La comunicazione interna in ambito immobiliare

aprile 5, 2011 § Lascia un commento

Ne parlo QUI su Immobiliare.com.

[immagine da creareonline.it]

Natività digitale

dicembre 22, 2010 § 1 commento

Anatomy of Buzz

dicembre 6, 2010 § Lascia un commento

In ogni società un piccolo numero di persone influenza le opinioni di tutti gli altri che li circondano. Alcuni “infuenti” sono riconoscibili, come i politici o i capi delle grandi aziende, ma altri sono gente normale con una personalità o un modo di comunicare particolare.

Svariati libri (tra cui The Influentials, The Tipping Point e Anatomy of Buzz) descrivono come la memetica possa portare la ricerche di mercato a un nuovo livello. Gli “influenti”, detti anche opinion leader, adesso vengono individuati con successo per diventare, consapevolmente o no, portatori di messaggi pubblicitari.

La società di ricerca Roper ASW dichiara: “Gli influenti sono così ben inseriti che sono i primi a venire a conoscenza di molte cose, e successivamente ne parlano ad altri. Sono i più grandin generatori di passaparola nella nostra società.”

Da Sappiamo cosa vuoi, M. Howard, Minimum Fax, 2005

[immagine da isayblog.com]

Personal Networks Vs Social Networks?

novembre 19, 2010 § Lascia un commento

Via Luca De Biase scopro dell’esistenza di Path, il nuovo “personal network”.

In pratica, un posto dove archiviare e condividere materiali (foto, per lo più), “riservato” a 50 contatti. Non di più. In sostanza, la persone che ci sono più vicine e con le quali non avremmo problemi a visualizzare/discorrere anche di cose – appunto – personali. Uno spazio “intimo”, tutto nostro.

E proprio in questi giorni circola in Rete la proposta semi-seria di Marco Camisani Calzolari che – con il suo “Socialsalvin” – mette in guardia le aziende (e gli utenti in genere) dal “regalare” contatti (e dati sensibili) ai principali social network, Facebook su tutti.

Crisi della socialità mediatica? Reazione fisiologica? Personalmente – e bonariamente – credo che occorra sempre usare gli strumenti che la tecnologia ci offre piuttosto che farci usare dagli stessi. Prendere il meglio, con occhio avveduto e responsabile. Una specie di canottiera mediale contro i raffreddori da abuso di social network…

Marketing biathlon

marzo 26, 2010 § 1 commento

Fenomenologia del passaparola

agosto 27, 2009 § 3 commenti

rumor

Due psicologi dell’Università di Harvard – Gordon W. Allport e Leo Postman – hanno studiato le dicerie che si sviluppano in tempo di guerra, e hanno ricavato una formula matematica che illustra come un’idea passa da una persona all’altra.

Nel 1947 hanno pubblicato le loro scoperte in un libro: The Psychology of Rumour” (La psicologia della diceria). Questa formula potrebbe spiegare come fanno alcuni messaggi a diffondersi così rapidamente, e rivela anche come una notizia può contagiare tutti senza necessariamente essere vera.

R = i x a

Raggio d’azione = importanza x ambiguità

R” è il raggio d’azione del messaggio

i” è l’importanza del messaggio (avrà effetto sulla mia vita? La migliorerà?)

a” è il livello di ambiguità del messaggio (è una cosa nuova o inusuale?)

Da Sappiamo cosa vuoi, M. Howard, Minimum Fax, 2005

Dalla Prima Lettera di Gianluca ai Markettari

dicembre 12, 2008 § Lascia un commento

Il marketing è morto in quanto sono esaurite le due condizioni che lo nutrivano: primo, che le persone non potessero parlare facilmente e direttamente tra loro, secondo, che il canale di trasmissione fosse concentrato, semplie e direttamente controllabile.

Da “[mini]marketing – 91 discutibili tesi per un marketing diverso”

minimarketing-cover-h300

Lucidissimo. Qualcuno lo sta già adottando come testo scolastico. Io lo stamperò e ne dispenserò piccole dosi centellinate a clienti e partner commerciali per evitare reazioni allergiche di grande portata.

