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“Storie di pittura piemontese del Novecento in Liguria” è il titolo di una mostra d’arte contemporanea che si terrà a Cervo (IM) dal 5 luglio al 23 agosto. Con opere di artisti del calibro di Carlo Levi, Casorati padre e figlio, Daphne Maughan, Martina, Aimone, Chessa, Morlotti, Menzio, Galante, Saroni, Campagnoli… mostra che traccia un filo rosso tra Liguria e Piemonte che prescinde dalla pacifica invazione dei vacanzieri sulle spiagge delle Riviere…

Location d’eccezione, il borgo-gioiello di Cervo, un paesino a strapiombo sul mare dell’estremo ponente ligure, paese noto anche per il Festival Internazionale di Musica da Camera e per tante altre manifestazioni culturali ed artistiche.

Sono stato coinvolto nella promozione della mostra, e del borgo in genere, con gli amici di Studio Vacuo, officina di comunicazione. Abbiamo pensato prima di tutto di aprire un blog, con commenti aperti, dando la possibilità al pubblico di interagire. Poi abbiamo creato un canale YouTube, un canale Flickr, un account Twitter

E il riconoscimento più bello di questa fase iniziale di promozione viene da un amico blogger, Marco Freccero: Il paragone che Marco fa con il fallimentare e mastodontico portale Italia.it, oggetto di furenti polemiche  nel recente passato, ci rende orgogliosi di questo approccio e del lavoro che stiamo sviluppando … nostro intento è proprio quello di prendere per mano, illustrare, raccontare la bellezza di questo borgo, in modo semplice ma professionale

ps: Affari & Finanza di lunedì parla del blog della mostra, accostandolo a iniziative “sociali” di mastodonti come Venezia e Genova…

Il solito saggio e illuminante Gianluca di [mini]marketing posta una serie di osservazioni sul concetto di conversazione in Rete.

Mi piace molto ciò che dice e lo quoto pedissequamente qui:

Bisogna però avere un approccio che non è quello classico della ‘campagna’ ma quello dell’esplorazione, dell’ascolto continuativo della rete e della velocità nell’incoraggiare o nell’unirsi a conversazioni o iniziative spontanee (sborsando anche soldi rapidi) che nascono in continuazione.

Iniziare una conversazione comporta un lavoro di ascolto e di esplorazione … non è banale mettersi in gioco in questo modo per un’azienda … non è facile smantellare concetti comunicazionali radicati in decenni di approccio monomediale e unidirezionale al mercato … è un pò un processo psicoanalitico: prima di costruire bisogna smontare quello che c’è …

Ascoltare implica umiltà.

E conoscenza del mezzo, che si realizza anche attraverso l’apprendimento step by step.

E poi basta buttare benzina dove c’è già la scintilla…

Sophia.it, la più consistente e “storica” community on line sulla scuola, compie 10 anni.

Un’enormità in epoca di bolle speculative e nuovi/falsi miti internettiani.

Ne parla questa mattina Affari & Finanza:

 

Ottimo pezzo di Luca Conti su Nòva 24 di giovedì scorso su media monitoring, conversazioni e buzz.

Si parla anche di eXtrapola e del servizio net.monitor.

 

 

Il blog Marchetting si arricchisce di una nuova “redattrice”, Fraaaa, studiosa di design e comunicazione, amante dell’arancione e delle moto, che scoverà e commenterà per noi nuove campagne pubblicitarie e produrrà adeguate riflessioni sul patinato mondo del marketing.

Benvenuti alla nuova rubrica dedicata alla comunicazione che ogni giorno vediamo in televisione, sui giornali o semplicemente per strada.

Ovviamente questa rubrica non ha la pretesa di essere una cosa troppo seria, ma esprimerà semplicemente la mia modesta opinione, su argomenti che sceglierò di volta in volta (ovviamente il tutto in maniera assolutamente democratica eh..^^).

Incominciamo subito con l’argomento di oggi che, come avrete capito, è l’ultima pubblicità TV della Fiat 500. Quando ho visto i nuovi cartelloni che la pubblicizzavano qualche settimana fa mi sono detta “Ma che carina! Bello il paragone con le “piccole cose”…chissà come sarà lo spot televisivo…”.

Ora che ho avuto l’occasione di vederla, oltre che sentire lo spot radiofonico, devo dire che mi sbagliavo, o quantomeno non ha soddisfatto le mie aspettative.

Mi hanno sempre detto che nel caso di campagne pubblicitarie tutto dev’essere bene riconoscibile, che non si possono usare mille claim diversi nello stesso momento e che avere un’idea buona è fondamentale.

Evidentemente questo è leggermente sfuggito a chi ha progettato la campagna … mi spiego meglio: perché se trovo un’idea semplice ma carinissima per la cartellonistica, ne cerco poi un’altra per lo spot televisivo? Le “piccole cose” si sono trasformate in una brutta versione di “Everybody needs somebody to love” neanche presa dal film dei Blues Brothers (John Belushi e Dan Aykroyd sono inarrivabili) e un modo di rappresentare la macchina che non mi è piaciuto per niente (e mi ha solo ricordato la pubblicità dell’Actimel).

(Si capisce tanto che Blues Brothers è uno dei miei film preferiti? O.ò)

Posso capire che si volesse ricondurre il tutto alle pubblicità della Punto, della Bravo etc. però secondo me non è stata proprio una cosa azzeccata.

Si poteva giocare sulle “piccole cose” magari anche con un po’ d’ironia … anche perché queste “piccole cose” si prestano a molte interpretazioni, a tratti anche goliardiche se si vuole.

Forse hanno preferito una resa finale simile agli spot precedenti proprio perché riconducibili alla nuova percezione che vogliono dare del brand Fiat.

 

[ok..anche oggi mi sono salvata..ho usato claim, brand..si, posso anche sembrare esperta!^^]

 

 

 

 

Sempre meno timidamente le aziende si aprono alla conversazione con la cosiddetta blogosfera.

