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Ottimo pezzo di Luca Conti su Nòva 24 di giovedì scorso su media monitoring, conversazioni e buzz.

Si parla anche di eXtrapola e del servizio net.monitor.

 

 

Il blog Marchetting si arricchisce di una nuova “redattrice”, Fraaaa, studiosa di design e comunicazione, amante dell’arancione e delle moto, che scoverà e commenterà per noi nuove campagne pubblicitarie e produrrà adeguate riflessioni sul patinato mondo del marketing.

Benvenuti alla nuova rubrica dedicata alla comunicazione che ogni giorno vediamo in televisione, sui giornali o semplicemente per strada.

Ovviamente questa rubrica non ha la pretesa di essere una cosa troppo seria, ma esprimerà semplicemente la mia modesta opinione, su argomenti che sceglierò di volta in volta (ovviamente il tutto in maniera assolutamente democratica eh..^^).

Incominciamo subito con l’argomento di oggi che, come avrete capito, è l’ultima pubblicità TV della Fiat 500. Quando ho visto i nuovi cartelloni che la pubblicizzavano qualche settimana fa mi sono detta “Ma che carina! Bello il paragone con le “piccole cose”…chissà come sarà lo spot televisivo…”.

Ora che ho avuto l’occasione di vederla, oltre che sentire lo spot radiofonico, devo dire che mi sbagliavo, o quantomeno non ha soddisfatto le mie aspettative.

Mi hanno sempre detto che nel caso di campagne pubblicitarie tutto dev’essere bene riconoscibile, che non si possono usare mille claim diversi nello stesso momento e che avere un’idea buona è fondamentale.

Evidentemente questo è leggermente sfuggito a chi ha progettato la campagna … mi spiego meglio: perché se trovo un’idea semplice ma carinissima per la cartellonistica, ne cerco poi un’altra per lo spot televisivo? Le “piccole cose” si sono trasformate in una brutta versione di “Everybody needs somebody to love” neanche presa dal film dei Blues Brothers (John Belushi e Dan Aykroyd sono inarrivabili) e un modo di rappresentare la macchina che non mi è piaciuto per niente (e mi ha solo ricordato la pubblicità dell’Actimel).

(Si capisce tanto che Blues Brothers è uno dei miei film preferiti? O.ò)

Posso capire che si volesse ricondurre il tutto alle pubblicità della Punto, della Bravo etc. però secondo me non è stata proprio una cosa azzeccata.

Si poteva giocare sulle “piccole cose” magari anche con un po’ d’ironia … anche perché queste “piccole cose” si prestano a molte interpretazioni, a tratti anche goliardiche se si vuole.

Forse hanno preferito una resa finale simile agli spot precedenti proprio perché riconducibili alla nuova percezione che vogliono dare del brand Fiat.

 

[ok..anche oggi mi sono salvata..ho usato claim, brand..si, posso anche sembrare esperta!^^]

 

 

 

 

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Domani è la giornata mondiale del consumatore.

Il consumatore: amato-odiato-corteggiato, meta e destinatario ultmo di tutti i nostri pensieri, di tutti i nostri sforzi…

 Questa ricorrenza trae origine da un discorso che, il 15 marzo del 1962, il Presidende John Fitzgerald Kennedy pronunciò davanti al Congresso americano.

In quell’occasione il presidente Kennedy indicò per la prima volta i quattro diritti fondamentali dei consumatori:
- il diritto alla sicurezza dei prodotti;
- il diritto ad una informazione completa;
- il diritto ad una libera scelta;
- il diritto ad essere ascoltati.

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Ha ben detto Gianluca Grignani, intervistato durante Domenica In, il giorno seguente alla proclamazione dei vincitori del Festival di Sanremo: il buon Gianluca, che non è solo un rocker apparentemente “maledetto” ma anche un artista sensibile alle nuove forme di comunicazione, ha spiegato che la crisi dei dati di ascolto del Festival di Sanremo 2008 non è imputabile solo a eventuali problemi di qualità dei contenuti ma ad un generale cambiamento del panorama  mediale. Anche in Italia.

Il pubblico si sta orientando verso nuove forme di fruizione: non è solo internet o YouTube, la geografia mediatica mostra sempre nuovi confini.

Quali sono le principali tendenze in atto? Vediamole, molto schematicamente:

-crescente frammentazione dei media e delle audience

-crisi dell’attenzione e dei modelli tradizionali di pubblicità

-centralità sempre più importante del contenuto e non del canale (qualcuno ha detto in passato che “content is the king”)

-passaggio dal concetto di “prime time” (in cui anche le “casalinghe di Voghera” hanno più monitor PC accesi che schermi televisivi) al “my time” (Babelgum, Joost e tutte le nuove forme di palinsesto “home made” e in generale il fenomeno delle web TV)

-conseguenti nuovi modelli di fruizione dei contenuti

-l’utente riveste un ruolo sempre più attivo, non solo nella fruizione e nella scelta dei contenuti, ma anche nella creazione degli stessi e nell’immissione nel circuito mediale

In fin dei conti Baudo non può ritenersi così insoddisfatto dei propri dati di ascolto. Bella consolazione, comunque.

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Periodo impegnativo: viaggi, eventi, persone da incontrare, business da avviare, strade da battere, in Italia ma soprattutto all’estero.

Ultimamente ho un pò trascurato e “tradito” questo blog.

Mi sono sentito anche in colpa.

Perchè bloggare è diventato per me un dolce impegno, un’attività fisiologicamente inevitabile.

Solo un anno e due mesi fa tutto questo non c’era … e ora non si può e non si deve tornare indietro … perchè non si può rinunciare a queste utili e fantastiche conversazioni in Rete: tutto questo cerco di trasmettere alle persone e alle aziende che vedo … “non si può non conversare”, è troppo importante utilizzare forme “nuove” di comunicazione come i blog e altri social network … l’opportunità è troppo “golosa”, i rischi - se possiamo usare questo termine - minimi …

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Questa volta non parlerò di Mistubishi - mi stupisci ma di alcuni claim che ho coniato io.

