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Sempre meno timidamente le aziende si aprono alla conversazione con la cosiddetta blogosfera.
Leggo critiche e osservazioni, assisto a discussioni da spettatore emotivamente coinvolto e poi noto che un marchio “tradizionale” e tipicamente ”old economy” come Audi sta organizzando un evento riservato ai blogger, il Blog driver day.
Onore al merito per aver espresso chiaramente l’intento dell’operazione, perchè di operazione PR si tratta chiaramente:
Blog Driver Day è un evento appositamente pensato per tutti coloro che nella Rete sono in grado di diffondere opinioni e pareri ed esprimono giudizi in modo assolutamente indipendente e obiettivo
Molto valido ed interessante il tentativo di comunicare e interagire con i cosiddetti media sociali, che Audi reputa “interlocutori validi e affidabili”. Meno bello (e ancora pienamente “old economy”) il fatto che l’evento sia a numero rigorosamente chiuso e ad invito: ora che non c’è più BlogBabel come avranno fatto a stilare l’elenco dei partecipanti?
In bocca al lupo ad Audi, comunque, e che la conversazione abbia inizio.
Finalmente il 4 aprile ritorna on air un programma TV intelligente (no, non è sempre un ossimoro…) fatto da una persona intelligente: si tratta di Glob, l’Osceno del Villaggio, condotto dal bravo Enrico Bertolino.
Si parlerà di comunicazione.
Con l’aiuto di bloggers, giornalisti, musicisti e scrittori, comici e personaggi televisivi, Enrico Bertolino analizza i fenomeni mediatici più interessanti dei cinque continenti: dai programmi televisivi più innovativi alle campagne pubblicitarie, dalla divulgazione scientifica al bon ton nei salotti televisivi, dalla galassia internet agli archivi Rai, senza tralasciare la stampa nostrana e quella internazionale, decifrando i messaggi ambigui che rischiano di deformare la realtà producendo esiti comici e paradossali e - col contributo settimanale di Blob di Enrico Ghezzi e del suo sguardo irriverente sulla tv italiana - assieme al pubblico straniero in studio, accompagna in una ironica e puntuale analisi di tutto ciò che fa comunicazione, attraverso interviste, schede di approfondimento e rubriche settimanali.
Il programma si apre anche ai contenuti generati dagli utenti: nella sezione YouGlob è possibile caricare il proprio spot elettorale. Dopo avere visto (via negroski) il video I’m PD, si avverte vieppiù il bisogno di veri “spot fasulli”…
Periodo impegnativo: viaggi, eventi, persone da incontrare, business da avviare, strade da battere, in Italia ma soprattutto all’estero.
Ultimamente ho un pò trascurato e “tradito” questo blog.
Mi sono sentito anche in colpa.
Perchè bloggare è diventato per me un dolce impegno, un’attività fisiologicamente inevitabile.
Solo un anno e due mesi fa tutto questo non c’era … e ora non si può e non si deve tornare indietro … perchè non si può rinunciare a queste utili e fantastiche conversazioni in Rete: tutto questo cerco di trasmettere alle persone e alle aziende che vedo … “non si può non conversare”, è troppo importante utilizzare forme “nuove” di comunicazione come i blog e altri social network … l’opportunità è troppo “golosa”, i rischi - se possiamo usare questo termine - minimi …
Come definire l’ultimo libro di Henry Jenkins, Cultura Convergente? Istruttivo, interessante, provocatorio.
Jenkins ci traghetta oltre il paradigma (assai inflazionato) del web 2.0: se il 2006 ha visto molte aziende scoprire i cosiddetti contenuti generati dagli utenti, e il 2007 ha generato contraddizioni tra produttori e consumatori (con gli utenti che non hanno quasi mai tratto profitto dalle loro “creazioni”), il 2008 vedrà il tentativo di pacificazione e conciliazione attraverso la comprensione di cosa abbia valore per ciascuna parte.
E’ inevitabile. Creazioni mediali professionali generano innumerevoli contenuti “amatoriali” mentre sperimentazioni grassroot (che partono dal basso, come certi video di giovani artisti su You Tube, per esempio) possono avere esiti commerciali e commerciabili.
Nella cultura convergente i consumatori partecipano in maniera attiva alla produzione ed anche alla circolazione di contenuti. Ne parlavo qui: le aziende, grandi e piccole, assistono al proliferare di questa tendenza, talvolta ne hanno timore ma non possono più arrestarla. Grazie alla Rete il pubblico/consumatore acquisisce materiali, foto, video, immagini, contenuti e li interpreta, li rimescola, li arricchisce, li banalizza, li ridistribuisce …
Non è necessario che le aziende si buttino a capofitto in questo magma, perchè fa figo ed è fashion avere un blog o girare un video virale. Cerchiamo di far capire loro - prima - che un processo inarrestabile è cominciato. Che non si torna indietro. Che c’è una nuova geografia mediale e sociologica.
