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[inizio post autoreferenziale]

labelab è un’azienda di amici situata a Ravenna che dal 2001 si occupa di gestire 3 portali tematici (rifiutilab.it, acqualab.it, energialab.it), oltre che di realizzare consulenze ad enti ed aziende su rifiuti, acqua, energia e sviluppo sostenibile. Nel 2008 labelab ha organizzato uno dei più importanti avvenimenti italiani sul tema dello sviluppo e dell’ecologia (Ravenna 2008), in cui sono state presentate centinaia di buone pratiche in una sorta di fiera/festival “a cielo aperto” su rifiuti, acqua ed energia.
La necessità di incrementare e rendere sempre più “trasparente” e “bidirezionale” la comunicazione dell’azienda ha portato il management a valutare lo strumento del blog come piattaforma ideale attraverso la quale avviare e proseguire un dialogo con clienti, utenti finali, stakeholder, giornalisti, curiosi, simpatizzanti e non.
Da oggi è così possibile interagire in maniera “non mediata” (i commenti sono aperti) con l’azienda a www.labelab.it/blog. Il blog metterà in evidenza le principali novità “corporate”, gli eventi, le nuove realizzazioni di labelab in termini di prodotti e servizi, le tendenze e le news dal mercato e dal mondo dell’acqua, dell’energia e dei rifiuti.
Labeblog nasce quindi con l’intento di diventare un’agorà in cui confrontarsi e scambiare idee, opinioni, realizzazioni, progetti: a supportare la vocazione “sociale” dell’azienda sono anche i canali YouTube, Twitter, Facebook e Flickr, affinchè la condivisione di materiali riguardi davvero tutto l’universo di labelab.

[fine post autoreferenziale]

 

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Iperclub, società di “tourism & marketing 2.0″, cerca giustamente dei “sales manager 2.0″.

Nel frattempo io ho beccato un raffreddore 5.0, la mia squadra di calcio preferita è sempre più 1.0, del mio cane è impossibile determinare la release…

hk

Sta cambiando il panorama mediale. E’ sempre più chiaro a tutti. Dai mass media siamo passati ai “personal media” e ora ai cosiddetti “social media”. Qualcuno (non ricordo chi) ha detto che “i media stanno diventando UMANI”: chiunque, cioè, attraverso un software o un’altra diavoleria simile può diventare un autore, un giornalista, un film-maker…

Condivisione e partecipazione sono le parole chiave che impazzano ora nel mondo digitale. La pubblicità, nell’accezione tradizionale del termine, ha sempre meno senso. Le “grandi agenzie” sono sempre più in difficoltà perchè non hanno saputo cogliere l’importanza del cambiamento in atto. Perchè la creatività non si insegna e tante strutture mastodontiche non ce l’hanno. Perchè sempre più professionisti possono ora creare campagne a costi irrisori. Sfruttando la scalarità e la verticalità dei network sociali. Sfruttando la viralità di reti sempre più trasversali.

In un’epoca in cui i consumatori hanno opzioni di scelta illimitate, e soprattutto la misurabilità di una campagna pubblicitaria è sempre più attuabile quasi in tempo reale, occorre ripensare i modelli e i paradigmi della comunicazione. Perchè – in caso contrario – non ci saranno consentiti neanche i famosi “quindici minuti di celebrità” alla Wharol…

Cara Grande Azienda Tradizionale Attiva nel Comparto del Largo Consumo,

mi hai chiesto cosa ne penso del tuo portale. E cosa farei per migliorarlo.

Ti rispondo schiettamente: tu vendi prodotti on line, sicuramente in questa fase non hai ancora volumi e fatturati sufficienti che giustifichino investimenti milionari, ma qualcosa la devi fare. Devi iniziare a pensare che il mercato sta cambiando. Che i figli dei tuoi clienti storici usano sempre di più internet non solo per comprare. Lo usano per informarsi, e per fare poi acquisti “fisici”, con la presenza di persone vere in negozi non virtuali: si chiama Infocommerce ed è un fenomeno che sta prendendo sempre più piede. Ma non sono solo i figli o i cosiddetti “smanettorni” a usare internet. Lo ha dimostrato una ricerca del Po.Li.Mi. ad inizio anno: le casalinghe di Voghera (di cui io sono un figlio) sono sempre più presenti davanti al monitor del PC, la sera, e navigano alla ricerca di spunti, contenuti, news, suggerimenti.

Che cosa fai tu per queste persone? Hai un bel portale, è vero. Ma è troppo “ingessato”, troppo poco flessibile. Troppo mastodontico. Anche a livello di navigazione generale. Hai bisogno di “togliere” per dare rilevanza alla tua “sostanza”: spesso è il “vuoto” che dà senso al “pieno”. E non parlo solo della veste grafica che, per carità, mi piace anche. Parlo della struttura generale.

