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In Giappone ha venduto due milioni di pezzi in poco tempo. E ora sbarca in Europa.
In Italia è disponibile dal 24 aprile nei negozi: stiamo parlando della nuova creazione di Nintendo, il Wii Fit, l’innovativo e divertente sistema per mantenersi in forma attraverso una serie di esercizi e giochi che fanno uso della Wii Balance Board, una pedana sensibile alla pressione di mani e piedi, e della console Wii.
Come poteva NITHO restare al palo e non proporre una mini-linea di accessori dedicati a questo evento?
La Fit bag, stilosa borsa per il Wii Fit, in grado di trasportare la pedana Nintendo e preservarla da urti e graffi, la protezione in silicone per la pedana, la batteria sostitutiva, il kit pulizia & antiscivolo, tutti visibili qui a questo link di Wii Italia, la principale community sul Wii del nostro paese.
Mi ha fatto sorridere e dunque lo pubblico qui. Un bel manifesto con l’ultima pubblicità “in store” della Conad: E.C. - Extra Convenienza, con la sagoma del carrello tipo bicicletta di E.T.
Mentre faccio la spesa mi guardo in giro, scruto i cartelloni pubblicitari alla ricerca di claim più o meno intelligenti, annego nell’analisi del lettering e dei font dei manifesti, soppeso e valuto i packaging più diversi, decreto il successo delle melanzane surgelate X e l’insuccesso della zuppa Y, immagino le strategie che stanno dietro al lancio della bevanda Z, mi calo nella parte di membro del focus group K, e di inconsapevole “influencer” nell’acquisto della rivista W…
Poi - entrato per comprare tre pomodori - esco con 200 euro di scontrino e il carrello (brandizzato e sponsorizzato dalla nota marca di caffè Q) pieno di merce. Prima però faccio incetta di volantini e flyer (traboccanti alle casse), gioco al consumatore preso emozionalmente dal concorso di turno, conteggio i miei punti della card Fedeltà, che mi consentirà di acquisire un auricolare Bluetooth dopo aver raggiunto quota 3.000 (+18 euro), mi fermo a provare il nuovo aspirapolvere che la gentile hostess mi mostra decantandone il “valore aggiunto”.
Poi esco. Di nuovo nella trita e ritrita realtà.
Via Negroski scopro che è morto Capitan Findus.
Un’icona della pubblicità se ne è andatta.
L’attore inglese John Hewer aveva interpretato l’ilare e rassicurante capitano dei bastoncini di pesce dal 1967 al 1998.
Nell’immagine, il postino Roulin di Van Gogh che me lo ha sempre ricordato.
Basta musichette snervanti a corollario di spot insensati, basta “più bianco non si può” e “prendi 3 paghi 2″.
Basta sorrisi stereotipi, idiozie pubblicitarie, luoghi comunissimi, famiglie felici, cani scodinzolanti, mulini bianchi e case nella prateria.
Basta paternalismo, patriottismo, buonismo …
Ogni tanto mi piacerebbe sentire risuonare qualche parola in libertà nel tristo campionario della pubblicità italica. Qualche concetto non scontatto. Qualche Idea degna di questo nome. Un atteggiamento più coraggioso. La voglia di fare e di stupire. Di colpire l’audience, non di ammorbarla…
Zang Tumb Tumb!
La filiale Citroen spagnola si inventa una pubblicità simpatica e un pò irriverente, i cinesi in Spagna si adirano e protestano, la Citroen ritira la pubblicità e si scusa …
Nella foto Mao Tse Tung, con una smorfia posticcia, afferma: “A Cesare quel che è di Cesare. Certo siamo leader, ma in Citroen la Rivoluzione non finisce“…
Non è nuovo il legame tra advertising e icone storiche e politiche. Come non ricordare lo spot di Spike Lee per Telecom con il Mahatma Gandhi che trasmette i suoi messaggi di pace in real time e a tutto il mondo? O i gelati Magnum al gusto CHErry Guevara (!). O ancora Gorbaciov - questa volta consenziente - che reclamizza Louis Vuitton davanti al Muro di Berlino? …
Fendi ha lanciato una versione bianca in tela della propria famosa “baguette” (è una borsa, l’ho appena scoperto…) per festeggiarne i dieci anni.
Viene venduta (alla modica cifra di 880 euro) con una serie di pennarelli Pantone.
Per personalizzarla e renderla unica.
Ora Eva Longoria dovrà consultare David Weinberger.
Oggi Marketing Journal, magazine del Club del Marketing e della Comunicazione, riporta un mio (vecchio) post sul tema “guerrilla” con un esempio concreto e alcuni consigli pratici ispirati dal buon senso.
