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Marco Formento racconta le sue spiacevoli esperienze con MyAir.

Maurizio Goetz lamenta disservizi con un negozio della catena Wellcome.

Nicola Mattina vive un confronto sconcertante con l’agenzia PR della Nokia.

Alessio Jacona critica un blog tematico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Sono solo alcuni esempi, presi in Rete negli ultimi giorni.

Le aziende non sanno conversare. Le aziende non amano farlo. Spesso si improvvisano. I brand/enti citati qui sopra raramente hanno risposto alle critiche/osservazioni dei giornalisti/blogger/utenti.

Si fa un gran parlare di social network, di comunicazione 2.0, di evoluzione nell’approccio con i clienti. Dimenticando le basi. Quello che qui manca è l’ABC del marketing. Prima di vendere un progetto di comunicazione, innovativo o tradizionale che sia, ad un’azienda cerchiamo di ascoltarla. Parliamo con l’AD ma anche con il magazziniere.

Perchè la comunicazione, 2.0 o 1.0 o doppiozero che sia, è un’opportunità. Che si può cogliere o no. La Rete e i network sociali sono utili nella misura in cui si adotti un approccio coerente. Qualcuno potrebbe parlare male di noi - mi sento dire spesso dalle aziende. E io penso: se quello che dice la gente è giusto, allora questa è un’opportunità per imparare e migliorare. Se quello che dice la gente è falso, allora avremo l’opportunità di rispondere e precisare la vera versione dei fatti.

Intanto sul post di Marco Formento (quello fortemente critico nei confronti di MyAir) l’area dei commenti è tristemente vuota: perchè nessuno dell’azienda (che io sappia) ha reagito? Spiegando/giustificando i problemi? Perchè non gli hanno offerto di provare gratis alcune tratte o alcuni servizi? Perchè non hanno snocciolato cifre e statistiche che contrastano la visione totalmente negativa di Formento? Perchè - se veramente il servizio ha talvolta perso colpi e causato disagi e problemi ai viaggiatori - non hanno fatto un “mea culpa” pubblico annunciando miglioramenti/implementazioni/cambi di rotta/poltrona? Il problema, peraltro, non sembra essere stato solo di Marco …

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Periodo impegnativo: viaggi, eventi, persone da incontrare, business da avviare, strade da battere, in Italia ma soprattutto all’estero.

Ultimamente ho un pò trascurato e “tradito” questo blog.

Mi sono sentito anche in colpa.

Perchè bloggare è diventato per me un dolce impegno, un’attività fisiologicamente inevitabile.

Solo un anno e due mesi fa tutto questo non c’era … e ora non si può e non si deve tornare indietro … perchè non si può rinunciare a queste utili e fantastiche conversazioni in Rete: tutto questo cerco di trasmettere alle persone e alle aziende che vedo … “non si può non conversare”, è troppo importante utilizzare forme “nuove” di comunicazione come i blog e altri social network … l’opportunità è troppo “golosa”, i rischi - se possiamo usare questo termine - minimi …

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L’argomento mi solletica molto: mi occupo di comunicazione e marketing, sia in vesti manageriali che consulenziali.

E - lungi dall’essere una personale lamentazione sul tema - credo che il lavoro di chi comunica tematiche tecnologiche e hi-tech in Italia non sia così facile.

A fronte di tantissimi professionisti preparati ed competenti, e di freelance che vivono praticamente sorretti solo dalla passione in attesa di tempi e contratti migliori, esiste tutta una congerie di giornalisti e operatori che non ascoltano. Che vivono di notizie scandalistiche e gonfiate … scoperta l’acqua su Marteon line il sito che permette di ritrovare il proprio guanto smarrito e spaiatonel 2050 l’uomo diventerà un cyborg

Tutto questo accade soprattutto nei media generalisti, TV e giornali su tutti.

La TV resta (purtroppo) accesa tutto il giorno nelle nostre case, è l’elettrodomestico da compagnia più diffuso. Ma quanti programmi di informazione tecnologica vanno effettivamente in onda? Pochi, pochissimi, si fa fatica ad identificarli. Penso per esempio a Neapolis, che va in oda dalla sede RAI di Napoli: ottimo esempio di divulgazione. Penso a TG3 Leonardo, che non tratta solo scienza e tecnologia ma anche salute, ambiente, economia. Tutti programmi di nicchia. Se parliamo di divulgazione a “più ampio raggio” sconfiniamo nei vari Quark, Macchina del Tempo, Enigma (!) … ma siamo ben lontani dalle tematiche hi-tech …

E sulla carta stampata? Qui c’è sicuramente un’attenzione e una scelta maggiore: non possiamo non citare Nòva 24, Affari & Finanza e CorrierEconomia, che però ha un approccio meno “tecnico” e “scenaristico” mentre Corriere - Scienze & Tecnologie è più spostato sulla medicina e sulla scienza in genere. Meglio allora Il Mondo (sempre RCS), con l’estesa rubrica “hi tech”. Voglio citare Circuits (MF in joint venture con Italia Oggi), che esce però due sole volte al mese. Ed anche il Corriere delle Comunicazioni, un quindicinale dedicato esclusivamente all’ICT, da poco riemerso dalle proprie ceneri. Non c’è molto altro. Senza contare gli ottimi giornali che purtroppo chiudono, come WeekIT.