Quando lavoravo per Fondocasa, in qualità di responsabile marketing dell’agenzia di pubblicità della Holding.

Con tenerezza - ed anche con una punta di orgoglio - ho scoperto che diversi claim creati a suo tempo (2002-2004) sono ancora usati da un’azienda così importante, protagonista del franchising immobiliare in Italia.

Ed ecco che “mille soluzioni per comprare e vendere casa” resiste ancora nella head banner del portale. Avevo pensato che chi compra casa spesso affronta paure e problemi, anche ingenti. Ed ecco il bisogno di una consulenza onesta e leale. Non potento copiare il bellissimo “La tranquillità di fare centro” di Tecnocasa (leader assoluto in Italia nel franchising), sono andato su un più generico “mille soluzioni”.

Anche la rete di agenzie finanziarie e di muto casa (Mavrefin) conserva il claim “soddisfa la tua voglia di casa”. Casa intesa come edificio e luogo fisico, ma più facilmente come luogo dell’anima, come focolare domestico che è possibile vivere ed avere grazie ai mutui di Mavrefin.

Anche lo slogan della ricerca di personale, problema annoso di tutte le reti immobiliari, in cui c’è un grande turnover, è rimasto lo stesso: “Trovare lavoro è troppo difficile? In Fondocasa il lavoro c’è!”. Forse con una vaga allusione a tanti bamboccioni che si lamentano di non trovare lavoro salvo poi non “sporcarsi” le mani partendo da un lavoro oscuro e faticoso come ad esempio l’acquisitore immobiliare, quello che suona i campanelli…

Tutti slogan semplici, quasi banali, direi … slogan che - resistendo nel tempo - dimostrano che diverse cose buone ho lasciato dietro di me…

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Il buon Andy Wharol già lo caldeggiava…

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Come definire l’ultimo libro di Henry Jenkins, Cultura Convergente? Istruttivo, interessante, provocatorio.

Jenkins ci traghetta oltre il paradigma (assai inflazionato) del web 2.0: se il 2006 ha visto molte aziende scoprire i cosiddetti contenuti generati dagli utenti, e il 2007 ha generato contraddizioni tra produttori e consumatori (con gli utenti che non hanno quasi mai tratto profitto dalle loro “creazioni”), il 2008 vedrà il tentativo di pacificazione e conciliazione attraverso la comprensione di cosa abbia valore per ciascuna parte.

E’ inevitabile. Creazioni mediali professionali generano innumerevoli contenuti “amatoriali” mentre sperimentazioni grassroot (che partono dal basso, come certi video di giovani artisti su You Tube, per esempio) possono avere esiti commerciali e commerciabili.

Nella cultura convergente i consumatori partecipano in maniera attiva alla produzione ed anche alla circolazione di contenuti. Ne parlavo qui: le aziende, grandi e piccole, assistono al proliferare di questa tendenza, talvolta ne hanno timore ma non possono più arrestarla. Grazie alla Rete il pubblico/consumatore acquisisce materiali, foto, video, immagini, contenuti e li interpreta, li rimescola, li arricchisce, li banalizza, li ridistribuisce …

Non è necessario che le aziende si buttino a capofitto in questo magma, perchè fa figo ed è fashion avere un blog o girare un video virale. Cerchiamo di far capire loro - prima - che un processo inarrestabile è cominciato. Che non si torna indietro. Che c’è una  nuova geografia mediale e sociologica.

E se davvero i mercati sono conversazioni, cominciamo ad acoltare, che è sempre buona norma nella comunicazione.

Iniziare a conversare/partecipare sarà un passo inevitabile e (più o meno) leggero.

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Mi sto occupando di promuovere un importante evento organizzato da Labelab, il laboratorio per la gestione dei rifiuti, dell’acqua e dell’energia.

Labelab opera dal 2001 con un network internazionale di professionisti del settore, e ha realizzato 3 portali tematici: www.rifiutilab.it, www.acqualab.it e www.energialab.it. E’ tra i partner del progetto del Portale Nazionale dell’Energia, realizzato da eXtrapola.

L’evento in questione, che prenderà il via il 10 ottobre a Ravenna, vuole fare il punto sulla gestione delle complessità ambientali a livello locale nei settori rifiuti, acqua ed energia. Un tema - mi scappa la battuta - di scottante attualità…

Senza contare la sempre maggiore incidenza delle bollette sulle spese delle famiglie e delle aziende italiane.

Tecnici, economisti, politici si daranno appuntamento nella bella Ravenna per discutere su quanto fatto nell’ultimo decennio e per definire le strategie future in vista di una gestione e di uno sviluppo sostenibile.

Il format della “3 giorni” è il seguente:

-16 labMeeting, ossia veri e propri momenti formativi e di approfondimento

-6 Workshop tematici

-la Conferenza vera e propria, struttuata su due sessioni di approfondimento dei temi chiave

Qui la brochure provvisoria dell’evento.

Oggi Marketing Journal, magazine del Club del Marketing e della Comunicazione, riporta un mio (vecchio) post sul tema “guerrilla” con un esempio concreto e alcuni consigli pratici ispirati dal buon senso.

Parlando quindi di marketing “non convenzionale” non possiamo non dibattere di quanto le aziende vogliano e possano rischiare per mettere in pratica azioni alternative a quelle “tradizionali”.

Ieri sera ero a colloquio (piacevole) con il direttore commerciale di una grossa azienda alimentare italiana: ebbene, questo coraggio bisogna trovarlo - è stato il sunto della conversazione. In momenti di crisi e passaggio (come quello attuale) sono le aziende “coraggiose” che emergono e si salvano dal baratro.

Evoluzione e crisi come momenti ideali per l’epifania di strumenti e ideologie diverse e innovative…

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Lo spunto mi viene sia da Enrico che commenta in modo sottilmente provocatorio un mio post sul corporate blogging sia da Gianluca che segnala un pezzo di Luca De Fino su NC-Nuova Comunicazione.

Il tema è: siamo certi che tutte le aziende debbano/possano aprire un blog?