Parlando quindi di marketing “non convenzionale” non possiamo non dibattere di quanto le aziende vogliano e possano rischiare per mettere in pratica azioni alternative a quelle “tradizionali”.
Ieri sera ero a colloquio (piacevole) con il direttore commerciale di una grossa azienda alimentare italiana: ebbene, questo coraggio bisogna trovarlo - è stato il sunto della conversazione. In momenti di crisi e passaggio (come quello attuale) sono le aziende “coraggiose” che emergono e si salvano dal baratro.
Evoluzione e crisi come momenti ideali per l’epifania di strumenti e ideologie diverse e innovative…
E’ un pò come nel sesso.
L’uomo, il Maschio, è più attento all’immagine. Al dettaglio. Al singolo elemento materiale. Ad un approccio visivo, tangibile.
La donna, la Femmina, si appella invece all’immaginazione. Alla fantasia. Alla scoperta. Alla riflessione. Alla partecipazione. Alla collaborazione.
Il marketing che vorrei è più femminile che maschile. Più immaginazione e meno immagine.
Viva le donne, viva il marketing.
Cito qui un interessante articolo apparso su Nòva di ieri: si parla di Loic Le Meur, controversa figura di blogger imprenditore francese, fondatore di start up, creatore dell’evento culto “LeWeb”, appena svoltosi, consulente di Sarkozy.
Le Meur, che ha trasferito il proprio business a San Francisco, per uscire dal provincialismo europeo (”…se devo fare un accordo con Twitter, li chiamo, ci vediamo per un caffè e due ore dopo l’affare è concluso…”), ha ora lanciato il proprio decalogo per avere successo. Vale la pena vederlo, punto per punto:
1. Non attendere l’idea rivoluzionaria. Le Meur suggerisce che è meglio puntare su uno “spazio vuoto”, eccitante e agire rapidamente … Sono d’accordo: prendiamoci quelle nicchie che non sono ancora state esplorate. O, nel caso non possiamo, agiamo comunque con velocità e passione, senza aspettare la prossima invenzione che cambierà le nostre vite
2. Condividi le idee. Le Meur cita la propria esperienza con l’azienda Rapid Site, da lui fondata nel 1997 e andata in contrasto con France Telecom. Invece di fare causa al colosso tel.co Le Meur gli ha venduto l’azienda…capitalizzando… Bisogna parlare con i concorrenti…
3. Costruisci una community. I network sociali - usati coerentemente - fanno sì che si parli di prodotti/servizi/persone…
4. Ascolta la community. E’ un lavoro duro e continuo, lo sappiamo, ma bisogna rispondere a tutti i feedback che vengono da una community o da un social network.
5. Metti insieme una grande squadra. Giustissimo: bisogna circondarsi di collaboratori che siano più bravi di noi
6. Riconosci per primo un errore. Parlare pubblicamente di un proprio errore è una bella mossa … e poi sforziamoci di imparare dagli errori…
7. Non perdere tempo in ricerche di mercato. Ennesima provocazione di Le Meur. Che suggerisce di laciare versioni test di un prodotto/servizio in tempi rapidi. Migliorando il prodotto in forma “open”
8. Non farti ossessionare dai business plan. Che a volte mentono o non rispecchiano la realtà. Oppure deludono. Buon senso è la chiave del business pensato da Le Meur
9. Non pianificare grandi sforzi di marketing. Qui per marketing Le Meur intende advertising: in epoca di social network non è più necessario stanziare cifre ingenti per campagne dal taglio generalista. Andiamo a cercarci e coccolarci il nostro target. Facciamo in modo che la nostra community ami il nostro prodotto.
10. Non pensare a diventare ricco. E’ quanto pensa anche Lapo Elkann … ma ricco lui lo è già … La ricetta di Le Meur, che condivido, è quella di puntare sugli utenti: il denaro è conseguenza del lavoro e del successo, non il fine
La TV e i media in genere sono infarciti e alluvionati, in questi giorni, dalle pubblicità natalizie … panettoni, cioccolatini, viaggi, libri, Cd e ogni altra categoria merceologica … in questo marasma a tratti stucchevole e fastidioso ecco un’insana illuminazione: la Red Bull, sulla scia dei propri spot ironici, lancia un messaggio sulle reti Mediaset … ed ecco i 4 Re Magi che recano in dono al Divino Infante oro, incenso, mirra e … una cassa di Red Bull!
Apriti cielo, è proprio il caso di dirlo! Un sacerdote siciliano si è infuriato, ha scritto una email (!) alla Red Bull Italia che si è scusata e ha ritirato lo spot…
Un’agenzia di pubblicità belga sta lanciando la nuova tratta ferroviaria Eurostar Bruxelles - Londra attraverso una serie di immagini ironiche (e talvolta “forti”) che mettono alla berlina i più comuni stereotipi britannici. Qui il campionario completo, con il coro dei “pro” e dei “contro”. Divertente lo slogan: Attenzione! Londra è all’angolo della strada
Via Negroski.