Leggo critiche e osservazioni, assisto a discussioni da spettatore emotivamente coinvolto e poi noto che un marchio “tradizionale” e tipicamente ”old economy” come Audi sta organizzando un evento riservato ai blogger, il Blog driver day.

Onore al merito per aver espresso chiaramente l’intento dell’operazione, perchè di operazione PR si tratta chiaramente:

Blog Driver Day è un evento appositamente pensato per tutti coloro che nella Rete sono in grado di diffondere opinioni e pareri ed esprimono giudizi in modo assolutamente indipendente e obiettivo

Molto valido ed interessante il tentativo di comunicare e interagire con i cosiddetti media sociali, che Audi reputa “interlocutori validi e affidabili”. Meno bello (e ancora pienamente “old economy”) il fatto che l’evento sia a numero rigorosamente chiuso e ad invito: ora che non c’è più BlogBabel come avranno fatto a stilare l’elenco dei partecipanti? :-)

In bocca al lupo ad Audi, comunque, e che la conversazione abbia inizio.

Prende il via anche in Italia la TV fatta dagli utenti: si tratta di Current TV, fondata da Al Gore e affidata alle cure del valido Tommaso Tessarolo, novello direttore per le operazioni nel nostro paese.

Tommaso, esperto di web TV, è stato il fondatore di NetTV e consulente di Mediaset, la persona ideale quindi per lanciare questo progetto ambizioso anche in terra italica.

Grande spazio quindi ai contenuti video generati da film maker e non solo. Contenuti in larga misura retribuiti. La formula giusta - se funzionerà - per valorizzare e dare spunto a questa innovativa forma di fruizione/creazione di palinsesti.

 

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Social network e aziende: facile dire che bisogna usare i nuovi stumenti del web duepuntozero per migliorare la comunicazione delle aziende, meno facile mettere in pratica queste idee, tradurle in realtà effettiva.

Lo spunto per questa riflessione mi viene dall’articolo piccato di Mafe de Baggis su Punto Informatico: Mafe parla dell’utilizzo da parte di SKY di un account Twitter per la propria Guida TV, utilizzo che ha suscitato polemiche presso il pubblico degli utilizzatori di questo social network. Mi sento in accordo con Mafe quando dice che nella maggior parte dei casi iniziative come questa di Twitter per SKY sono faticosamente portate avanti da pochi coraggiosi che conoscono la rete e che a volte lo fanno anche di nascosto, stufi dell’elefantismo aziendale per cui vanno fatti solo siti enormi, complicati ed emozionali e straordinarie campagne banner, stufi di piani faraonici di community pensate solo per raggiungere gli obiettivi aziendali e per questo fallimentari.

Al di là del ritratto carbonaro e pioneristico di questi coraggiosi sperimentatori, giova ricordare che la realtà della gran parte delle aziende italiane è di scarsa conoscenza verso questi nuovi strumenti di comunicazione. Prima di proporre o tentare di vendere un servizio o un’idea di questo tipo bisognerebbe spiegare alle aziende i vantaggi e le opportunità offerte.

E non criticare le aziende che sperimentano. Che cercano un modo diverso per dialogare con i consumatori.

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Marco Formento racconta le sue spiacevoli esperienze con MyAir.

Maurizio Goetz lamenta disservizi con un negozio della catena Wellcome.

Nicola Mattina vive un confronto sconcertante con l’agenzia PR della Nokia.

Alessio Jacona critica un blog tematico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Sono solo alcuni esempi, presi in Rete negli ultimi giorni.

Le aziende non sanno conversare. Le aziende non amano farlo. Spesso si improvvisano. I brand/enti citati qui sopra raramente hanno risposto alle critiche/osservazioni dei giornalisti/blogger/utenti.

Si fa un gran parlare di social network, di comunicazione 2.0, di evoluzione nell’approccio con i clienti. Dimenticando le basi. Quello che qui manca è l’ABC del marketing. Prima di vendere un progetto di comunicazione, innovativo o tradizionale che sia, ad un’azienda cerchiamo di ascoltarla. Parliamo con l’AD ma anche con il magazziniere.

Perchè la comunicazione, 2.0 o 1.0 o doppiozero che sia, è un’opportunità. Che si può cogliere o no. La Rete e i network sociali sono utili nella misura in cui si adotti un approccio coerente. Qualcuno potrebbe parlare male di noi - mi sento dire spesso dalle aziende. E io penso: se quello che dice la gente è giusto, allora questa è un’opportunità per imparare e migliorare. Se quello che dice la gente è falso, allora avremo l’opportunità di rispondere e precisare la vera versione dei fatti.

Intanto sul post di Marco Formento (quello fortemente critico nei confronti di MyAir) l’area dei commenti è tristemente vuota: perchè nessuno dell’azienda (che io sappia) ha reagito? Spiegando/giustificando i problemi? Perchè non gli hanno offerto di provare gratis alcune tratte o alcuni servizi? Perchè non hanno snocciolato cifre e statistiche che contrastano la visione totalmente negativa di Formento? Perchè - se veramente il servizio ha talvolta perso colpi e causato disagi e problemi ai viaggiatori - non hanno fatto un “mea culpa” pubblico annunciando miglioramenti/implementazioni/cambi di rotta/poltrona? Il problema, peraltro, non sembra essere stato solo di Marco …

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Finalmente il 4 aprile ritorna on air un programma TV intelligente (no, non è sempre un ossimoro…) fatto da una persona intelligente: si tratta di Glob, l’Osceno del Villaggio, condotto dal bravo Enrico Bertolino.

Si parlerà di comunicazione.