E se davvero i mercati sono conversazioni, cominciamo ad acoltare, che è sempre buona norma nella comunicazione.
Iniziare a conversare/partecipare sarà un passo inevitabile e (più o meno) leggero.
Dieci anni fa o giù di lì le persone si chiedevano: “Dobbiamo usare l’email a tutti i costi?”. Poi tutti l’hanno utilizzata.
Poi le aziende si sono chieste: “Abbiamo bisogno davvero di un sito internet?”. La storia ha dimostrato di sì, per quasi ogni tipo di business.
Ora la domanda che le aziende mi pongono è: “Dobbiamo davvero aprire un blog?” …
Ho rivisto in video l’interessante presentazione fatta da Marco Montemagno, giornalista di SKY, blogger e AD di Blogosfere, al recente IAB Forum. A parte l’estrema bravura nell’esposizione e la capacità di coinvolgere un audience (geniale aver fatto alzare tutto il pubblico presente per fare un applauso a Internet…), di Marco apprezzo la chiarezza. Dal suo discorso estrapolo qui i 4 punti di forza principali del web, ed in particolare del web 2.0 …
-Distribuzione: internet è utile per tutti, bando alle criminalizzazioni che qualche grande nome del giornalismo fa in nome della notiziabilità e bando al pressapochismo di chi parla di internet senza conoscerlo … Internet è il reame della viralità e delle potenzialità, basta avere un’idea buona e questa può circolare su milioni di PC e terminali mobili …
-Condivisione: sia in termini di dati, che di persone … qui il paradigma è quello del consumatore che “costruisce” il proprio Brand, il proprio Prodotto … ottimi gli esempi dei video di Dove e di Boeing, che ha coinvolto gli utenti nella definizione delle caratteristiche produttive iniziali
-Dialogo: è cambiato il rapporto - in seno al web stesso - tra produttori e fruitori di informazioni/prodotti/beni/servizi … non possiamo più ignorare il fenomeno dei network sociali, possiamo non utilizzarli ma non far finta che non ci siano …
-Personalizzazione: il web è sempre più consumer-centrico, qualcuno usa il brutto termine “prosumer” … grazie a internet posso cucirmi addosso strumenti, reti di relazioni, contatti, posso veicolare idee e renderle concrete, senza essere un guru o uno smanettone
Un anno fa, lo ripeto spesso, non avevo un blog: ho voluto mettermi in gioco anche io, capire di più, prendere le facciate - come dice Marco - ma vivere la rete e questa sua rivoluzione. Ci ho messo la faccia e devo dire che è stato (ed è) esaltante ![]()
L’agenzia immobiliare “fai da te”, singola, che lavora nel proprio quartierino, è davvero al tramonto. Oltre al successo crescente del fenomeno franchising “classico” segnaliamo altre iniziative aggreganti, come la “neonata” UNIRE, che si presente come network e polo di servizi immobiliari globali. E’ proprio sul concetto di servizi che, secondo me, è giusto puntare, più che sulla “divisa” esterna, sul potere (per quanto importante) del marchio in sè.
Il franchising classico (anche al di fuori del segmento immobiliare) fa leva sulla brand awareness di un marchio per conferire valore aggiunto ai singoli punti vendita. Il marchio conosciuto generà fedeltà, infonde tranquillità e sicurezza al consumatore.
Il network di nuova generazione si configura invece come polo di smistamento e fruizione di servizi. La massa critica raggiunta consente al network logiche e vantaggi tipici delle reti. E soprattutto la possibilità di generare vero valore aggiunto per gli aderenti e i clienti finali, non solo (banalmente) nelle condizioni economiche migliorative di un mutuo casa.
Assistenza, partecipazione, condivisione: la partita si gioca sul coinvolgimento delle agenzie partecipanti, sulla loro capacità di costuire insieme un “organismo” dinamico, di sommare i contributi positivi di tutti. Ovvio che gli strumenti di social networking, e comunque la capacità di gestire adeguatamente la comunicazione interna, si rivelerebbero utilissimi alla causa. Un blog “corporate” aiuterebbe, per esempio, a condividere attività, notizie, informazioni. Altri blog “paralleli” e “locali” delle singole agenzie (magari inserite in un circuito generale di nanopublishing) potrebbero rafforzare il blog principale del network.
Forse con un pò di impegno e adeguate sedute di formazione specifica si raggiungerebbero buoni risultati. Senza scomodare Second Life, come ha fatto Gabetti. E si sfaterebbe il mito dell’agente immobiliare retrogrado, che appende cartelli squallidi in vetrina e non sa neanche accendere un PC.
Riporto qui un post del sempre originale ed ironico Gianluca di [mini]marketing, il blog che mi ha fologorato due anni fa sulla via del web 2.0 spingendomi a postare i miei deliri su questa piattaforma.
Si parla delle 7 T del marketing utopico (clicca la JPG qui sotto per ingrandire).