Leggo su Panorama Economy che H&M ha inserito dei codici a barre sui suoi annunci e cartelloni pubblicitari. Così il consumatore può, con il proprio cellulare, scansire tale codice e, dopo la lettura ottica, essere indirizzato ad un menu interattivo dove potrà scegliere taglia, colore e pagare sempre tramite il device mobile.
Bel modo per H&M di trasformare qualsiasi ambiente (anche un angolo di trada malfamato, o il muro di un metro) in un potenziale punto di vendita. Shopping-follia o innovazione al cubo?
Dopo una colpevole interruzione ritorna il piccolo spazio di conversazioni in Rete con professionisti, operatori, uomini e caporali che leggo volentieri dentro e fuori internet. Oggi è la volta di Gianluca Diegoli, markettaro ed autore di uno dei blog più intelligenti che io abbia mai frequentato, “responsabile” suo malgrado della mia “conversione” ai social media.
Quali sono secondo te le innovazioni più importanti nella “comunicazione” degli ultimi tempi?
Tutte le novità principali si trovano nella riscoperta del lato ‘umano’ delle aziende. Se non c’è quello, non c’è tecnologia che tenga.
Una definizione “alla [mini]marketing” di web 2.0
Essere 2.0 è riuscire ad apprezzare (e superare le paure de) la profonda grandezza e superiorità dell’entropia generata dagli utenti. Il Web 2.0 è un insieme di tool creati per chi vuole intraprendere questo percorso.
Possiamo considerare davvero (e in che modo) i blog (e i network sociali) uno strumento di marketing e comunicazione?
Beh, ogni forma di espressione è comunicazione, quindi anche i blog lo sono, ci piaccia o no. Se per marketing intendi uno strumento per “mandare messaggi” allora i blog e i SN non lo sono.
Pensi che - grazie all’interazione sempre maggiore tra brand e consumatori - le marche del futuro saranno create dagli utilizzatori stessi, come “qualcuno” ipotizza?
No, francamente non ci credo, e un po’ ne ho paura, come nel caso della fantomatica auto creata dall’uomo medio per eccellenza (Homer). Credo che la scintilla creativa propositivia nasca dal singolo, e che poi possa essere tutto migliorato dalle masse collaboranti.
Nel mio blog parlo spesso di Low Cost Marketing (e c’ero prima io de La Casalinga di Voghera!
), un approccio al marketing dominato dal buon senso e dal realismo: che ne pensi?
Credo che si impari molto, a dover spendere poco, a vedere l’effettivo ritorno delle cose, a non dover essere schiavi della spesa dell’anno precedente. In realtà tutto il marketing innovativo puo’ essere basato su strumenti apparentemente lowcost. Quello che questo approccio richiede pero’ (e non è low cost) è molto tempo, molta esperienza, molta continuità, forse troppo per un ufficio marketing normale ![]()
Credi alle teorie dell’emotional marketing di Gobè o ai “lovemarks” di Roberts?
Gobè non lo conosco bene e preferisco non dare giudizi. Lovemarks è una bella sceneggiatura di come dovrebbe essere la storia d’amore tra aziende e prodotti. Temo però che sia ottimista sull’effettivo ricambio da parte delle persone: le aziende continuano a pensare di essere al centro dei nostri pensieri, e nella stragrande maggioranza dei casi non lo sono.
Parlami delle 3 campagne di comunicazione on line che hai apprezzato maggiormente negli ultimi mesi
Ecco, se proprio te lo devo dire, così al volo, senza aiuti dalla regia, non ne ricordo nemmeno una. Forse è il concetto di campagna che online non si presta. Se conversi, lo devi fare sempre, non solo durante la campagna.
Anche tutto il fenomeno dello street e del guerrilla, se devo essere sincero, mi ha stancato. Osservo, analizzo e dimentico.
Raccontami - in poche parole - il tuo approccio di uomo di marketing&comunicazione in epoca di social networking e castronerie alla Second Life
Dare il beneficio della prova, provare tutto, cercare di falsificare tutto, raccogliere quello che rimane.
(per finire): possiamo davvero credere alle teorie dell’universo inflazionario e alle superstringhe?
Assolutamente sì. La storia di Google sta lì a dimostrarlo.
Simpaticissimo striscione comparso recentemente in curva allo stadio…
Siamo allo sdoganamento del WWW dalla propria nicchia, come suggerisce Maurizio Goetz?
E’ in uscita (24 ottobre) il nuovo libro del guru e CEO di Saatchi & Saatchi, Kevin Roberts: Effetto lovemarks. Vincere nella rivoluzione dei consumi.