Con l’aiuto di bloggers, giornalisti, musicisti e scrittori, comici e personaggi televisivi, Enrico Bertolino analizza i fenomeni mediatici più interessanti dei cinque continenti: dai programmi televisivi più innovativi alle campagne pubblicitarie, dalla divulgazione scientifica al bon ton nei salotti televisivi, dalla galassia internet agli archivi Rai, senza tralasciare la stampa nostrana e quella internazionale, decifrando i messaggi ambigui che rischiano di deformare la realtà producendo esiti comici e paradossali e - col contributo settimanale di Blob di Enrico Ghezzi  e del suo sguardo irriverente sulla tv italiana - assieme al pubblico straniero in studio, accompagna in una ironica e puntuale analisi di tutto ciò che fa comunicazione, attraverso interviste, schede di approfondimento e rubriche settimanali.

Il programma si apre anche ai contenuti generati dagli utenti: nella sezione YouGlob è possibile caricare il proprio spot elettorale. Dopo avere visto (via negroski) il video I’m PD, si avverte vieppiù il bisogno di veri “spot fasulli”…

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eXtrapola lancia un nuovo servizio di monitoraggio on line: si tratta di Blogmetrics/Politica On Line, che consentirà a personaggi politici e partiti di tenere sotto controllo quanto viene detto di loro su internet.

Un modo innovativo (quantomeno in Italia…) di misurare il sentiment dell’elettorato. Blogmetrics consentirà di capire come viene percepita la comunicazione politica da parte dell’elettorato e quali sono le posizioni sui temi politici di maggiore attualità.

“Blogmetrics/Politica Online - afferma Stefano Marioni, presidente di eXtrapola -  si basa sull’analisi qualitativa di una grande mole di informazione online che raccogliamo dopo un’attenta selezione delle fonti più autorevoli. Siamo in grado di cogliere in modo oggettivo le determinanti della comunicazione nel loro reale peso e significato: la classifica del numero di occorrenze sul singolo partito o candidato premier; i temi generali con i lemmi caratteristici ed aree semantiche, quindi temi rilevanti, in percentuale sul totale; gli avversari politici e la classifica del numero di occorrenze e temi associati a questi”.

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Ha ben detto Gianluca Grignani, intervistato durante Domenica In, il giorno seguente alla proclamazione dei vincitori del Festival di Sanremo: il buon Gianluca, che non è solo un rocker apparentemente “maledetto” ma anche un artista sensibile alle nuove forme di comunicazione, ha spiegato che la crisi dei dati di ascolto del Festival di Sanremo 2008 non è imputabile solo a eventuali problemi di qualità dei contenuti ma ad un generale cambiamento del panorama  mediale. Anche in Italia.

Il pubblico si sta orientando verso nuove forme di fruizione: non è solo internet o YouTube, la geografia mediatica mostra sempre nuovi confini.

Quali sono le principali tendenze in atto? Vediamole, molto schematicamente:

-crescente frammentazione dei media e delle audience

-crisi dell’attenzione e dei modelli tradizionali di pubblicità

-centralità sempre più importante del contenuto e non del canale (qualcuno ha detto in passato che “content is the king”)

-passaggio dal concetto di “prime time” (in cui anche le “casalinghe di Voghera” hanno più monitor PC accesi che schermi televisivi) al “my time” (Babelgum, Joost e tutte le nuove forme di palinsesto “home made” e in generale il fenomeno delle web TV)

-conseguenti nuovi modelli di fruizione dei contenuti

-l’utente riveste un ruolo sempre più attivo, non solo nella fruizione e nella scelta dei contenuti, ma anche nella creazione degli stessi e nell’immissione nel circuito mediale

In fin dei conti Baudo non può ritenersi così insoddisfatto dei propri dati di ascolto. Bella consolazione, comunque.

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Periodo impegnativo: viaggi, eventi, persone da incontrare, business da avviare, strade da battere, in Italia ma soprattutto all’estero.

Ultimamente ho un pò trascurato e “tradito” questo blog.

Mi sono sentito anche in colpa.

Perchè bloggare è diventato per me un dolce impegno, un’attività fisiologicamente inevitabile.

Solo un anno e due mesi fa tutto questo non c’era … e ora non si può e non si deve tornare indietro … perchè non si può rinunciare a queste utili e fantastiche conversazioni in Rete: tutto questo cerco di trasmettere alle persone e alle aziende che vedo … “non si può non conversare”, è troppo importante utilizzare forme “nuove” di comunicazione come i blog e altri social network … l’opportunità è troppo “golosa”, i rischi - se possiamo usare questo termine - minimi …

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Il buon Andy Wharol già lo caldeggiava…

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Si parte per la fiera di Norimberga, appuntamento cruciale per il mondo del giocattolo.

Sarò su per NITHO, ad incontrare clienti, giornalisti, partner attuali e potenziali.

Perchè il mercato del giocattolo non va male, ma tanti player “tradizionali” stanno guardando con interesse al mondo del multimedia e del gaming. Un settore in forte crescita, grazie alla nuova generazione di console e all’approccio più verticale e “casual” di colossi come Nintendo con il suo Wii, per esempio. Che fa proseliti anche al di fuori della cerchia dei giocatori incalliti.

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Come definire l’ultimo libro di Henry Jenkins, Cultura Convergente? Istruttivo, interessante, provocatorio.

Jenkins ci traghetta oltre il paradigma (assai inflazionato) del web 2.0: se il 2006 ha visto molte aziende scoprire i cosiddetti contenuti generati dagli utenti, e il 2007 ha generato contraddizioni tra produttori e consumatori (con gli utenti che non hanno quasi mai tratto profitto dalle loro “creazioni”), il 2008 vedrà il tentativo di pacificazione e conciliazione attraverso la comprensione di cosa abbia valore per ciascuna parte.

E’ inevitabile. Creazioni mediali professionali generano innumerevoli contenuti “amatoriali” mentre sperimentazioni grassroot (che partono dal basso, come certi video di giovani artisti su You Tube, per esempio) possono avere esiti commerciali e commerciabili.

