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Sta cambiando il panorama mediale. E’ sempre più chiaro a tutti. Dai mass media siamo passati ai “personal media” e ora ai cosiddetti “social media”. Qualcuno (non ricordo chi) ha detto che “i media stanno diventando UMANI”: chiunque, cioè, attraverso un software o un’altra diavoleria simile può diventare un autore, un giornalista, un film-maker…

Condivisione e partecipazione sono le parole chiave che impazzano ora nel mondo digitale. La pubblicità, nell’accezione tradizionale del termine, ha sempre meno senso. Le “grandi agenzie” sono sempre più in difficoltà perchè non hanno saputo cogliere l’importanza del cambiamento in atto. Perchè la creatività non si insegna e tante strutture mastodontiche non ce l’hanno. Perchè sempre più professionisti possono ora creare campagne a costi irrisori. Sfruttando la scalarità e la verticalità dei network sociali. Sfruttando la viralità di reti sempre più trasversali.

In un’epoca in cui i consumatori hanno opzioni di scelta illimitate, e soprattutto la misurabilità di una campagna pubblicitaria è sempre più attuabile quasi in tempo reale, occorre ripensare i modelli e i paradigmi della comunicazione. Perchè – in caso contrario – non ci saranno consentiti neanche i famosi “quindici minuti di celebrità” alla Wharol…

Un pò di tempo fa leggevo un intervento di Michele Ficara Manganelli, presidente di Assodigitale, su MyMarketing.Net in cui stigmatizzava una certa sonnolenza dei pubblicitari restii ad accogliere le sfide e le esigenze che il “consumatore digitale” ormai manifesta.

Il consumatore digitale, che Michele definisce un alieno ormai atterrato da tempo sul nostro pianeta, non è più un’entità astratta, un concetto libresco, un topos letterario che vive solo nelle slide dei consulenti e degli stakeholder alle conferenze: è vivo, vegeto, dinamico, attivissimo.

Il consumatore digitale siamo anche noi. Pensate a come sono cambiate le nostre attitudini e le abitudini di acquisto negli ultimi 5/10 anni. Pensate al ruolo sempre più formativo/informativo che la Rete incarna e rappresenta. Pensate a come acquistavate anche solo pochi anni fa e a come vi ponete ora di fronte ad un Brand, ad una decisione di acquisto, ad una transazione.

Il consumatore digitale è più avvertito, più informato. Meno influenzabile. meno “bovino” e senza paraocchi. Una Marca che voglia oggi lanciarsi sul mercato non può più prescindere dall’utilizzo di internet. Che non è – come molti pensano – uno strumento solo informativo. E’ un modo di essere, di vivere: è un mondo, è un’opportunità, è una piazza … e come ogni piazza ha i suoi frequentatori, i disturbatori, lo Scemo del Villaggio … anche qui – anche se non si tratta di un paese piccolo – la gente “mormora”, anzi conversa … è nella conversazione la radice e la sostanza che guida il consumatore digitale a rapportarsi con le Marche. Possiamo fare finta di essere sordi o – con umiltà e preparazione – iniziare ad ascoltare…

L’ufficio stampa anniottanta, tradizionale, con i bravi addetti a mandare fax e/o telefonare ai giornalisti, con rotoli di carta da cambiare e toner da sostituire … immagini del secolo scorso … fotografie ormai virate al seppia … morte di uno spin doctor …

Poi la Grande Invenzione, internet, la rete, il Nuovo Web … e il conseguente cambiamento del panorama mediale, frammentato, polverizzato, con crisi sempre meno strisciante dell’attenzione e dei modelli tradizionali di comunicazione …

Il canale che perde di importanza a beneficio del contenuto, perchè – lo sanno tutti – content is the king … e l’utente/destinatario dei nostri messaggi ha perso quell’aura bovina e impassibile per divenire un creatore di format, video, audio, scritti …

Il concetto di campagna (stampa, pubblicitaria) sta lentamente naufragando, e dobbiamo imparare ad uscire dalle logiche temporali e ben determinate del passato per passare ad una dimensione più fluida, liquida direbbe qualcuno che stimo, una dimensione collaborativa e meno unidirezionale, univoca, arida, individualista…

Via IMlog segnalo questa ricerca di Pundo3000 che ha effettuato un’impietosa comparazione tra le immagini dei prodotti sulle confezioni o nelle pubblicità e le corrispettive reali. Qui di seguito un video riassuntivo.

 

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Questa volta non parlerò di Mistubishi – mi stupisci ma di alcuni claim che ho coniato io.

Quando lavoravo per Fondocasa, in qualità di responsabile marketing dell’agenzia di pubblicità della Holding.

Con tenerezza – ed anche con una punta di orgoglio – ho scoperto che diversi claim creati a suo tempo (2002-2004) sono ancora usati da un’azienda così importante, protagonista del franchising immobiliare in Italia.

Ed ecco che “mille soluzioni per comprare e vendere casa” resiste ancora nella head banner del portale. Avevo pensato che chi compra casa spesso affronta paure e problemi, anche ingenti. Ed ecco il bisogno di una consulenza onesta e leale. Non potento copiare il bellissimo “La tranquillità di fare centro” di Tecnocasa (leader assoluto in Italia nel franchising), sono andato su un più generico “mille soluzioni”.

