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E’ in uscita (24 ottobre) il nuovo libro del guru e CEO di Saatchi & Saatchi, Kevin Roberts: Effetto lovemarks. Vincere nella rivoluzione dei consumi.
Seguito di Lovemarks, il futuro oltre i brands, questo libro dà voce non solo agli operatori del marketing ma ai nuovi “protagonisti” nella costruzione di marchi di successo: i consumatori stessi.
Lovemark è un brand, o un evento o un’esperienza, di cui le persone si innamorano. Quali gli ingredienti per creare un lovemark?
1. mistero: è il segreto che tiene in vita le relazioni a lungo termine, di qualsiasi natura siano. L’azione inaspettata, il gesto segreto, lo scatto imprevedibile
2. sensualità: facciamo esperienze attraverso i sensi. Quando un marchio solletica e sollecita tutti e 5 i sensi, allora il risultato è “indimenticabile”.
3. intimità: sta per empatia, impegno, ed è da questo che nasce la fedeltà nel tempo da parte dei consumatori.
Nell’epoca della “attraction economy”, sono due i (non) luoghi più importanti: lo schermo (del cellulare, del PC, del cartellone in autostrada, del TV) e il negozio. L’emotività guida l’acquisto, e trasforma impulsi alogici in un processo di identificazione e immedesimazione.
Roberts conia un nuovo termine per definire il rutilante mondo del consumismo 2.0: “SiSoMo”, ossia un blending di Sight (vista), Sound (suono) e Motion (movimento).
Dopo l’immaginazione, ecco il cuore al potere.
Ho letto con interesse la presentazione fatta da Maurizio Goetz a SMAU ieri. Il tema, scenaristico ma di “scottante attualità” direbbe una Buonamici qualsiasi, è quello delle nuove frontiere del marketing.
Esiste una non più strisciante crisi dell’attenzione verso la pubblicità, a cui le aziende reagiscono in due modi: (a) con una comunicazione più ricca ed impattante e (b) con una comunicazione più “leggera”, attraverso l’utilizzo dei social media.
Dalla tradizionale campagna pubblicitaria assistiamo al passaggio a forme nuove, al concetto di movimento: la prima ha una durata finita ed è drammaticamente “battagliera”, il secondo mira all’evangelizzazione, alla condivisione, alla viralità, allo scambio…
Il nuovo ruolo della comunicazione non è solo quello di generare attenzione ma di coinvolgere i pubblici, le persone, gli utilizzatori, i clienti, che in qualche caso collaborano (la chiosa è mia) alla costruzione di un brand, ne decretano il successo o l’insuccesso.
Il nuovo paradigma del “marketing liquido” è quello di una comunicazione “agile” (e qui torna di nuovo l’immagine calviniana della “lightness” delle Lezioni Americane), adattiva, all’interno della quale le competenze sono rimescolate e il messaggio, proprio come l’acqua in un recipiente, si adatta ai contesti. Affascinante.






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