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Iperclub, società di “tourism & marketing 2.0″, cerca giustamente dei “sales manager 2.0″.
Nel frattempo io ho beccato un raffreddore 5.0, la mia squadra di calcio preferita è sempre più 1.0, del mio cane è impossibile determinare la release…
Oggi Marketing Journal, magazine del Club del Marketing e della Comunicazione, riporta un mio (vecchio) post sul tema “guerrilla” con un esempio concreto e alcuni consigli pratici ispirati dal buon senso.
Parlando quindi di marketing “non convenzionale” non possiamo non dibattere di quanto le aziende vogliano e possano rischiare per mettere in pratica azioni alternative a quelle “tradizionali”.
Ieri sera ero a colloquio (piacevole) con il direttore commerciale di una grossa azienda alimentare italiana: ebbene, questo coraggio bisogna trovarlo – è stato il sunto della conversazione. In momenti di crisi e passaggio (come quello attuale) sono le aziende “coraggiose” che emergono e si salvano dal baratro.
Evoluzione e crisi come momenti ideali per l’epifania di strumenti e ideologie diverse e innovative…
Ho rivisto in video l’interessante presentazione fatta da Marco Montemagno, giornalista di SKY, blogger e AD di Blogosfere, al recente IAB Forum. A parte l’estrema bravura nell’esposizione e la capacità di coinvolgere un audience (geniale aver fatto alzare tutto il pubblico presente per fare un applauso a Internet…), di Marco apprezzo la chiarezza. Dal suo discorso estrapolo qui i 4 punti di forza principali del web, ed in particolare del web 2.0 …
-Distribuzione: internet è utile per tutti, bando alle criminalizzazioni che qualche grande nome del giornalismo fa in nome della notiziabilità e bando al pressapochismo di chi parla di internet senza conoscerlo … Internet è il reame della viralità e delle potenzialità, basta avere un’idea buona e questa può circolare su milioni di PC e terminali mobili …
-Condivisione: sia in termini di dati, che di persone … qui il paradigma è quello del consumatore che “costruisce” il proprio Brand, il proprio Prodotto … ottimi gli esempi dei video di Dove e di Boeing, che ha coinvolto gli utenti nella definizione delle caratteristiche produttive iniziali
-Dialogo: è cambiato il rapporto – in seno al web stesso – tra produttori e fruitori di informazioni/prodotti/beni/servizi … non possiamo più ignorare il fenomeno dei network sociali, possiamo non utilizzarli ma non far finta che non ci siano …
-Personalizzazione: il web è sempre più consumer-centrico, qualcuno usa il brutto termine “prosumer” … grazie a internet posso cucirmi addosso strumenti, reti di relazioni, contatti, posso veicolare idee e renderle concrete, senza essere un guru o uno smanettone
Un anno fa, lo ripeto spesso, non avevo un blog: ho voluto mettermi in gioco anche io, capire di più, prendere le facciate – come dice Marco – ma vivere la rete e questa sua rivoluzione. Ci ho messo la faccia e devo dire che è stato (ed è) esaltante
Dopo una colpevole interruzione ritorna il piccolo spazio di conversazioni in Rete con professionisti, operatori, uomini e caporali che leggo volentieri dentro e fuori internet. Oggi è la volta di Gianluca Diegoli, markettaro ed autore di uno dei blog più intelligenti che io abbia mai frequentato, “responsabile” suo malgrado della mia “conversione” ai social media.
Quali sono secondo te le innovazioni più importanti nella “comunicazione” degli ultimi tempi?
Tutte le novità principali si trovano nella riscoperta del lato ‘umano’ delle aziende. Se non c’è quello, non c’è tecnologia che tenga.
Una definizione “alla [mini]marketing” di web 2.0
Essere 2.0 è riuscire ad apprezzare (e superare le paure de) la profonda grandezza e superiorità dell’entropia generata dagli utenti. Il Web 2.0 è un insieme di tool creati per chi vuole intraprendere questo percorso.
Possiamo considerare davvero (e in che modo) i blog (e i network sociali) uno strumento di marketing e comunicazione?
Beh, ogni forma di espressione è comunicazione, quindi anche i blog lo sono, ci piaccia o no. Se per marketing intendi uno strumento per “mandare messaggi” allora i blog e i SN non lo sono.
Pensi che – grazie all’interazione sempre maggiore tra brand e consumatori – le marche del futuro saranno create dagli utilizzatori stessi, come “qualcuno” ipotizza?
No, francamente non ci credo, e un po’ ne ho paura, come nel caso della fantomatica auto creata dall’uomo medio per eccellenza (Homer). Credo che la scintilla creativa propositivia nasca dal singolo, e che poi possa essere tutto migliorato dalle masse collaboranti.
Nel mio blog parlo spesso di Low Cost Marketing (e c’ero prima io de La Casalinga di Voghera!
), un approccio al marketing dominato dal buon senso e dal realismo: che ne pensi?
