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L’amico Giampaolo Colletti, esperto di web TV, mi segnala questo evento a Milano, il 22 e 23 maggio:

Torna a riunirsi l’Italia raccontata attraverso le sue mille televisioni online irradiate via Internet. Tutte rigorosamente fatte in casa. Ai nastri di partenza la seconda edizione di “Paese che vai”, meeting che chiama all’appello tutte le micro web tv italiane realizzate da cittadini videomaker per passione.

I lavori inizieranno all’Università IULM (Milano, via Carlo Bo – fermata Romolo linea MM 2) venerdì 22 maggio alle ore 10 e proseguiranno anche sabato 23.
Oltre a questa due-giorni, il programma di “Paese che vai” prevede nei prossimi mesi l’organizzazione di una vera e propria rassegna dei video tratti dai vari web-palinsesti e votati da addetti ai lavori. A novembre 2009, poi, ci sarà l’evento di premiazione finale.

Paese che vai intende riunire le web tv raccontate su Nòva24-Sole24Ore nella rubrica “Storie di ordinaria programmazione e recensite su Altratv.tv.
Trentotto sono i canali online “dal basso” provenienti da ogni parte d’Italia che animeranno il meeting in programma all’Università IULM. E quasi un’ottantina prenderanno parte alla successiva rassegna, presentando un video tratto dal proprio palinsesto televisivo.

“Duemilanove, la tv altrove”: è questo lo slogan scelto per il secondo anno.
Class action sui generis. Le micro web tv, come realtà editoriali e di pubblica utilità informativa, raccoglieranno le firme per presentarsi ai players del mercato della distribuzione della banda per proporre una connessione forfetizzata domestica e-o mobile (entro un certo preventivato consumo). La richiesta si inserisce nella lotta al digital divide, che affligge ancora alcuni territori periferici.

Il progetto, ideato da Giampaolo Colletti (founder di Altratv.tv), si avvale della partnership di Nòva24-Sole24Ore, Università IULM, TheBlogTV, Odeon TV, Lastampa.it e Movi&Co

Per maggiori info clicca QUI

 C’erano una volta gli opinion leader, persone competenti, studiosi ed esperti in grado di influenzare con competenza e carisma l’opinione dei consumatori. C’erano una volta la pubblicità e il marketing “tradizionale”, con i Caroselli e i testimonial “famosi”. Oggi c’è internet. Il consumatore è protagonista attivo: si informa, commenta, “interagisce” attraverso la rete.

Controllare la propria reputazione e quella dei propri brand sul web è oggi indispensabile per migliorare le proprie strategie di comunicazione. Riuscire a monitorare le notizie e le conversazioni in rete non è però un’operazione semplice. Fino a qualche anno fa il mondo on line era fatto solo di pochi siti autorevoli e forum tematici. Ora, invece, il passaparola della rete può propagarsi anche attraverso siti di news on line, blog e piattaforme di social networking con ramificazioni più o meno complesse per l’analisi della reputazione

E ciò mentre il cambiamento della geografia dei media e le sfide dell’economia globale portano sempre più le aziende e gli individui a chiedersi: come e quanto siamo visibili in rete? Cosa viene scritto su di noi? Come veniamo giudicati? A queste domande risponde neXtra, un nuovo servizio lanciato da eXtrapola, società italiana specializzata nel monitoraggio internet, in collaborazione con Intext, software che sviluppa media analysis.

neXtra è un’efficace lente di ingrandimento sul web. Uno strumento flessibile di misurazione della visibilità on line che permette di registrare i “picchi” di visibilità, evidenziarne gli argomenti associati, analizzare la distribuzione sulle fonti, misurare il “valore economico” della comunicazione on line e il suo allineamento con gli obiettivi di comunicazione, confrontare le proprie performance con quelle dei competitor. Passaparola.

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Il blog Marchètting fa parte ufficialmente del Crazy Marketing Network.