Seguito di Lovemarks, il futuro oltre i brands, questo libro dà voce non solo agli operatori del marketing ma ai nuovi “protagonisti” nella costruzione di marchi di successo: i consumatori stessi.
Lovemark è un brand, o un evento o un’esperienza, di cui le persone si innamorano. Quali gli ingredienti per creare un lovemark?
1. mistero: è il segreto che tiene in vita le relazioni a lungo termine, di qualsiasi natura siano. L’azione inaspettata, il gesto segreto, lo scatto imprevedibile
2. sensualità: facciamo esperienze attraverso i sensi. Quando un marchio solletica e sollecita tutti e 5 i sensi, allora il risultato è “indimenticabile”.
3. intimità: sta per empatia, impegno, ed è da questo che nasce la fedeltà nel tempo da parte dei consumatori.
Nell’epoca della “attraction economy”, sono due i (non) luoghi più importanti: lo schermo (del cellulare, del PC, del cartellone in autostrada, del TV) e il negozio. L’emotività guida l’acquisto, e trasforma impulsi alogici in un processo di identificazione e immedesimazione.
Roberts conia un nuovo termine per definire il rutilante mondo del consumismo 2.0: “SiSoMo”, ossia un blending di Sight (vista), Sound (suono) e Motion (movimento).
Dopo l’immaginazione, ecco il cuore al potere.
Ebbene si, anche io ce l’ho fatta!
Scopri se anche tu sei in grado di annoverare nella bacheca questo irrinunciabile riconoscimento.
Su dammiunnome.com creativi ed aziende possono facilmente incontrarsi e ottenere mutui vantaggi: alzi la mano chi non ha sudato freddo almeno una volta quando si tratta di scegliere un logo giusto o dare un nome ad un prodotto oppure creare un claim per un lancio pubblicitario.
Ennesimo parto del web 2.0: il sito, intuitivo e pratico, è lo strumento che permette alle aziende di ricevere “consulenze” low cost e a nuovi e vecchi creativi (perchè in fondo tutti lo siamo…) di farsi conoscere ed anche di guadagnare qualche cosa, fosse anche solo un simpatico premio.
Originale.
Via Marco Montemagno copio e incollo qui una vignetta che mi fa pensare…
La comunicazione, sia essa pubblicitaria o relativa alle PR, assume a volte connotati mostruosi.
I linguaggi adottati nell’advertising classico sono (spesso) quelli che un padrone simpatico utilizza con il proprio fedele cagnolino: paternalistici, stupidi, estremamente affettati, leziosi, inutili, snervanti, irriguardosi, maleducati … pensiamo alle pubblicità di acque minerali in cui personaggi in tutine aderenti cantano una bruttissima e fastidiosa canzonetta … le medesime tristi melodie di un noto formaggio italico … pensiamo agli spot deliranti di assorbenti magici, di prodotti miracolosi per la pulizia domestica, di autovetture dal design quantomeno insolito, di profumi immersi in ambienti surrealistici, di benzine che non inquinano (!), di salutari cibi surgelati, liofilizzati, trattati …
E pensiamo anche a certi comunicati stampa che circolano in giro. Non solo quelli di Lapo. Lui è un caso a parte. A certe frasi senza senso, a deliri di autocompiacimento e autoreferenzialità, a masturbazioni linguistiche e mentali … ma tutti (prima o poi) ci siamo caduti e ci cadremo … perchè a volte il committente proprio non vuole capire … e noi a volte non sappiamo proprio dire di no…
Lo sapete forse quasi tutti. Forse non vi importa molto, però anche Lapo ha un blog. E come poteva mancare? Si tratta del blog corporate del suo nuovo progetto I-I (Italia Independent). In questo post, dove parla della famiglia I-I (una famiglia all’americana più che all’italiana…), Lapo dice che il suo obiettivo, prima ancora di fare profitto, è quello di innovare. Beato lui…
Prosegue il tour de force con NITHO. Dal rientro dalle ferie non ci siamo più fermati: dopo la Games Convention di Lipsia, torniamo (da domani) in Germania per l’IFA di Berlino. Una fiera pazzesca: praticamente tutto il mondo dell’elettronica di consumo … una miniera di suggestioni, idee, nuovi trend … perchè NITHO non è (e non sarà) solo gaming ma progetta di investire su prodotti molto particolari (accessoristica iPod, per esempio) che dilatino il concetto di “entertainment” a 360 gradi…
[aggiornamento "live" da Berlino - 2/09/2007: la fiera non e' male anche se la presenza piu' cospicua e' quella dei soliti noti, i grandi nomi dell'elettronica di consumo. E comunque: accessoristica iPod non cosi forte, digital photoframe ovunque, qualche "chicca" isolata che meriterebbe un post a parte, come le diavolerie di Parrot, alcune carinissime SD card di un'azienda cinese, un mini stereo che riceve le internet radio...]