Nella cultura convergente i consumatori partecipano in maniera attiva alla produzione ed anche alla circolazione di contenuti. Ne parlavo qui: le aziende, grandi e piccole, assistono al proliferare di questa tendenza, talvolta ne hanno timore ma non possono più arrestarla. Grazie alla Rete il pubblico/consumatore acquisisce materiali, foto, video, immagini, contenuti e li interpreta, li rimescola, li arricchisce, li banalizza, li ridistribuisce …

Non è necessario che le aziende si buttino a capofitto in questo magma, perchè fa figo ed è fashion avere un blog o girare un video virale. Cerchiamo di far capire loro - prima - che un processo inarrestabile è cominciato. Che non si torna indietro. Che c’è una  nuova geografia mediale e sociologica.

E se davvero i mercati sono conversazioni, cominciamo ad acoltare, che è sempre buona norma nella comunicazione.

Iniziare a conversare/partecipare sarà un passo inevitabile e (più o meno) leggero.

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Fendi ha lanciato una versione bianca in tela della propria famosa “baguette” (è una borsa, l’ho appena scoperto…) per festeggiarne i dieci anni.

Viene venduta (alla modica cifra di 880 euro) con una serie di pennarelli Pantone.

Per personalizzarla e renderla unica.

Ora Eva Longoria dovrà consultare David Weinberger.

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Mi sto occupando di promuovere un importante evento organizzato da Labelab, il laboratorio per la gestione dei rifiuti, dell’acqua e dell’energia.

Labelab opera dal 2001 con un network internazionale di professionisti del settore, e ha realizzato 3 portali tematici: www.rifiutilab.it, www.acqualab.it e www.energialab.it. E’ tra i partner del progetto del Portale Nazionale dell’Energia, realizzato da eXtrapola.

L’evento in questione, che prenderà il via il 10 ottobre a Ravenna, vuole fare il punto sulla gestione delle complessità ambientali a livello locale nei settori rifiuti, acqua ed energia. Un tema - mi scappa la battuta - di scottante attualità…

Senza contare la sempre maggiore incidenza delle bollette sulle spese delle famiglie e delle aziende italiane.

Tecnici, economisti, politici si daranno appuntamento nella bella Ravenna per discutere su quanto fatto nell’ultimo decennio e per definire le strategie future in vista di una gestione e di uno sviluppo sostenibile.

Il format della “3 giorni” è il seguente:

-16 labMeeting, ossia veri e propri momenti formativi e di approfondimento

-6 Workshop tematici

-la Conferenza vera e propria, struttuata su due sessioni di approfondimento dei temi chiave

Qui la brochure provvisoria dell’evento.

Oggi Marketing Journal, magazine del Club del Marketing e della Comunicazione, riporta un mio (vecchio) post sul tema “guerrilla” con un esempio concreto e alcuni consigli pratici ispirati dal buon senso.

Parlando quindi di marketing “non convenzionale” non possiamo non dibattere di quanto le aziende vogliano e possano rischiare per mettere in pratica azioni alternative a quelle “tradizionali”.

Ieri sera ero a colloquio (piacevole) con il direttore commerciale di una grossa azienda alimentare italiana: ebbene, questo coraggio bisogna trovarlo - è stato il sunto della conversazione. In momenti di crisi e passaggio (come quello attuale) sono le aziende “coraggiose” che emergono e si salvano dal baratro.

Evoluzione e crisi come momenti ideali per l’epifania di strumenti e ideologie diverse e innovative…

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Lo spunto mi viene sia da Enrico che commenta in modo sottilmente provocatorio un mio post sul corporate blogging sia da Gianluca che segnala un pezzo di Luca De Fino su NC-Nuova Comunicazione.

Il tema è: siamo certi che tutte le aziende debbano/possano aprire un blog?

Luca De Fino, nel pezzo su NC, cita gli ostacoli all’attivazione di forme di comunicazione “sociali” che un campione rappresentativo di Senior PR statunitensi ha espresso … al primo posto la mancanza di risorse (51.1%), al secondo (46.9%) la potenziale perdita di controllo … ecco secondo me la barriera principale!

Il fatto è che le aziende non hanno mai avuto il controllo di quanto si dice di loro … la gente ha parlato per anni delle aziende, dei marchi e dei prodotti … e ora ha aperto dei blog …

Non possiamo censurare la libera espressione dei commenti e dei pareri delle persone … possiamo però entrare a far parte di queste conversazioni, dire la nostra.

Se la gente muove delle critiche giuste, ecco allora l’opportunità di migliorare e imparare dagli errori. Se la gente sta dicendo delle castronerie, ecco che avremo modo di rispondere e precisare la nostra versione dei fatti.

Non si può non comunicare, diceva qualche inclito guru. Io, che guru non sono, ribadisco: non si può non “conversare”

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L’ultima ricerca della School of Management del Politecnico di Milano e della Nielsen lo afferma in modo molto sicuro: il 54% degli italiani (27 milioni di individui dai 14 anni in su) ormai preferisce internet al caro vecchio piccolo schermo.

Il campione intervistato (3000 famiglie, circa 7000 persone) sembrerebbe (ma il condizionale è d’obbligo in questo tipo di indagini) assai rappresentativo dell’intera popolazione italiana. Popolazione che naviga in Rete proprio nel “prime time”, ossia tra le otto e le undici di sera, vecchia roccaforte della TV generalista. E non si tratta solo di giovani smanettoni, ma anche di adulti e di persone più mature, come conferma Giuliano Noci, capo del team del Politecnico: “Tutti pensano - spiega - che il world wide web possa soppiantare il piccolo schermo solo tra gli adolescenti, quelli che magari abitano nelle grandi città. E’ falso. Avete presente la famosa casalinga di Voghera? Ebbene, oggi è lei che naviga di sera. Ed è questo il dato più eclatante della ricerca.”