Luca De Fino, nel pezzo su NC, cita gli ostacoli all’attivazione di forme di comunicazione “sociali” che un campione rappresentativo di Senior PR statunitensi ha espresso … al primo posto la mancanza di risorse (51.1%), al secondo (46.9%) la potenziale perdita di controllo … ecco secondo me la barriera principale!

Il fatto è che le aziende non hanno mai avuto il controllo di quanto si dice di loro … la gente ha parlato per anni delle aziende, dei marchi e dei prodotti … e ora ha aperto dei blog …

Non possiamo censurare la libera espressione dei commenti e dei pareri delle persone … possiamo però entrare a far parte di queste conversazioni, dire la nostra.

Se la gente muove delle critiche giuste, ecco allora l’opportunità di migliorare e imparare dagli errori. Se la gente sta dicendo delle castronerie, ecco che avremo modo di rispondere e precisare la nostra versione dei fatti.

Non si può non comunicare, diceva qualche inclito guru. Io, che guru non sono, ribadisco: non si può non “conversare”

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L’ultima ricerca della School of Management del Politecnico di Milano e della Nielsen lo afferma in modo molto sicuro: il 54% degli italiani (27 milioni di individui dai 14 anni in su) ormai preferisce internet al caro vecchio piccolo schermo.

Il campione intervistato (3000 famiglie, circa 7000 persone) sembrerebbe (ma il condizionale è d’obbligo in questo tipo di indagini) assai rappresentativo dell’intera popolazione italiana. Popolazione che naviga in Rete proprio nel “prime time”, ossia tra le otto e le undici di sera, vecchia roccaforte della TV generalista. E non si tratta solo di giovani smanettoni, ma anche di adulti e di persone più mature, come conferma Giuliano Noci, capo del team del Politecnico: “Tutti pensano - spiega - che il world wide web possa soppiantare il piccolo schermo solo tra gli adolescenti, quelli che magari abitano nelle grandi città. E’ falso. Avete presente la famosa casalinga di Voghera? Ebbene, oggi è lei che naviga di sera. Ed è questo il dato più eclatante della ricerca.”

Piccole osservazioni:

-ci stupiamo, ed è giusto, ma lo stupore deriva dall’anomalia - tutta italiana - di un pubblico che solo ora sta maturando (e anche molto velocemente) e sta differenziando le proprie scelte mediatiche e cultutali

-ci stupiamo perchè solo da noi in Italia oltre il 50% degli investimenti pubblicitari è catalizzato dalla TV … ma ancora per poco…

-la Rete non sostituirà completamente la TV generalista, piuttosto la completerà e offirà un panel di scelte alternative e innovative a giovani e vecchi fruitori

-la crisi della TV non è dovuta solo e unicamente al “nuovo che avanza”, ma ad un declino - tipicamente italiano - dei contenuti proposti: quiz, reality, tette e culi forse hanno un pò stancato…

-un cambiamento radicale è comunque in atto, nonostante comunque oltre un terzo della popolazione italiana resti fedele alla TV. Popolazione che, come sottolinea Tessarolo, ha per oltre il 60% solo la licenza media… ed è ora di finirla con un Sistema che droga la gente mantenendo l’italica stirpe nella maggior ignoranza possibile

-a quando un Sistema che incoraggi e finanzi nuove iniziative di comunicazione ed erogazione di contenuti di qualità?

-a quando una vera TV di “servizio pubblico”?

-le aziende non possono più ignorare che la gente si sta spostando letteralmente sul web … ed è lì che occorre pianificare attività di comunicazione coerenti che adottino e imparino il linguaggio del web…

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Dieci anni fa o giù di lì le persone si chiedevano: “Dobbiamo usare l’email a tutti i costi?”. Poi tutti l’hanno utilizzata.

Poi le aziende si sono chieste: “Abbiamo bisogno davvero di un sito internet?”. La storia ha dimostrato di sì, per quasi ogni tipo di business.

Ora la domanda che le aziende mi pongono è: “Dobbiamo davvero aprire un blog?” …

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E’ un pò come nel sesso.

L’uomo, il Maschio, è più attento all’immagine. Al dettaglio. Al singolo elemento materiale. Ad un approccio visivo, tangibile.

La donna, la Femmina, si appella invece all’immaginazione. Alla fantasia. Alla scoperta. Alla riflessione. Alla partecipazione. Alla collaborazione.

Il marketing che vorrei è più femminile che maschile. Più immaginazione e meno immagine.

Viva le donne, viva il marketing.

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Affari & Finanza di lunedì scorso riportava un pezzo di Arturo Zampaglione che racconta le nuove strategie di marketing del colosso Procter & Gamble. Essere vicini ai consumatori con ogni strumento a disposizione e cavalcare la rivoluzione dell’interattività che offre maggiori rendimenti all’investimento pubblicitario, questa la nuova mission di Jim Stengel, global marketing officer di P&G.

Un cambio epocale nei piani di comunicazione e negli investimenti del leader mondiale dei beni di largo consumo: meno TV e pubblicità tabellare, e più web e iniziative “non convenzionali”. Come l’operazione di street marketing attuata a Time Square per pubblicizzare la carta igienica Charmin, con la “sponsorizzazione” di un bagno pubblico. Con iniziative sociali come il finanziamento di vaccini anti-tetano nei paesi più poveri … o gli aiuti erogati dopo l’uragano Katrina.

Nel complesso P&G si sposta verso una comunicazione “collaborativa”, e quindi sarà forte l’utilizzo dei social network, soprattutto nei paesi più avanzati.

Anche nel largo consumo, quindi, una nuova comunicazione è possibile.

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Ho comunicato recentemente due interessanti progetti per gli amici di eXtrapola, società leader nel monitoraggio di contenuti e informazioni su internet.