Un’aggregazione internettiana di blogger “non convenzionali”, un gruppo di “folli” che discute, crea, propone, condensa, monta e smonta contenuti e tematiche markettare.

Come ha detto Erasmo:

Ma che dolce delirio è il loro, allorché si fabbricano mondi senza fine, allorché misurano come con il pollice e con il filo, sole, luna, stelle, sfere…

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Cara Grande Azienda Tradizionale Attiva nel Comparto del Largo Consumo,

ti ricordi? Ti ho scritto qualche mese, era luglio, e fuori impazzava la calda estate rivierasca. Oggi un freddo autunno ha preso il posto di quel sole, ed anche il vento dell’economia soffia burrascoso portando sentori pesanti di crisi. Ne parlano tutti. Ma io non ci credo. Non credo che tu ti sia spaventata e quindi abbia rinunciato al tuo Progetto di lanciare in pompa magna il tuo settore on line.

E’ proprio in momenti di recessione, o comunque di crescita rallentata, che occorre tirare fuori il meglio del nostro armamentario. Ti sei affermata nel corso di un secolo utilizzando strumenti tradizionali e hai resistito senza particolari problemi a guerre, crisi, crolli della borsa, venti contrari, andamenti negativi e fantasmi vari. Perchè il tuo settore non conosce crolli e rallentamenti veri. Perchè è difficile che si torni indietro.

In questo momento – in cui tutti, a torto o a ragione, trasudano negatività – occorre dare un segnale. Continuare a investire. Dare corso al tuo Progetto. Investire sul futuro. Perchè tu un futuro ce l’avrai. E il futuro non è sulla carta ma si costruisce su bit e protocolli TCP/IP. Il futuro è la conversazione, il dialogo, l’interazione con i tuoi clienti. Che – volente o nolente – dovrai giostrare su internet.

Mostrandoti sempre più “trasparente” e aperta, aprendo un blog corporate in cui dare voce a pareri e commenti, anche negativi. Hai timore di perdere il controllo di quello che la gente dice di te? Il fatto è che non hai mai avuto il controllo di quello che la gente dice di te. La gente ha parlato di te per anni. E ora ha aperto dei blog e usa strumenti “sociali” per comunicare. Non possiamo controllare la gente. Ma possiamo entrare anche noi a far parte di questa conversazione. E fornire anche la nostra versione della storia!

Lo ripeto spesso: se la gente che esprime commenti negativi su di te/noi è nel giusto, allora questa è un’opportunità per imparare e migliorare. Se la gente esprime commenti negativi che ritieni/riteniamo incorretti, allora avremo l’opportunità di rispondere e precisare la nostra visione dei fatti.

In ogni caso non ha senso rinunciare.

Se riuscirai a superare questo empasse allora potremo fare belle cose, io ci sono, lo sai

(sempre tuo) affezionato markettaro

Mi hanno recentemente interpellato per un servizio su “blog & comunicazione”, apparso ora su Pubblicità Italia.

Sono contento che la giornalista abbia riportato il mio concetto relativo allo “scendere dal piedistallo” da parte delle aziende che stanno sperimentando nuove forme di comunicazione “informale”…

Qui sotto c’è uno stralcio…

L’ufficio stampa anniottanta, tradizionale, con i bravi addetti a mandare fax e/o telefonare ai giornalisti, con rotoli di carta da cambiare e toner da sostituire … immagini del secolo scorso … fotografie ormai virate al seppia … morte di uno spin doctor …

Poi la Grande Invenzione, internet, la rete, il Nuovo Web … e il conseguente cambiamento del panorama mediale, frammentato, polverizzato, con crisi sempre meno strisciante dell’attenzione e dei modelli tradizionali di comunicazione …

Il canale che perde di importanza a beneficio del contenuto, perchè – lo sanno tutti – content is the king … e l’utente/destinatario dei nostri messaggi ha perso quell’aura bovina e impassibile per divenire un creatore di format, video, audio, scritti …