Piccole osservazioni:

-ci stupiamo, ed è giusto, ma lo stupore deriva dall’anomalia - tutta italiana - di un pubblico che solo ora sta maturando (e anche molto velocemente) e sta differenziando le proprie scelte mediatiche e cultutali

-ci stupiamo perchè solo da noi in Italia oltre il 50% degli investimenti pubblicitari è catalizzato dalla TV … ma ancora per poco…

-la Rete non sostituirà completamente la TV generalista, piuttosto la completerà e offirà un panel di scelte alternative e innovative a giovani e vecchi fruitori

-la crisi della TV non è dovuta solo e unicamente al “nuovo che avanza”, ma ad un declino - tipicamente italiano - dei contenuti proposti: quiz, reality, tette e culi forse hanno un pò stancato…

-un cambiamento radicale è comunque in atto, nonostante comunque oltre un terzo della popolazione italiana resti fedele alla TV. Popolazione che, come sottolinea Tessarolo, ha per oltre il 60% solo la licenza media… ed è ora di finirla con un Sistema che droga la gente mantenendo l’italica stirpe nella maggior ignoranza possibile

-a quando un Sistema che incoraggi e finanzi nuove iniziative di comunicazione ed erogazione di contenuti di qualità?

-a quando una vera TV di “servizio pubblico”?

-le aziende non possono più ignorare che la gente si sta spostando letteralmente sul web … ed è lì che occorre pianificare attività di comunicazione coerenti che adottino e imparino il linguaggio del web…

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Dieci anni fa o giù di lì le persone si chiedevano: “Dobbiamo usare l’email a tutti i costi?”. Poi tutti l’hanno utilizzata.

Poi le aziende si sono chieste: “Abbiamo bisogno davvero di un sito internet?”. La storia ha dimostrato di sì, per quasi ogni tipo di business.

Ora la domanda che le aziende mi pongono è: “Dobbiamo davvero aprire un blog?” …

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BootB.com è una Repubblica della Creatività illimitata, come la definiscono i creatori, ossia un punto di incontro tra aziende alla ricerca di idee e creativi in grado di fornirle.

La aziende pubblicano on line il brief e chiunque in tutto il mondo (sono 12 le lingue supportate) può partecipare alla gara. E “vincere” il premio messo in palio.

Molto interessante: l’iscrizione è gratuita, come su Facebook o YouTube, e ci sono già brief interessanti di nomi come Auchan, Lego, Peugeot … e BootB stessa che cerca qualcuno in grado di supportarne il lancio con video e iniziative virali.

L’iniziativa è stata lanciata con più di 300 eventi in 18 paesi di tutti i continenti e ha già avuto eco internazionale.

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E’ un pò come nel sesso.

L’uomo, il Maschio, è più attento all’immagine. Al dettaglio. Al singolo elemento materiale. Ad un approccio visivo, tangibile.

La donna, la Femmina, si appella invece all’immaginazione. Alla fantasia. Alla scoperta. Alla riflessione. Alla partecipazione. Alla collaborazione.

Il marketing che vorrei è più femminile che maschile. Più immaginazione e meno immagine.

Viva le donne, viva il marketing.

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Affari & Finanza di lunedì scorso riportava un pezzo di Arturo Zampaglione che racconta le nuove strategie di marketing del colosso Procter & Gamble. Essere vicini ai consumatori con ogni strumento a disposizione e cavalcare la rivoluzione dell’interattività che offre maggiori rendimenti all’investimento pubblicitario, questa la nuova mission di Jim Stengel, global marketing officer di P&G.

Un cambio epocale nei piani di comunicazione e negli investimenti del leader mondiale dei beni di largo consumo: meno TV e pubblicità tabellare, e più web e iniziative “non convenzionali”. Come l’operazione di street marketing attuata a Time Square per pubblicizzare la carta igienica Charmin, con la “sponsorizzazione” di un bagno pubblico. Con iniziative sociali come il finanziamento di vaccini anti-tetano nei paesi più poveri … o gli aiuti erogati dopo l’uragano Katrina.

Nel complesso P&G si sposta verso una comunicazione “collaborativa”, e quindi sarà forte l’utilizzo dei social network, soprattutto nei paesi più avanzati.

Anche nel largo consumo, quindi, una nuova comunicazione è possibile.

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Ho comunicato recentemente due interessanti progetti per gli amici di eXtrapola, società leader nel monitoraggio di contenuti e informazioni su internet.

Il primo è il nuovo portale nazionale dell’Energia, un sito ed insieme uno strumento di lavoro per professionisti ed aziende operanti in questo specifico mercato. Ne hanno parlato Torino Valley del sempre disponibile Vittorio, Antonio Santangelo, la Reuters, MyTech, Yahoo, Punto Informatico, Giovanni Cassano, la FERPI, Il Corriere del Web, GoFluid, Affari & Finanza di Repubblica con un ottimo pezzo anche su carta (visibile qui sotto), e-gazette, Innov’azione di Emil Abirascid, Linea EDP, Comunicazione Italiana, Articolando, La Repubblica di Torino, Finanza & Mercati, Spot and Web, PubblicA, AziendaBanca, Il Corriere delle Comunicazioni… e poi diversi media verticali come Staffetta Quotidiana, Quotidiano Energia, QI…

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Molto interesse ha suscitato anche il lancio di vip.monitor, un sistema di monitoraggio della reputazione web dedicato ai personaggi famosi e ai manager … ne hanno parlato Affari Italiani, Prima Press, Antonio Santangelo, MyTech, Il Sole 24 Ore, AreaPress, il blog Webnews (con il quale c’è stato anche un simpatico “certamen”), PC Facile, Alfonso Fuggetta, Virgilio, Datamanager, Marketpress, i-dome, Blog PMI, OneMarketing, Yahoo, Vittorio Pasteris, Marketing Journal, Daily Net, l’agenzia ASCA, Moda&Mercati…

A tutti un doveroso grazie.

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Cito qui un interessante articolo apparso su Nòva di ieri: si parla di Loic Le Meur, controversa figura di blogger imprenditore francese, fondatore di start up, creatore dell’evento culto “LeWeb”, appena svoltosi, consulente di Sarkozy.

