You are currently browsing the tag archive for the 'advertising' tag.

Il blog Marchetting si arricchisce di una nuova “redattrice”, Fraaaa, studiosa di design e comunicazione, amante dell’arancione e delle moto, che scoverà e commenterà per noi nuove campagne pubblicitarie e produrrà adeguate riflessioni sul patinato mondo del marketing.

Benvenuti alla nuova rubrica dedicata alla comunicazione che ogni giorno vediamo in televisione, sui giornali o semplicemente per strada.

Ovviamente questa rubrica non ha la pretesa di essere una cosa troppo seria, ma esprimerà semplicemente la mia modesta opinione, su argomenti che sceglierò di volta in volta (ovviamente il tutto in maniera assolutamente democratica eh..^^).

Incominciamo subito con l’argomento di oggi che, come avrete capito, è l’ultima pubblicità TV della Fiat 500. Quando ho visto i nuovi cartelloni che la pubblicizzavano qualche settimana fa mi sono detta “Ma che carina! Bello il paragone con le “piccole cose”…chissà come sarà lo spot televisivo…”.

Ora che ho avuto l’occasione di vederla, oltre che sentire lo spot radiofonico, devo dire che mi sbagliavo, o quantomeno non ha soddisfatto le mie aspettative.

Mi hanno sempre detto che nel caso di campagne pubblicitarie tutto dev’essere bene riconoscibile, che non si possono usare mille claim diversi nello stesso momento e che avere un’idea buona è fondamentale.

Evidentemente questo è leggermente sfuggito a chi ha progettato la campagna … mi spiego meglio: perché se trovo un’idea semplice ma carinissima per la cartellonistica, ne cerco poi un’altra per lo spot televisivo? Le “piccole cose” si sono trasformate in una brutta versione di “Everybody needs somebody to love” neanche presa dal film dei Blues Brothers (John Belushi e Dan Aykroyd sono inarrivabili) e un modo di rappresentare la macchina che non mi è piaciuto per niente (e mi ha solo ricordato la pubblicità dell’Actimel).

(Si capisce tanto che Blues Brothers è uno dei miei film preferiti? O.ò)

Posso capire che si volesse ricondurre il tutto alle pubblicità della Punto, della Bravo etc. però secondo me non è stata proprio una cosa azzeccata.

Si poteva giocare sulle “piccole cose” magari anche con un po’ d’ironia … anche perché queste “piccole cose” si prestano a molte interpretazioni, a tratti anche goliardiche se si vuole.

Forse hanno preferito una resa finale simile agli spot precedenti proprio perché riconducibili alla nuova percezione che vogliono dare del brand Fiat.

 

[ok..anche oggi mi sono salvata..ho usato claim, brand..si, posso anche sembrare esperta!^^]

 

 

 

 

Via IMlog segnalo questa ricerca di Pundo3000 che ha effettuato un’impietosa comparazione tra le immagini dei prodotti sulle confezioni o nelle pubblicità e le corrispettive reali. Qui di seguito un video riassuntivo.

 

bootb_sito.jpg

BootB.com è una Repubblica della Creatività illimitata, come la definiscono i creatori, ossia un punto di incontro tra aziende alla ricerca di idee e creativi in grado di fornirle.

La aziende pubblicano on line il brief e chiunque in tutto il mondo (sono 12 le lingue supportate) può partecipare alla gara. E “vincere” il premio messo in palio.

Molto interessante: l’iscrizione è gratuita, come su Facebook o YouTube, e ci sono già brief interessanti di nomi come Auchan, Lego, Peugeot … e BootB stessa che cerca qualcuno in grado di supportarne il lancio con video e iniziative virali.

L’iniziativa è stata lanciata con più di 300 eventi in 18 paesi di tutti i continenti e ha già avuto eco internazionale.

 allianzpipe.jpg

Bella idea di Allianz … Questa non è una pipa, recita la pubblicità, con evidente riferimento al celeberrimo quadro di Magritte … e poi aggiunge Questo è un aggeggio che compromette i bronchi in modo fatale … Finale con il claim Hopefully Allianz health insurance …

Lo hanno fatto anche con Il Martello (…questo è un comune distruttore di dita), la Banana, La Tegola …

allianzhammer.jpg  allianzbanana.jpg  allianztile.jpg

nati-per-comprare.jpg

Ho recentemente riletto Sappiamo cosa vuoi di Martin Howard (Minimux Fax), un interessante manuale di - rubo il termine a Goetz - “ecologia del marketing”. Howard, ex guru ed esperto mondiale di comunicazione e pubblicità, si è da tempo convertito (!) e ravveduto (!) e in questo testo ci insegna a difenderci dalla persuasione occulta, ossia dai meccanismi diabolici che aziende, governi e religioni mettono in atto per venderci a tutti i costi un prodotto, una guerra in Iraq, un aldilà sicuro.

Un pò estremo, forse, ma dice delle verità. Io stesso a volte entro in un centro commerciale con l’idea di comprare UN prodotto. Poi me lo dimentico e - per spezzare l’incantesimo negativo - ne compro altri dieci alla rinfusa sperando di azzeccare quello che avevo in mente all’inizio. E spesso ce la faccio. Ed esco, stordito e attonito per aver comprato cose di cui posso fare tranquillamente a meno, come ad esempio una copia de Il Giornale di Giordano.

Volevo soffermarmi poi sull’aspetto delle Pubbliche Relazioni, che - per nascita (oscura) e per leggende metropolitane - Howard ammanta di negatività. Anche qui c’è del vero ed è affascinante e annosa la diatriba anche all’interno del corpus degli spin doctors: quale il confine tra verità e mezza verità? E’ meglio una mezza verità o una bugia intera? A fare luce su questi temi c’è il bellissimo libro di Patricia Parsons, L’etica nelle relazioni pubbliche, pubblicato in Italia anche grazie alla Chiappe & Revello.

Altro libercolo “scomodo” è Nati per comprare (Apogeo), di Juliet B. Schor, che getta altre ombre buie sull’operato delle aziende americane, colpevoli di bombardare di messaggi pubblicitari gli stessi bambini, vittime designate della persuasione occulta … questo ne è un estratto:

“Oggi il bambino americano medio è immerso nel mercato di consumo con una modalità tale da annichilire qualsiasi raffronto storico. A un anno guarda Teletubbies e mangia il cibo dei suoi ‘promo partner’ Burger King e McDonald’s. A 18 mesi i bambini sono in grado di riconoscere i loghi commerciali e prima di raggiungere il secondo anno d’età chiedono i prodotti nominandone la marca. Secondo gli esperti, entro i tre anni o i tre anni e mezzo i bambini cominciano a credere che la marca sia in grado di conferire loro caratteristiche uniche, per esempio l’essere in gamba, forti e intelligenti”

 E pensare che io confondo sempre (sempre!) Vigorsol e Daygum … ma non sono la stessa cosa, poi? …

Chiudo con altro classico (per me): Babbo Natale. Dove si racconta come la Coca-Cola ha plasmato il nostro immaginario (Fazi), saggio antropoligico di Nicola Lagioia che tratteggia la storia di come la Coca Cola abbia creato l’immagine “moderna” di Santa Claus appropriandosi di un “prodotto” della cristianità per farne un simbolo del consumismo.

Io ho sempre preferito il presepe.

 

Maggio 2008
L M M G V S D
« Apr    
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293031  

Flickr Photos

Swiss Miss

basketball

G-Shock Car

More Photos

del.icio.us