Marchètting e Tiragraffi

marzo 7, 2012 § Lascia un commento

Tiragraffi.it è un magazine on line di informazione e di opinione su tutto ciò che gira introno al mondo della comunicazione.

La Redazione di Tiragraffi è composta da professionisti della comunicazione o aspiranti tali, critici, energici, implacabili ma preparati.
La redazione non ha una sede fisica, ma sfrutta la rete e la sua dinamicità.

Un mio contributo sul concetto di “movimento” (contrapposto alla più tradizionale “campagna stampa”) si trova QUI.

Il marketing immobiliare, questo (s)conosciuto

marzo 18, 2011 § Lascia un commento

Il marketing immobiliare – volenti o nolenti – è ormai una realtà. Il settore ha capito che, per stare nel mercato, occorre mettere in atto delle precise strategie di marketing. Altrimenti si è fuori. Nonostante le crisi di “rigetto”, gli operatori stanno lentamente ma inesorabilmente sviluppando una vera cultura d’impresa.

La crisi ha contribuito a questo sviluppo: solo gli operatori aggiornati e “moderni” avranno la possibilità di superare il momento problematico.

Di queste e altre tematiche parlo (con buon senso) su Immobiliare.com, qui una riflessione sull’ufficio stampa immobiliare.

Voglio andare a vivere in campagna (stampa)

luglio 3, 2008 § 4 commenti

L’ufficio stampa anniottanta, tradizionale, con i bravi addetti a mandare fax e/o telefonare ai giornalisti, con rotoli di carta da cambiare e toner da sostituire … immagini del secolo scorso … fotografie ormai virate al seppia … morte di uno spin doctor …

Poi la Grande Invenzione, internet, la rete, il Nuovo Web … e il conseguente cambiamento del panorama mediale, frammentato, polverizzato, con crisi sempre meno strisciante dell’attenzione e dei modelli tradizionali di comunicazione …

Il canale che perde di importanza a beneficio del contenuto, perchè – lo sanno tutti – content is the king … e l’utente/destinatario dei nostri messaggi ha perso quell’aura bovina e impassibile per divenire un creatore di format, video, audio, scritti …

Il concetto di campagna (stampa, pubblicitaria) sta lentamente naufragando, e dobbiamo imparare ad uscire dalle logiche temporali e ben determinate del passato per passare ad una dimensione più fluida, liquida direbbe qualcuno che stimo, una dimensione collaborativa e meno unidirezionale, univoca, arida, individualista…

Uffici stampa e blogger, ovvero la storia di un dialogo possibile

giugno 6, 2008 § 8 commenti

 

Qualche tempo fa ho parlato dei rapporti fra comunicatori e giornalisti, non sempre idilliaci.  Oggi voglio scrivere qualche nota sui rapporti tra uffici stampa e blogger.

Al di là del floklore e delle leggende metropolitane, giova ricordare che il blogger non sempre è un giornalista e che un blog non è un giornale. Banalità? Forse. Però spesso i comunicatori, soprattutto quelli più giovani e meno avvertiti, si dimenticano che un blog vive, sperimenta e mette in atto dinamiche totalmente diverse da quelle di una testata registrata. Un blog è uno strumento di condivisione e di comunicazione, certo. Ma anche una piazza nella quale l’Autore – editore di se stesso – scrive liberamente di ciò che preferisce. Senza commistioni e forzature promo-pubblicitarie. Senza filtri. Spesso in maniera totalmente non mediata.

Talvolta i comunicatori che scrivono ai blogger non hanno mai letto un blog (sembra strano ma è così, moltissimi non hanno alcuna familiarità con i network sociali e tantomeno con alcune forme elementari di messaggistica). Pochissimi hanno un proprio blog, anzi sarebbe interessante farne un censimento: conosco al massimo una decina di PR e communication manager che bloggano…

Il blog è la piazza della conversazione: è impensabile cercare di relazionarsi con un blogger con un atteggiamento formale, unidirezionale, univoco, monomediale, monocorde. Occorre invece scendere dal famoso piedistallo, inziare a leggere ed ascoltare…PER CAPIRE…

Occorre appassionarsi alle conversazioni, e poi magari partecipare … commentare … studiare … ed anche creare contenuti…veri contenuti…

A mio parere non serve e non basta erogare i cosiddetti “social media press release”, ossia comunicati stampa in versione duepuntozero infarciti di link e contributi interattivi, multimediali e “sociali”: è l’atteggiamento che fa la differenza. Conosco blogger e giornalisti che non sono minimamente interessati a questi comunicati in salsa “social”. Loro cercano un contenuto “notiziabile”, un’informazione interessante, un’eventuale “esclusiva”, uno scoop. La forma spesso, invece, travalica il contenuto.

Come dice spesso Luca Conti, una strategia di comunicazione “sociale” richiede tempo e pazienza. Hanno le aziende tutta questa pazienza? Sono pronte ad aspettare per vedere i primi frutti? Hanno interesse a dialogare in modo nuovo? Sono pronte le agenzie di comunicazione a supportare le aziende in questo cammino non facile?

Uffici stampa e giornalisti, ovvero la storia del cane e del gatto

aprile 29, 2008 § 5 commenti

Prendo spunto da un post un pò serio un pò faceto di Alessandro Longo, che pubblica uno stupidario dell’addetto stampa.