Il primo è il nuovo portale nazionale dell’Energia, un sito ed insieme uno strumento di lavoro per professionisti ed aziende operanti in questo specifico mercato. Ne hanno parlato Torino Valley del sempre disponibile Vittorio, Antonio Santangelo, la Reuters, MyTech, Yahoo, Punto Informatico, Giovanni Cassano, la FERPI, Il Corriere del Web, GoFluid, Affari & Finanza di Repubblica con un ottimo pezzo anche su carta (visibile qui sotto), e-gazette, Innov’azione di Emil Abirascid, Linea EDP, Comunicazione Italiana, Articolando, La Repubblica di Torino, Finanza & Mercati, Spot and Web, PubblicA, AziendaBanca, Il Corriere delle Comunicazioni… e poi diversi media verticali come Staffetta Quotidiana, Quotidiano Energia, QI…

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Molto interesse ha suscitato anche il lancio di vip.monitor, un sistema di monitoraggio della reputazione web dedicato ai personaggi famosi e ai manager … ne hanno parlato Affari Italiani, Prima Press, Antonio Santangelo, MyTech, Il Sole 24 Ore, AreaPress, il blog Webnews (con il quale c’è stato anche un simpatico “certamen”), PC Facile, Alfonso Fuggetta, Virgilio, Datamanager, Marketpress, i-dome, Blog PMI, OneMarketing, Yahoo, Vittorio Pasteris, Marketing Journal, Daily Net, l’agenzia ASCA, Moda&Mercati…

A tutti un doveroso grazie.

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Cito qui un interessante articolo apparso su Nòva di ieri: si parla di Loic Le Meur, controversa figura di blogger imprenditore francese, fondatore di start up, creatore dell’evento culto “LeWeb”, appena svoltosi, consulente di Sarkozy.

Le Meur, che ha trasferito il proprio business a San Francisco, per uscire dal provincialismo europeo (”…se devo fare un accordo con Twitter, li chiamo, ci vediamo per un caffè e due ore dopo l’affare è concluso…”), ha ora lanciato il proprio decalogo per avere successo. Vale la pena vederlo, punto per punto:

1. Non attendere l’idea rivoluzionaria. Le Meur suggerisce che è meglio puntare su uno “spazio vuoto”, eccitante e agire rapidamente … Sono d’accordo: prendiamoci quelle nicchie che non sono ancora state esplorate. O, nel caso non possiamo, agiamo comunque con velocità e passione, senza aspettare la prossima invenzione che cambierà le nostre vite

2. Condividi le idee. Le Meur cita la propria esperienza con l’azienda Rapid Site, da lui fondata nel 1997 e andata in contrasto con France Telecom. Invece di fare causa al colosso tel.co Le Meur gli ha venduto l’azienda…capitalizzando… Bisogna parlare con i concorrenti…

3. Costruisci una community. I network sociali - usati coerentemente - fanno sì che si parli di prodotti/servizi/persone…

4. Ascolta la community. E’ un lavoro duro e continuo, lo sappiamo, ma bisogna rispondere a tutti i feedback che vengono da una community o da un social network.

5. Metti insieme una grande squadra. Giustissimo: bisogna circondarsi di collaboratori che siano più bravi di noi

6. Riconosci per primo un errore. Parlare pubblicamente di un proprio errore è una bella mossa … e poi sforziamoci di imparare dagli errori…

7. Non perdere tempo in ricerche di mercato. Ennesima provocazione di Le Meur. Che suggerisce di laciare versioni test di un prodotto/servizio in tempi rapidi. Migliorando il prodotto in forma “open”

8. Non farti ossessionare dai business plan. Che a volte mentono o non rispecchiano la realtà. Oppure deludono. Buon senso è la chiave del business pensato da Le Meur

9. Non pianificare grandi sforzi di marketing. Qui per marketing Le Meur intende advertising: in epoca di social network non è più necessario stanziare cifre ingenti per campagne dal taglio generalista. Andiamo a cercarci e coccolarci il nostro target. Facciamo in modo che la nostra community ami il nostro prodotto.

10. Non pensare a diventare ricco. E’ quanto pensa anche Lapo Elkann … ma ricco lui lo è già … La ricetta di Le Meur, che condivido, è quella di puntare sugli utenti: il denaro è conseguenza del lavoro e del successo, non il fine

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Ho rivisto in video l’interessante presentazione fatta da Marco Montemagno, giornalista di SKY, blogger e AD di Blogosfere, al recente IAB Forum. A parte l’estrema bravura nell’esposizione e la capacità di coinvolgere un audience (geniale aver fatto alzare tutto il pubblico presente per fare un applauso a Internet…), di Marco apprezzo la chiarezza. Dal suo discorso estrapolo qui i 4 punti di forza principali del web, ed in particolare del web 2.0 …

-Distribuzione: internet è utile per tutti, bando alle criminalizzazioni che qualche grande nome del giornalismo fa in nome della notiziabilità e bando al pressapochismo di chi parla di internet senza conoscerlo … Internet è il reame della viralità e delle potenzialità, basta avere un’idea buona e questa può circolare su milioni di PC e terminali mobili …

-Condivisione: sia in termini di dati, che di persone … qui il paradigma è quello del consumatore che “costruisce” il proprio Brand, il proprio Prodotto … ottimi gli esempi dei video di Dove e di Boeing, che ha coinvolto gli utenti nella definizione delle caratteristiche produttive iniziali

-Dialogo: è cambiato il rapporto - in seno al web stesso - tra produttori e fruitori di informazioni/prodotti/beni/servizi … non possiamo più ignorare il fenomeno dei network sociali, possiamo non utilizzarli ma non far finta che non ci siano …

-Personalizzazione: il web è sempre più consumer-centrico, qualcuno usa il brutto termine “prosumer” … grazie a internet posso cucirmi addosso strumenti, reti di relazioni, contatti, posso veicolare idee e renderle concrete, senza essere un guru o uno smanettone

Un anno fa, lo ripeto spesso, non avevo un blog: ho voluto mettermi in gioco anche io, capire di più, prendere le facciate - come dice Marco - ma vivere la rete e questa sua rivoluzione. Ci ho messo la faccia e devo dire che è stato (ed è) esaltante :-)

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Luca De Biase, partecipando a Web2.Oltre, ha portato la propria esperienza nella scrittura del libro Economia della felicità.

Ne parla qui, in un post che ho apprezzato moltissimo.