Le Meur, che ha trasferito il proprio business a San Francisco, per uscire dal provincialismo europeo (”…se devo fare un accordo con Twitter, li chiamo, ci vediamo per un caffè e due ore dopo l’affare è concluso…”), ha ora lanciato il proprio decalogo per avere successo. Vale la pena vederlo, punto per punto:

1. Non attendere l’idea rivoluzionaria. Le Meur suggerisce che è meglio puntare su uno “spazio vuoto”, eccitante e agire rapidamente … Sono d’accordo: prendiamoci quelle nicchie che non sono ancora state esplorate. O, nel caso non possiamo, agiamo comunque con velocità e passione, senza aspettare la prossima invenzione che cambierà le nostre vite

2. Condividi le idee. Le Meur cita la propria esperienza con l’azienda Rapid Site, da lui fondata nel 1997 e andata in contrasto con France Telecom. Invece di fare causa al colosso tel.co Le Meur gli ha venduto l’azienda…capitalizzando… Bisogna parlare con i concorrenti…

3. Costruisci una community. I network sociali - usati coerentemente - fanno sì che si parli di prodotti/servizi/persone…

4. Ascolta la community. E’ un lavoro duro e continuo, lo sappiamo, ma bisogna rispondere a tutti i feedback che vengono da una community o da un social network.

5. Metti insieme una grande squadra. Giustissimo: bisogna circondarsi di collaboratori che siano più bravi di noi

6. Riconosci per primo un errore. Parlare pubblicamente di un proprio errore è una bella mossa … e poi sforziamoci di imparare dagli errori…

7. Non perdere tempo in ricerche di mercato. Ennesima provocazione di Le Meur. Che suggerisce di laciare versioni test di un prodotto/servizio in tempi rapidi. Migliorando il prodotto in forma “open”

8. Non farti ossessionare dai business plan. Che a volte mentono o non rispecchiano la realtà. Oppure deludono. Buon senso è la chiave del business pensato da Le Meur

9. Non pianificare grandi sforzi di marketing. Qui per marketing Le Meur intende advertising: in epoca di social network non è più necessario stanziare cifre ingenti per campagne dal taglio generalista. Andiamo a cercarci e coccolarci il nostro target. Facciamo in modo che la nostra community ami il nostro prodotto.

10. Non pensare a diventare ricco. E’ quanto pensa anche Lapo Elkann … ma ricco lui lo è già … La ricetta di Le Meur, che condivido, è quella di puntare sugli utenti: il denaro è conseguenza del lavoro e del successo, non il fine

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E’ on line il primo portale italiano dedicato ai viaggi sportivi, Blufreccia.com

Interfaccia pulita e semplice, una scelta vastissima di viaggi da abbinare a eventi di sport … motoGP, vela, rugby, calcio, ciclismo …

Con la possibilità, per le aziende, di organizzare “incentive” tematici, come per esempio a San Siro per assistere ad una partita di Milan o Inter …

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Ho rivisto in video l’interessante presentazione fatta da Marco Montemagno, giornalista di SKY, blogger e AD di Blogosfere, al recente IAB Forum. A parte l’estrema bravura nell’esposizione e la capacità di coinvolgere un audience (geniale aver fatto alzare tutto il pubblico presente per fare un applauso a Internet…), di Marco apprezzo la chiarezza. Dal suo discorso estrapolo qui i 4 punti di forza principali del web, ed in particolare del web 2.0 …

-Distribuzione: internet è utile per tutti, bando alle criminalizzazioni che qualche grande nome del giornalismo fa in nome della notiziabilità e bando al pressapochismo di chi parla di internet senza conoscerlo … Internet è il reame della viralità e delle potenzialità, basta avere un’idea buona e questa può circolare su milioni di PC e terminali mobili …

-Condivisione: sia in termini di dati, che di persone … qui il paradigma è quello del consumatore che “costruisce” il proprio Brand, il proprio Prodotto … ottimi gli esempi dei video di Dove e di Boeing, che ha coinvolto gli utenti nella definizione delle caratteristiche produttive iniziali

-Dialogo: è cambiato il rapporto - in seno al web stesso - tra produttori e fruitori di informazioni/prodotti/beni/servizi … non possiamo più ignorare il fenomeno dei network sociali, possiamo non utilizzarli ma non far finta che non ci siano …

-Personalizzazione: il web è sempre più consumer-centrico, qualcuno usa il brutto termine “prosumer” … grazie a internet posso cucirmi addosso strumenti, reti di relazioni, contatti, posso veicolare idee e renderle concrete, senza essere un guru o uno smanettone

Un anno fa, lo ripeto spesso, non avevo un blog: ho voluto mettermi in gioco anche io, capire di più, prendere le facciate - come dice Marco - ma vivere la rete e questa sua rivoluzione. Ci ho messo la faccia e devo dire che è stato (ed è) esaltante :-)

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Luca De Biase, partecipando a Web2.Oltre, ha portato la propria esperienza nella scrittura del libro Economia della felicità.

Ne parla qui, in un post che ho apprezzato moltissimo.

Fare marketing in epoca di web 2.0 vuol dire anche considerare i cosiddetti “beni relazionali”, una dimensione economica che non prescinde dai rapporti tra la persone. Persone che producono contenuti (”UGC”), che li condividono, persone che scambiano sapere, pareri, informazione, emozioni.

Nel marketing del futuro non solo i Brand potranno essere “costruiti” e “partecipati” in qualche modo dagli utenti stessi, ma le aziende stesse dovranno compiere passi sempre più decisi verso i consumatori. Un percorso di maggiore consapevolezza.

Forse alla fine del processo di consapevolezza si scoprirà che si fanno addirittura affari migliori se si tiene conto davvero delle persone.

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Da eXtrapola, società leader nel media monitoring di contenuti e news sul web, ecco il nuovo servizio vip.monitor, che si occupa di tenere sotto controllo la reputazione di manager, VIP e personaggi pubblici in genere.

L’azienda sta lavorando per politici locali e nazionali, manager di rilievo e per aziende di consulenza che hanno richiesto questo servizio per i loro assistiti.

