NITHO va di “CORSA”

giugno 6, 2012 § Lascia un commento

Abbiamo lanciato con NITHO una postazione di guida davvero ben fatta, e l’abbiamo chiamata CORSA. Questo sarà il nome con cui sarà venduta in tutto il mondo.

E’ un vero “cockpit” con la posizione di guida completamente regolabile. Concepito attraverso un processo ingegneristico e di sviluppo lungo e accurato, basato su un design “racing tutto italiano”. Queste le caratteristiche salienti:

-Telaio in acciaio, extra stabile
-posizione di guida semplice da settare grazie a tre differenti regolazioni
-Montaggio veloce e sicuro grazie alle pratiche manopole
-Adatto per bambini ed adulti, grazie alla possibilità di modificare l’assetto di guida in modo veloce e sicuro
-Compatibile con tutti i comuni volanti e pedaliere per console e PC, compatibile soprattutto con “mostri” come il T-500 di Thrustmaster e il G27 di Logitech
-Compatibile con le console Playstation2, Playstation3, X-box, X-Box360, WII e PC
-range di altezza per il “pilota”: minimo 130cm- massimo 200cm

E’ possibile – grazie alla funzione “Easy Stand Up”  – richiudere totalmente il sedile e posizionarlo in uno spazio di “storage” davvero limitato.

Presto in tanti negozi, e on line.

I nuovi totem del marketing

gennaio 5, 2011 § Lascia un commento

Una volta c’era il cantante confidenziale, poi è arrivato il database relazionale ed ora il marketing conversazionale.

Chissà se tutti sanno cosa voglia dire. Tutti i direttori marketing. Perché è bello riempirsi la bocca – agli aperitivi e nelle conference call e nei meeting – con queste parole arrotate e liquide. Che fanno cool e trendy.

Poi bisogna far funzionare la baracca. A fine anno si fanno i conti. E vengono fuori i numeri.

Così: prima impariamo le basi, sperimentiamo, cerchiamo di capire. E poi usiamo questi nuovi strumenti. Ci potrebbero essere – a volte – risultati sorprendenti in positivo.

[l'immagine viene da QUI]

Il futuro dell’e-book

gennaio 4, 2011 § Lascia un commento

Ho ripescato un mio pezzo – quasi profetico – scritto per lettera.com nel lontano 2002…

In Fahrenheit 451 Ray Bradbury ci affabulò con la storia, neanche tanto paradossale, della fine del libro, sancita da un regime totalizzante e sempre più oppressivo. Ora il vecchio tomo di carta figura nuovamente sulla lista nera delle specie in estinzione, ma per altri motivi. Ad insidiarne il trono è l’e-book. Che cos’è un e-book? Come afferma Maria Isabella Viola, in uno dei tanti siti web nati con lo scopo di analizzare e divulgare questa nuova forma di trasmettere informazioni, si tratta di un testo in formato digitale leggibile attraverso un computer o un apposito apparecchio. Testo che si differenzia da un normale documento scritto attraverso un wordprocessor o da una pagina HTML per la maggiore qualità, che si avvicina a quella della pagina stampata, per la non riproducibilità (su questo punto avrei dei dubbi…), per i vantaggi derivanti da una migliore fruizione del prodotto stesso. In parole povere: un e-book sta in pochissimo spazio (un PC o un lettore dedicato ne possono contenere quantità ingenti), è aggiornabile (vantaggio particolarmente ghiotto per chi redige testi scientifici), insomma consente e anzi incentiva quell’interattività che il vecchio libro non ammette.

Sembra che il successo dell’e-book sia strettamente legato alla diffusione dei lettori appositi. Il libro va incontro, in questo modo, ad un utilizzo analogo a quello dei CD, dei DVD o degli mp3. E’ destinato forse a divenire un oggetto culturale “di massa”, per quanto ora non sia un prodotto di nicchia. Il vantaggio della nuova veste elettronica dei testi risiede forse nella possibilità di divulgare informazione in maniera sempre più verticale, senza incontrare ostacoli di alcuna natura. Ma la tecnologia sembra ancora in ritardo rispetto agli scenari prospettati: si avverte la mancanza di uno standard unico di lettura, per quanto Microsoft stia facendo i consueti tentativi di monopolizzazione.