Fare marketing in epoca di web 2.0 vuol dire anche considerare i cosiddetti “beni relazionali”, una dimensione economica che non prescinde dai rapporti tra la persone. Persone che producono contenuti (”UGC”), che li condividono, persone che scambiano sapere, pareri, informazione, emozioni.

Nel marketing del futuro non solo i Brand potranno essere “costruiti” e “partecipati” in qualche modo dagli utenti stessi, ma le aziende stesse dovranno compiere passi sempre più decisi verso i consumatori. Un percorso di maggiore consapevolezza.

Forse alla fine del processo di consapevolezza si scoprirà che si fanno addirittura affari migliori se si tiene conto davvero delle persone.

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Leggo su Panorama Economy che H&M ha inserito dei codici a barre sui suoi annunci e cartelloni pubblicitari. Così il consumatore può, con il proprio cellulare, scansire tale codice e, dopo la lettura ottica, essere indirizzato ad un menu interattivo dove potrà scegliere taglia, colore e pagare sempre tramite il device mobile.

Bel modo per H&M di trasformare qualsiasi ambiente (anche un angolo di trada malfamato, o il muro di un metro) in un potenziale punto di vendita. Shopping-follia o innovazione al cubo?

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Dopo una colpevole interruzione ritorna il piccolo spazio di conversazioni in Rete con professionisti, operatori, uomini e caporali che leggo volentieri dentro e fuori internet. Oggi è la volta di Gianluca Diegoli, markettaro ed autore di uno dei blog più intelligenti che io abbia mai frequentato, “responsabile” suo malgrado della mia “conversione” ai social media.

Quali  sono secondo te le innovazioni più importanti nella “comunicazione” degli ultimi tempi?

Tutte le novità principali si trovano nella riscoperta del lato ‘umano’ delle aziende. Se non c’è quello, non c’è tecnologia che tenga.
 

Una definizione “alla [mini]marketing” di web 2.0

Essere 2.0 è riuscire ad apprezzare (e superare le paure de) la profonda grandezza e superiorità dell’entropia generata dagli utenti. Il Web 2.0 è un insieme di tool creati per chi vuole intraprendere questo percorso.
 

Possiamo considerare davvero (e in che modo) i blog (e i network sociali) uno strumento di marketing e comunicazione?

Beh, ogni forma di espressione è comunicazione, quindi anche i blog lo sono, ci piaccia o no. Se per marketing intendi uno strumento per “mandare messaggi” allora i blog e i SN non lo sono.
 

Pensi che - grazie all’interazione sempre maggiore tra brand e consumatori - le marche del futuro saranno create dagli utilizzatori stessi, come “qualcuno” ipotizza?

No, francamente non ci credo, e un po’ ne ho paura, come nel caso della fantomatica auto creata dall’uomo medio per eccellenza (Homer). Credo che la scintilla creativa propositivia nasca dal singolo, e che poi possa essere tutto migliorato dalle masse collaboranti.
 

Nel mio blog parlo spesso di Low Cost Marketing (e c’ero prima io de La Casalinga di Voghera! :-) ), un approccio al marketing dominato dal buon senso e dal realismo: che ne pensi?

Credo che si impari molto, a dover spendere poco,  a vedere l’effettivo ritorno delle cose, a non dover essere schiavi della spesa dell’anno precedente. In realtà tutto il marketing innovativo puo’ essere basato su strumenti apparentemente lowcost. Quello che questo approccio richiede pero’ (e non è low cost) è molto tempo, molta esperienza, molta continuità, forse troppo per un ufficio marketing normale :)
 

Credi alle teorie dell’emotional marketing di Gobè o ai “lovemarks” di Roberts?

Gobè non lo conosco bene e preferisco non dare giudizi. Lovemarks è una bella sceneggiatura di come dovrebbe essere la storia d’amore tra aziende e prodotti. Temo però che sia ottimista sull’effettivo ricambio da parte delle persone: le aziende continuano a pensare di essere al centro dei nostri pensieri, e nella stragrande maggioranza dei casi non lo sono.
 

Parlami delle 3 campagne di comunicazione on line che hai apprezzato maggiormente negli ultimi mesi

Ecco, se proprio te lo devo dire, così al volo, senza aiuti dalla regia, non ne ricordo nemmeno una. Forse è il concetto di campagna che online non si presta. Se conversi, lo devi fare sempre, non solo durante la campagna.
Anche tutto il fenomeno dello street e del guerrilla, se devo essere sincero, mi ha stancato. Osservo, analizzo e dimentico.
 

Raccontami - in poche parole - il tuo approccio di uomo di marketing&comunicazione in epoca di social networking e castronerie alla Second Life

Dare il beneficio della prova, provare tutto, cercare di falsificare tutto, raccogliere quello che rimane.
 

(per finire): possiamo davvero credere alle teorie dell’universo inflazionario e alle superstringhe?

Assolutamente sì. La storia di Google sta lì a dimostrarlo.

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Venerdì ero a colloquio con il management di un’importante rete immobiliare in franchising italiana.

Incontro piacevole: è sempre bello confrontarsi con operatori del settore che abbiano intenzioni e strategie aziendali innovative.

Si è parlato di marketing, di cosa fa e di cosa dovrebbe fare.

Per me è sempre valido l’esempio (ancorchè inflazionato) delle acque minerali: sono tutte uguali (come le benzine) e compito del marketing e creare e sottolineare delle differenze. Così bisogna fare nel campo immobiliare: le proposte di affiliazione dei franchsing più importanti sono molto simili tra loro … si parla di banca dati, di sito, di formazione specifica, di visibilità e notorietà del marchio … compito dei markettari è spingere al massimo le peculiarità della singola rete, ragionare sui valori specifici, creare dei plus, dei punti assolutamente univoci ….

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Vincenzo di Idealista.it, portale immobiliare di cui avevo parlato qualche tempo fa, mi segnala che sono ora disponibili on line i video annunci girati dai consumatori. Ottima integrazione di questo stumento ormai “pane quotidiano” per gli internauti, e soprattutto ottimo il fatto che gli utenti collaborino (in uno spirito da “network sociale”) alla costruzione del servizio in sè.

