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Via neatorama

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Crisi. Economica. Finanziaria. Di nervi. Si parla di recessione, si agitano fantasmi, sicuramente lo scenario mondiale non è così tranquillo.

Banche che crollano, certezze che si sgretolano. Cassandre che urlano ai quattro venti.

Passaggi. Si tratta di fasi. Di passaggi. Con un ritorno, auspicato, ad un’economia più “reale”. Magari con un volto “più umano”. Magari quella della “felicità” per dirla con Luca De Biase.

E comunque – nel corso di questi passaggi – il marketing si rivela quantomai utile. Necessario. Non banale orpello, tanto la pubblicità non serve e abbiamo già le Pagine Gialle.

Il marketing crea delle differenze. In tempo di crisi c’è selezione e solo i marchi dotati di contenuti veri alle spalle e con efficaci azioni di proposizione possono sopravvivere. In epoche di contrazione dei mercati e dei consumi solo i marchi forti vivono. Forti non significa necessariamente danarosi e con grandi possibilità di investimento. Forti vuol dire ricchi di idee.

Le idee - per dirla con Hegel – hanno mani e piedi.

Un pò di tempo fa leggevo un intervento di Michele Ficara Manganelli, presidente di Assodigitale, su MyMarketing.Net in cui stigmatizzava una certa sonnolenza dei pubblicitari restii ad accogliere le sfide e le esigenze che il “consumatore digitale” ormai manifesta.

Il consumatore digitale, che Michele definisce un alieno ormai atterrato da tempo sul nostro pianeta, non è più un’entità astratta, un concetto libresco, un topos letterario che vive solo nelle slide dei consulenti e degli stakeholder alle conferenze: è vivo, vegeto, dinamico, attivissimo.

Il consumatore digitale siamo anche noi. Pensate a come sono cambiate le nostre attitudini e le abitudini di acquisto negli ultimi 5/10 anni. Pensate al ruolo sempre più formativo/informativo che la Rete incarna e rappresenta. Pensate a come acquistavate anche solo pochi anni fa e a come vi ponete ora di fronte ad un Brand, ad una decisione di acquisto, ad una transazione.

Il consumatore digitale è più avvertito, più informato. Meno influenzabile. meno “bovino” e senza paraocchi. Una Marca che voglia oggi lanciarsi sul mercato non può più prescindere dall’utilizzo di internet. Che non è – come molti pensano – uno strumento solo informativo. E’ un modo di essere, di vivere: è un mondo, è un’opportunità, è una piazza … e come ogni piazza ha i suoi frequentatori, i disturbatori, lo Scemo del Villaggio … anche qui – anche se non si tratta di un paese piccolo – la gente “mormora”, anzi conversa … è nella conversazione la radice e la sostanza che guida il consumatore digitale a rapportarsi con le Marche. Possiamo fare finta di essere sordi o – con umiltà e preparazione – iniziare ad ascoltare…

Il blog Marchetting si arricchisce di una nuova “redattrice”, Fraaaa, studiosa di design e comunicazione, amante dell’arancione e delle moto, che scoverà e commenterà per noi nuove campagne pubblicitarie e produrrà adeguate riflessioni sul patinato mondo del marketing.

Benvenuti alla nuova rubrica dedicata alla comunicazione che ogni giorno vediamo in televisione, sui giornali o semplicemente per strada.

Ovviamente questa rubrica non ha la pretesa di essere una cosa troppo seria, ma esprimerà semplicemente la mia modesta opinione, su argomenti che sceglierò di volta in volta (ovviamente il tutto in maniera assolutamente democratica eh..^^).

Incominciamo subito con l’argomento di oggi che, come avrete capito, è l’ultima pubblicità TV della Fiat 500. Quando ho visto i nuovi cartelloni che la pubblicizzavano qualche settimana fa mi sono detta “Ma che carina! Bello il paragone con le “piccole cose”…chissà come sarà lo spot televisivo…”.

Ora che ho avuto l’occasione di vederla, oltre che sentire lo spot radiofonico, devo dire che mi sbagliavo, o quantomeno non ha soddisfatto le mie aspettative.

Mi hanno sempre detto che nel caso di campagne pubblicitarie tutto dev’essere bene riconoscibile, che non si possono usare mille claim diversi nello stesso momento e che avere un’idea buona è fondamentale.

Evidentemente questo è leggermente sfuggito a chi ha progettato la campagna … mi spiego meglio: perché se trovo un’idea semplice ma carinissima per la cartellonistica, ne cerco poi un’altra per lo spot televisivo? Le “piccole cose” si sono trasformate in una brutta versione di “Everybody needs somebody to love” neanche presa dal film dei Blues Brothers (John Belushi e Dan Aykroyd sono inarrivabili) e un modo di rappresentare la macchina che non mi è piaciuto per niente (e mi ha solo ricordato la pubblicità dell’Actimel).

(Si capisce tanto che Blues Brothers è uno dei miei film preferiti? O.ò)

Posso capire che si volesse ricondurre il tutto alle pubblicità della Punto, della Bravo etc. però secondo me non è stata proprio una cosa azzeccata.

Si poteva giocare sulle “piccole cose” magari anche con un po’ d’ironia … anche perché queste “piccole cose” si prestano a molte interpretazioni, a tratti anche goliardiche se si vuole.

Forse hanno preferito una resa finale simile agli spot precedenti proprio perché riconducibili alla nuova percezione che vogliono dare del brand Fiat.

 

[ok..anche oggi mi sono salvata..ho usato claim, brand..si, posso anche sembrare esperta!^^]

 

 

 

 

 

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