Estendendo le funzionalità della propria piattaforma tecnologica (interamente proprietaria, e in grado di processare fino a 300.000 news al giorno) , eXtrapola scandaglia il web alla ricerca di qualsiasi contenuto o informazione riguardante il singolo personaggio. Tiene monitorati blog, forum, social network, siti di settore e quotidiani on line, per offrire poi report e analisi, effettuati da una redazione di giornalisti e netclipper.

Maggiori informazioni e un video introduttivo qui

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Ci siamo. Il comunicato stampa ad uso e consumo dei social network è sbarcato in Italia. Digital PR lo ha sperimentato (il termine è giusto, a mio avviso) per promuovere il lancio di un nuovo programma del National Geographic. All’interno del social media press release, da subito ribattezzato comunicato per i media sociali, trovano posto i link per accedere a risorse come le foto di Filckr, i video di YouTube, i collegamenti ipertestuali taggati di De.licio.us. Il comunicato è predisposto per essere segnalato sulle piattaforme di condivisione di notizie, con tanto di tag consigliati.

Davvero interessante questo spunto, che non può che arricchire e svecchiare il comunicato stampa classico come noi lo intendiamo (ne ho parlato anche qui).

Interessante anche il commento di Carlo Odello che sottolinea come la forma del comunicato debba forse essere modulata a seconda del target di riferimento: l’ambito agroalimentare si nutre letteralmente ancora di comunicati classici, stringati, con alcuni semplici e puntuali richiami “web”.

Via Vincos.

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Leggo su Panorama Economy che H&M ha inserito dei codici a barre sui suoi annunci e cartelloni pubblicitari. Così il consumatore può, con il proprio cellulare, scansire tale codice e, dopo la lettura ottica, essere indirizzato ad un menu interattivo dove potrà scegliere taglia, colore e pagare sempre tramite il device mobile.

Bel modo per H&M di trasformare qualsiasi ambiente (anche un angolo di trada malfamato, o il muro di un metro) in un potenziale punto di vendita. Shopping-follia o innovazione al cubo?

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Dopo una colpevole interruzione ritorna il piccolo spazio di conversazioni in Rete con professionisti, operatori, uomini e caporali che leggo volentieri dentro e fuori internet. Oggi è la volta di Gianluca Diegoli, markettaro ed autore di uno dei blog più intelligenti che io abbia mai frequentato, “responsabile” suo malgrado della mia “conversione” ai social media.

Quali  sono secondo te le innovazioni più importanti nella “comunicazione” degli ultimi tempi?

Tutte le novità principali si trovano nella riscoperta del lato ‘umano’ delle aziende. Se non c’è quello, non c’è tecnologia che tenga.
 

Una definizione “alla [mini]marketing” di web 2.0

Essere 2.0 è riuscire ad apprezzare (e superare le paure de) la profonda grandezza e superiorità dell’entropia generata dagli utenti. Il Web 2.0 è un insieme di tool creati per chi vuole intraprendere questo percorso.
 

Possiamo considerare davvero (e in che modo) i blog (e i network sociali) uno strumento di marketing e comunicazione?

Beh, ogni forma di espressione è comunicazione, quindi anche i blog lo sono, ci piaccia o no. Se per marketing intendi uno strumento per “mandare messaggi” allora i blog e i SN non lo sono.
 

Pensi che - grazie all’interazione sempre maggiore tra brand e consumatori - le marche del futuro saranno create dagli utilizzatori stessi, come “qualcuno” ipotizza?

No, francamente non ci credo, e un po’ ne ho paura, come nel caso della fantomatica auto creata dall’uomo medio per eccellenza (Homer). Credo che la scintilla creativa propositivia nasca dal singolo, e che poi possa essere tutto migliorato dalle masse collaboranti.
 

Nel mio blog parlo spesso di Low Cost Marketing (e c’ero prima io de La Casalinga di Voghera! :-) ), un approccio al marketing dominato dal buon senso e dal realismo: che ne pensi?

Credo che si impari molto, a dover spendere poco,  a vedere l’effettivo ritorno delle cose, a non dover essere schiavi della spesa dell’anno precedente. In realtà tutto il marketing innovativo puo’ essere basato su strumenti apparentemente lowcost. Quello che questo approccio richiede pero’ (e non è low cost) è molto tempo, molta esperienza, molta continuità, forse troppo per un ufficio marketing normale :)
 

Credi alle teorie dell’emotional marketing di Gobè o ai “lovemarks” di Roberts?

Gobè non lo conosco bene e preferisco non dare giudizi. Lovemarks è una bella sceneggiatura di come dovrebbe essere la storia d’amore tra aziende e prodotti. Temo però che sia ottimista sull’effettivo ricambio da parte delle persone: le aziende continuano a pensare di essere al centro dei nostri pensieri, e nella stragrande maggioranza dei casi non lo sono.
 

Parlami delle 3 campagne di comunicazione on line che hai apprezzato maggiormente negli ultimi mesi

Ecco, se proprio te lo devo dire, così al volo, senza aiuti dalla regia, non ne ricordo nemmeno una. Forse è il concetto di campagna che online non si presta. Se conversi, lo devi fare sempre, non solo durante la campagna.
Anche tutto il fenomeno dello street e del guerrilla, se devo essere sincero, mi ha stancato. Osservo, analizzo e dimentico.
 

Raccontami - in poche parole - il tuo approccio di uomo di marketing&comunicazione in epoca di social networking e castronerie alla Second Life

Dare il beneficio della prova, provare tutto, cercare di falsificare tutto, raccogliere quello che rimane.
 

(per finire): possiamo davvero credere alle teorie dell’universo inflazionario e alle superstringhe?

Assolutamente sì. La storia di Google sta lì a dimostrarlo.

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Venerdì ero a colloquio con il management di un’importante rete immobiliare in franchising italiana.

Incontro piacevole: è sempre bello confrontarsi con operatori del settore che abbiano intenzioni e strategie aziendali innovative.

Si è parlato di marketing, di cosa fa e di cosa dovrebbe fare.