Un pò come in eBay, come leggevo su Nòva della scorsa settimana (davvero ben scritto il reportage di Mantellini dal “Web 2.0 Summit” di San Francisco): il CEO del popolare sito di aste on line ha dichiarato che i contenuti sono per il 95% farina del sacco degli iscritti. Il resto è architettura tecnologica e controllo su attività fraudolente e transazioni.

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Ho recentemente riletto Sappiamo cosa vuoi di Martin Howard (Minimux Fax), un interessante manuale di - rubo il termine a Goetz - “ecologia del marketing”. Howard, ex guru ed esperto mondiale di comunicazione e pubblicità, si è da tempo convertito (!) e ravveduto (!) e in questo testo ci insegna a difenderci dalla persuasione occulta, ossia dai meccanismi diabolici che aziende, governi e religioni mettono in atto per venderci a tutti i costi un prodotto, una guerra in Iraq, un aldilà sicuro.

Un pò estremo, forse, ma dice delle verità. Io stesso a volte entro in un centro commerciale con l’idea di comprare UN prodotto. Poi me lo dimentico e - per spezzare l’incantesimo negativo - ne compro altri dieci alla rinfusa sperando di azzeccare quello che avevo in mente all’inizio. E spesso ce la faccio. Ed esco, stordito e attonito per aver comprato cose di cui posso fare tranquillamente a meno, come ad esempio una copia de Il Giornale di Giordano.

Volevo soffermarmi poi sull’aspetto delle Pubbliche Relazioni, che - per nascita (oscura) e per leggende metropolitane - Howard ammanta di negatività. Anche qui c’è del vero ed è affascinante e annosa la diatriba anche all’interno del corpus degli spin doctors: quale il confine tra verità e mezza verità? E’ meglio una mezza verità o una bugia intera? A fare luce su questi temi c’è il bellissimo libro di Patricia Parsons, L’etica nelle relazioni pubbliche, pubblicato in Italia anche grazie alla Chiappe & Revello.

Altro libercolo “scomodo” è Nati per comprare (Apogeo), di Juliet B. Schor, che getta altre ombre buie sull’operato delle aziende americane, colpevoli di bombardare di messaggi pubblicitari gli stessi bambini, vittime designate della persuasione occulta … questo ne è un estratto:

“Oggi il bambino americano medio è immerso nel mercato di consumo con una modalità tale da annichilire qualsiasi raffronto storico. A un anno guarda Teletubbies e mangia il cibo dei suoi ‘promo partner’ Burger King e McDonald’s. A 18 mesi i bambini sono in grado di riconoscere i loghi commerciali e prima di raggiungere il secondo anno d’età chiedono i prodotti nominandone la marca. Secondo gli esperti, entro i tre anni o i tre anni e mezzo i bambini cominciano a credere che la marca sia in grado di conferire loro caratteristiche uniche, per esempio l’essere in gamba, forti e intelligenti”

 E pensare che io confondo sempre (sempre!) Vigorsol e Daygum … ma non sono la stessa cosa, poi? …

Chiudo con altro classico (per me): Babbo Natale. Dove si racconta come la Coca-Cola ha plasmato il nostro immaginario (Fazi), saggio antropoligico di Nicola Lagioia che tratteggia la storia di come la Coca Cola abbia creato l’immagine “moderna” di Santa Claus appropriandosi di un “prodotto” della cristianità per farne un simbolo del consumismo.

Io ho sempre preferito il presepe.

Riporto qui un post del sempre originale ed ironico Gianluca di [mini]marketing, il blog che mi ha fologorato due anni fa sulla via del web 2.0 spingendomi a postare i miei deliri su questa piattaforma.

Si parla delle 7 T del marketing utopico (clicca la JPG qui sotto per ingrandire).

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Geniale chi nei commenti ha detto che era fermo alle “3 T” bolognesi…

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E’ in uscita (24 ottobre) il nuovo libro del guru e CEO di Saatchi & Saatchi, Kevin Roberts: Effetto lovemarks. Vincere nella rivoluzione dei consumi.

Seguito di Lovemarks, il futuro oltre i brands, questo libro dà voce non solo agli operatori del marketing ma ai nuovi “protagonisti” nella costruzione di marchi di successo: i consumatori stessi.

Lovemark è un brand, o un evento o un’esperienza, di cui le persone si innamorano. Quali gli ingredienti per creare un lovemark?

1. mistero: è il segreto che tiene in vita le relazioni a lungo termine, di qualsiasi natura siano. L’azione inaspettata, il gesto segreto, lo scatto imprevedibile

2. sensualità: facciamo esperienze attraverso i sensi. Quando un marchio solletica e sollecita tutti e 5 i sensi, allora il risultato è “indimenticabile”.

3. intimità: sta per empatia, impegno, ed è da questo che nasce la fedeltà nel tempo da parte dei consumatori.

Nell’epoca della “attraction economy”, sono due i (non) luoghi più importanti: lo schermo (del cellulare, del PC, del cartellone in autostrada, del TV) e il negozio. L’emotività guida l’acquisto, e trasforma impulsi alogici in un processo di identificazione e immedesimazione.

Roberts conia un nuovo termine per definire il rutilante mondo del consumismo 2.0: “SiSoMo”, ossia un blending di Sight (vista), Sound (suono) e Motion (movimento).

Dopo l’immaginazione, ecco il cuore al potere.

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Ho letto con interesse la presentazione fatta da Maurizio Goetz a SMAU ieri. Il tema, scenaristico ma di “scottante attualità” direbbe una Buonamici qualsiasi, è quello delle nuove frontiere del marketing.

Esiste una non più strisciante crisi dell’attenzione verso la pubblicità, a cui le aziende reagiscono in due modi: (a) con una comunicazione più ricca ed impattante e (b) con una comunicazione più “leggera”, attraverso l’utilizzo dei social media.

