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rumor

Due psicologi dell’Università di Harvard – Gordon W. Allport e Leo Postman – hanno studiato le dicerie che si sviluppano in tempo di guerra, e hanno ricavato una formula matematica che illustra come un’idea passa da una persona all’altra.

Nel 1947 hanno pubblicato le loro scoperte in un libro: The Psychology of Rumour” (La psicologia della diceria). Questa formula potrebbe spiegare come fanno alcuni messaggi a diffondersi così rapidamente, e rivela anche come una notizia può contagiare tutti senza necessariamente essere vera.

R = i x a

Raggio d’azione = importanza x ambiguità

R” è il raggio d’azione del messaggio

i” è l’importanza del messaggio (avrà effetto sulla mia vita? La migliorerà?)

a” è il livello di ambiguità del messaggio (è una cosa nuova o inusuale?)

Da Sappiamo cosa vuoi, M. Howard, Minimum Fax, 2005

cmn1

Il blog Marchètting fa parte ufficialmente del Crazy Marketing Network.

Un’aggregazione internettiana di blogger “non convenzionali”, un gruppo di “folli” che discute, crea, propone, condensa, monta e smonta contenuti e tematiche markettare.

Come ha detto Erasmo:

Ma che dolce delirio è il loro, allorché si fabbricano mondi senza fine, allorché misurano come con il pollice e con il filo, sole, luna, stelle, sfere…

bazzecola

Il marketing è morto in quanto sono esaurite le due condizioni che lo nutrivano: primo, che le persone non potessero parlare facilmente e direttamente tra loro, secondo, che il canale di trasmissione fosse concentrato, semplie e direttamente controllabile.

Da “[mini]marketing – 91 discutibili tesi per un marketing diverso”

minimarketing-cover-h300

Lucidissimo. Qualcuno lo sta già adottando come testo scolastico. Io lo stamperò e ne dispenserò piccole dosi centellinate a clienti e partner commerciali per evitare reazioni allergiche di grande portata.

dil215

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Cara Grande Azienda Tradizionale Attiva nel Comparto del Largo Consumo,

ti ricordi? Ti ho scritto qualche mese, era luglio, e fuori impazzava la calda estate rivierasca. Oggi un freddo autunno ha preso il posto di quel sole, ed anche il vento dell’economia soffia burrascoso portando sentori pesanti di crisi. Ne parlano tutti. Ma io non ci credo. Non credo che tu ti sia spaventata e quindi abbia rinunciato al tuo Progetto di lanciare in pompa magna il tuo settore on line.

E’ proprio in momenti di recessione, o comunque di crescita rallentata, che occorre tirare fuori il meglio del nostro armamentario. Ti sei affermata nel corso di un secolo utilizzando strumenti tradizionali e hai resistito senza particolari problemi a guerre, crisi, crolli della borsa, venti contrari, andamenti negativi e fantasmi vari. Perchè il tuo settore non conosce crolli e rallentamenti veri. Perchè è difficile che si torni indietro.

In questo momento – in cui tutti, a torto o a ragione, trasudano negatività – occorre dare un segnale. Continuare a investire. Dare corso al tuo Progetto. Investire sul futuro. Perchè tu un futuro ce l’avrai. E il futuro non è sulla carta ma si costruisce su bit e protocolli TCP/IP. Il futuro è la conversazione, il dialogo, l’interazione con i tuoi clienti. Che – volente o nolente – dovrai giostrare su internet.

Mostrandoti sempre più “trasparente” e aperta, aprendo un blog corporate in cui dare voce a pareri e commenti, anche negativi. Hai timore di perdere il controllo di quello che la gente dice di te? Il fatto è che non hai mai avuto il controllo di quello che la gente dice di te. La gente ha parlato di te per anni. E ora ha aperto dei blog e usa strumenti “sociali” per comunicare. Non possiamo controllare la gente. Ma possiamo entrare anche noi a far parte di questa conversazione. E fornire anche la nostra versione della storia!

Lo ripeto spesso: se la gente che esprime commenti negativi su di te/noi è nel giusto, allora questa è un’opportunità per imparare e migliorare. Se la gente esprime commenti negativi che ritieni/riteniamo incorretti, allora avremo l’opportunità di rispondere e precisare la nostra visione dei fatti.

In ogni caso non ha senso rinunciare.

Se riuscirai a superare questo empasse allora potremo fare belle cose, io ci sono, lo sai

(sempre tuo) affezionato markettaro

hk

Sta cambiando il panorama mediale. E’ sempre più chiaro a tutti. Dai mass media siamo passati ai “personal media” e ora ai cosiddetti “social media”. Qualcuno (non ricordo chi) ha detto che “i media stanno diventando UMANI”: chiunque, cioè, attraverso un software o un’altra diavoleria simile può diventare un autore, un giornalista, un film-maker…

Condivisione e partecipazione sono le parole chiave che impazzano ora nel mondo digitale. La pubblicità, nell’accezione tradizionale del termine, ha sempre meno senso. Le “grandi agenzie” sono sempre più in difficoltà perchè non hanno saputo cogliere l’importanza del cambiamento in atto. Perchè la creatività non si insegna e tante strutture mastodontiche non ce l’hanno. Perchè sempre più professionisti possono ora creare campagne a costi irrisori. Sfruttando la scalarità e la verticalità dei network sociali. Sfruttando la viralità di reti sempre più trasversali.

In un’epoca in cui i consumatori hanno opzioni di scelta illimitate, e soprattutto la misurabilità di una campagna pubblicitaria è sempre più attuabile quasi in tempo reale, occorre ripensare i modelli e i paradigmi della comunicazione. Perchè – in caso contrario – non ci saranno consentiti neanche i famosi “quindici minuti di celebrità” alla Wharol…

crisi

Crisi. Economica. Finanziaria. Di nervi. Si parla di recessione, si agitano fantasmi, sicuramente lo scenario mondiale non è così tranquillo.