Credo che si impari molto, a dover spendere poco, a vedere l’effettivo ritorno delle cose, a non dover essere schiavi della spesa dell’anno precedente. In realtà tutto il marketing innovativo puo’ essere basato su strumenti apparentemente lowcost. Quello che questo approccio richiede pero’ (e non è low cost) è molto tempo, molta esperienza, molta continuità, forse troppo per un ufficio marketing normale ![]()
Credi alle teorie dell’emotional marketing di Gobè o ai “lovemarks” di Roberts?
Gobè non lo conosco bene e preferisco non dare giudizi. Lovemarks è una bella sceneggiatura di come dovrebbe essere la storia d’amore tra aziende e prodotti. Temo però che sia ottimista sull’effettivo ricambio da parte delle persone: le aziende continuano a pensare di essere al centro dei nostri pensieri, e nella stragrande maggioranza dei casi non lo sono.
Parlami delle 3 campagne di comunicazione on line che hai apprezzato maggiormente negli ultimi mesi
Ecco, se proprio te lo devo dire, così al volo, senza aiuti dalla regia, non ne ricordo nemmeno una. Forse è il concetto di campagna che online non si presta. Se conversi, lo devi fare sempre, non solo durante la campagna.
Anche tutto il fenomeno dello street e del guerrilla, se devo essere sincero, mi ha stancato. Osservo, analizzo e dimentico.
Raccontami – in poche parole – il tuo approccio di uomo di marketing&comunicazione in epoca di social networking e castronerie alla Second Life
Dare il beneficio della prova, provare tutto, cercare di falsificare tutto, raccogliere quello che rimane.
(per finire): possiamo davvero credere alle teorie dell’universo inflazionario e alle superstringhe?
Assolutamente sì. La storia di Google sta lì a dimostrarlo.
Da oggi il blog Marchètting collabora con la rivista on line Tafter, un e-magazine che indaga e studia l’economia della cultura.
Un punto di incontro e uno stimolo per la ricerca sul binomio cultura-impresa, sul marketing territoriale, sullo sviluppo locale, sull’economia legata ai beni culturali in senso più ampio.
Buona lettura.
Paola Faravelli ci illumina letteralmente con un post che è (self)marketing ma anche (e soprattutto) qualcosa di più.
Inutile negarlo, ci sono occasioni in cui gli eventi della nostra vita letteralmente ci travolgono. E a volte lo sconforto maggiore risiede nel non riuscire a dare un senso a quanto ci sta accadendo. Così ci arrovelliamo fino a farci bollire il cervello, quando forse basterebbe cambiare il punto di osservazione.
Come dall’oblò dell’aereo, quando, con il naso appicciato al vetro, guardando là sotto il mondo appare all’improvviso compiuto. Ogni singola parte inaspettatamente si è incastrata, fino ad ottenere un disegno perfetto.
Vista dall’alto, ogni cosa è illuminata.
The Office è una serie televisiva britannica che narra le deliranti avventure di un ufficio di un’azienda cartiera in dismissione situata nell’anonima cittadina di Slough (dintorni di Londra o giù di lì).
Al centro della vicenda la figura David Brent, manager dell’azienda, tronfio e pomposo, convinto di essere una persona di successo negli affari e nella vita, “uomo rinascimentale” secondo la definizione che lui stesso si attribuisce … e destinato ad andare incontro alle figuracce più memorabili …
La serie va in onda su MTV in queste settimane ed è la fotografia di realtà aziendali (e umane) grottesche, fotografate in maniera lucida e quasi “oggettiva” (lo stile di ripresa è “documentaristico”): una galleria di situazioni in cui – a mio avviso – ognuno di noi non può non ritrovarsi. Quando il self-marketing e le teorie non bastano…
Un altro post, oserei dire felliniano, della nuova blogger di Marchètting, Paola Faravelli sul tema del “self marketing”
Allora, volete essere notati e non sapete come? Rapinate una banca a viso scoperto. Non notati in quel senso? Rapinate una banca a viso coperto e poi compratevi una Ferrari ultimo modello.
Ah, notati in senso umano … Rapinate una banca a viso coperto e devolvete il ricavato in beneficenza. Nemmeno questo va bene, dai, ho capito, le rapine sono troppo complicate per voi. Perfetto, buttatela allora sul personale: credete fortemente in un’idea e non vergognatevi di essere per questo diversi dalla massa. Divulgate il vostro messaggio, e siate forti nel portarlo avanti (perchè l’uomo illuminato spaventa), quanto umili nel confrontarvi (perchè si può imparare da tutti). Abbiate fiducia nel destino, ma sappiate che ogni conquista sarà frutto di sacrifici. E mentre avanzerete fieri per il vostro cammino, non dubito che più di una persona vi noterà.
Non ho sentito, cosa avete detto? Ah, ecco, state rivalutando la rapina!











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