Dalla tradizionale campagna pubblicitaria assistiamo al passaggio a forme nuove, al concetto di movimento: la prima ha una durata finita ed è drammaticamente “battagliera”, il secondo mira all’evangelizzazione, alla condivisione, alla viralità, allo scambio…

Il nuovo ruolo della comunicazione non è solo quello di generare attenzione ma di coinvolgere i pubblici, le persone, gli utilizzatori, i clienti, che in qualche caso collaborano (la chiosa è mia) alla costruzione di un brand, ne decretano il successo o l’insuccesso.

Il nuovo paradigma del “marketing liquido” è quello di una comunicazione “agile” (e qui torna di nuovo l’immagine calviniana della “lightness” delle Lezioni Americane), adattiva, all’interno della quale le competenze sono rimescolate e il messaggio, proprio come l’acqua in un recipiente, si adatta ai contesti. Affascinante.

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Blogosfere organizza, in ccasione di SMAU, un interessante convegno dal titolo “I Social Media in Italia, nuovi modelli di business per le aziende”.

L’evento, moderato dal bravo Marco Montemagno, vedrà la partecipazione - tra gli altri -  di Massimo Martini (Yahoo Italia), Giancarlo Vergori (Virgilio.it), Luca Bordin (Nielsen/NetRatings), Massimiliano Magrini (Google), Paolo Barberis (Dada).

Orari e location: 14-16 del 18 ottobre, presso la nuova Fiera di Milano, padiglione 22, Percorsi dell’Innovazione.

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Segnalo l’ottimo libro Community Management (Apogeo) di Rosario Sica e Emanuele Scotti. Un approccio divulgativo al fenomeno delle community, soprattutto in ambito aziendale. Uno strumento di lavoro per iniziare a progettare, lanciare e coltivare comunità virtuali. Perchè la dimensione “informale” (grass root) delle organizzazioni è ormai una realtà.

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E’ stato uno dei primi colossi italiani di internet, il portale Virgilio. Nato come vetrina generalista e aggregatore di contenuti, è stato poi accantonato (come brand) per fare il posto ad Alice.

Ingiustamente :-)

Ora torna, come paladino dei contenuti “free” di Telecom Italia Media, mentre Alice va a presidiare quelli a pagamento (IPTV, ADSL). Certi brand non muoiono. Magari languono, in un angolo. Dimenticati. Poi risorgono, perchè hanno un contenuto sostanziale “forte”, “appealing”.

Proprio in questi giorni ho visto il nuovo sito dell’Abarth, marchio corsaiolo di casa FIAT. E il nuovo blog. Complimenti. Un’operazione di recupero che non ha nulla a che vedere con la nostalgia e i rimpianti “vintage”.

ps: da “giovane” ho avuto una A112 Abarth rossa, che mi dava emozioni che neanche la mia Audi (sportiva) attuale…

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Sull’ultimo numero de L’Espresso c’è un articolo di Alessandro Gilioli che ha già scatenato polemiche. Tema: il web, da sempre visto come quintessenza della democrazia, può davvero diventare un “Grande Fratello” dalle venature populiste e qualunquiste, con il rischio di condizionare la massa “grigia”?

Gilioli prende ovviamente spunto dalla recente iniziativa di Beppe Grillo e dal suo V-Day. Trovo interessante che si rimarchi come, per la prima volta, un’aggregazione di persone con un obiettivo comune (cacciare i politici corrotti) sia partita da un ambiente on line. Un blog, o presunto tale. Quello di Grillo non è un vero blog, è un’agorà caotica e potente in cui chiunque può postare la propria insoddisfazione e il proprio rancore. Grillo tiene i commenti aperti (ma con moderazione) e non risponde quasi mai … ma d’altra parte non potrebbe …

Gilioli ricorda che è l’utilizzo di un media a renderlo potenzialmente pericoloso o meno. Sono d’accordo. Internet è un media. Non è un ambiente astratto, una nuvola di neutrini, una casa virtuale alla Second Life. Internet è pervasivo, sicuro. Come lo è la TV. E’ un mezzo che parte dal “basso”, ma che può essere usato in vari modi da chi è in “alto”. Internet come il Carnevale, ossia rovesciamento temporaneo dello status quo e strumento di protesta.

Il saggio Sergio Maistrello chiude il pezzo sottolineando che se Grillo (o chi per lui) volesse usare veramente il web come strumento di democrazia esorterebbe il suo popolo di internauti a costruire altri blog, a moltiplicare l’effetto sociale della Rete. Almeno la sua parte abitata. D’accordissimo. Gli “al lupo al lupo” lanciati da questo articolo sono a mio avviso in parte eccessivi.

Secondo me internet è ancora in mano nostra … intendo della massa …

 

Prendo spunto da un post di Enrico Bianchessi, che - partendo dalla segnalazione di un assurdo software per farsi l’ufficio stampa in casa (sic!) - parla poi di misurabilità di un’azione di comunicazione.

La mia riflessione nasce dal “campo”, dalla “strada”. Il problema di queste castronerie è che esiste purtroppo un mercato “ricettivo” a cose del genere.

Ci sono aziende che, pur ritenendo importante condurre azioni continuative di Relazioni Pubbliche e comunicazione, non sono minimamente a conoscenza di cosa stiano facendo. Del perchè. Di come lo stanno facendo. Un pò per colpa nostra (di qualcuno), un pò per ignoranza.

Ci sono poi aziende che reputano inutile farsi conoscere, o farsi conoscere in maniera adeguata e ottimizzata. “La solita agenzia”, “La solita Rassegna Stampa” … quante volte ci siamo sentiti ripetere in faccia con tono sprezzante e altezzoso queste perifrasi …

Ecco perchè è bene partire dalla formazione … parolona, sì, ma formazione vuol dire costruire una cultura delle RP, diffonderla, farla conoscere, non attraverso associazioni spesso inutili e paghe del loro status, ma con azioni che partano proprio dalla strada. Avendo a che fare spesso con realtà di livello, mi prendo sempre un pò di tempo per spiegare cosa vuol dire il mio lavoro. Cosa farò. Perchè lo farò. E in che modo cercherò di misurarne i risultati. Mi prendo tempo per spiegare che non ho la bacchetta magica e che quindi ci vorranno forse mesi per (ri)costruire l’awareness di un brand. Prima di parlare cerco sempre di ascoltare le necessità di un’azienda, piccola o grande che sia. A chi vuole arrivare. Dove vuole arrivare. Non sempre ci riesco.