Il concetto di campagna (stampa, pubblicitaria) sta lentamente naufragando, e dobbiamo imparare ad uscire dalle logiche temporali e ben determinate del passato per passare ad una dimensione più fluida, liquida direbbe qualcuno che stimo, una dimensione collaborativa e meno unidirezionale, univoca, arida, individualista…

Come misurare il valore e l’efficacia di una campagna di comunicazione e PR in Rete? Sulla carta stampata è facile, basta tener conto dei millimetri quadrati ottenuti, mentre sul web non è così immediato.

Ci ha pensato eXtrapola a colmare la lacuna, ideando PixelQuadrato, un sistema che prende come riferimento il pixel, e implementa un algoritmo semplice, innovativo e “open”.

Qui tutti i particolari.

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Marco Formento racconta le sue spiacevoli esperienze con MyAir.

Maurizio Goetz lamenta disservizi con un negozio della catena Wellcome.

Nicola Mattina vive un confronto sconcertante con l’agenzia PR della Nokia.

Alessio Jacona critica un blog tematico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Sono solo alcuni esempi, presi in Rete negli ultimi giorni.

Le aziende non sanno conversare. Le aziende non amano farlo. Spesso si improvvisano. I brand/enti citati qui sopra raramente hanno risposto alle critiche/osservazioni dei giornalisti/blogger/utenti.

Si fa un gran parlare di social network, di comunicazione 2.0, di evoluzione nell’approccio con i clienti. Dimenticando le basi. Quello che qui manca è l’ABC del marketing. Prima di vendere un progetto di comunicazione, innovativo o tradizionale che sia, ad un’azienda cerchiamo di ascoltarla. Parliamo con l’AD ma anche con il magazziniere.

Perchè la comunicazione, 2.0 o 1.0 o doppiozero che sia, è un’opportunità. Che si può cogliere o no. La Rete e i network sociali sono utili nella misura in cui si adotti un approccio coerente. Qualcuno potrebbe parlare male di noi – mi sento dire spesso dalle aziende. E io penso: se quello che dice la gente è giusto, allora questa è un’opportunità per imparare e migliorare. Se quello che dice la gente è falso, allora avremo l’opportunità di rispondere e precisare la vera versione dei fatti.

Intanto sul post di Marco Formento (quello fortemente critico nei confronti di MyAir) l’area dei commenti è tristemente vuota: perchè nessuno dell’azienda (che io sappia) ha reagito? Spiegando/giustificando i problemi? Perchè non gli hanno offerto di provare gratis alcune tratte o alcuni servizi? Perchè non hanno snocciolato cifre e statistiche che contrastano la visione totalmente negativa di Formento? Perchè – se veramente il servizio ha talvolta perso colpi e causato disagi e problemi ai viaggiatori – non hanno fatto un “mea culpa” pubblico annunciando miglioramenti/implementazioni/cambi di rotta/poltrona? Il problema, peraltro, non sembra essere stato solo di Marco …

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Periodo impegnativo: viaggi, eventi, persone da incontrare, business da avviare, strade da battere, in Italia ma soprattutto all’estero.

Ultimamente ho un pò trascurato e “tradito” questo blog.

Mi sono sentito anche in colpa.

Perchè bloggare è diventato per me un dolce impegno, un’attività fisiologicamente inevitabile.

Solo un anno e due mesi fa tutto questo non c’era … e ora non si può e non si deve tornare indietro … perchè non si può rinunciare a queste utili e fantastiche conversazioni in Rete: tutto questo cerco di trasmettere alle persone e alle aziende che vedo … “non si può non conversare”, è troppo importante utilizzare forme “nuove” di comunicazione come i blog e altri social network … l’opportunità è troppo “golosa”, i rischi – se possiamo usare questo termine – minimi …

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L’argomento mi solletica molto: mi occupo di comunicazione e marketing, sia in vesti manageriali che consulenziali.

