Il marketing della pompa di benzina

agosto 8, 2011 § Lascia un commento

Ho sempre pensato che il marketing fosse una scienza. Poco esatta. Ma in grado di fare (comunicare) delle differenze.

Talvolta gli esempi presi dalla strada sono il miglior “case history”. Meglio di contenuti insegnati in aule prestigiose, o del consiglio del migliore consulente.

Ci riflettevo due giorni fa. E mi chiedevo perchè cercassi di andare a fare benzina alla macchina sempre nel medesimo posto. La benzina è come l’acqua, nel senso che è difficile davvero comunicare e riscontrare delle vere differenze. Perchè scelgo un distributore piuttosto che un altro? Siamo davvero fedeli e fidelizzati ad un marchio piuttosto che un altro…?

No, non lo siamo. Non sempre, quantomeno. Perchè i marchi sono fatti di (da) persone. E il mio benzinaio ci sa fare. Sorride, spesso e volentieri. Sorride spontaneamente. E’ gentile nel DNA. Non lo fa per etichetta, per affettazione. Ride con gli occhi. E’ pronto a scambiare una battuta su qualsivoglia argomento. Non si tira indietro. E’ il migliore biglietto da visita per la pompa di benzina. Meglio di qualsiasi sito flash, fico o no…

Ti pulisce il vetro (anche quello dietro) anche se fai solo 10 euro. Non fa distinzioni tra clienti premium e basic…applica alla lattera la democrazia della clientela, perchè davvero “customer is the king”…

Non storce il naso se paghi con la carta.

Ti aiuta ad uscire dall’area di rifornimento, situata su una strada interprovinciale, “fermando” all’occorrenza altre macchine in transito, sempre con gentilezza…

Recentemente ha differenziato il suo portafoglio-prodotti, proponendo anche la vendita di pneumatici. Sta stringendo partnership con un meccanico poco vicino per allargare il ventaglio dei servizi offerti…

Tutto questo è marketing. Tutto questo si può ottenere, con impegno e buon senso…

Stay hungry. Stay foolish.

gennaio 19, 2011 § Lascia un commento

Steve Jobs sta di nuovo male. Ieri, rivedendo il discorso “storico” tenuto a Stanford nel 2006 ad un gruppo di laureandi (qui nell’ottima traduzione italiana di Antonio Dini), ho ritrovato questi concetti e l’invito del magnate di Apple a non accontentarsi, ad essere “curiosi” e “folli”.

I nuovi totem del marketing

gennaio 5, 2011 § Lascia un commento

Una volta c’era il cantante confidenziale, poi è arrivato il database relazionale ed ora il marketing conversazionale.

Chissà se tutti sanno cosa voglia dire. Tutti i direttori marketing. Perché è bello riempirsi la bocca – agli aperitivi e nelle conference call e nei meeting – con queste parole arrotate e liquide. Che fanno cool e trendy.

Poi bisogna far funzionare la baracca. A fine anno si fanno i conti. E vengono fuori i numeri.

Così: prima impariamo le basi, sperimentiamo, cerchiamo di capire. E poi usiamo questi nuovi strumenti. Ci potrebbero essere – a volte - risultati sorprendenti in positivo.

[l'immagine viene da QUI]

Bazzecole

dicembre 13, 2008 § 2 commenti

bazzecola

Sales manager 2.0

dicembre 12, 2008 § Lascia un commento

 

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Iperclub, società di “tourism & marketing 2.0″, cerca giustamente dei “sales manager 2.0″.

Nel frattempo io ho beccato un raffreddore 5.0, la mia squadra di calcio preferita è sempre più 1.0, del mio cane è impossibile determinare la release…

Marketing Journal

gennaio 22, 2008 § Lascia un commento

Oggi Marketing Journal, magazine del Club del Marketing e della Comunicazione, riporta un mio (vecchio) post sul tema “guerrilla” con un esempio concreto e alcuni consigli pratici ispirati dal buon senso.

Parlando quindi di marketing “non convenzionale” non possiamo non dibattere di quanto le aziende vogliano e possano rischiare per mettere in pratica azioni alternative a quelle “tradizionali”.

Ieri sera ero a colloquio (piacevole) con il direttore commerciale di una grossa azienda alimentare italiana: ebbene, questo coraggio bisogna trovarlo – è stato il sunto della conversazione. In momenti di crisi e passaggio (come quello attuale) sono le aziende “coraggiose” che emergono e si salvano dal baratro.