Burger King e Fox hanno ideato un’iniziativa per promuovere il lancio del lungometraggio dei Simpson: attraverso un tool facile e divertente presente su un sito web è possibile simpsonizzarsi, ossia trasformarsi in un vero Simpson.
Quando il marketing fa ridere. E funziona.
[quello sopra sono io simpsonizzato]
Wal Mart annuncia un ampliamento della propria line up (dal sito di Editoriale Duesse). A breve sarà possibile comprare le bambole di Gesù e altri personaggi biblici.
Il sindaco di Pavova decide di multare gli automobilisti sorpresi con le lucciole in strada e queste - per tutta risposta - inventano il “bollino rosa dell’amore”: chi viene fermato e multato avrà la prestazione gratis. Oltre l’80% delle prostitute di Padova hanno già aderito all’iniziativa. Se non è marketing questo …
Avete bisogno di un sensitivo da ufficio? Di una segretaria multicolor? O piuttosto di un giornalista atossico? Su Katahomo si trovano. Un sito-catalogo che “vende” soluzioni in carne e ossa per i piccoli e grandi problemi dell’ufficio, della casa e del tempo libero …
Uno spazio che ironizza sulla mercificazione imperante nella società contemporanea e sulla difficile (talvolta) arte di vendersi e di vendere.
Cito pedissequamente dal sito: … immaginate di trovare esemplari umani dal modello e dalla forma più diversa … tutti dotati di cartellino, nome, descrizione prodotto e naturalmente prezzo, tanto più alto, quanto più grande è il vantaggio (economico) che il modello di uomo acquistato sarà in grado di realizzare per voi … Katahomo, il primo e unico negozio on line di soluzioni in carne e ossa - ideato per chi crede che sapersi vendere oggi sia davvero importante.
Autrice di questo originale ecommerce umano è la vulcanica Alice Avallone, creativa e pubblicitaria “in erba”.
La serialità e la creazione fantastica e paradossale di questi personaggi “borderline” mi ha riportato alla mente il mio amico Donald Datti e il suo meraviglioso Miniature (il cui titolo originale, ma nessuno lo sa, è Miniature sulla tazza del cesso, l’editore ha cassato la formulazione originaria): cito qui una delle più significative …
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[foto: www.cartoonstock.com]
Carosello è stato per anni l’emblema e il palcoscenico unico della pubblicità in TV. Venti anni di personaggi, slogan entrati nel lessico e nel gergo comune, spot celebri, testimonial d’eccezione da Tognazzi al pulcino Calimero. Tutti a letto dopo Carosello …
La realtà è che molte delle marche pubblicizzate non trassero beneficio dagli spot che andavano in onda (in primis, il detersivo Ava pubblicizzato da Calimero stesso) …
Carosello ci insegna - e lo spunto me lo dà Giancarlo Livraghi in un vecchio articolo che ho ripescato surfando - che spesso nel fare comunicazione dimentichiamo il messaggio, il cuore, la sostanza per affidarci troppo allo “spettacolo”. Aneddotica la storia dei “mercanti di caroselli” che - ai tempi belli - giravano con spot già pronti a cui dovevano solo “attaccare” un codino con il riferimento al prodotto di turno.
L’insegnamento dovrebbe essere questo: non basta raccontare una storia qualsiasi, fare spettacolo e trambusto a tutti i costi. Il marketing è come il sesso: parte tutto dal cervello …
Non stiamo parlando del Marketing della mitologia, utile a vendere libri o carte collezionabili, giochi di ruolo o videogiochi … no, in questo post parlo di marketing “mitico” perchè assente, mitizzato o non capito.
Sarà capitato anche voi (e mi rivolgo ai colleghi markettari) di avere a che fare con aziende ottuse o di lavorare in realtà in cui non esiste (nè mai esisterà) un budget marketing. Ecco la piccola Guida per affrontare situazioni di quel tipo.
