Dig.it: il giornalismo digitale italiano si riunisce a Firenze il 4 e 5 luglio

giugno 20, 2012 § Lascia un commento

Ricevo dall’amico Vittorio e con piacere pubblico, ringraziandolo per il supporto e per l’invito…

L’ Associazione Stampa Toscana in collaborazione con Digiti, Lsdi, con il patrocinio della Regione Toscana, della Provincia di Firenze e dell’ Università degli Studi di Firenze organizza il primo evento nazionale dedicato a al giornalismo digitale in Italia.

Dig.It – Giornalismo digitale: nuovi modelli economici, nuove professionalità, nuova cittadinanza: a 15 anni dall’ inizio dell’ era digitale facciamo il punto sulla trasformazione in atto nel mondo dell’ editoria e del giornalismo online e nel rapporto fra informazione e società.

A Firenze si parlerà di cultura editoriale, cultura del giornalismo professionale, cultura della politica e dei governi locali.

Cercheremo di fare insieme un’analisi concreta di opportunità, problemi, esperienze.

L’evento è costituito da quattro aree tematiche

- Nuove professionalità e cittadinanza digitale
- Proprietà e responsabilità giuridica
- Le risorse economiche: pubblicità, paywall, contributi
- Lavoro e diritti

In complesso l’evento sarà composto da 12 panel in cui i relatori interagiranno con i partecipanti.

Tre minuti con…Sergio Maistrello

dicembre 20, 2010 § Lascia un commento

Con piacere ospitiamo Sergio Maistrello, giornalista, blogger, esperto di comunicazione digitale, sulla rubrica bonsai “Tre minuti con…”.

 Nel tuo ultimo libro “Giornalismo e nuovi media” parli di “citizen journalism” e dei grandi cambiamenti subiti dalla professione in questi ultimi anni: quali sono i problemi e le opportunità che tu intravedi?

Il problema principale è far conoscere le basi: come funziona la rete, perché è diversa dai mass media, quali processi attiva, che cosa ci si può fare. Al momento i grandi gruppi editoriali sono impegnati a trovare il modo di conservare se stessi, pur nel cambiamento obbligato. L’opportunità è enorme: arricchire il racconto della realtà, moltiplicare i punti di vista, dare vita a sintesi più efficaci, uscendo da un’agenda mainstream che denota ogni giorno di più pesanti limiti nell’interpretare lo spirito del tempo.

Marck Zuckenberg, è appena trapelata la notizia, è uomo dell’anno per TIME. Che ne pensi?

Buon per lui. Zuckerberg resta un simbolo del cambiamento, anche se lo è soprattutto per i suoi aspetti industriali, opachi, privatistici. È un po’ come il Nobel a Obama: è una buona notizia, ma lascia l’impressione che non sia stata una scelta del tutto azzeccata. In realtà la mia esperienza di rete racconta di un mondo cambiato sempre meno dai grandi personaggi e sempre più dalla comunità degli individui interconnessi nel suo insieme, e in questo Time nel 2006 seppe guardare lontano.

Domanda (quasi di rito) e ancor più sensata per te che forse ne ricevi in quantità: il comunicato stampa è morto?

Se mi devo basare soltanto sul mio lavoro e sulla mia esperienza, sì. È tempo perso per tutti e spesso è un alibi alla cattiva informazione.

A tuo avviso i social media vanno bene sempre e comunque per la comunicazione di qualsivoglia azienda?

Credo che ogni azienda possa trovare una sua strategia efficace per stare al mondo in modo reticolare e partecipato dalle persone. Ma non credo che ogni azienda sia obbligata a farlo.

Riscontro in Rete una certa crisi dei “blog corporate”, fine della moda-blog o ravvedimento operoso…?

Il baricentro si è spostato sui social network, che offrono interazioni più efficaci con minor fatica. Ma io non sono convinto che il modello di social network generalista, superficiale e soprattutto chiuso al suo interno possa reggere alla lunga distanza. Il punto non sono gli strumenti: gli strumenti cambiano, evolvono. È più una questione di atteggiamento, di postura, di trasparenza, di impegno nell’essere nodo in una rete. In questo senso io credo che i social network di grande successo come Facebook, che hanno l’enorme vantaggio di offrire una densità di interazioni sociali inaudita, concedano un po’ troppi sconti.

Quale sarà la “next big thing” in internet?

Le persone che finalmente capiranno in profondità senso, processi e opportunità di internet.

L’informazione tecnologia in Italia è davvero all’altezza della situazione?

No, non lo è. La tecnologia è cronaca nera, gossip, prodotto, fenomeno da baraccone, personaggi. Stiamo mancando la notizia da diversi anni, un po’ perché non la sappiamo riconoscere, un po’ perché è una notizia difficile da inquadrare dentro un canale mainstream.

Cosa vuol dire innovare?

Mettersi in gioco e guardare più lontano della propria convenienza immediata.

Per concludere, come ci si orienta nella “parte abitata della Rete”?

Come in qualunque cultura che non sia la propria, il metodo più veloce è la full immersion: bisogna immergersi nella rete fino al collo per capire fino in fondo che cos’è, come funziona e quali influssi ha sulla propria vita. Il resto è teoria o pregiudizio, e non servono a molto.

Grazie Sergio. L’ennesimo intervento all’insegna del buon senso.

Uffici stampa e giornalisti, ovvero la storia del cane e del gatto

aprile 29, 2008 § 5 commenti

Prendo spunto da un post un pò serio un pò faceto di Alessandro Longo, che pubblica uno stupidario dell’addetto stampa.

Da segnalare – nei commenti – questa chicca di Luca Salvioli:

“Ciao, mi ha dato il tuo numero…. mi ha detto che ti occupi di energie rinnovabili?
“Sì, insomma, ho scritto qualche articolo…”
“Ecco, benissimo. Perchè c’è questo mio cliente che ha fatto un sacco di cose con le rinnovabili…”
“In che senso?”
“Case, mattoni… poi insomma, sul tecnico non lo so”

Da ridere. O da piangere.

Perchè fare l’addetto stampa e occuparsi di comunicazione in genere non è uno scherzo.

E’ un lavoro. Che non si impara con i corsi della Scuola Radio Elettra. E’ un mix di: cultura, sensibilità, capacità di intrattenere relazioni umane (prima che professionali), fantasia, dinamismo, padronanza dei contenuti, metodo, volontà e pazienza.

E’ un modo di approcciarsi al mondo. Io per esempio, che faccio anche comunicazione e ho a che fare spesso con giornalisti, ho sempre amato trasmettere agli altri una nozione, un’esperienza, un contenuto o un prodotto/servizio che avevo particolarmente gradito e a cui mi ero appassionato. Va bene il mestiere, d’accordo, ma personalmente mi è difficile comunicare qualcosa che non ho interiorizzato, qualcosa che non mi ha colpito e che non mi ha entusiasmato.

Per fare bene l’addetto stampa occorre poi – ed è fondamentale – facilitare il lavoro dei giornalisti. Pensare come loro, entrare nelle loro dinamiche, capire le loro tempistiche, le loro richieste. Alessandro Iapino consiglia un testo che credo acquisterò: E’ la stampa, bellezza! Pubblicato da un anonimo giornalista milanese, spiega “come sono fatti davvero i giornali”.

 

Dove sono?

Stai esplorando le voci con il tag giornalismo su Marchètting.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 45 follower