Evoluzione e crisi come momenti ideali per l’epifania di strumenti e ideologie diverse e innovative…

Il decalogo dell’imprenditore blogger

dicembre 14, 2007 § Lascia un commento

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Cito qui un interessante articolo apparso su Nòva di ieri: si parla di Loic Le Meur, controversa figura di blogger imprenditore francese, fondatore di start up, creatore dell’evento culto “LeWeb”, appena svoltosi, consulente di Sarkozy.

Le Meur, che ha trasferito il proprio business a San Francisco, per uscire dal provincialismo europeo (“…se devo fare un accordo con Twitter, li chiamo, ci vediamo per un caffè e due ore dopo l’affare è concluso…”), ha ora lanciato il proprio decalogo per avere successo. Vale la pena vederlo, punto per punto:

1. Non attendere l’idea rivoluzionaria. Le Meur suggerisce che è meglio puntare su uno “spazio vuoto”, eccitante e agire rapidamente … Sono d’accordo: prendiamoci quelle nicchie che non sono ancora state esplorate. O, nel caso non possiamo, agiamo comunque con velocità e passione, senza aspettare la prossima invenzione che cambierà le nostre vite

2. Condividi le idee. Le Meur cita la propria esperienza con l’azienda Rapid Site, da lui fondata nel 1997 e andata in contrasto con France Telecom. Invece di fare causa al colosso tel.co Le Meur gli ha venduto l’azienda…capitalizzando… Bisogna parlare con i concorrenti…

3. Costruisci una community. I network sociali – usati coerentemente – fanno sì che si parli di prodotti/servizi/persone…

4. Ascolta la community. E’ un lavoro duro e continuo, lo sappiamo, ma bisogna rispondere a tutti i feedback che vengono da una community o da un social network.

5. Metti insieme una grande squadra. Giustissimo: bisogna circondarsi di collaboratori che siano più bravi di noi

6. Riconosci per primo un errore. Parlare pubblicamente di un proprio errore è una bella mossa … e poi sforziamoci di imparare dagli errori…

7. Non perdere tempo in ricerche di mercato. Ennesima provocazione di Le Meur. Che suggerisce di laciare versioni test di un prodotto/servizio in tempi rapidi. Migliorando il prodotto in forma “open”

8. Non farti ossessionare dai business plan. Che a volte mentono o non rispecchiano la realtà. Oppure deludono. Buon senso è la chiave del business pensato da Le Meur

9. Non pianificare grandi sforzi di marketing. Qui per marketing Le Meur intende advertising: in epoca di social network non è più necessario stanziare cifre ingenti per campagne dal taglio generalista. Andiamo a cercarci e coccolarci il nostro target. Facciamo in modo che la nostra community ami il nostro prodotto.

10. Non pensare a diventare ricco. E’ quanto pensa anche Lapo Elkann … ma ricco lui lo è già … La ricetta di Le Meur, che condivido, è quella di puntare sugli utenti: il denaro è conseguenza del lavoro e del successo, non il fine

Web 2.0: mettiamoci la faccia

dicembre 5, 2007 § Lascia un commento

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Ho rivisto in video l’interessante presentazione fatta da Marco Montemagno, giornalista di SKY, blogger e AD di Blogosfere, al recente IAB Forum. A parte l’estrema bravura nell’esposizione e la capacità di coinvolgere un audience (geniale aver fatto alzare tutto il pubblico presente per fare un applauso a Internet…), di Marco apprezzo la chiarezza. Dal suo discorso estrapolo qui i 4 punti di forza principali del web, ed in particolare del web 2.0 …

-Distribuzione: internet è utile per tutti, bando alle criminalizzazioni che qualche grande nome del giornalismo fa in nome della notiziabilità e bando al pressapochismo di chi parla di internet senza conoscerlo … Internet è il reame della viralità e delle potenzialità, basta avere un’idea buona e questa può circolare su milioni di PC e terminali mobili …

-Condivisione: sia in termini di dati, che di persone … qui il paradigma è quello del consumatore che “costruisce” il proprio Brand, il proprio Prodotto … ottimi gli esempi dei video di Dove e di Boeing, che ha coinvolto gli utenti nella definizione delle caratteristiche produttive iniziali

-Dialogo: è cambiato il rapporto – in seno al web stesso – tra produttori e fruitori di informazioni/prodotti/beni/servizi … non possiamo più ignorare il fenomeno dei network sociali, possiamo non utilizzarli ma non far finta che non ci siano …

-Personalizzazione: il web è sempre più consumer-centrico, qualcuno usa il brutto termine “prosumer” … grazie a internet posso cucirmi addosso strumenti, reti di relazioni, contatti, posso veicolare idee e renderle concrete, senza essere un guru o uno smanettone

