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Iperclub, società di “tourism & marketing 2.0″, cerca giustamente dei “sales manager 2.0″.
Nel frattempo io ho beccato un raffreddore 5.0, la mia squadra di calcio preferita è sempre più 1.0, del mio cane è impossibile determinare la release…
Il nuovo libro di Giampaolo Fabris, Societing, sta già suscitando azioni &reazioni dentro e fuori la Rete. Molto interessante la disamina sociologica che Fabris compie, “annusando” e riportando su carta cambiamenti che hanno già dell’epocale.
Consumatori non più subalterni e succubi, marche incapaci di cogliere i mutamenti della società del consumo, crisi del modello seriale della produzione, comportamenti di acquisto determinati non più solo dal “bisogno” ma da un complesso mix di emozioni e socialità.
Ed ecco che i clienti, i cosiddetti “fruitori”, non sono più una “massa grigia” e una “madding crowd” da iniziare alle meraviglie del nuovo millennio, ma un gruppo eterogeneo di persone che non consuma semplicemente i prodotti ma li interpola, li sfrutta, li ricombina.
Categorie ormai scolastiche e libresche come le 4P di di McCarthy e le 4C di Kotler sembrano vacillare di fronte ad un consumatore attento ed avvertito che si riunisce in comunità, che ascolta, legge, indaga, testa, crea, prova …
Il nodo è l’interazione tra marche e fruitori: bastano le categorie del marketing conversazionale e del cosiddetto duepuntozero a definire e spiegare questa interazione? Non abbiamo forse bisogno di linguaggi diversi, di un approccio meno “cattedratico” e di un pizzico di buon senso in più?
Social network e aziende: facile dire che bisogna usare i nuovi stumenti del web duepuntozero per migliorare la comunicazione delle aziende, meno facile mettere in pratica queste idee, tradurle in realtà effettiva.
Lo spunto per questa riflessione mi viene dall’articolo piccato di Mafe de Baggis su Punto Informatico: Mafe parla dell’utilizzo da parte di SKY di un account Twitter per la propria Guida TV, utilizzo che ha suscitato polemiche presso il pubblico degli utilizzatori di questo social network. Mi sento in accordo con Mafe quando dice che nella maggior parte dei casi iniziative come questa di Twitter per SKY sono faticosamente portate avanti da pochi coraggiosi che conoscono la rete e che a volte lo fanno anche di nascosto, stufi dell’elefantismo aziendale per cui vanno fatti solo siti enormi, complicati ed emozionali e straordinarie campagne banner, stufi di piani faraonici di community pensate solo per raggiungere gli obiettivi aziendali e per questo fallimentari.
Al di là del ritratto carbonaro e pioneristico di questi coraggiosi sperimentatori, giova ricordare che la realtà della gran parte delle aziende italiane è di scarsa conoscenza verso questi nuovi strumenti di comunicazione. Prima di proporre o tentare di vendere un servizio o un’idea di questo tipo bisognerebbe spiegare alle aziende i vantaggi e le opportunità offerte.
E non criticare le aziende che sperimentano. Che cercano un modo diverso per dialogare con i consumatori.












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