privilegiato con il pubblico giovane.

A me qualche dubbio viene. E’ proprio necessario mettere in piazza il dolore (con la scusa di sensibilizzare i mali della società) per farsi pubblicità? E’ proprio necessario questo buonismo/moralismo/paternalismo? E’ giusto fare propri i disastri del nostro tempo per reclamizzare un marchio fashion?

Toscani si didende: io ho fatto, come sempre, un lavoro da reporter: ho testimoniato il mio tempo. Si. Con le tasche piene.

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Su dammiunnome.com creativi ed aziende possono facilmente incontrarsi e ottenere mutui vantaggi: alzi la mano chi non ha sudato freddo almeno una volta quando si tratta di scegliere un logo giusto o dare un nome ad un prodotto oppure creare un claim per un lancio pubblicitario.

Ennesimo parto del web 2.0: il sito, intuitivo e pratico, è lo strumento che permette alle aziende di ricevere “consulenze” low cost e a nuovi e vecchi creativi (perchè in fondo tutti lo siamo…) di farsi conoscere ed anche di guadagnare qualche cosa, fosse anche solo un simpatico premio.

Originale.

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Ho aperto questo blog dal primo gennaio 2007. Una data quasi simbolica e sicuramente (per me) da ricordare.

Ho conosciuto persone interessanti, ho scoperto cose nuove, ho utilizzato il tempo del blog come un momento (unico) di formazione tenendomi informato (in modo assolutamente “professionale”) su quanto capita intorno a me nel campo della comunicazione, del marketing, delle pubbliche relazioni, di internet, dell’ICT in genere…

Il mio blogroll (insieme con l’aggregatore) è cresciuto costantemente nel tempo, anzi: ultimamente ha subito un’accelerazione, e ci sono sempre più spazi interessanti da visitare, blog da leggere, cose da meditare … e purtroppo manca sempre il tempo …

Questi gli ultimi blog/progetti web che (da ex ignorante della blogosfera) segnalo ai miei fedeli lettori:

-Tommaso Tessarolo e il suo progetto di internet TV, N3TV. C’è tutto un pullulare di progetti, spunti e idee sulle nuove forme di trasmissione televisiva via web, anche senza scomodare “big” come Joost o Babelgum. L’amico Giampaolo Colletti, esperto di TV “alternative” (si veda il suo progetto AltraTV), è emigrato in Technogym per diffondere anche lì il verbo di queste nuove forme di comunicazione.

-Federico Fasce (Kurai), “content provider” per la TV di Tessarolo e abile conversatore su temi di digital lifestyle…

-Belowthebiz, una delle ultimissime “scoperte”, blog curato da due professionisti pugliesi che trattano in maniera chiara e professionale di comunicazione e marketing, con una netta precedenza per il canale on line

-Hagakure, una internet PR agency, che ha aiutato alcune grandi (e piccole) aziende ad approcciare con successo il mondo del web 2.0 …

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E’ on air il nuovo spot dell’amaro italiano per eccellenza, il Cynar. Protagonisti gli scanzonati componenti del gruppo musicale giovanil-demenziale Elio e le Storie Tese.

Naturale, leggero, conviviale! … io direi geniale nel riproporre il format dell’antico spot con Calindri seduto in mezzo alla strada a farsi un bicchiere di Cynar. Ora i ragazzotti degli Elio sono nel centro di Piazza Affari. Colonna sonora, un pezzo (”Carciofon”?…) cantato da loro medesimi.

Il Cynar, ossia tutta la genuina simpatia italiana del dopo pasto! Una presa in giro delle pubblicità nazional popolari stile Fiat 500 …

Con incursione pseudofantascientifica finale con l’astronave a forma di carciofo che salva i ragazzi dopo che si sono scolati tutta una bottiglia …

Contro il logorio della vita moderna … un claim senza tempo per una pubblicità autoironica, simpatica e - pur con tutte le mie personali riserve per la promozione pubblica di alcolici - davvero ben riuscita.

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Questo qui sopra è l’invito (vero!) per lo spettacolo pensato da Alitalia per celebrare i suoi 60 anni di attività…

Via Marco Montemagno copio e incollo qui una vignetta che mi fa pensare…

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La comunicazione, sia essa pubblicitaria o relativa alle PR, assume a volte connotati mostruosi.