1. Il budget per il marketing non rientra nelle voci di spesa del management. Capita. Non è detto che le aziende debbano giocoforza investire in comunicazione e marketing. E se poi non funziona? E se poi non triplichiamo il fatturato? E se i nostri concorrenti ottengono i nostri medesimi risultati non spendendo il becco di un quattrino? Frasi già sentite. Anche l’azienda più ottusa dovrebbe però, a mio avviso, stilare un Piano Marketing. Anche una paginetta. Scivendo in alto l’obiettivo che si vuole raggiungere (non so, posizionare un certo prodotto o servizio, risposizionarlo, guadagnare quote di mercato, incrementare il fatturato, aumentare l’awareness presso i clienti o presso i competiror…), al centro le azioni che vengono in mente (non so, fare la fiera X e/o quella Y, riprogettare il prodotto/servizio, cambiando packaging e/o features, costruire un canale di comunicazione interna per stimolare e incentivare il personale, stabilire premi per la forza vendita, scrivere 1 o 10 comunicati stampa) e a fianco i costi previsti. Non è difficile. Si tirano le somme. Possiamo permettercelo? La risposta è (quasi sempre) sì. Fare marketing non vuol dire uscire con uno spot su Canale 5 al mese. Può voler dire migliorare la nostra proposta al cliente, dal punto di vista dell’immagine/caratteristiche/prezzo di un prodotto/servizio. Può voler dire insegnare ai venditori a vendere meglio. Far vedere alla stampa le poche (ma buone) cose che facciamo. Tutto questo è ABC del marketing. Non si può non farlo. Pena: la morte commerciale.
2. Il budget di marketing c’è e quindi, grazie a questo, triplicheremo il fatturato. Molte aziende sono convinte che non si può non fare marketing. Marketing è un’attività trasversale che tocca e condiziona tutte le aree di un’azienda. Ma non è la Pietra Filosofale. Un Piano Marketing deve avere, giocoforza, una durata e delle tempistiche temporali. Non come i Piani Quinquennali del PCUS o le Calende Greche. Deve essere misurabile. Quantificabile. Agli obiettivi devono seguire dei paramentri per verificare se - e in che modo - sono stati raggiunti. E’ impensabile impostare un’azione di PR a largo raggio mirata a far crescere l’awareness di un’azienda e dopo qualche settimana pretendere che Sole 24 Ore e Corriere non parlino che di noi. Ci vuole pazienza. Applicazione e dedizione. E buon senso
3. Il budget di marketing c’è, ma perchè non lo usiamo per assumere un’altra segretaria? Con tutto il rispetto per la corporazione delle segretarie. C’è chi proprio non capisce. Chi ha lo spirito commerciale di un macaco balbuziente. Chi preferisce arroccarsi sulle proprie posizioni. Sono spesso aziende Old Economy, ma non tragga in inganno la generalizzazione: tante società apparentemente aperte al nuovo si scontrano con una mentalità Ancient Regime. Inutile spendere. Inutile fare pubblicità. L’azienda sono Io. Il Brand sono io. Il Brand si vende da sè. Parola di Imprenditore. Si, l’Ultimo Imprenditore …
Grazie Vittorio perchè hai citato il nuovo evento Giunti Labs, Training in Action, sul sito del tuo nuovo progetto, Torino Valley …
Grazie perchè sei sempre gentile e sensibile al “nuovo che avanza”, ed è raro trovare persone così educate …
E poi ti piacciono gli Steely Dan …
ps: il 28 luglio al Summer Festival di Lucca!
Nel week end ho riletto con piacere il capolavoro di Paolo Cevoli Maiali e menaggment, in cui il geniale comico romagnolo, manager nella vita reale, tratteggia la figura del mirabolante imprenditore Teddi Casadei, titolare del “maialificio” omonimo. Qui la Niù Economi ha già fatto il suo ingresso e non ci sono infatti più operai: i maiali - che godono di trattamenti da biuti farm e sostegno psicologico “stick & carrot” (bastone e carota) - corrono ad insaccarsi da soli…
Geniale Cevoli perchè - conoscendo personalmente il mondo del bisiness - ha creato una figura che spesse volte anche a me è capitato di incontrare nella mia vita professionale: ci si riempie la bocca di marketing e termini inglesi, si agitano un pò di slide a caso + tette/culi come se piovesse ed ecco l’azienda di successo, guidata dall’imprenditore di successo. Quello con le idee innovative, quello che ha in mano il prodotto del secolo. Geniale perchè ha capito (il buon Cevoli) che per comunicare/vendere occorre ascoltare …
Prendendo spunto da Mauro Lupi, e sentendomi quindi un pò meno pirla, ho creato la mia copertina personale di Wired. Il tool lo offre gentilmente Xerox che, in questo modo, fa anche marketing virale in maniera simpatica e pervasiva (l’ho già detto ad altri narcisisti come me, che stanno creandosi le loro copertine)
Ci siamo. E’ fuori il tabellone del primo contest italiano per (junior) blog che trattano temi markettari. Anche marchètting blog ha aderito all’iniziativa lanciata da [mini]marketing ed è stato ammesso al tabellone principale. Iniziativa simpatica, che consente a tanti novizi della blogosfera (come il sottoscritto, benchè siano 10 anni che mi muovo nell’ambiente del marketing) di farsi conoscere e soprattutto di incontrare altri professionisti ed appassionati di questo lavoro.
Le sfide - ad eliminazione diretta con giuria di senior blogger - porteranno ai primi “verdetti” a partire da giovedì.