Geniale chi nei commenti ha detto che era fermo alle “3 T” bolognesi…
Sapevo dell’articolo in uscita sul Corriere in quanto amici blogger mi avevano accennato che c’era un giornalista che chiedeva in giro foto prese dalla webcam. Amici che confidavano nell’interesse del più grande quotidiano italiano per raccontare davvero cos’è la blogosfera.
Il risultato non è all’altezza dello scopo, a mio avviso.
Il pezzo, comparso nel Magazine del Corriere, fa troppo colore e foloklore.
Dipinge i blogger come mitomani e fanatici del ranking, dei contatti, dell’audience quanto tutti sappiamo benissimo che i blog non si contano (Montemagno dixit).
Cita l’episodio di G. Neri che ha svelato alcuni particolari scomodi del caso Calipari come fosse il format di un nuovo War Games.
Parla (e non è la prima volta) di Robin Good che (beato lui, ma è davvero bravo) riesce anche (!) a ricavare soldi dal blog.
Sottolinea come i blogger debbano almeno riuscire a trovare una notizia (!) al giorno, per stare “dietro” alla loro creatura virtuale.
E conclude in bellezza sottolineando l’importanza di commentare e condividere le notizie, salvo poi citare una frase di una blogger che afferma di non voler più pubblicare nulla di importante sul blog: “meglio venderlo a giornali e televisioni”…
(per la foto, cfr. Maestro Alberto)
Sull’ultimo numero de L’Espresso c’è un articolo di Alessandro Gilioli che ha già scatenato polemiche. Tema: il web, da sempre visto come quintessenza della democrazia, può davvero diventare un “Grande Fratello” dalle venature populiste e qualunquiste, con il rischio di condizionare la massa “grigia”?
Gilioli prende ovviamente spunto dalla recente iniziativa di Beppe Grillo e dal suo V-Day. Trovo interessante che si rimarchi come, per la prima volta, un’aggregazione di persone con un obiettivo comune (cacciare i politici corrotti) sia partita da un ambiente on line. Un blog, o presunto tale. Quello di Grillo non è un vero blog, è un’agorà caotica e potente in cui chiunque può postare la propria insoddisfazione e il proprio rancore. Grillo tiene i commenti aperti (ma con moderazione) e non risponde quasi mai … ma d’altra parte non potrebbe …
Gilioli ricorda che è l’utilizzo di un media a renderlo potenzialmente pericoloso o meno. Sono d’accordo. Internet è un media. Non è un ambiente astratto, una nuvola di neutrini, una casa virtuale alla Second Life. Internet è pervasivo, sicuro. Come lo è la TV. E’ un mezzo che parte dal “basso”, ma che può essere usato in vari modi da chi è in “alto”. Internet come il Carnevale, ossia rovesciamento temporaneo dello status quo e strumento di protesta.
Il saggio Sergio Maistrello chiude il pezzo sottolineando che se Grillo (o chi per lui) volesse usare veramente il web come strumento di democrazia esorterebbe il suo popolo di internauti a costruire altri blog, a moltiplicare l’effetto sociale della Rete. Almeno la sua parte abitata. D’accordissimo. Gli “al lupo al lupo” lanciati da questo articolo sono a mio avviso in parte eccessivi.
Secondo me internet è ancora in mano nostra … intendo della massa …
Iniziativa lodevole del Touring Club, entrato recentemente nell’orbita di Giunti editore: è nato, infatti, Turista di Parola, il blog “corporate” dell’azienda, gestito da Guido Venturini, direttore generale.
Interessante notare come aziende con un background in gran parte “tradizionale” stiano strizzando l’occhio a nuove forme di comunicazione. Si tratta di un’opportunità importante per iniziare un dialogo diretto e fruttifero con gli utenti finali. Mille le possibilità, come quella di creare (vedi ottimo esempio di San Lorenzo, seguita dall’impareggiabile Tombolini) un “social club” dei viaggiatori, una comunità di interessi che possa condividere e scambiare pareri, info e novità sui viaggi compiuti e sulle cose belle viste in giro.
Il blog di Venturini ha sicuramente un’impostazione più “generalista” e “super partes”, nel senso che parlerà (e parla) di politica del turismo, cultura, ambiente diffondendo i valori del Touring, tra cui (sopra tutti) il rispetto e la valorizzazione dell’ambiente e del territorio.
Per non perdere questa opportunità, occorrerà forse fare alcune integrazioni al blog. Manca un vero e proprio “blogroll” o comunque una sorta di indicazione e di link a blog similari o “amici”. Manca la possibilità di iscriversi al “feed”. Le sezioni sono ancora piuttosto povere (in questo momento solo una, “viaggi e miraggi”, bella la citazione degregoriana). Il blog è partito davvero “in medias res”, senza una vera presentazione del progetto, una dichiarazione di intenti, una frase mirata di Venturini. E’ un blog che sa ancora poco di blog, insomma. Ma l’intenzione è ottima.
Buon lavoro.













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