I linguaggi adottati nell’advertising classico sono (spesso) quelli che un padrone simpatico utilizza con il proprio fedele cagnolino: paternalistici, stupidi, estremamente affettati, leziosi, inutili, snervanti, irriguardosi, maleducati … pensiamo alle pubblicità di acque minerali in cui personaggi in tutine aderenti cantano una bruttissima e fastidiosa canzonetta … le medesime tristi melodie di un noto formaggio italico … pensiamo agli spot deliranti di assorbenti magici, di prodotti miracolosi per la pulizia domestica, di autovetture dal design quantomeno insolito, di profumi immersi in ambienti surrealistici, di benzine che non inquinano (!), di salutari cibi surgelati, liofilizzati, trattati …

E pensiamo anche a certi comunicati stampa che circolano in giro. Non solo quelli di Lapo. Lui è un caso a parte. A certe frasi senza senso, a deliri di autocompiacimento e autoreferenzialità, a masturbazioni linguistiche e mentali … ma tutti (prima o poi) ci siamo caduti e ci cadremo … perchè a volte il committente proprio non vuole capire … e noi a volte non sappiamo proprio dire di no…

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Lo sapete forse quasi tutti. Forse non vi importa molto, però anche Lapo ha un blog. E come poteva mancare? Si tratta del blog corporate del suo nuovo progetto I-I (Italia Independent). In questo post, dove parla della famiglia I-I (una famiglia all’americana più che all’italiana…), Lapo dice che il suo obiettivo, prima ancora di fare profitto, è quello di innovare. Beato lui…

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Il nuovo spot Lactacyd, a firma Grey/Fargo, ha suscitato in me qualche pensiero (deformazione professionale di una mente malata, a volte). Fondamentalmente non mi è piaciuto. Troppo retorico ed ammiccante.

Massimiliano Sfregola di Mentelocale ne parla qui in maniera non lusinghiera. Crazy Marketing invece lo apprezza e afferma che coglie il lato vero delle donne. Dal canto loro quelli di GlaxoSmithKline hanno condotto la loro ricerca e hanno condensato i risultati in questo spot.

Ma davvero Lactacyd sa cosa vogliono le donne, al di là della propria igiene vaginale?

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Da oggi il blog Marchètting collabora con la rivista on line Tafter, un e-magazine che indaga e studia l’economia della cultura.

Un punto di incontro e uno stimolo per la ricerca sul binomio cultura-impresa, sul marketing territoriale, sullo sviluppo locale, sull’economia legata ai beni culturali in senso più ampio.

Buona lettura.

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Dopo Maurizio Goetz, un altro gradito ospite a “Tre minuti con…”, il piccolo parlatoio di Marchetting Blog dedicato a veloci ma intense conversazioni in Rete con persone che amo leggere: oggi è la volta di Mauro Lupi, Presidente di Ad Maiora e blogger.

Alcune domande che rivolgo agli ospiti sono sempre le stesse, in quanto - sulla scia e sulla falsariga delle Directions, inchieste a tema dal taglio americano - mi interessa conoscere l’opinione di diverse persone sullo stesso tema: il disclaimer serve a chiarire che il caldo torrido del mio ufficio non mi ha ancora “bruciato” gli ultimi neuroni disponibili…

  1. quali  sono secondo te le innovazioni più importanti nella comunicazione on line degli ultimi tempi

La moltiplicazione dei canali di comunicazione e dei formati da una parte e dall’altra l’avvento dei contenuti generati dalle persone 

2. i blog possono essere considerati uno strumento di marketing e comunicazione? 

Sono indubbiamente uno strumento di comunicazione, che però utilizza un’impostazione differente. Il produttore dei contenuti è tipicamente un individuo, il tono e lo stile sono informali e trasparenti, si alimentano periodicamente. Per le aziende che hanno colto la necessità di iniziare a sintonizzarsi sul modo con il quale le persone comunicano e dialogano su internet, i blog sono lo strumento ideale su cui basare il rinnovamento del loro modo di comunicare.

Invece, i blog non sono un nuovo modo di fare pubblicità, almeno come l’abbiamo sempre intesa.