Scrivere per internet

Scrivere per il web non è assimilabile alla stessa pratica espletata sui media tradizionali. Una pagina web non è paragonabile ad una pagina di un libro o di un giornale.
La lettura sul monitor non avviene con la stessa velocità e praticità con cui si sfoglia il nostro “gazzettino” o l’ultimo romanzo del nostro scrittore di best-seller preferito: gli studiosi hanno quantificato che l’occhio riesce a leggere sul computer con un ritardo del 25 % rispetto al cartaceo. La conseguenza è che chi si trova dinanzi ad una pagina web non legge tutto parola per parola al primo approccio, ma va alla ricerca, più o meno consciamente, di riferimenti, di parole o strutture grafiche significative. Internet è il mondo della quickness. Qualche lettore più avvertito potrà andare a rileggersi il capitolo 2 delle formidabili “Lezioni americane” di Calvino, insuperato saggio sulla scrittura. Bello questo frammento:
 

Tra le molte virtù di Chuang-Tzu c’era l’abilità nel disegno. Il re gli chiese il disegno d’un granchio. Chuanh-Tzu disse che aveva bisogno di cinque anni di tempo e di una villa con dodici servitori. Dopo cinque anni il disegno non era ancora cominciato. “Ho bisogno di altri cinque anni”, disse Chuang-Tzu. Il re glieli accordò. Allo scadere dei dieci anni Chuang-Tzu prese il pennello e in un istante, con un solo gesto, disegnò un granchio, il più perfetto che si fosse mai visto. 

Il raccontino cinese, a prescindere dal gusto paradossale, è una vera miniera di precetti. Validi anche per l’editing on line. Evitiamo di essere prolissi. Siamo concisi: dilungarsi su internet è estremamente controproducente. Il lettore medio, infatti, scorre i paragrafi alla ricerca della parola che lo colpisce, magari quella sulla quale è attivato un collegamento ipertestuale che lo catapulta in un’altra pagina. Sovente il lettore si focalizza sulle prime parole o frasi di un paragrafo: evitiamo, dunque, il gusto di affabulazione che a volte contraddistingue la narrazione romanzesca ed anche una parte di quella giornalistica. Concentriamo i concetti più importanti in cima alla frase, nelle prime posizioni dei paragrafi. Non si tratta di fare economia redazionale: è semplicemente una regola metodologica da applicare in un contesto “nuovo”. Ogni ambito dello scibile umano possiede un proprio codice: il mondo web ragiona, per molti versi, su logiche proprie. Alle quali, tuttavia, si applicano le famose massime di Grice:

 1.      Bisogna dosare la quantità di informazione convogliata dalle nostre parole, cioè essere né prolissi né laconici (massima della quantità).

2.      Il discorso deve essere chiaro (massima del modo).

3.      Mai andare fuori tema: scrivere è anche una palestra mentale di pertinenza (massima della relazione).

4.      Non mentire sulla pagina, sia elettronica o cartacea (massima della qualità).

Il web ha rivoluzionato il mondo della scrittura anche sul piano stilistico, non solo sul piano contenutistico, per quanto le due aree tematiche siano piuttosto contigue. Eliminiamo così, se stiamo scrivendo per un sito, i periodi “manzoniani”: la complessità stilistica su internet costringe il lettore a fermarsi, a scomporre e ricomporre il periodo alla ricerca di un senso più o meno recondito. Non sto, tuttavia, raccomandando al nostro ipotetico web content editor di essere sciatto, anzi. Il web author dovrebbe avere la capacità di affabulare il lettore, senza fargli perdere contatto con l’argomento che sta trattando. Dovrebbe essere brillante, indurre il lettore a proseguire fra un periodo e l’altro, incatenarlo alla frase. Non è facile. E’ fondamentale variare sapientemente il ritmo del discorso, alternare fasi concitate a fasi più meditative e “soft”. Un buon autore on line eviterà di utilizzare termini desueti e dotti, ridondanze ed espressioni gergali. Bando alla retorica, e all’arte oratoria: se proprio volete un riferimento ciceroniano, siate “atticisti”, gettate nel “cestino” gli orpelli e i termini dotti. Non stiamo tenendo una conferenza, stiamo comunicando utilizzando un mezzo “informale” per eccellenza. Che, volenti o nolenti, ormai fa parte della nostra vita come il caffè la mattina, la partita della domenica, la sigaretta dopo l’amore, l’aperitivo in centro…

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