Conversazioni in Rete

marzo 7, 2008 § 4 commenti

 haring1.jpg

Periodo impegnativo: viaggi, eventi, persone da incontrare, business da avviare, strade da battere, in Italia ma soprattutto all’estero.

Ultimamente ho un pò trascurato e “tradito” questo blog.

Mi sono sentito anche in colpa.

Perchè bloggare è diventato per me un dolce impegno, un’attività fisiologicamente inevitabile.

Solo un anno e due mesi fa tutto questo non c’era … e ora non si può e non si deve tornare indietro … perchè non si può rinunciare a queste utili e fantastiche conversazioni in Rete: tutto questo cerco di trasmettere alle persone e alle aziende che vedo … “non si può non conversare”, è troppo importante utilizzare forme “nuove” di comunicazione come i blog e altri social network … l’opportunità è troppo “golosa”, i rischi – se possiamo usare questo termine – minimi …

Marketing Convergente

gennaio 29, 2008 § 3 commenti

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Come definire l’ultimo libro di Henry Jenkins, Cultura Convergente? Istruttivo, interessante, provocatorio.

Jenkins ci traghetta oltre il paradigma (assai inflazionato) del web 2.0: se il 2006 ha visto molte aziende scoprire i cosiddetti contenuti generati dagli utenti, e il 2007 ha generato contraddizioni tra produttori e consumatori (con gli utenti che non hanno quasi mai tratto profitto dalle loro “creazioni”), il 2008 vedrà il tentativo di pacificazione e conciliazione attraverso la comprensione di cosa abbia valore per ciascuna parte.

E’ inevitabile. Creazioni mediali professionali generano innumerevoli contenuti “amatoriali” mentre sperimentazioni grassroot (che partono dal basso, come certi video di giovani artisti su You Tube, per esempio) possono avere esiti commerciali e commerciabili.

Nella cultura convergente i consumatori partecipano in maniera attiva alla produzione ed anche alla circolazione di contenuti. Ne parlavo qui: le aziende, grandi e piccole, assistono al proliferare di questa tendenza, talvolta ne hanno timore ma non possono più arrestarla. Grazie alla Rete il pubblico/consumatore acquisisce materiali, foto, video, immagini, contenuti e li interpreta, li rimescola, li arricchisce, li banalizza, li ridistribuisce …

Non è necessario che le aziende si buttino a capofitto in questo magma, perchè fa figo ed è fashion avere un blog o girare un video virale. Cerchiamo di far capire loro – prima – che un processo inarrestabile è cominciato. Che non si torna indietro. Che c’è una  nuova geografia mediale e sociologica.

E se davvero i mercati sono conversazioni, cominciamo ad acoltare, che è sempre buona norma nella comunicazione.

Iniziare a conversare/partecipare sarà un passo inevitabile e (più o meno) leggero.

Mercati, sorrisi e conversazioni

gennaio 15, 2008 § 9 commenti

 social-media.jpg

Lo spunto mi viene sia da Enrico che commenta in modo sottilmente provocatorio un mio post sul corporate blogging sia da Gianluca che segnala un pezzo di Luca De Fino su NC-Nuova Comunicazione.

Il tema è: siamo certi che tutte le aziende debbano/possano aprire un blog?

Luca De Fino, nel pezzo su NC, cita gli ostacoli all’attivazione di forme di comunicazione “sociali” che un campione rappresentativo di Senior PR statunitensi ha espresso … al primo posto la mancanza di risorse (51.1%), al secondo (46.9%) la potenziale perdita di controllo … ecco secondo me la barriera principale!

Il fatto è che le aziende non hanno mai avuto il controllo di quanto si dice di loro … la gente ha parlato per anni delle aziende, dei marchi e dei prodotti … e ora ha aperto dei blog …

Non possiamo censurare la libera espressione dei commenti e dei pareri delle persone … possiamo però entrare a far parte di queste conversazioni, dire la nostra.

Se la gente muove delle critiche giuste, ecco allora l’opportunità di migliorare e imparare dagli errori. Se la gente sta dicendo delle castronerie, ecco che avremo modo di rispondere e precisare la nostra versione dei fatti.

Non si può non comunicare, diceva qualche inclito guru. Io, che guru non sono, ribadisco: non si può non “conversare”

Dove sono?

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