Anche la rete di agenzie finanziarie e di muto casa (Mavrefin) conserva il claim “soddisfa la tua voglia di casa”. Casa intesa come edificio e luogo fisico, ma più facilmente come luogo dell’anima, come focolare domestico che è possibile vivere ed avere grazie ai mutui di Mavrefin.

Anche lo slogan della ricerca di personale, problema annoso di tutte le reti immobiliari, in cui c’è un grande turnover, è rimasto lo stesso: “Trovare lavoro è troppo difficile? In Fondocasa il lavoro c’è!”. Forse con una vaga allusione a tanti bamboccioni che si lamentano di non trovare lavoro salvo poi non “sporcarsi” le mani partendo da un lavoro oscuro e faticoso come ad esempio l’acquisitore immobiliare, quello che suona i campanelli…

Tutti slogan semplici, quasi banali, direi … slogan che - resistendo nel tempo – dimostrano che diverse cose buone ho lasciato dietro di me…

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L’ultima ricerca della School of Management del Politecnico di Milano e della Nielsen lo afferma in modo molto sicuro: il 54% degli italiani (27 milioni di individui dai 14 anni in su) ormai preferisce internet al caro vecchio piccolo schermo.

Il campione intervistato (3000 famiglie, circa 7000 persone) sembrerebbe (ma il condizionale è d’obbligo in questo tipo di indagini) assai rappresentativo dell’intera popolazione italiana. Popolazione che naviga in Rete proprio nel “prime time”, ossia tra le otto e le undici di sera, vecchia roccaforte della TV generalista. E non si tratta solo di giovani smanettoni, ma anche di adulti e di persone più mature, come conferma Giuliano Noci, capo del team del Politecnico: “Tutti pensano - spiega - che il world wide web possa soppiantare il piccolo schermo solo tra gli adolescenti, quelli che magari abitano nelle grandi città. E’ falso. Avete presente la famosa casalinga di Voghera? Ebbene, oggi è lei che naviga di sera. Ed è questo il dato più eclatante della ricerca.”

Piccole osservazioni:

-ci stupiamo, ed è giusto, ma lo stupore deriva dall’anomalia – tutta italiana – di un pubblico che solo ora sta maturando (e anche molto velocemente) e sta differenziando le proprie scelte mediatiche e cultutali

-ci stupiamo perchè solo da noi in Italia oltre il 50% degli investimenti pubblicitari è catalizzato dalla TV … ma ancora per poco…

-la Rete non sostituirà completamente la TV generalista, piuttosto la completerà e offirà un panel di scelte alternative e innovative a giovani e vecchi fruitori

-la crisi della TV non è dovuta solo e unicamente al “nuovo che avanza”, ma ad un declino – tipicamente italiano – dei contenuti proposti: quiz, reality, tette e culi forse hanno un pò stancato…

-un cambiamento radicale è comunque in atto, nonostante comunque oltre un terzo della popolazione italiana resti fedele alla TV. Popolazione che, come sottolinea Tessarolo, ha per oltre il 60% solo la licenza media… ed è ora di finirla con un Sistema che droga la gente mantenendo l’italica stirpe nella maggior ignoranza possibile

-a quando un Sistema che incoraggi e finanzi nuove iniziative di comunicazione ed erogazione di contenuti di qualità?

-a quando una vera TV di “servizio pubblico”?

-le aziende non possono più ignorare che la gente si sta spostando letteralmente sul web … ed è lì che occorre pianificare attività di comunicazione coerenti che adottino e imparino il linguaggio del web…

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Un’agenzia di pubblicità belga sta lanciando la nuova tratta ferroviaria Eurostar Bruxelles – Londra attraverso una serie di immagini ironiche (e talvolta “forti”) che mettono alla berlina i più comuni stereotipi britannici. Qui il campionario completo, con il coro dei “pro” e dei “contro”. Divertente lo slogan: Attenzione! Londra è all’angolo della strada

Via Negroski.

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Bella idea di Allianz … Questa non è una pipa, recita la pubblicità, con evidente riferimento al celeberrimo quadro di Magritte … e poi aggiunge Questo è un aggeggio che compromette i bronchi in modo fatale … Finale con il claim Hopefully Allianz health insurance …

Lo hanno fatto anche con Il Martello (…questo è un comune distruttore di dita), la Banana, La Tegola …

allianzhammer.jpg  allianzbanana.jpg  allianztile.jpg

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Leggo su Panorama Economy che H&M ha inserito dei codici a barre sui suoi annunci e cartelloni pubblicitari. Così il consumatore può, con il proprio cellulare, scansire tale codice e, dopo la lettura ottica, essere indirizzato ad un menu interattivo dove potrà scegliere taglia, colore e pagare sempre tramite il device mobile.

Bel modo per H&M di trasformare qualsiasi ambiente (anche un angolo di trada malfamato, o il muro di un metro) in un potenziale punto di vendita. Shopping-follia o innovazione al cubo?

 

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