Marketing verticale e marketing orizzontale

febbraio 8, 2012 § 1 commento

Illuminante (e provocatorio, come al solito d’altra parte) Seth Godin, profeta del Marketing Post Moderno, nell’ultimo post tratto dal suo blog. “Horizontal marketing isn’t a new idea” sostiene Godin, ossia “il marketing orizzontale non è concetto nuovo”.

Nello stesso testo, pubblicato ieri, traccia le differenze tra marketing verticale e marketing orizzontale.

Marketing verticale è quello che parte dall’alto, quello classico vorremmo dire, che si palesa in campagne pubblicitarie tradizionali, comunicati stampa, direct mailing, analisi, strategie, brainstorming: fondamentalmente tutto è ricondotto alla sfera del “controllo”. I nostri soldi, I nostri piani, il nostro controllo. I direttori marketing “classici” hanno questa ossessione del controllo. La nostra azione potrebbe non funzionare, la peggiore delle risultanze è che la nostra campagna venga ignorata e che quindi siamo obbligati a spendere altri soldi.

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Rifiuti, acqua ed energia: se ne parla sul blog di labelab. Senza filtri.

gennaio 28, 2009 § Lascia un commento

labeblog1

[inizio post autoreferenziale]

labelab è un’azienda di amici situata a Ravenna che dal 2001 si occupa di gestire 3 portali tematici (rifiutilab.it, acqualab.it, energialab.it), oltre che di realizzare consulenze ad enti ed aziende su rifiuti, acqua, energia e sviluppo sostenibile. Nel 2008 labelab ha organizzato uno dei più importanti avvenimenti italiani sul tema dello sviluppo e dell’ecologia (Ravenna 2008), in cui sono state presentate centinaia di buone pratiche in una sorta di fiera/festival “a cielo aperto” su rifiuti, acqua ed energia.
La necessità di incrementare e rendere sempre più “trasparente” e “bidirezionale” la comunicazione dell’azienda ha portato il management a valutare lo strumento del blog come piattaforma ideale attraverso la quale avviare e proseguire un dialogo con clienti, utenti finali, stakeholder, giornalisti, curiosi, simpatizzanti e non.
Da oggi è così possibile interagire in maniera “non mediata” (i commenti sono aperti) con l’azienda a www.labelab.it/blog. Il blog metterà in evidenza le principali novità “corporate”, gli eventi, le nuove realizzazioni di labelab in termini di prodotti e servizi, le tendenze e le news dal mercato e dal mondo dell’acqua, dell’energia e dei rifiuti.
Labeblog nasce quindi con l’intento di diventare un’agorà in cui confrontarsi e scambiare idee, opinioni, realizzazioni, progetti: a supportare la vocazione “sociale” dell’azienda sono anche i canali YouTube, Twitter, Facebook e Flickr, affinchè la condivisione di materiali riguardi davvero tutto l’universo di labelab.

[fine post autoreferenziale]

Sales manager 2.0

dicembre 12, 2008 § Lascia un commento

 

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Iperclub, società di “tourism & marketing 2.0″, cerca giustamente dei “sales manager 2.0″.

Nel frattempo io ho beccato un raffreddore 5.0, la mia squadra di calcio preferita è sempre più 1.0, del mio cane è impossibile determinare la release…

Pubblicità (e marketing) dal basso

novembre 19, 2008 § Lascia un commento

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Sta cambiando il panorama mediale. E’ sempre più chiaro a tutti. Dai mass media siamo passati ai “personal media” e ora ai cosiddetti “social media”. Qualcuno (non ricordo chi) ha detto che “i media stanno diventando UMANI”: chiunque, cioè, attraverso un software o un’altra diavoleria simile può diventare un autore, un giornalista, un film-maker…

Condivisione e partecipazione sono le parole chiave che impazzano ora nel mondo digitale. La pubblicità, nell’accezione tradizionale del termine, ha sempre meno senso. Le “grandi agenzie” sono sempre più in difficoltà perchè non hanno saputo cogliere l’importanza del cambiamento in atto. Perchè la creatività non si insegna e tante strutture mastodontiche non ce l’hanno. Perchè sempre più professionisti possono ora creare campagne a costi irrisori. Sfruttando la scalarità e la verticalità dei network sociali. Sfruttando la viralità di reti sempre più trasversali.

