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Ottimo pezzo di Luca Conti su Nòva 24 di giovedì scorso su media monitoring, conversazioni e buzz.

Si parla anche di eXtrapola e del servizio net.monitor.

 

 

Sempre meno timidamente le aziende si aprono alla conversazione con la cosiddetta blogosfera.

Leggo critiche e osservazioni, assisto a discussioni da spettatore emotivamente coinvolto e poi noto che un marchio “tradizionale” e tipicamente ”old economy” come Audi sta organizzando un evento riservato ai blogger, il Blog driver day.

Onore al merito per aver espresso chiaramente l’intento dell’operazione, perchè di operazione PR si tratta chiaramente:

Blog Driver Day è un evento appositamente pensato per tutti coloro che nella Rete sono in grado di diffondere opinioni e pareri ed esprimono giudizi in modo assolutamente indipendente e obiettivo

Molto valido ed interessante il tentativo di comunicare e interagire con i cosiddetti media sociali, che Audi reputa “interlocutori validi e affidabili”. Meno bello (e ancora pienamente “old economy”) il fatto che l’evento sia a numero rigorosamente chiuso e ad invito: ora che non c’è più BlogBabel come avranno fatto a stilare l’elenco dei partecipanti? :-)

In bocca al lupo ad Audi, comunque, e che la conversazione abbia inizio.

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Lo spunto mi viene sia da Enrico che commenta in modo sottilmente provocatorio un mio post sul corporate blogging sia da Gianluca che segnala un pezzo di Luca De Fino su NC-Nuova Comunicazione.

Il tema è: siamo certi che tutte le aziende debbano/possano aprire un blog?

Luca De Fino, nel pezzo su NC, cita gli ostacoli all’attivazione di forme di comunicazione “sociali” che un campione rappresentativo di Senior PR statunitensi ha espresso … al primo posto la mancanza di risorse (51.1%), al secondo (46.9%) la potenziale perdita di controllo … ecco secondo me la barriera principale!

Il fatto è che le aziende non hanno mai avuto il controllo di quanto si dice di loro … la gente ha parlato per anni delle aziende, dei marchi e dei prodotti … e ora ha aperto dei blog …

Non possiamo censurare la libera espressione dei commenti e dei pareri delle persone … possiamo però entrare a far parte di queste conversazioni, dire la nostra.

Se la gente muove delle critiche giuste, ecco allora l’opportunità di migliorare e imparare dagli errori. Se la gente sta dicendo delle castronerie, ecco che avremo modo di rispondere e precisare la nostra versione dei fatti.

Non si può non comunicare, diceva qualche inclito guru. Io, che guru non sono, ribadisco: non si può non “conversare”

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Dieci anni fa o giù di lì le persone si chiedevano: “Dobbiamo usare l’email a tutti i costi?”. Poi tutti l’hanno utilizzata.

Poi le aziende si sono chieste: “Abbiamo bisogno davvero di un sito internet?”. La storia ha dimostrato di sì, per quasi ogni tipo di business.

Ora la domanda che le aziende mi pongono è: “Dobbiamo davvero aprire un blog?” …

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Ho letto con interesse la presentazione fatta da Maurizio Goetz a SMAU ieri. Il tema, scenaristico ma di “scottante attualità” direbbe una Buonamici qualsiasi, è quello delle nuove frontiere del marketing.

Esiste una non più strisciante crisi dell’attenzione verso la pubblicità, a cui le aziende reagiscono in due modi: (a) con una comunicazione più ricca ed impattante e (b) con una comunicazione più “leggera”, attraverso l’utilizzo dei social media.

Dalla tradizionale campagna pubblicitaria assistiamo al passaggio a forme nuove, al concetto di movimento: la prima ha una durata finita ed è drammaticamente “battagliera”, il secondo mira all’evangelizzazione, alla condivisione, alla viralità, allo scambio…

Il nuovo ruolo della comunicazione non è solo quello di generare attenzione ma di coinvolgere i pubblici, le persone, gli utilizzatori, i clienti, che in qualche caso collaborano (la chiosa è mia) alla costruzione di un brand, ne decretano il successo o l’insuccesso.

Il nuovo paradigma del “marketing liquido” è quello di una comunicazione “agile” (e qui torna di nuovo l’immagine calviniana della “lightness” delle Lezioni Americane), adattiva, all’interno della quale le competenze sono rimescolate e il messaggio, proprio come l’acqua in un recipiente, si adatta ai contesti. Affascinante.

 

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