Gay marketing: per un approccio “diverso” al mercato

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Leggo spesso MyMarketingNet, un sito ben fatto che parla di marketing e comunicazione, autorevole e credibile. Oggi ho scoperto cose davvero nuove per me su questo sito, cose che mi hanno fatto fermare e riflettere. Pare che esista in Italia un’agenzia specializzata in comunicazione verso il pubblico gay. Perdonate l’ignoranza, ma è la prima volta che sento una cosa del genere.

L’agenzia si chiama COM.MA, e il sito in questione ha intervistato il loro responsabile Grandi Clienti, Daniele Iannacone. Nel “chi siamo” del web aziendale si legge che COM.MA sa come parlare alla community LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender), che nel mondo si rivela sempre più strategica per costruire il successo di un brand …

E perchè non fare agenzie specializzate in consumatori “comunisti”? O “di destra”? E perchè dimenticare il target dei “buddisti” o dei “Testimoni di Geova”?

Proseguo nella lettura dell’articolo di MyMarketingNet: pare che i gay posseggano un reddito superiore alla media (30% in più! … mi conviene cambiare sesso … ) e – secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (!) – sono tra il 5 e il 10% della popolazione mondiale … ma come fanno a dirlo? Lo hanno chiesto a campioni di persone, come negli exit poll politici? Sei gay? Ti piace travestirti? Indossi biancheria fetish? E poi: pare che in Italia siano da 1.5 a 3 milioni di persone adulte, tra i 18 e i 55 anni. I gay sembrano avere un’istruzione superiore allo standard nazionale e hanno in media meno figli dei loro coetanei (!) …

Le ricerche mostrano una maggiore propensione al consumo con una minore attenzione ai prezzi … pazze!

Tra i gay si registra una maggiore concentrazione rispetto alla media di “early adopter” per i consumi tecnologici, di “trend setter” di quelli voluttuari, di “opinion leader” per quelli culturali (qui sembra di sentire parlare Lapo Elkann … coincidenza!). Secondo COM.MA sono gli omosessuali a poter decretare il successo delle tendenze di domani.

Garanzia di successo per l’agenzia è il fatto che nasce dall’esperienza della community/sito Gay.it, con la possibilità di sviluppare quindi azioni di marketing mirate e con una conosceza a priori dei brand sgraditi e di quelli graditi.

La butto lì: e se fosse razzismo al contrario? E se fosse un modo per “lucrare” (come in effetti lo è) su certe vere o presunte “diversità” delle persone con gusti non eterosessuali?

E sarà vero che i gay apprezzano davvero pubblicità e campagne “tarate” apposta per loro?

8 thoughts on “Gay marketing: per un approccio “diverso” al mercato

  1. Commento così, per sentito dire, non che io…. insomma, cioè, praticamente. Beh. Allora. Di cosa stavamo parlando? Ah, i gay.
    Non so, fossi gay, in un mondo calibrato per sani eterosessuali, forse mi piacerebbe ogni tanto che qualcuno mi indicasse un negozio dove trovare dei vestiti tipo quelli di Ellen DeGeneres, o un luogo dove incontrare persone che condividano i miei gusti sessuali senza dover affrontare il doppio salto mortale di un approccio con una che sembra ma non è (perdendomi magari tutte quelle che sono ma non sembrano). Per quanto riguarda le nuove tecnologie, se fossi (ma, ci tengo a sottolinearlo, così non è) non credo che mi interesserebbe digitare lettere d’amore da un computer lesbico, o ascoltare una canzone da un i pod transessuale.
    Ma certo, per una volta nella vita, sentirsi ricercati da qualcuno, anche solo per motivi economici, potrebbe indurmi in tentazione, e forse sì, come giovane donna con uno stipendio superiore alla media, poiché completamente dedicata al mio lavoro anche a causa delle remote possibilità di partorire un figlio (l’italia è molto avanti in questo campo), forse sì, dicevo, mi comprerei proprio il prodotto di quella marca, che qualcuno, finalmente, ha pubblicizzato proprio per me!

  2. “(30% in più! … mi conviene cambiare sesso … )”

    1) Per essere gay non bisogna cambiare sesso…

    “secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (!) – sono tra il 5 e il 10% della popolazione mondiale … ma come fanno a dirlo?”

    2) Se vuoi parlare di marketing allora devi sapere che esistono strumenti per realizzare statistiche. La fonte citata poi è più che autorevole.

    “La butto lì: e se fosse razzismo al contrario? E se fosse un modo per “lucrare” (come in effetti lo è) su certe vere o presunte “diversità” delle persone con gusti non eterosessuali?”

    3) Mai sentito parlare di marketing di nicchia?