E – lungi dall’essere una personale lamentazione sul tema – credo che il lavoro di chi comunica tematiche tecnologiche e hi-tech in Italia non sia così facile.

A fronte di tantissimi professionisti preparati ed competenti, e di freelance che vivono praticamente sorretti solo dalla passione in attesa di tempi e contratti migliori, esiste tutta una congerie di giornalisti e operatori che non ascoltano. Che vivono di notizie scandalistiche e gonfiate … scoperta l’acqua su Marteon line il sito che permette di ritrovare il proprio guanto smarrito e spaiatonel 2050 l’uomo diventerà un cyborg

Tutto questo accade soprattutto nei media generalisti, TV e giornali su tutti.

La TV resta (purtroppo) accesa tutto il giorno nelle nostre case, è l’elettrodomestico da compagnia più diffuso. Ma quanti programmi di informazione tecnologica vanno effettivamente in onda? Pochi, pochissimi, si fa fatica ad identificarli. Penso per esempio a Neapolis, che va in oda dalla sede RAI di Napoli: ottimo esempio di divulgazione. Penso a TG3 Leonardo, che non tratta solo scienza e tecnologia ma anche salute, ambiente, economia. Tutti programmi di nicchia. Se parliamo di divulgazione a “più ampio raggio” sconfiniamo nei vari Quark, Macchina del Tempo, Enigma (!) … ma siamo ben lontani dalle tematiche hi-tech …

E sulla carta stampata? Qui c’è sicuramente un’attenzione e una scelta maggiore: non possiamo non citare Nòva 24, Affari & Finanza e CorrierEconomia, che però ha un approccio meno “tecnico” e “scenaristico” mentre Corriere – Scienze & Tecnologie è più spostato sulla medicina e sulla scienza in genere. Meglio allora Il Mondo (sempre RCS), con l’estesa rubrica “hi tech”. Voglio citare Circuits (MF in joint venture con Italia Oggi), che esce però due sole volte al mese. Ed anche il Corriere delle Comunicazioni, un quindicinale dedicato esclusivamente all’ICT, da poco riemerso dalle proprie ceneri. Non c’è molto altro. Senza contare gli ottimi giornali che purtroppo chiudono, come WeekIT.

In generale, a parte alcuni altri piccoli inserti dedicati dei grandi quotidiani, la stampa generalista non si occupa molto di hi-tech. Non e’ ora così di moda come in tempi di Bolla. Fa più audience parlare di bullismo a scuola e video su YouTube. Di motociclisti folli che si filmano mentre rischiano la propria e l’altrui vita a velocità assurde.

L’informazione “hi-tech” che promana dai media tradizionali è troppo spesso banalizzata. Sensazionalistica. Affrontata senza adeguata preparazione. Senza calarsi nel contesto. Alla costante ricerca dell’audience, dello scoop.

Per questo dobbiamo poter affiancare sempre più i media on line, le web TV, i social network come veicoli ideali della nostra comunicazione. Dobbiamo poter parlare di tecnologia senza rincorrere qualche punto in più di share. Senza condizionamenti pubblicitari, senza malafede.

Le aziende lo devono capire. Dobbiamo andare a cercarci i nostri benedetti target parlando con i siti, i blog, i portali, le net TV … dobbiamo coinvolgerli in un processo che non è più quello – antico – dell’invio di un banale comunicato stampa. Dobbiamo dialogare. Scendendo dal piedistallo. Mi sta bene che un’azienda mi chieda di sensibilizzare i grandi quotidiani e gli inserti tematici. Ma senza dimenticare il lavoro – a tappeto e irrinunciabile – di dialogo con il web, con la magmatica realtà che – ricordiamolo – anche in Italia fa più utenti della TV generalista nel prime time.

 

Dicembre: 2009
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