In un’epoca in cui i consumatori hanno opzioni di scelta illimitate, e soprattutto la misurabilità di una campagna pubblicitaria è sempre più attuabile quasi in tempo reale, occorre ripensare i modelli e i paradigmi della comunicazione. Perchè – in caso contrario – non ci saranno consentiti neanche i famosi “quindici minuti di celebrità” alla Wharol…

Le basi del marketing sul web

luglio 22, 2008 § 2 commenti

Cara Grande Azienda Tradizionale Attiva nel Comparto del Largo Consumo,

mi hai chiesto cosa ne penso del tuo portale. E cosa farei per migliorarlo.

Ti rispondo schiettamente: tu vendi prodotti on line, sicuramente in questa fase non hai ancora volumi e fatturati sufficienti che giustifichino investimenti milionari, ma qualcosa la devi fare. Devi iniziare a pensare che il mercato sta cambiando. Che i figli dei tuoi clienti storici usano sempre di più internet non solo per comprare. Lo usano per informarsi, e per fare poi acquisti “fisici”, con la presenza di persone vere in negozi non virtuali: si chiama Infocommerce ed è un fenomeno che sta prendendo sempre più piede. Ma non sono solo i figli o i cosiddetti “smanettorni” a usare internet. Lo ha dimostrato una ricerca del Po.Li.Mi. ad inizio anno: le casalinghe di Voghera (di cui io sono un figlio) sono sempre più presenti davanti al monitor del PC, la sera, e navigano alla ricerca di spunti, contenuti, news, suggerimenti.

Che cosa fai tu per queste persone? Hai un bel portale, è vero. Ma è troppo “ingessato”, troppo poco flessibile. Troppo mastodontico. Anche a livello di navigazione generale. Hai bisogno di “togliere” per dare rilevanza alla tua “sostanza”: spesso è il “vuoto” che dà senso al “pieno”. E non parlo solo della veste grafica che, per carità, mi piace anche. Parlo della struttura generale.

Chiediti poi che cosa fa un consumatore quando è on line sul tuo sito. Controlla quali pagine visita, quanto ci sta…dove preferisce fermarsi, quali percorsi effettua… Chiediti cosa puoi fare per migliorare e ottimizzare la permanenza di questo consumatore sul tuo sito.

Parla di te. Raccontati. Senza filtri. Senza pomposi trionfalismi. Fai uscire fuori la tua vera natura. I tuoi valori, perchè questi valori ci sono e sono forti.

Coccola il tuo consumatore. Fagli regali. Fallo sentire importante. Ricordagli che lui è fondamentale per te, e che insieme potete fare grandi cose.

Cerca nuovi consumatori da coccolare. Campagne banner? Si, va bene, lo so che non possiamo riunciare a questa forma di promozione, ma inizia a pensare ad altre cose. Parlavamo – ti ricordi? – di social media. Non averne paura. E’ importante che tu capisca che deve cambiare il tuo approccio generale al mercato, al mondo on line. Che tu capisca che non puoi più riunciare alla conversazione. Alla condivisione. Allo scambio. Per anni la gente ha parlato comunque di te. E’ giunto il momento di entrare in quei discorsi in prima persona.

Se hai bisogno io ci sono, lo sai

tuo affezionato markettaro

Uffici stampa e blogger, ovvero la storia di un dialogo possibile

giugno 6, 2008 § 8 commenti

 

Qualche tempo fa ho parlato dei rapporti fra comunicatori e giornalisti, non sempre idilliaci.  Oggi voglio scrivere qualche nota sui rapporti tra uffici stampa e blogger.