Chiediti poi che cosa fa un consumatore quando è on line sul tuo sito. Controlla quali pagine visita, quanto ci sta…dove preferisce fermarsi, quali percorsi effettua… Chiediti cosa puoi fare per migliorare e ottimizzare la permanenza di questo consumatore sul tuo sito.

Parla di te. Raccontati. Senza filtri. Senza pomposi trionfalismi. Fai uscire fuori la tua vera natura. I tuoi valori, perchè questi valori ci sono e sono forti.

Coccola il tuo consumatore. Fagli regali. Fallo sentire importante. Ricordagli che lui è fondamentale per te, e che insieme potete fare grandi cose.

Cerca nuovi consumatori da coccolare. Campagne banner? Si, va bene, lo so che non possiamo riunciare a questa forma di promozione, ma inizia a pensare ad altre cose. Parlavamo – ti ricordi? – di social media. Non averne paura. E’ importante che tu capisca che deve cambiare il tuo approccio generale al mercato, al mondo on line. Che tu capisca che non puoi più riunciare alla conversazione. Alla condivisione. Allo scambio. Per anni la gente ha parlato comunque di te. E’ giunto il momento di entrare in quei discorsi in prima persona.

Se hai bisogno io ci sono, lo sai

tuo affezionato markettaro

 

Qualche tempo fa ho parlato dei rapporti fra comunicatori e giornalisti, non sempre idilliaci.  Oggi voglio scrivere qualche nota sui rapporti tra uffici stampa e blogger.

Al di là del floklore e delle leggende metropolitane, giova ricordare che il blogger non sempre è un giornalista e che un blog non è un giornale. Banalità? Forse. Però spesso i comunicatori, soprattutto quelli più giovani e meno avvertiti, si dimenticano che un blog vive, sperimenta e mette in atto dinamiche totalmente diverse da quelle di una testata registrata. Un blog è uno strumento di condivisione e di comunicazione, certo. Ma anche una piazza nella quale l’Autore – editore di se stesso – scrive liberamente di ciò che preferisce. Senza commistioni e forzature promo-pubblicitarie. Senza filtri. Spesso in maniera totalmente non mediata.

Talvolta i comunicatori che scrivono ai blogger non hanno mai letto un blog (sembra strano ma è così, moltissimi non hanno alcuna familiarità con i network sociali e tantomeno con alcune forme elementari di messaggistica). Pochissimi hanno un proprio blog, anzi sarebbe interessante farne un censimento: conosco al massimo una decina di PR e communication manager che bloggano…

Il blog è la piazza della conversazione: è impensabile cercare di relazionarsi con un blogger con un atteggiamento formale, unidirezionale, univoco, monomediale, monocorde. Occorre invece scendere dal famoso piedistallo, inziare a leggere ed ascoltare…PER CAPIRE…

Occorre appassionarsi alle conversazioni, e poi magari partecipare … commentare … studiare … ed anche creare contenuti…veri contenuti…

A mio parere non serve e non basta erogare i cosiddetti “social media press release”, ossia comunicati stampa in versione duepuntozero infarciti di link e contributi interattivi, multimediali e “sociali”: è l’atteggiamento che fa la differenza. Conosco blogger e giornalisti che non sono minimamente interessati a questi comunicati in salsa “social”. Loro cercano un contenuto “notiziabile”, un’informazione interessante, un’eventuale “esclusiva”, uno scoop. La forma spesso, invece, travalica il contenuto.

Come dice spesso Luca Conti, una strategia di comunicazione “sociale” richiede tempo e pazienza. Hanno le aziende tutta questa pazienza? Sono pronte ad aspettare per vedere i primi frutti? Hanno interesse a dialogare in modo nuovo? Sono pronte le agenzie di comunicazione a supportare le aziende in questo cammino non facile?

Il nuovo libro di Giampaolo Fabris, Societing, sta già suscitando azioni &reazioni dentro e fuori la Rete. Molto interessante la disamina sociologica che Fabris compie, “annusando” e riportando su carta cambiamenti che hanno già dell’epocale.

Consumatori non più subalterni e succubi, marche incapaci di cogliere i mutamenti della società del consumo, crisi del modello seriale della produzione, comportamenti di acquisto determinati non più solo dal “bisogno” ma da un complesso mix di emozioni e socialità.

Ed ecco che i clienti, i cosiddetti “fruitori”, non sono più una “massa grigia” e una “madding crowd” da iniziare alle meraviglie del nuovo millennio, ma un gruppo eterogeneo di persone che non consuma semplicemente i prodotti ma li interpola, li sfrutta, li ricombina.