Perchè ci sono CEO che ti chiedono - laconici e statuari - che loro vogliono uscire SOLO su Corriere, Sole 24 e Repubblica. Che il resto non conta. Che - quando magari hai dall’altro capo del telefono un giornalista trafelato che sta chiudendo un articolo in cui vorrebbe parlare della sua azienda - si fanno negare. Non rispondono alle email. Relegando il tuo lavoro e le RP in genere ad un complemento estetico e fatuo del marcheting dell’azienda.

Pensiamoci un pò su.

 

Iniziativa lodevole del Touring Club, entrato recentemente nell’orbita di Giunti editore: è nato, infatti, Turista di Parola, il blog “corporate” dell’azienda, gestito da Guido Venturini, direttore generale.

Interessante notare come aziende con un background in gran parte “tradizionale” stiano strizzando l’occhio a nuove forme di comunicazione. Si tratta di un’opportunità importante per iniziare un dialogo diretto e fruttifero con gli utenti finali. Mille le possibilità, come quella di creare (vedi ottimo esempio di San Lorenzo, seguita dall’impareggiabile Tombolini) un “social club” dei viaggiatori, una comunità di interessi che possa condividere e scambiare pareri, info e novità sui viaggi compiuti e sulle cose belle viste in giro.

Il blog di Venturini ha sicuramente un’impostazione più “generalista” e “super partes”, nel senso che parlerà (e parla) di politica del turismo, cultura, ambiente diffondendo i valori del Touring, tra cui (sopra tutti) il rispetto e la valorizzazione dell’ambiente e del territorio.

Per non perdere questa opportunità, occorrerà forse fare alcune integrazioni al blog. Manca un vero e proprio “blogroll” o comunque una sorta di indicazione e di link a blog similari o “amici”. Manca la possibilità di iscriversi al “feed”. Le sezioni sono ancora piuttosto povere (in questo momento solo una, “viaggi e miraggi”, bella la citazione degregoriana). Il blog è partito davvero “in medias res”, senza una vera presentazione del progetto, una dichiarazione di intenti, una frase mirata di Venturini. E’ un blog che sa ancora poco di blog, insomma. Ma l’intenzione è ottima.

Buon lavoro.

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Ho aperto questo blog dal primo gennaio 2007. Una data quasi simbolica e sicuramente (per me) da ricordare.

Ho conosciuto persone interessanti, ho scoperto cose nuove, ho utilizzato il tempo del blog come un momento (unico) di formazione tenendomi informato (in modo assolutamente “professionale”) su quanto capita intorno a me nel campo della comunicazione, del marketing, delle pubbliche relazioni, di internet, dell’ICT in genere…

Il mio blogroll (insieme con l’aggregatore) è cresciuto costantemente nel tempo, anzi: ultimamente ha subito un’accelerazione, e ci sono sempre più spazi interessanti da visitare, blog da leggere, cose da meditare … e purtroppo manca sempre il tempo …

Questi gli ultimi blog/progetti web che (da ex ignorante della blogosfera) segnalo ai miei fedeli lettori:

-Tommaso Tessarolo e il suo progetto di internet TV, N3TV. C’è tutto un pullulare di progetti, spunti e idee sulle nuove forme di trasmissione televisiva via web, anche senza scomodare “big” come Joost o Babelgum. L’amico Giampaolo Colletti, esperto di TV “alternative” (si veda il suo progetto AltraTV), è emigrato in Technogym per diffondere anche lì il verbo di queste nuove forme di comunicazione.

-Federico Fasce (Kurai), “content provider” per la TV di Tessarolo e abile conversatore su temi di digital lifestyle…

-Belowthebiz, una delle ultimissime “scoperte”, blog curato da due professionisti pugliesi che trattano in maniera chiara e professionale di comunicazione e marketing, con una netta precedenza per il canale on line

-Hagakure, una internet PR agency, che ha aiutato alcune grandi (e piccole) aziende ad approcciare con successo il mondo del web 2.0 …

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Si terrà a Roma dal 27 settembre il Broadband Wireless Forum, il più importante evento italiano sul mondo broadband & wireless. Uno dei convegni riguarderà il Municipal Wireless, ossia i progetti della PA per introdurre il wireless web in ambito locale e centrale. Chairman sarà Stefano Marioni, presidente di eXtrapola, società di cui seguo la comunicazione italiana. Tra i partecipanti, Tom Rebbeck di Analysys, Malcom Matson di Oplan Foundation, Emilio Frezza del CNIPA, e Stefano Vitta di FON.

eXtrapola ha da tempo lanciato Municipia.it, un servizio di monitoraggio on line sull’utilizzo delle nuove tecnologie nella PA.

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Franco Carlini non è più con noi. Se ne è andato ieri notte, per un malore improvviso. Aveva 63 anni.

Franco Carlini era uno dei massimi esperti di internet, tecnologia e nuovi media in Italia. Una figura di intellettuale (è stato un fisico del CNR) “di confine”, mai scontato e banale. Spesso “contro”. Mai allineato.

Aveva fondato Totem, un gruppo di giornalisti e professionisti della comunicazione, e collaborava con numerose riviste, giornali, magazine, siti e portali. Recentemente sono stato in contatto con i ragazzi di Totem, per un evento organizzato da Giunti Labs e ho apprezzato la loro professionalità e la loro “prontezza” nel cogliere le nuove tendenze…

Peccato non averlo conosciuto direttamente.

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Da oggi il blog Marchètting collabora con la rivista on line Tafter, un e-magazine che indaga e studia l’economia della cultura.

Un punto di incontro e uno stimolo per la ricerca sul binomio cultura-impresa, sul marketing territoriale, sullo sviluppo locale, sull’economia legata ai beni culturali in senso più ampio.

Buona lettura.