Da segnalare – nei commenti – questa chicca di Luca Salvioli:

“Ciao, mi ha dato il tuo numero…. mi ha detto che ti occupi di energie rinnovabili?
“Sì, insomma, ho scritto qualche articolo…”
“Ecco, benissimo. Perchè c’è questo mio cliente che ha fatto un sacco di cose con le rinnovabili…”
“In che senso?”
“Case, mattoni… poi insomma, sul tecnico non lo so”

Da ridere. O da piangere.

Perchè fare l’addetto stampa e occuparsi di comunicazione in genere non è uno scherzo.

E’ un lavoro. Che non si impara con i corsi della Scuola Radio Elettra. E’ un mix di: cultura, sensibilità, capacità di intrattenere relazioni umane (prima che professionali), fantasia, dinamismo, padronanza dei contenuti, metodo, volontà e pazienza.

E’ un modo di approcciarsi al mondo. Io per esempio, che faccio anche comunicazione e ho a che fare spesso con giornalisti, ho sempre amato trasmettere agli altri una nozione, un’esperienza, un contenuto o un prodotto/servizio che avevo particolarmente gradito e a cui mi ero appassionato. Va bene il mestiere, d’accordo, ma personalmente mi è difficile comunicare qualcosa che non ho interiorizzato, qualcosa che non mi ha colpito e che non mi ha entusiasmato.

Per fare bene l’addetto stampa occorre poi – ed è fondamentale – facilitare il lavoro dei giornalisti. Pensare come loro, entrare nelle loro dinamiche, capire le loro tempistiche, le loro richieste. Alessandro Iapino consiglia un testo che credo acquisterò: E’ la stampa, bellezza! Pubblicato da un anonimo giornalista milanese, spiega “come sono fatti davvero i giornali”.

 

Vip.monitor: come ti tengo sotto controllo la reputazione del vip/manager/personaggio pubblico

novembre 28, 2007 § Lascia un commento

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Da eXtrapola, società leader nel media monitoring di contenuti e news sul web, ecco il nuovo servizio vip.monitor, che si occupa di tenere sotto controllo la reputazione di manager, VIP e personaggi pubblici in genere.

L’azienda sta lavorando per politici locali e nazionali, manager di rilievo e per aziende di consulenza che hanno richiesto questo servizio per i loro assistiti.

Estendendo le funzionalità della propria piattaforma tecnologica (interamente proprietaria, e in grado di processare fino a 300.000 news al giorno) , eXtrapola scandaglia il web alla ricerca di qualsiasi contenuto o informazione riguardante il singolo personaggio. Tiene monitorati blog, forum, social network, siti di settore e quotidiani on line, per offrire poi report e analisi, effettuati da una redazione di giornalisti e netclipper.

Maggiori informazioni e un video introduttivo qui

Mi dia un etto e mezzo di citazioni…

settembre 25, 2007 § 4 commenti

 

Prendo spunto da un post di Enrico Bianchessi, che – partendo dalla segnalazione di un assurdo software per farsi l’ufficio stampa in casa (sic!) – parla poi di misurabilità di un’azione di comunicazione.

La mia riflessione nasce dal “campo”, dalla “strada”. Il problema di queste castronerie è che esiste purtroppo un mercato “ricettivo” a cose del genere.

Ci sono aziende che, pur ritenendo importante condurre azioni continuative di Relazioni Pubbliche e comunicazione, non sono minimamente a conoscenza di cosa stiano facendo. Del perchè. Di come lo stanno facendo. Un pò per colpa nostra (di qualcuno), un pò per ignoranza.

Ci sono poi aziende che reputano inutile farsi conoscere, o farsi conoscere in maniera adeguata e ottimizzata. “La solita agenzia”, “La solita Rassegna Stampa” … quante volte ci siamo sentiti ripetere in faccia con tono sprezzante e altezzoso queste perifrasi …

Ecco perchè è bene partire dalla formazione … parolona, sì, ma formazione vuol dire costruire una cultura delle RP, diffonderla, farla conoscere, non attraverso associazioni spesso inutili e paghe del loro status, ma con azioni che partano proprio dalla strada. Avendo a che fare spesso con realtà di livello, mi prendo sempre un pò di tempo per spiegare cosa vuol dire il mio lavoro. Cosa farò. Perchè lo farò. E in che modo cercherò di misurarne i risultati. Mi prendo tempo per spiegare che non ho la bacchetta magica e che quindi ci vorranno forse mesi per (ri)costruire l’awareness di un brand. Prima di parlare cerco sempre di ascoltare le necessità di un’azienda, piccola o grande che sia. A chi vuole arrivare. Dove vuole arrivare. Non sempre ci riesco.

Perchè ci sono CEO che ti chiedono – laconici e statuari – che loro vogliono uscire SOLO su Corriere, Sole 24 e Repubblica. Che il resto non conta. Che – quando magari hai dall’altro capo del telefono un giornalista trafelato che sta chiudendo un articolo in cui vorrebbe parlare della sua azienda – si fanno negare. Non rispondono alle email. Relegando il tuo lavoro e le RP in genere ad un complemento estetico e fatuo del marcheting dell’azienda.

Pensiamoci un pò su.

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