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Ho trovato due articoli interessanti su Il Mondo e su L’Espresso di questa settimana. Due pezzi che ho avuto finalmente il tempo di assaporare nel relax di una domenica pomeriggio assolata (ma le ferie sono lontane).

Su Il Mondo una bella intervista di Enrica Roddolo a Kevin Roberts, ceo di Saatchi & Saatchi: la FIAT 500 è il miglior lovemark di stagione … me ne sono innamorato, è fantastica e ne ho già ordinata una: sarà color purple (…) e Lapo Elkann ci ha promesso che riuscirà a procurarcene una proprio di quel colore.

Al di là delle discutibili scelte coloristiche, Roberts insiste sul fatto che i marchi devono imparare a parlare non più soltanto la lingua dell’affidabilità, della fiducia e della credibilità ma devono riuscire a parlare dritto al cuore della gente.

Auspica poi che anche Alitalia (!) divenga un brand da amare (lovemark).

L’Espresso pubblica un lungo articolo di Carlotta Magnanini con un’altra intervista ad un illustre markettaro, Marc Gobè, profeta e teorico dell’emotional branding: la gente - dice Gobè - sceglie i marchi non per la loro funzione, ma per il loro significato, il ruolo che avrebbero rivestito nella loro vita. Alla domanda della giornalista se giocare sulle emozioni del consumatore sia una manovra ambigua Gobè risponde dicendo che è la gente a dare significato ai brand…

Nello stesso articolo Massimo Bartoccioli, docente di marketing alla Cattolica, sostiene che il pubblico del futuro gestirà le emozioni più che subirle: se i brand ascoltano sempre più il consumatore, se si presta sempre più attenzione al feedback, un giorno i brand saranno creati dal consumatore stesso.

Del resto, consumer is the boss (motto della Procter & Gamble). Utopie? Boutades? Secondo me in realtà c’è molto di vero.

Una pagina bianca. Una pagina web bianca. Voglia di riempirla e di scrivere cose sensate. Di apparire. Di comunicare. Questo Blog nasce con l’intento (oddio le dichiarazioni di intento!…) di parlare di me, del mio lavoro, delle mie passioni. Di trattare il tema del Marketing in maniera sensata. Con il buon senso dei vecchi, verrebbe da dire. Ho coniato il termine “Discount Marketing”. Vuol dire fare Marketing (d’ora in poi, “marketing”) senza proclami, senza paroloni, senza forzature. Con un profilo basso. Con passione e dedizione. “La massima resa con la minima spesa”: fare il marketing che funziona vuol dire spesso non scomodare guru, agenzie milionarie, testi classici, belou de lain, eccettera. Vuol dire capire in che modo un’azienda può funzionare meglio, ascoltando le persone che ci lavorano e che spesso hanno in sè la soluzione e gli strumenti per stare sul mercato in maniera giusta e adeguata. Comunicare vuol dire prima di tutto ascoltare. Il Discount Marketing è il marketing con il migliore rapporto qualità-prezzo. Pensateci un pò su.

 

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