Categorie ormai scolastiche e libresche come le 4P di di McCarthy e le 4C di Kotler sembrano vacillare di fronte ad un consumatore attento ed avvertito che si riunisce in comunità, che ascolta, legge, indaga, testa, crea, prova …

Il nodo è l’interazione tra marche e fruitori: bastano le categorie del marketing conversazionale e del cosiddetto duepuntozero a definire e spiegare questa interazione? Non abbiamo forse bisogno di linguaggi diversi, di un approccio meno “cattedratico” e di un pizzico di buon senso in più?

“Storie di pittura piemontese del Novecento in Liguria” è il titolo di una mostra d’arte contemporanea che si terrà a Cervo (IM) dal 5 luglio al 23 agosto. Con opere di artisti del calibro di Carlo Levi, Casorati padre e figlio, Daphne Maughan, Martina, Aimone, Chessa, Morlotti, Menzio, Galante, Saroni, Campagnoli… mostra che traccia un filo rosso tra Liguria e Piemonte che prescinde dalla pacifica invazione dei vacanzieri sulle spiagge delle Riviere…

Location d’eccezione, il borgo-gioiello di Cervo, un paesino a strapiombo sul mare dell’estremo ponente ligure, paese noto anche per il Festival Internazionale di Musica da Camera e per tante altre manifestazioni culturali ed artistiche.

Sono stato coinvolto nella promozione della mostra, e del borgo in genere, con gli amici di Studio Vacuo, officina di comunicazione. Abbiamo pensato prima di tutto di aprire un blog, con commenti aperti, dando la possibilità al pubblico di interagire. Poi abbiamo creato un canale YouTube, un canale Flickr, un account Twitter

E il riconoscimento più bello di questa fase iniziale di promozione viene da un amico blogger, Marco Freccero: Il paragone che Marco fa con il fallimentare e mastodontico portale Italia.it, oggetto di furenti polemiche  nel recente passato, ci rende orgogliosi di questo approccio e del lavoro che stiamo sviluppando … nostro intento è proprio quello di prendere per mano, illustrare, raccontare la bellezza di questo borgo, in modo semplice ma professionale

ps: Affari & Finanza di lunedì parla del blog della mostra, accostandolo a iniziative “sociali” di mastodonti come Venezia e Genova…

Il solito saggio e illuminante Gianluca di [mini]marketing posta una serie di osservazioni sul concetto di conversazione in Rete.

Mi piace molto ciò che dice e lo quoto pedissequamente qui:

Bisogna però avere un approccio che non è quello classico della ‘campagna’ ma quello dell’esplorazione, dell’ascolto continuativo della rete e della velocità nell’incoraggiare o nell’unirsi a conversazioni o iniziative spontanee (sborsando anche soldi rapidi) che nascono in continuazione.

Iniziare una conversazione comporta un lavoro di ascolto e di esplorazione … non è banale mettersi in gioco in questo modo per un’azienda … non è facile smantellare concetti comunicazionali radicati in decenni di approccio monomediale e unidirezionale al mercato … è un pò un processo psicoanalitico: prima di costruire bisogna smontare quello che c’è …

Ascoltare implica umiltà.

E conoscenza del mezzo, che si realizza anche attraverso l’apprendimento step by step.

E poi basta buttare benzina dove c’è già la scintilla…

Ottimo pezzo di Luca Conti su Nòva 24 di giovedì scorso su media monitoring, conversazioni e buzz.

Si parla anche di eXtrapola e del servizio net.monitor.

 

 

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Social network e aziende: facile dire che bisogna usare i nuovi stumenti del web duepuntozero per migliorare la comunicazione delle aziende, meno facile mettere in pratica queste idee, tradurle in realtà effettiva.

Lo spunto per questa riflessione mi viene dall’articolo piccato di Mafe de Baggis su Punto Informatico: Mafe parla dell’utilizzo da parte di SKY di un account Twitter per la propria Guida TV, utilizzo che ha suscitato polemiche presso il pubblico degli utilizzatori di questo social network. Mi sento in accordo con Mafe quando dice che nella maggior parte dei casi iniziative come questa di Twitter per SKY sono faticosamente portate avanti da pochi coraggiosi che conoscono la rete e che a volte lo fanno anche di nascosto, stufi dell’elefantismo aziendale per cui vanno fatti solo siti enormi, complicati ed emozionali e straordinarie campagne banner, stufi di piani faraonici di community pensate solo per raggiungere gli obiettivi aziendali e per questo fallimentari.

Al di là del ritratto carbonaro e pioneristico di questi coraggiosi sperimentatori, giova ricordare che la realtà della gran parte delle aziende italiane è di scarsa conoscenza verso questi nuovi strumenti di comunicazione. Prima di proporre o tentare di vendere un servizio o un’idea di questo tipo bisognerebbe spiegare alle aziende i vantaggi e le opportunità offerte.

E non criticare le aziende che sperimentano. Che cercano un modo diverso per dialogare con i consumatori.

 

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