  3. Grazie per la lezioncina che mi dai. Ti rispondo subito dicendo che non insegno “Marketing” all’università, non faccio il relatore di professione ai convegni nè sono un “Guru” della materia. Mi ritengo invece un valido artigiano che padroneggia la materia e che ha ottenuto/sta ottenendo alcuni buoni risultati… questo è un blog che fa leva su buon senso e ironia … e che affronta in tono “lieve” tematiche importanti senza la pretesa di insegnare nulla a nessuno …
    Preciso anche (visto che ci tieni tanto…) che conosco e utilizzo quotidianamente strumenti statistici ma che stimare la percentuale di gay al mondo mi sembra una roba da exit poll….quanto dicono/hanno detto la verità? Non è possibile che siano più del 5/10% al mondo?
    Ho sentito parlare di marketing di nicchia, certo, ma rimango dell’idea (tutta mia e personalissima) che aprire un’agenzia di pubblicità focalizzata su un target gay sia una cosa discutibile…perchè un gay dovrebbe giocoforza preferire marche e pubblicità “tarate” apposta per loro?

  4. Ciao! Sono Daniele, la persona che citi nell’articolo🙂

    Posto che trovo legittimi i tuoi dubbi, anche perchè li esprimi in modo del tutto rispettoso e lieve, come è caratteristica di questo bel blog, intervengo per chiarire un pochino alcuni aspetti.

    La prima cosa da sapere è che venendo da gay.it (600,000 utenti) il decidere di sviluppare verso la comunicazione off line questo patrimonio di conoscenza e clienti era una conseguenza abbastanza naturale.

    La seconda è che attraverso eventi, pubblicità, marketing “gay” diamo lavoro ad associazioni, enti, persone che spesso appartenendo a questo mondo si sono trovare discriminate.

    La terza è che la pubblicità non è gay o non gay, ma sono i canali ad esserlo, e attraverso di noi marche mainstream (Coca Cola, Citroen, American Express, per dire) parlano ad un target che presenta caratteristiche interessanti.

    Certo, si tratta di marketing di nicchia, e se ti guardi un po’ in giro, sui target che citi provocatoriamente esistono degli altri marketing di altre nicchie (responsabilità sociale d’impresa, il marketing etnico, il marketing senior, il marketing delle donne ecc…).

    A proposito di marketing delle donne….qualche mese fa qui c’era un commento proprio di una donna che sosteneva che il marketing di nicchia fosse cosa buona se serviva a riconoscere delle differenze…che fine ha fatto quel commento😉 ????

    Infine: il 5/10% è una statistica dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ente che per la sua mission (come direbbe Lapo Elkann) è autorizzato ad investigare sulle abitudini sessuali ai fini di prevenire/curare malattie.

    Peraltro questa e altre statistiche che citi, come la più ampia disponibilità di reddito, sono enunciate da istituti come L’Eurisko, e sono confermate (anzi spesso ampliate) da sociologhi dei consumi come G.P. Fabris e da articoli di testate quali Panorama, Corriere, Repubblica, ecc. ecc.

    Un saluto ed un in bocca al lupo

  5. ..ps

    ooops scusa, eccolo lì il commento della giovane donna: pardon, non lo avevo visto….un’ulteriore conferma della bontà di questo blog.

  6. ciao Daniele e grazie per il tuo puntuale, preciso ed educato commento!

    Mi piacerebbe approfondire questa tematica … magari attraverso un tuo post dedicato … in cui mi spieghi le motivazioni e la “mission”🙂 della tua agenzia

    ciao!

  7. Ciao Gian Maria,

    volentieri, anche se molto è stato già anticipato.

    In sintesi si tratta di offrire alle aziende l’accesso ad un gruppo di consumatori con determinate (appetibili) caratteristiche, come la già citata disponibilità di reddito, il fatto di non avere (per ora, o comunque nella maggior parte dei casi), figli e quindi una maggior disponibiltà si spesa.

    Quando presento le possibilità legate al nostro gruppo (internet, eventi, carta stampata) dico sempre: “dimenticate la parola gay, e concentratevi sulle caratteristiche socioeconomiche di questo gruppo”; trovo che questo sia l’approccio più indicato, che riporta tutto nell’alveo del marketing di nicchia.

    Il nostro vantaggio è ovviamente quello di possedere/controllare/gestire i principali mezzi sul target gay in Italia, quindi è ovvio che chi si rivolge a noi ha dei vantaggi.

    Trattasi ovviamente di business, e chiaramente quando episodi di cronaca come quello di Napoli, o i molti casi di discriminazione di omosessuali, richiamano l’attenzione sulle problematiche sociali di questa condizione, anche noi ci poniamo delle domande e cerchiamo di manterere un equilibrio tra affari e sociale (io poi vengo dalla Responsabilità Sociale d’Impresa, quindi questo è un dilemma costante).

    Diciamo che la nostra anima sociale è garantita dal fatto che questo gruppo comunque dà da lavorare a dipendenti, fornitori, artisti, quasi sempre omosessuali -non per discriminazione al contrario, tant’è vero che io sono eterosessuale- , e mantiene in vita alcune manifestazioni gay molto importanti (come ad esempio il Mardi Gras di Torre Del Lago) senza guadagnarci nulla.

    Spero di essere stato esauriente; per ogni altro dubbio c’è il mio blog, Mercato Gay, al quale un po’ di pubblicità comunque non fa male😉

    Un salutone, in bocca al lupo

    Daniele

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