Marchètting blog si “confronta” con Spotanatomy, un blog ironico ed intelligente sui temi della comunicazione: che vinca il migliore ![]()
No, non è una campagna marketing finita male, anzi: è la definizione giusta per un nuovo tipo di marketing ambientale che fa della carta igienica la propria arma comunicativa principale.
A utilizzarla è un player di primo livello come Discovery Channel che, per rilanciare il proprio programma di successo “Dirty Jobs”, ha fatto ricorso ai servigi dell’agenzia specializzata Just Toilet Paper, un team di esperti in “marketing da cesso”.
La campagna è stata promossa nel Nord Europa, in particolare nei bagni pubblici della Svezia.
Gli esperti di Just Toilet Paper sentenziano che ogni essere umano va al bagno almeno sei volte al giorno: quale modo migliore - allora - per comunicare i valori di un Brand in maniera diversa, efficace, economica e spiazzante, in un luogo in cui - per forza o per amore - si è costretti a passare tutto quel tempo?
Tutti pazzi per Knut, l’orsetto polare più famoso nel mondo, balzato agli onori delle cronache perchè “adottato” dagli uomini dopo la morte della mamma. Un caso “etologico” dopo le dichiarazioni di un attivista animalista che sostiene che per il piccolo orso sarebbe stato meglio morire piuttosto che restare prigioniero delle cure - ancorchè affettuose - degli esseri umani.
Knut è anche - e lo sanno bene allo Zoo di Berlino - un formidabile testimonial, capace di richiamare l’attenzione di un nugolo di visitatori e simpatizzanti. Canzoni, gadgets, peluches … in un delirio crescente di merchandising … perchè Knut piace ai grandi e ai bambini e cosa c’è di meglio per vendere di un orso neonato senza la mamma … ?
post scriptum semi-serio: pare che altri zoo nel mondo si stiano attrezzando per “lanciare” i propri “testimonial” … e se avesse ragione l’attivista animalista? …
Oggi ho fatto la spesa in uno dei classici nonluoghi della decadente società consumistica attuale, un supermercato.
E siccome non smetto di pensare e ragionare, e ho una specie di deformazione/ossessione professionale, ho trovato questi spunti interessanti:
-nel banco frigo facevano bella mostra di sè le mozzarelle “Ciliege” della Invernizzi … siccome ho studiato Italiano a più riprese e a vari livelli nel corso della vita sono rimasto colpito da un simile errore … poi ho pensato che si tratta sicuramente di un’azione di guerrilla … sì, la guerrilla contro la grammatica
-nel banco “biscotti e affini” ho trovato i Savoiardi della Conad, prezzo al pubblico 1.25 euri … vicino c’erano quelli della Vicenzi, 1 euro e 27 … poi ho curiosato tra gli ingredienti e ho scoperto che entrambi vengono prodotti nel medesimo indirizzo della medesima città … sono la stessa cosa! Ho scelto una terza marca, più costosa delle altre due …
-un bel display cartonato proponeva un bundle tra due scatole di Tè Twining e una candela profumata e colorata … non compro mai il Tè, ma la candela era carina e così il pacchetto è finito nel carrello … potenza della persuasione occulta .. e del “2+2=5″
-ho acquistato il DVD (che contiene al suo interno il libro, e non viceversa) di Fascisti su Marte di Guzzanti (Corrado) … così potrò finalmente vedere questo film che per ragioni che ignoro non è stato mai proiettato nella mia provincia di residenza
-alla cassa regalavano a tutti un settimanale di cronaca locale … bella iniziativa, forse l’unico modo per insegnare agli Italiani a leggere di più è regalare loro il giornale … (ps: ho come il sospetto che molti lo utilizzeranno per pulire i vetri o la pipì del proprio cagnetto dispettoso in cucina)
Il futuro della musica? Su Internet, naturalmente. Con buona pace del mio negoziante di Ciddì, che è anche una bella ragazza di 45 anni circa.
Il progetto si chiama SellaBand e funziona così: i fan (believers) scelgono una band fra tutte quelle presenti nella community e con dieci dollari comprano una “part“, un’azione che dà loro il diritto di godere degli eventuali utili derivanti dall’attività commerciale dei loro beniamini.
Gli artisti - per veder prodotto un loro disco - devono “raccogliere” 50.000 dollari, equivalenti a 5.000 parts.
E se le canzoni non decollano e la band fa flop? I fan hanno la possibilità di investire in altri progetti o addirittura richiedere il rimborso delle quote versate. Fino a che un artista non raggiunge il monte dei 50.000 dollari non ci sono vincoli per i partecipanti.
Claim in tono con lo spirito del portale: Your music. Your choice
Sono un appassionato di arte contemporanea.