Per me è sempre valido l’esempio (ancorchè inflazionato) delle acque minerali: sono tutte uguali (come le benzine) e compito del marketing e creare e sottolineare delle differenze. Così bisogna fare nel campo immobiliare: le proposte di affiliazione dei franchsing più importanti sono molto simili tra loro … si parla di banca dati, di sito, di formazione specifica, di visibilità e notorietà del marchio … compito dei markettari è spingere al massimo le peculiarità della singola rete, ragionare sui valori specifici, creare dei plus, dei punti assolutamente univoci ….

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Vincenzo di Idealista.it, portale immobiliare di cui avevo parlato qualche tempo fa, mi segnala che sono ora disponibili on line i video annunci girati dai consumatori. Ottima integrazione di questo stumento ormai “pane quotidiano” per gli internauti, e soprattutto ottimo il fatto che gli utenti collaborino (in uno spirito da “network sociale”) alla costruzione del servizio in sè.

Un pò come in eBay, come leggevo su Nòva della scorsa settimana (davvero ben scritto il reportage di Mantellini dal “Web 2.0 Summit” di San Francisco): il CEO del popolare sito di aste on line ha dichiarato che i contenuti sono per il 95% farina del sacco degli iscritti. Il resto è architettura tecnologica e controllo su attività fraudolente e transazioni.

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Ho recentemente riletto Sappiamo cosa vuoi di Martin Howard (Minimux Fax), un interessante manuale di - rubo il termine a Goetz - “ecologia del marketing”. Howard, ex guru ed esperto mondiale di comunicazione e pubblicità, si è da tempo convertito (!) e ravveduto (!) e in questo testo ci insegna a difenderci dalla persuasione occulta, ossia dai meccanismi diabolici che aziende, governi e religioni mettono in atto per venderci a tutti i costi un prodotto, una guerra in Iraq, un aldilà sicuro.

Un pò estremo, forse, ma dice delle verità. Io stesso a volte entro in un centro commerciale con l’idea di comprare UN prodotto. Poi me lo dimentico e - per spezzare l’incantesimo negativo - ne compro altri dieci alla rinfusa sperando di azzeccare quello che avevo in mente all’inizio. E spesso ce la faccio. Ed esco, stordito e attonito per aver comprato cose di cui posso fare tranquillamente a meno, come ad esempio una copia de Il Giornale di Giordano.

Volevo soffermarmi poi sull’aspetto delle Pubbliche Relazioni, che - per nascita (oscura) e per leggende metropolitane - Howard ammanta di negatività. Anche qui c’è del vero ed è affascinante e annosa la diatriba anche all’interno del corpus degli spin doctors: quale il confine tra verità e mezza verità? E’ meglio una mezza verità o una bugia intera? A fare luce su questi temi c’è il bellissimo libro di Patricia Parsons, L’etica nelle relazioni pubbliche, pubblicato in Italia anche grazie alla Chiappe & Revello.

Altro libercolo “scomodo” è Nati per comprare (Apogeo), di Juliet B. Schor, che getta altre ombre buie sull’operato delle aziende americane, colpevoli di bombardare di messaggi pubblicitari gli stessi bambini, vittime designate della persuasione occulta … questo ne è un estratto:

“Oggi il bambino americano medio è immerso nel mercato di consumo con una modalità tale da annichilire qualsiasi raffronto storico. A un anno guarda Teletubbies e mangia il cibo dei suoi ‘promo partner’ Burger King e McDonald’s. A 18 mesi i bambini sono in grado di riconoscere i loghi commerciali e prima di raggiungere il secondo anno d’età chiedono i prodotti nominandone la marca. Secondo gli esperti, entro i tre anni o i tre anni e mezzo i bambini cominciano a credere che la marca sia in grado di conferire loro caratteristiche uniche, per esempio l’essere in gamba, forti e intelligenti”

 E pensare che io confondo sempre (sempre!) Vigorsol e Daygum … ma non sono la stessa cosa, poi? …

Chiudo con altro classico (per me): Babbo Natale. Dove si racconta come la Coca-Cola ha plasmato il nostro immaginario (Fazi), saggio antropoligico di Nicola Lagioia che tratteggia la storia di come la Coca Cola abbia creato l’immagine “moderna” di Santa Claus appropriandosi di un “prodotto” della cristianità per farne un simbolo del consumismo.

Io ho sempre preferito il presepe.

Simpaticissimo striscione comparso recentemente in curva allo stadio…

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Siamo allo sdoganamento del WWW dalla propria nicchia, come suggerisce Maurizio Goetz?

Riporto qui un post del sempre originale ed ironico Gianluca di [mini]marketing, il blog che mi ha fologorato due anni fa sulla via del web 2.0 spingendomi a postare i miei deliri su questa piattaforma.

Si parla delle 7 T del marketing utopico (clicca la JPG qui sotto per ingrandire).

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Geniale chi nei commenti ha detto che era fermo alle “3 T” bolognesi…

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E’ in uscita (24 ottobre) il nuovo libro del guru e CEO di Saatchi & Saatchi, Kevin Roberts: Effetto lovemarks. Vincere nella rivoluzione dei consumi.

Seguito di Lovemarks, il futuro oltre i brands, questo libro dà voce non solo agli operatori del marketing ma ai nuovi “protagonisti” nella costruzione di marchi di successo: i consumatori stessi.

Lovemark è un brand, o un evento o un’esperienza, di cui le persone si innamorano. Quali gli ingredienti per creare un lovemark?

1. mistero: è il segreto che tiene in vita le relazioni a lungo termine, di qualsiasi natura siano. L’azione inaspettata, il gesto segreto, lo scatto imprevedibile

2. sensualità: facciamo esperienze attraverso i sensi. Quando un marchio solletica e sollecita tutti e 5 i sensi, allora il risultato è “indimenticabile”.

3. intimità: sta per empatia, impegno, ed è da questo che nasce la fedeltà nel tempo da parte dei consumatori.

Nell’epoca della “attraction