Torna State of the Net

gennaio 4, 2012 § Lascia un commento

Via Sergio Maistrello scopro che nel 2012 tornerà (ed è un piacere) State of the Net.

Cari amici,
nel 2012 torna State of the Net. Alcuni di voi ricorderanno bene la prima edizione della nostra conferenza. Altri non ne avranno una minima idea.

Era il 2008. Dopo qualche viaggio, ci eravamo chiesti: perché in Italia non c’è una conferenza che faccia il punto su cos’è internet, su chi lavora con internet e sull’impatto della rete sulla società. Nel 2008, a Udine, è andata molto bene: persone e idee si sono incontrate. Negli anni a seguire non siamo stati con le mani in mano, ma State of the Net è rimasta all’edizione uno.

Nel 2011 abbiamo iniziato a ripensare alla nostra conferenza, con l’esperienza accumulata, e oltre tre anni di cambiamenti in rete. La stima e l’incoraggiamento di chi ha già conosciuto State of the Net ci ha spinto a trovare un primo partner, e una magnifica location.

Pensare a un appuntamento che si ispira liberamente a conferenze come Le Web e Reebot richiede uno sforzo costante, un’imperterrita serie di interrogativi. Perché ha senso State of the Net? Perché siamo indipendenti, facciamo le cose con cura artigianale e vogliamo ascoltare prima di decidere. Perché non ci piacciono le semplificazioni, e perché siamo i primi a voler uscire dalla sala con un’ispirazione, un contatto e un’idea in più.

Il nostro primo partner, per l’edizione 2012, è Portocittà, la società che farà rivivere e diventare città il Porto Vecchio di Trieste. Stiamo parlando con altri partner di primo piano per garantire ai nostri ospiti degli speaker interessanti. Siamo fortunati perché in questa impresa abbiamo già a bordo, nel nostro comitato promotore, due sensibilità eccezionali come quelle di Euan Semple e Luca De Biase. Altri arriveranno. La conferenza indagherà ancora lo stato dell’arte di internet, e punterà su un programma fatto di sfide tra dualità che descrivono l’evoluzione della Rete: la gerarchia e il network, la riservatezza e l’apertura, il contesto e il flusso, le telco e le internet company, il copyright e le creative commons.

A voi, che leggete questa email, questo post, questo tweet, chiediamo di costruire con noi State of the Net. Scriveteci, chiamateci, parliamo. E poi incontriamoci a Trieste.

Non abbiamo ancora definito le date della conferenza. Ma questo può valere già come un save the date: nel 2012 c’è State of the Net. Buon anno!

Tre minuti con…Sergio Maistrello

dicembre 20, 2010 § Lascia un commento

Con piacere ospitiamo Sergio Maistrello, giornalista, blogger, esperto di comunicazione digitale, sulla rubrica bonsai “Tre minuti con…”.

 Nel tuo ultimo libro “Giornalismo e nuovi media” parli di “citizen journalism” e dei grandi cambiamenti subiti dalla professione in questi ultimi anni: quali sono i problemi e le opportunità che tu intravedi?

Il problema principale è far conoscere le basi: come funziona la rete, perché è diversa dai mass media, quali processi attiva, che cosa ci si può fare. Al momento i grandi gruppi editoriali sono impegnati a trovare il modo di conservare se stessi, pur nel cambiamento obbligato. L’opportunità è enorme: arricchire il racconto della realtà, moltiplicare i punti di vista, dare vita a sintesi più efficaci, uscendo da un’agenda mainstream che denota ogni giorno di più pesanti limiti nell’interpretare lo spirito del tempo.

Marck Zuckenberg, è appena trapelata la notizia, è uomo dell’anno per TIME. Che ne pensi?

Buon per lui. Zuckerberg resta un simbolo del cambiamento, anche se lo è soprattutto per i suoi aspetti industriali, opachi, privatistici. È un po’ come il Nobel a Obama: è una buona notizia, ma lascia l’impressione che non sia stata una scelta del tutto azzeccata. In realtà la mia esperienza di rete racconta di un mondo cambiato sempre meno dai grandi personaggi e sempre più dalla comunità degli individui interconnessi nel suo insieme, e in questo Time nel 2006 seppe guardare lontano.