Al di là del floklore e delle leggende metropolitane, giova ricordare che il blogger non sempre è un giornalista e che un blog non è un giornale. Banalità? Forse. Però spesso i comunicatori, soprattutto quelli più giovani e meno avvertiti, si dimenticano che un blog vive, sperimenta e mette in atto dinamiche totalmente diverse da quelle di una testata registrata. Un blog è uno strumento di condivisione e di comunicazione, certo. Ma anche una piazza nella quale l’Autore – editore di se stesso – scrive liberamente di ciò che preferisce. Senza commistioni e forzature promo-pubblicitarie. Senza filtri. Spesso in maniera totalmente non mediata.

Talvolta i comunicatori che scrivono ai blogger non hanno mai letto un blog (sembra strano ma è così, moltissimi non hanno alcuna familiarità con i network sociali e tantomeno con alcune forme elementari di messaggistica). Pochissimi hanno un proprio blog, anzi sarebbe interessante farne un censimento: conosco al massimo una decina di PR e communication manager che bloggano…

Il blog è la piazza della conversazione: è impensabile cercare di relazionarsi con un blogger con un atteggiamento formale, unidirezionale, univoco, monomediale, monocorde. Occorre invece scendere dal famoso piedistallo, inziare a leggere ed ascoltare…PER CAPIRE…

Occorre appassionarsi alle conversazioni, e poi magari partecipare … commentare … studiare … ed anche creare contenuti…veri contenuti…

A mio parere non serve e non basta erogare i cosiddetti “social media press release”, ossia comunicati stampa in versione duepuntozero infarciti di link e contributi interattivi, multimediali e “sociali”: è l’atteggiamento che fa la differenza. Conosco blogger e giornalisti che non sono minimamente interessati a questi comunicati in salsa “social”. Loro cercano un contenuto “notiziabile”, un’informazione interessante, un’eventuale “esclusiva”, uno scoop. La forma spesso, invece, travalica il contenuto.

Come dice spesso Luca Conti, una strategia di comunicazione “sociale” richiede tempo e pazienza. Hanno le aziende tutta questa pazienza? Sono pronte ad aspettare per vedere i primi frutti? Hanno interesse a dialogare in modo nuovo? Sono pronte le agenzie di comunicazione a supportare le aziende in questo cammino non facile?

Il marketing è morto, viva il marketing

giugno 5, 2008 § 2 commenti

Il nuovo libro di Giampaolo Fabris, Societing, sta già suscitando azioni &reazioni dentro e fuori la Rete. Molto interessante la disamina sociologica che Fabris compie, “annusando” e riportando su carta cambiamenti che hanno già dell’epocale.

Consumatori non più subalterni e succubi, marche incapaci di cogliere i mutamenti della società del consumo, crisi del modello seriale della produzione, comportamenti di acquisto determinati non più solo dal “bisogno” ma da un complesso mix di emozioni e socialità.

Ed ecco che i clienti, i cosiddetti “fruitori”, non sono più una “massa grigia” e una “madding crowd” da iniziare alle meraviglie del nuovo millennio, ma un gruppo eterogeneo di persone che non consuma semplicemente i prodotti ma li interpola, li sfrutta, li ricombina.

Categorie ormai scolastiche e libresche come le 4P di di McCarthy e le 4C di Kotler sembrano vacillare di fronte ad un consumatore attento ed avvertito che si riunisce in comunità, che ascolta, legge, indaga, testa, crea, prova …

Il nodo è l’interazione tra marche e fruitori: bastano le categorie del marketing conversazionale e del cosiddetto duepuntozero a definire e spiegare questa interazione? Non abbiamo forse bisogno di linguaggi diversi, di un approccio meno “cattedratico” e di un pizzico di buon senso in più?

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