Un anno fa, lo ripeto spesso, non avevo un blog: ho voluto mettermi in gioco anche io, capire di più, prendere le facciate – come dice Marco – ma vivere la rete e questa sua rivoluzione. Ci ho messo la faccia e devo dire che è stato (ed è) esaltante :-)

Tre minuti con … Gianluca Diegoli aka [mini]marketing

novembre 9, 2007 § 1 commento

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Dopo una colpevole interruzione ritorna il piccolo spazio di conversazioni in Rete con professionisti, operatori, uomini e caporali che leggo volentieri dentro e fuori internet. Oggi è la volta di Gianluca Diegoli, markettaro ed autore di uno dei blog più intelligenti che io abbia mai frequentato, “responsabile” suo malgrado della mia “conversione” ai social media.

Quali  sono secondo te le innovazioni più importanti nella “comunicazione” degli ultimi tempi?

Tutte le novità principali si trovano nella riscoperta del lato ‘umano’ delle aziende. Se non c’è quello, non c’è tecnologia che tenga.
 

Una definizione “alla [mini]marketing” di web 2.0

Essere 2.0 è riuscire ad apprezzare (e superare le paure de) la profonda grandezza e superiorità dell’entropia generata dagli utenti. Il Web 2.0 è un insieme di tool creati per chi vuole intraprendere questo percorso.
 

Possiamo considerare davvero (e in che modo) i blog (e i network sociali) uno strumento di marketing e comunicazione?

Beh, ogni forma di espressione è comunicazione, quindi anche i blog lo sono, ci piaccia o no. Se per marketing intendi uno strumento per “mandare messaggi” allora i blog e i SN non lo sono.
 

Pensi che – grazie all’interazione sempre maggiore tra brand e consumatori – le marche del futuro saranno create dagli utilizzatori stessi, come “qualcuno” ipotizza?

No, francamente non ci credo, e un po’ ne ho paura, come nel caso della fantomatica auto creata dall’uomo medio per eccellenza (Homer). Credo che la scintilla creativa propositivia nasca dal singolo, e che poi possa essere tutto migliorato dalle masse collaboranti.
 

Nel mio blog parlo spesso di Low Cost Marketing (e c’ero prima io de La Casalinga di Voghera! :-) ), un approccio al marketing dominato dal buon senso e dal realismo: che ne pensi?

Credo che si impari molto, a dover spendere poco,  a vedere l’effettivo ritorno delle cose, a non dover essere schiavi della spesa dell’anno precedente. In realtà tutto il marketing innovativo puo’ essere basato su strumenti apparentemente lowcost. Quello che questo approccio richiede pero’ (e non è low cost) è molto tempo, molta esperienza, molta continuità, forse troppo per un ufficio marketing normale :)
 

Credi alle teorie dell’emotional marketing di Gobè o ai “lovemarks” di Roberts?

Gobè non lo conosco bene e preferisco non dare giudizi. Lovemarks è una bella sceneggiatura di come dovrebbe essere la storia d’amore tra aziende e prodotti. Temo però che sia ottimista sull’effettivo ricambio da parte delle persone: le aziende continuano a pensare di essere al centro dei nostri pensieri, e nella stragrande maggioranza dei casi non lo sono.
 

Parlami delle 3 campagne di comunicazione on line che hai apprezzato maggiormente negli ultimi mesi

Ecco, se proprio te lo devo dire, così al volo, senza aiuti dalla regia, non ne ricordo nemmeno una. Forse è il concetto di campagna che online non si presta. Se conversi, lo devi fare sempre, non solo durante la campagna.
Anche tutto il fenomeno dello street e del guerrilla, se devo essere sincero, mi ha stancato. Osservo, analizzo e dimentico.
 

Raccontami – in poche parole – il tuo approccio di uomo di marketing&comunicazione in epoca di social networking e castronerie alla Second Life

Dare il beneficio della prova, provare tutto, cercare di falsificare tutto, raccogliere quello che rimane.
 

(per finire): possiamo davvero credere alle teorie dell’universo inflazionario e alle superstringhe?

Assolutamente sì. La storia di Google sta lì a dimostrarlo.

Marchètting collabora con Tafter

luglio 30, 2007 § 2 commenti

tafter-head.jpg 

Da oggi il blog Marchètting collabora con la rivista on line Tafter, un e-magazine che indaga e studia l’economia della cultura.

Un punto di incontro e uno stimolo per la ricerca sul binomio cultura-impresa, sul marketing territoriale, sullo sviluppo locale, sull’economia legata ai beni culturali in senso più ampio.

Buona lettura.

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