Il libro di carta ha i giorni contati? Sembra di no. E poi vuoi mettere il fascino e la sottile malìa delle pagine stampate? Il sottoscritto ama definirsi un feticista dei volumi: ogni libro ha il suo odore, che conserva il ricordo e la memoria della sua storia. Ieri sera, aprendo le pagine di un vecchio romanzo di Calvino ritrovato nel caos babelico della mia libreria, ho avvertito il sentore tenue dell’inchiostro e saggiato i bordi consunti della copertina: la mia mente ha compiuto un viaggio a ritroso nel tempo, emozioni che un palmare ultratecnologico non mi avrebbero mai trasmesso.

[immagine da booksblog.it]

Natività digitale

dicembre 22, 2010 § 1 commento

Tre minuti con…Sergio Maistrello

dicembre 20, 2010 § Lascia un commento

Con piacere ospitiamo Sergio Maistrello, giornalista, blogger, esperto di comunicazione digitale, sulla rubrica bonsai “Tre minuti con…”.

 Nel tuo ultimo libro “Giornalismo e nuovi media” parli di “citizen journalism” e dei grandi cambiamenti subiti dalla professione in questi ultimi anni: quali sono i problemi e le opportunità che tu intravedi?

Il problema principale è far conoscere le basi: come funziona la rete, perché è diversa dai mass media, quali processi attiva, che cosa ci si può fare. Al momento i grandi gruppi editoriali sono impegnati a trovare il modo di conservare se stessi, pur nel cambiamento obbligato. L’opportunità è enorme: arricchire il racconto della realtà, moltiplicare i punti di vista, dare vita a sintesi più efficaci, uscendo da un’agenda mainstream che denota ogni giorno di più pesanti limiti nell’interpretare lo spirito del tempo.

Marck Zuckenberg, è appena trapelata la notizia, è uomo dell’anno per TIME. Che ne pensi?

Buon per lui. Zuckerberg resta un simbolo del cambiamento, anche se lo è soprattutto per i suoi aspetti industriali, opachi, privatistici. È un po’ come il Nobel a Obama: è una buona notizia, ma lascia l’impressione che non sia stata una scelta del tutto azzeccata. In realtà la mia esperienza di rete racconta di un mondo cambiato sempre meno dai grandi personaggi e sempre più dalla comunità degli individui interconnessi nel suo insieme, e in questo Time nel 2006 seppe guardare lontano.

Domanda (quasi di rito) e ancor più sensata per te che forse ne ricevi in quantità: il comunicato stampa è morto?

Se mi devo basare soltanto sul mio lavoro e sulla mia esperienza, sì. È tempo perso per tutti e spesso è un alibi alla cattiva informazione.

A tuo avviso i social media vanno bene sempre e comunque per la comunicazione di qualsivoglia azienda?

Credo che ogni azienda possa trovare una sua strategia efficace per stare al mondo in modo reticolare e partecipato dalle persone. Ma non credo che ogni azienda sia obbligata a farlo.

Riscontro in Rete una certa crisi dei “blog corporate”, fine della moda-blog o ravvedimento operoso…?

Il baricentro si è spostato sui social network, che offrono interazioni più efficaci con minor fatica. Ma io non sono convinto che il modello di social network generalista, superficiale e soprattutto chiuso al suo interno possa reggere alla lunga distanza. Il punto non sono gli strumenti: gli strumenti cambiano, evolvono. È più una questione di atteggiamento, di postura, di trasparenza, di impegno nell’essere nodo in una rete. In questo senso io credo che i social network di grande successo come Facebook, che hanno l’enorme vantaggio di offrire una densità di interazioni sociali inaudita, concedano un po’ troppi sconti.

Quale sarà la “next big thing” in internet?

Le persone che finalmente capiranno in profondità senso, processi e opportunità di internet.