In generale, a parte alcuni altri piccoli inserti dedicati dei grandi quotidiani, la stampa generalista non si occupa molto di hi-tech. Non e’ ora così di moda come in tempi di Bolla. Fa più audience parlare di bullismo a scuola e video su YouTube. Di motociclisti folli che si filmano mentre rischiano la propria e l’altrui vita a velocità assurde.

L’informazione “hi-tech” che promana dai media tradizionali è troppo spesso banalizzata. Sensazionalistica. Affrontata senza adeguata preparazione. Senza calarsi nel contesto. Alla costante ricerca dell’audience, dello scoop.

Per questo dobbiamo poter affiancare sempre più i media on line, le web TV, i social network come veicoli ideali della nostra comunicazione. Dobbiamo poter parlare di tecnologia senza rincorrere qualche punto in più di share. Senza condizionamenti pubblicitari, senza malafede.

Le aziende lo devono capire. Dobbiamo andare a cercarci i nostri benedetti target parlando con i siti, i blog, i portali, le net TV … dobbiamo coinvolgerli in un processo che non è più quello - antico - dell’invio di un banale comunicato stampa. Dobbiamo dialogare. Scendendo dal piedistallo. Mi sta bene che un’azienda mi chieda di sensibilizzare i grandi quotidiani e gli inserti tematici. Ma senza dimenticare il lavoro - a tappeto e irrinunciabile - di dialogo con il web, con la magmatica realtà che - ricordiamolo - anche in Italia fa più utenti della TV generalista nel prime time.

Simpaticissimo striscione comparso recentemente in curva allo stadio…

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Siamo allo sdoganamento del WWW dalla propria nicchia, come suggerisce Maurizio Goetz?

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E’ stato uno dei primi colossi italiani di internet, il portale Virgilio. Nato come vetrina generalista e aggregatore di contenuti, è stato poi accantonato (come brand) per fare il posto ad Alice.

Ingiustamente :-)

Ora torna, come paladino dei contenuti “free” di Telecom Italia Media, mentre Alice va a presidiare quelli a pagamento (IPTV, ADSL). Certi brand non muoiono. Magari languono, in un angolo. Dimenticati. Poi risorgono, perchè hanno un contenuto sostanziale “forte”, “appealing”.

Proprio in questi giorni ho visto il nuovo sito dell’Abarth, marchio corsaiolo di casa FIAT. E il nuovo blog. Complimenti. Un’operazione di recupero che non ha nulla a che vedere con la nostalgia e i rimpianti “vintage”.

ps: da “giovane” ho avuto una A112 Abarth rossa, che mi dava emozioni che neanche la mia Audi (sportiva) attuale…

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Sull’ultimo numero de L’Espresso c’è un articolo di Alessandro Gilioli che ha già scatenato polemiche. Tema: il web, da sempre visto come quintessenza della democrazia, può davvero diventare un “Grande Fratello” dalle venature populiste e qualunquiste, con il rischio di condizionare la massa “grigia”?

Gilioli prende ovviamente spunto dalla recente iniziativa di Beppe Grillo e dal suo V-Day. Trovo interessante che si rimarchi come, per la prima volta, un’aggregazione di persone con un obiettivo comune (cacciare i politici corrotti) sia partita da un ambiente on line. Un blog, o presunto tale. Quello di Grillo non è un vero blog, è un’agorà caotica e potente in cui chiunque può postare la propria insoddisfazione e il proprio rancore. Grillo tiene i commenti aperti (ma con moderazione) e non risponde quasi mai … ma d’altra parte non potrebbe …

Gilioli ricorda che è l’utilizzo di un media a renderlo potenzialmente pericoloso o meno. Sono d’accordo. Internet è un media. Non è un ambiente astratto, una nuvola di neutrini, una casa virtuale alla Second Life. Internet è pervasivo, sicuro. Come lo è la TV. E’ un mezzo che parte dal “basso”, ma che può essere usato in vari modi da chi è in “alto”. Internet come il Carnevale, ossia rovesciamento temporaneo dello status quo e strumento di protesta.

Il saggio Sergio Maistrello chiude il pezzo sottolineando che se Grillo (o chi per lui) volesse usare veramente il web come strumento di democrazia esorterebbe il suo popolo di internauti a costruire altri blog, a moltiplicare l’effetto sociale della Rete. Almeno la sua parte abitata. D’accordissimo. Gli “al lupo al lupo” lanciati da questo articolo sono a mio avviso in parte eccessivi.

Secondo me internet è ancora in mano nostra … intendo della massa …

 

Maggio 2008
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