Mi dia un etto e mezzo di citazioni…

 

Prendo spunto da un post di Enrico Bianchessi, che – partendo dalla segnalazione di un assurdo software per farsi l’ufficio stampa in casa (sic!) – parla poi di misurabilità di un’azione di comunicazione.

La mia riflessione nasce dal “campo”, dalla “strada”. Il problema di queste castronerie è che esiste purtroppo un mercato “ricettivo” a cose del genere.

Ci sono aziende che, pur ritenendo importante condurre azioni continuative di Relazioni Pubbliche e comunicazione, non sono minimamente a conoscenza di cosa stiano facendo. Del perchè. Di come lo stanno facendo. Un pò per colpa nostra (di qualcuno), un pò per ignoranza.

Ci sono poi aziende che reputano inutile farsi conoscere, o farsi conoscere in maniera adeguata e ottimizzata. “La solita agenzia”, “La solita Rassegna Stampa” … quante volte ci siamo sentiti ripetere in faccia con tono sprezzante e altezzoso queste perifrasi …

Ecco perchè è bene partire dalla formazione … parolona, sì, ma formazione vuol dire costruire una cultura delle RP, diffonderla, farla conoscere, non attraverso associazioni spesso inutili e paghe del loro status, ma con azioni che partano proprio dalla strada. Avendo a che fare spesso con realtà di livello, mi prendo sempre un pò di tempo per spiegare cosa vuol dire il mio lavoro. Cosa farò. Perchè lo farò. E in che modo cercherò di misurarne i risultati. Mi prendo tempo per spiegare che non ho la bacchetta magica e che quindi ci vorranno forse mesi per (ri)costruire l’awareness di un brand. Prima di parlare cerco sempre di ascoltare le necessità di un’azienda, piccola o grande che sia. A chi vuole arrivare. Dove vuole arrivare. Non sempre ci riesco.

Perchè ci sono CEO che ti chiedono – laconici e statuari – che loro vogliono uscire SOLO su Corriere, Sole 24 e Repubblica. Che il resto non conta. Che – quando magari hai dall’altro capo del telefono un giornalista trafelato che sta chiudendo un articolo in cui vorrebbe parlare della sua azienda – si fanno negare. Non rispondono alle email. Relegando il tuo lavoro e le RP in genere ad un complemento estetico e fatuo del marcheting dell’azienda.

Pensiamoci un pò su.

4 thoughts on “Mi dia un etto e mezzo di citazioni…

  1. Anch’io ho letto il post di Bianchessi. Avendo lavorato fino a fine 2005 nell’ambiente PR sono passato attraverso una fase di recessione 2001-2002 in cui tutti volevano tagliare i “costi”; non vorrei che la stessa cosa si facesse adesso. Soltanto un lavoro di fino consente a quell’asset fondamentale che è la comunicazione e la reputazione di aggiungere valore, e per questo ci vogliono lavoro morto (hardware, software) E lavoro vivo: persone con esperienze, passioni, intuizioni, creatività, che “annusano” l’aria; anche quando va in un centro commerciale a fare la spesa un comunicatore sta lavorando…

  2. Marco, hai perfettamente ragione. Sul “lavoro vivo”: la mia compagna mi giudica un pazzo ma quando facciamo la spesa trovo e scopro sempre spunti importanti … non butto mai via le tessere punti, colleziono le schede dei concorsi delle stazioni di carburante, leggo quanto più giornali possibile, a volte esulando dai miei campi principali (digital entertainment, eLearning, formazione e risorse umane, immobiliare…) … mi scopro interessato lettore di “Cosmopolitan” come di “Men’s Health” … questione di “forma mentis” ma soprattutto di PASSIONE…

  3. Non posso credere ci siano CEO che ti chiedono di uscire SOLO su Corriere, Sole 24 e Repubblica. Che il resto non conta!!! chi sono questi pazzi? Le azioni di comunicazione devono essere continue, che partono dal basso, devono creare un tappeto di consapevolezza da parte degli uditori per poi arrivare, solo come eventi SPOT – di prestigio, ai massimi livelli delle testate di cui parli. Meglio cento notizie su vari canali NON DI GRIDO che una comunicazione ogni tanto sul CANALE TOP: può sembrare un caso, una fortuna…..
    Mah!! forse hai esagerato nel descrivere il CEO OTTUSO PER ANTONOMASIA….ma hai reso l’idea:-)

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