Adoro - tra i tanti - Juan Mirò. Catalano, vicino ai surrealisti, nelle sue opere si trovano elementi geometrici, immagini fantastiche, storie più o meno impossibili, scolpite e addolcite da colori forti, i colori primari.
Chi fa comunicazione ha tanto da imparare - secondo me - da un artista come lui.
Per comunicare bisognerebbe:
-emozionare
-raccontare una storia
-utilizzare una tecnica
-stupire, di tanto in tanto
-non sproloquiare
-spiazzare il fruitore/utilizzatore
-regalare “qualcosa” al fruitore/utilizzatore
-essere minimal: è il “vuoto” che dà valore al “pieno”
-essere onesti, con se stessi e con i fruitori/utilizzatori
Aderisco all’iniziativa di [minimarketing] che, sulla falsariga della Marketing Bloggers Bracketology di Brand Autopsy, lancia i playoff italiani dei blog che parlano di marketing. Questo il wiki per iscriversi.
Stefano Quintarelli, che io leggo sempre con piacere, mi ha mandato una nuova proposta per l’header del mio blog, che ho simpaticamente accolto …
A volte il sucesso è questione di particolari
comunicato stampa per rilascio immediato…
Imperia, 16/03/2006 (temperatura dell’aria: 19°, cielo terso, vento assente, mare stupendo…)
Il Blog “Marchètting” ha una nuova veste grafica. Dopo avere puntato molto sull’immagine dell’autore, che faceva bella mostra di sè nell’header, il team di comunicazione e visual design ha deciso di puntare su un altro layout. Non perchè fosse poco convinto delle potenzialità estetiche del suddetto, anzi…
La nuova immagine strizza fortemente l’occhio ad un famoso Motore di Ricerca, Motore che ora fa un sacco di altre cose, quasi tutte benissimo…
Nella speranza di non essere citato in tribunale per plagio, oltraggio a leader di mercato e vilipendio di marchio famoso, l’autore dichiara:”L’idea mi sembrava simpatica”.
A disposizione per ulteriori informazioni
Marchètting Visual Communication Team
In corsivo i commenti in chiave “Discount Marketing” di un testo celebre della canzone italiana dell’ultimo quarto di secolo, “Mi vendo“:
Faccio in fretta un altro inventario,
smonto la baracca e via,
l’importanza della logistica e della gestione delle rotazioni di magazzino…un supply chain management oculato è una buona leva di marketing
cambio zona itinerario, il mio indirizzo é la follia…
georeferenziazione, geomarketing, location based marketing, l’importanza dello spazio commerciale…
C’é un’infelice ovunque vai,
voglio allargare il giro dei clienti miei.
AIDA: attenzione interesse desiderio azione…l’infelicità dell’umanità forse è dovuta al fatto di non avere ancora acquistato il prodotto/servizio desiderato. Viene poi fuori lo spirito commerciale, ossia la volontà di ampliare il portfolio clienti.
Io vendo desideri e speranze in confezione spray…
un buon packaging può risolvere molti problemi…ma non è tutto…
Seguimi io sono la notte, il mistero l’ambiguitá…
Io creo gli incontri io sono la sorte, quell’attimo di vanitá.
il prodotto/servizio deve creare aspettativa, mistero, interesse. Deve pungolare qualche più o meno recondito recesso dell’animo del consumatore potenziale.
Incredibile se vuoi, seguimi e non ti pentirai.
Sono io la chiave dei tuoi problemi,
guarisco i tuoi mali, vedrai….
il cuore della “reason why”, della promessa tacita che il prodotto/servizio fa al consumatore…
Mi vendo… la grinta che non hai!
In cambio del tuo inferno… Ti dó due ali sai…
guerriglia marketing, la provocazione a tutti i costi…aggredire il consumatore per stimolare una reazione, un feedback, un vaccaghèr…
Mi vendo… un’altra identitá!
Ti dó quello che il mondo…Distratto non ti dá.
identificazione, communty marketing, il prodotto che dà “identità” al consumatore…
E lo vendo eh già…A buon prezzo si sa…
la leva del prezzo, mai misconosciuta…
Ho smarrito un giorno il mio circo,
ma il circo vive senza di me.
Non é l’anima tua che io cerco… Io sono solo piú di te.
Nell’arco di una luna io… Faró di te un baro oppure un re.
Sono io la chiave dei tuoi problemi,
guarisco i tuoi mali, vedrai…
pubbliche relazioni, comunicazione….giusto è far valere anche questa leva nel “barnum” del mondo commerciale…e promettere la felicità…o quantomeno un pallativo per farci credere di esserlo davvero… ah, Renato, Renato…







