Domanda (quasi di rito) e ancor più sensata per te che forse ne ricevi in quantità: il comunicato stampa è morto?

Se mi devo basare soltanto sul mio lavoro e sulla mia esperienza, sì. È tempo perso per tutti e spesso è un alibi alla cattiva informazione.

A tuo avviso i social media vanno bene sempre e comunque per la comunicazione di qualsivoglia azienda?

Credo che ogni azienda possa trovare una sua strategia efficace per stare al mondo in modo reticolare e partecipato dalle persone. Ma non credo che ogni azienda sia obbligata a farlo.

Riscontro in Rete una certa crisi dei “blog corporate”, fine della moda-blog o ravvedimento operoso…?

Il baricentro si è spostato sui social network, che offrono interazioni più efficaci con minor fatica. Ma io non sono convinto che il modello di social network generalista, superficiale e soprattutto chiuso al suo interno possa reggere alla lunga distanza. Il punto non sono gli strumenti: gli strumenti cambiano, evolvono. È più una questione di atteggiamento, di postura, di trasparenza, di impegno nell’essere nodo in una rete. In questo senso io credo che i social network di grande successo come Facebook, che hanno l’enorme vantaggio di offrire una densità di interazioni sociali inaudita, concedano un po’ troppi sconti.

Quale sarà la “next big thing” in internet?

Le persone che finalmente capiranno in profondità senso, processi e opportunità di internet.

L’informazione tecnologia in Italia è davvero all’altezza della situazione?

No, non lo è. La tecnologia è cronaca nera, gossip, prodotto, fenomeno da baraccone, personaggi. Stiamo mancando la notizia da diversi anni, un po’ perché non la sappiamo riconoscere, un po’ perché è una notizia difficile da inquadrare dentro un canale mainstream.

Cosa vuol dire innovare?

Mettersi in gioco e guardare più lontano della propria convenienza immediata.

Per concludere, come ci si orienta nella “parte abitata della Rete”?

Come in qualunque cultura che non sia la propria, il metodo più veloce è la full immersion: bisogna immergersi nella rete fino al collo per capire fino in fondo che cos’è, come funziona e quali influssi ha sulla propria vita. Il resto è teoria o pregiudizio, e non servono a molto.

Grazie Sergio. L’ennesimo intervento all’insegna del buon senso.

Blog, Grillo e Sesto Potere

ottobre 1, 2007 § 5 commenti

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Sull’ultimo numero de L’Espresso c’è un articolo di Alessandro Gilioli che ha già scatenato polemiche. Tema: il web, da sempre visto come quintessenza della democrazia, può davvero diventare un “Grande Fratello” dalle venature populiste e qualunquiste, con il rischio di condizionare la massa “grigia”?

Gilioli prende ovviamente spunto dalla recente iniziativa di Beppe Grillo e dal suo V-Day. Trovo interessante che si rimarchi come, per la prima volta, un’aggregazione di persone con un obiettivo comune (cacciare i politici corrotti) sia partita da un ambiente on line. Un blog, o presunto tale. Quello di Grillo non è un vero blog, è un’agorà caotica e potente in cui chiunque può postare la propria insoddisfazione e il proprio rancore. Grillo tiene i commenti aperti (ma con moderazione) e non risponde quasi mai … ma d’altra parte non potrebbe …

Gilioli ricorda che è l’utilizzo di un media a renderlo potenzialmente pericoloso o meno. Sono d’accordo. Internet è un media. Non è un ambiente astratto, una nuvola di neutrini, una casa virtuale alla Second Life. Internet è pervasivo, sicuro. Come lo è la TV. E’ un mezzo che parte dal “basso”, ma che può essere usato in vari modi da chi è in “alto”. Internet come il Carnevale, ossia rovesciamento temporaneo dello status quo e strumento di protesta.

Il saggio Sergio Maistrello chiude il pezzo sottolineando che se Grillo (o chi per lui) volesse usare veramente il web come strumento di democrazia esorterebbe il suo popolo di internauti a costruire altri blog, a moltiplicare l’effetto sociale della Rete. Almeno la sua parte abitata. D’accordissimo. Gli “al lupo al lupo” lanciati da questo articolo sono a mio avviso in parte eccessivi.

Secondo me internet è ancora in mano nostra … intendo della massa …

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