Spin doctors

novembre 20, 2013 § Lascia un commento

ber-Il primo spin doctor della storia (fonte: Wikipedia) è Ivy Lee (soprannominato Poison Ivy per via della sua spiccata capacità di “avvelenare” l’informazione), che nel 1906 pubblica la Dichiarazione dei principi delle pubbliche relazioni (PR). Benché ufficialmente seguisse una linea di onestà e trasparenza, è diventato famoso per aver protetto il magnate John D. Rockefeller dall’accusa di omicidio nel 1914. Rockefeller aveva infatti assoldato alcuni agenti della Guardia del Colorado per sedare uno sciopero: durante l’assalto al campo degli scioperanti rimasero uccise 20 persone. Lee diffuse una versione modificata dei fatti per coprire Rockefeller, dando origine alle moderne tecniche di spin.

Un altro esponente di spicco dello spin è stato Edward Bernays, nipote di Sigmund Freud, che nel 1928 pubblica L’ingegneria del consenso, nel quale teorizza la pratica dello spin con lucida attenzione. Si distinse per la prima volta nella difesa dell’industria del tabacco nel 1929, durante la quale inventa la figura della femme fatale secondo una semplice equazione: fumo=emancipazione. Molte femministe tutt’oggi ignorano che l’ideale della donna fumatrice emancipata è stato creato a tavolino. Un secondo successo di Bernays fu la campagna a favore dei produttori di bacon statunitensi: le sue idee ebbero un tale successo che ancora oggi la colazione fatta con uova e pancetta è considerata un classico americano.

Il decalogo della web credibility

marzo 25, 2011 § Lascia un commento

Oggi ho deciso di riesumare un mio vecchio pezzo comparso su Italia Oggi (giugno 2004), si parla di web credibility e captologia.

Il Corriere della Sera di venerdì 19 marzo riportava la vicenda del blog di “Belle de jour”, presunta squillo inglese la cui vera identità (si tratta della giornalista-scrittrice inglese Sarah Champion) è stata svelata da un professore del Vassar College di New York, Don Foster. Appassionato cacciatore di ghostwriter, Foster ha smontato tutta la messinscena avvalendosi delle stesse armi usati dalla sagace finta prostituta: attraverso “google”(!), infatti, ha inserito alcune frasi ed espressioni tipiche della “Belle de Jour” per risalire allo stile della Champion.

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Relazioni pubbliche in tempo di crisi

agosto 27, 2010 § Lascia un commento

Ne sono convinto: è in momenti di crisi che occorre tenere duro e serrare le fila.

Non si può fare – come tante aziende unopuntozero e anche qualcuna fintamente duepuntozero – retromarcia ora. Non ha senso tagliare i budget per comunicazione e marketing. E’ come togliere la benzina dalla propria macchina. E’ come smettere di respirare.

Per un pò si può fingere, poi si crepa.

[ps: la vignetta - trovata in Rete - è ovviamente di Altan.]

Mi dia un etto e mezzo di citazioni…

settembre 25, 2007 § 4 commenti

 

Prendo spunto da un post di Enrico Bianchessi, che – partendo dalla segnalazione di un assurdo software per farsi l’ufficio stampa in casa (sic!) - parla poi di misurabilità di un’azione di comunicazione.

La mia riflessione nasce dal “campo”, dalla “strada”. Il problema di queste castronerie è che esiste purtroppo un mercato “ricettivo” a cose del genere.

Ci sono aziende che, pur ritenendo importante condurre azioni continuative di Relazioni Pubbliche e comunicazione, non sono minimamente a conoscenza di cosa stiano facendo. Del perchè. Di come lo stanno facendo. Un pò per colpa nostra (di qualcuno), un pò per ignoranza.

Ci sono poi aziende che reputano inutile farsi conoscere, o farsi conoscere in maniera adeguata e ottimizzata. “La solita agenzia”, “La solita Rassegna Stampa” … quante volte ci siamo sentiti ripetere in faccia con tono sprezzante e altezzoso queste perifrasi …

Ecco perchè è bene partire dalla formazione … parolona, sì, ma formazione vuol dire costruire una cultura delle RP, diffonderla, farla conoscere, non attraverso associazioni spesso inutili e paghe del loro status, ma con azioni che partano proprio dalla strada. Avendo a che fare spesso con realtà di livello, mi prendo sempre un pò di tempo per spiegare cosa vuol dire il mio lavoro. Cosa farò. Perchè lo farò. E in che modo cercherò di misurarne i risultati. Mi prendo tempo per spiegare che non ho la bacchetta magica e che quindi ci vorranno forse mesi per (ri)costruire l’awareness di un brand. Prima di parlare cerco sempre di ascoltare le necessità di un’azienda, piccola o grande che sia. A chi vuole arrivare. Dove vuole arrivare. Non sempre ci riesco.

Perchè ci sono CEO che ti chiedono – laconici e statuari – che loro vogliono uscire SOLO su Corriere, Sole 24 e Repubblica. Che il resto non conta. Che – quando magari hai dall’altro capo del telefono un giornalista trafelato che sta chiudendo un articolo in cui vorrebbe parlare della sua azienda - si fanno negare. Non rispondono alle email. Relegando il tuo lavoro e le RP in genere ad un complemento estetico e fatuo del marcheting dell’azienda.

Pensiamoci un pò su.

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