Banche che crollano, certezze che si sgretolano. Cassandre che urlano ai quattro venti.

Passaggi. Si tratta di fasi. Di passaggi. Con un ritorno, auspicato, ad un’economia più “reale”. Magari con un volto “più umano”. Magari quella della “felicità” per dirla con Luca De Biase.

E comunque – nel corso di questi passaggi – il marketing si rivela quantomai utile. Necessario. Non banale orpello, tanto la pubblicità non serve e abbiamo già le Pagine Gialle.

Il marketing crea delle differenze. In tempo di crisi c’è selezione e solo i marchi dotati di contenuti veri alle spalle e con efficaci azioni di proposizione possono sopravvivere. In epoche di contrazione dei mercati e dei consumi solo i marchi forti vivono. Forti non significa necessariamente danarosi e con grandi possibilità di investimento. Forti vuol dire ricchi di idee.

Le idee - per dirla con Hegel – hanno mani e piedi.

Un pò di tempo fa leggevo un intervento di Michele Ficara Manganelli, presidente di Assodigitale, su MyMarketing.Net in cui stigmatizzava una certa sonnolenza dei pubblicitari restii ad accogliere le sfide e le esigenze che il “consumatore digitale” ormai manifesta.

Il consumatore digitale, che Michele definisce un alieno ormai atterrato da tempo sul nostro pianeta, non è più un’entità astratta, un concetto libresco, un topos letterario che vive solo nelle slide dei consulenti e degli stakeholder alle conferenze: è vivo, vegeto, dinamico, attivissimo.

Il consumatore digitale siamo anche noi. Pensate a come sono cambiate le nostre attitudini e le abitudini di acquisto negli ultimi 5/10 anni. Pensate al ruolo sempre più formativo/informativo che la Rete incarna e rappresenta. Pensate a come acquistavate anche solo pochi anni fa e a come vi ponete ora di fronte ad un Brand, ad una decisione di acquisto, ad una transazione.

Il consumatore digitale è più avvertito, più informato. Meno influenzabile. meno “bovino” e senza paraocchi. Una Marca che voglia oggi lanciarsi sul mercato non può più prescindere dall’utilizzo di internet. Che non è – come molti pensano – uno strumento solo informativo. E’ un modo di essere, di vivere: è un mondo, è un’opportunità, è una piazza … e come ogni piazza ha i suoi frequentatori, i disturbatori, lo Scemo del Villaggio … anche qui – anche se non si tratta di un paese piccolo – la gente “mormora”, anzi conversa … è nella conversazione la radice e la sostanza che guida il consumatore digitale a rapportarsi con le Marche. Possiamo fare finta di essere sordi o – con umiltà e preparazione – iniziare ad ascoltare…

Cara Grande Azienda Tradizionale Attiva nel Comparto del Largo Consumo,

mi hai chiesto cosa ne penso del tuo portale. E cosa farei per migliorarlo.

Ti rispondo schiettamente: tu vendi prodotti on line, sicuramente in questa fase non hai ancora volumi e fatturati sufficienti che giustifichino investimenti milionari, ma qualcosa la devi fare. Devi iniziare a pensare che il mercato sta cambiando. Che i figli dei tuoi clienti storici usano sempre di più internet non solo per comprare. Lo usano per informarsi, e per fare poi acquisti “fisici”, con la presenza di persone vere in negozi non virtuali: si chiama Infocommerce ed è un fenomeno che sta prendendo sempre più piede. Ma non sono solo i figli o i cosiddetti “smanettorni” a usare internet. Lo ha dimostrato una ricerca del Po.Li.Mi. ad inizio anno: le casalinghe di Voghera (di cui io sono un figlio) sono sempre più presenti davanti al monitor del PC, la sera, e navigano alla ricerca di spunti, contenuti, news, suggerimenti.

Che cosa fai tu per queste persone? Hai un bel portale, è vero. Ma è troppo “ingessato”, troppo poco flessibile. Troppo mastodontico. Anche a livello di navigazione generale. Hai bisogno di “togliere” per dare rilevanza alla tua “sostanza”: spesso è il “vuoto” che dà senso al “pieno”. E non parlo solo della veste grafica che, per carità, mi piace anche. Parlo della struttura generale.

Chiediti poi che cosa fa un consumatore quando è on line sul tuo sito. Controlla quali pagine visita, quanto ci sta…dove preferisce fermarsi, quali percorsi effettua… Chiediti cosa puoi fare per migliorare e ottimizzare la permanenza di questo consumatore sul tuo sito.

Parla di te. Raccontati. Senza filtri. Senza pomposi trionfalismi. Fai uscire fuori la tua vera natura. I tuoi valori, perchè questi valori ci sono e sono forti.

Coccola il tuo consumatore. Fagli regali. Fallo sentire importante. Ricordagli che lui è fondamentale per te, e che insieme potete fare grandi cose.

Cerca nuovi consumatori da coccolare. Campagne banner? Si, va bene, lo so che non possiamo riunciare a questa forma di promozione, ma inizia a pensare ad altre cose. Parlavamo – ti ricordi? – di social media. Non averne paura. E’ importante che tu capisca che deve cambiare il tuo approccio generale al mercato, al mondo on line. Che tu capisca che non puoi più riunciare alla conversazione. Alla condivisione. Allo scambio. Per anni la gente ha parlato comunque di te. E’ giunto il momento di entrare in quei discorsi in prima persona.

Se hai bisogno io ci sono, lo sai

tuo affezionato markettaro

 

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