L’informazione tecnologia in Italia è davvero all’altezza della situazione?

No, non lo è. La tecnologia è cronaca nera, gossip, prodotto, fenomeno da baraccone, personaggi. Stiamo mancando la notizia da diversi anni, un po’ perché non la sappiamo riconoscere, un po’ perché è una notizia difficile da inquadrare dentro un canale mainstream.

Cosa vuol dire innovare?

Mettersi in gioco e guardare più lontano della propria convenienza immediata.

Per concludere, come ci si orienta nella “parte abitata della Rete”?

Come in qualunque cultura che non sia la propria, il metodo più veloce è la full immersion: bisogna immergersi nella rete fino al collo per capire fino in fondo che cos’è, come funziona e quali influssi ha sulla propria vita. Il resto è teoria o pregiudizio, e non servono a molto.

Grazie Sergio. L’ennesimo intervento all’insegna del buon senso.

Lovemarks e marketing emozionale

luglio 16, 2007 § 2 commenti

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Ho trovato due articoli interessanti su Il Mondo e su L’Espresso di questa settimana. Due pezzi che ho avuto finalmente il tempo di assaporare nel relax di una domenica pomeriggio assolata (ma le ferie sono lontane).

Su Il Mondo una bella intervista di Enrica Roddolo a Kevin Roberts, ceo di Saatchi & Saatchi: la FIAT 500 è il miglior lovemark di stagione … me ne sono innamorato, è fantastica e ne ho già ordinata una: sarà color purple (…) e Lapo Elkann ci ha promesso che riuscirà a procurarcene una proprio di quel colore.

Al di là delle discutibili scelte coloristiche, Roberts insiste sul fatto che i marchi devono imparare a parlare non più soltanto la lingua dell’affidabilità, della fiducia e della credibilità ma devono riuscire a parlare dritto al cuore della gente.

Auspica poi che anche Alitalia (!) divenga un brand da amare (lovemark).

L’Espresso pubblica un lungo articolo di Carlotta Magnanini con un’altra intervista ad un illustre markettaro, Marc Gobè, profeta e teorico dell’emotional branding: la gente – dice Gobè – sceglie i marchi non per la loro funzione, ma per il loro significato, il ruolo che avrebbero rivestito nella loro vita. Alla domanda della giornalista se giocare sulle emozioni del consumatore sia una manovra ambigua Gobè risponde dicendo che è la gente a dare significato ai brand…

Nello stesso articolo Massimo Bartoccioli, docente di marketing alla Cattolica, sostiene che il pubblico del futuro gestirà le emozioni più che subirle: se i brand ascoltano sempre più il consumatore, se si presta sempre più attenzione al feedback, un giorno i brand saranno creati dal consumatore stesso.

Del resto, consumer is the boss (motto della Procter & Gamble). Utopie? Boutades? Secondo me in realtà c’è molto di vero.

Discount Marketing

gennaio 1, 2007 § 2 commenti

Una pagina bianca. Una pagina web bianca. Voglia di riempirla e di scrivere cose sensate. Di apparire. Di comunicare. Questo Blog nasce con l’intento (oddio le dichiarazioni di intento!…) di parlare di me, del mio lavoro, delle mie passioni. Di trattare il tema del Marketing in maniera sensata. Con il buon senso dei vecchi, verrebbe da dire. Ho coniato il termine “Discount Marketing”. Vuol dire fare Marketing (d’ora in poi, “marketing”) senza proclami, senza paroloni, senza forzature. Con un profilo basso. Con passione e dedizione. “La massima resa con la minima spesa”: fare il marketing che funziona vuol dire spesso non scomodare guru, agenzie milionarie, testi classici, belou de lain, eccettera. Vuol dire capire in che modo un’azienda può funzionare meglio, ascoltando le persone che ci lavorano e che spesso hanno in sè la soluzione e gli strumenti per stare sul mercato in maniera giusta e adeguata. Comunicare vuol dire prima di tutto ascoltare. Il Discount Marketing è il marketing con il migliore rapporto qualità-prezzo. Pensateci un pò su.

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