Voglio andare a vivere in campagna (stampa)

L’ufficio stampa anniottanta, tradizionale, con i bravi addetti a mandare fax e/o telefonare ai giornalisti, con rotoli di carta da cambiare e toner da sostituire … immagini del secolo scorso … fotografie ormai virate al seppia … morte di uno spin doctor …

Poi la Grande Invenzione, internet, la rete, il Nuovo Web … e il conseguente cambiamento del panorama mediale, frammentato, polverizzato, con crisi sempre meno strisciante dell’attenzione e dei modelli tradizionali di comunicazione …

Il canale che perde di importanza a beneficio del contenuto, perchè – lo sanno tutti – content is the king … e l’utente/destinatario dei nostri messaggi ha perso quell’aura bovina e impassibile per divenire un creatore di format, video, audio, scritti …

Il concetto di campagna (stampa, pubblicitaria) sta lentamente naufragando, e dobbiamo imparare ad uscire dalle logiche temporali e ben determinate del passato per passare ad una dimensione più fluida, liquida direbbe qualcuno che stimo, una dimensione collaborativa e meno unidirezionale, univoca, arida, individualista…

4 thoughts on “Voglio andare a vivere in campagna (stampa)

  1. Ciao Gian Maria,
    condividiamo una professione e – mi par di intuire – anche una la necessità di una rivoluzione in chiave contemporanea del fare ufficio stampa.

    Esistono clienti per i quali la strategia basica mailing list-comunicato-recall rischia di essere non solo trita, bensì un boomerang.
    Credo fermamente che esistano storie, clienti o anche solo “angoli” verso i quali è d’obbligo una riflessione avanzata. Chiamala stile Web 2.0 (piace molto questa espressione!) oppure semplice accortezza: siamo consulenti pagati per regalare un valore aggiunto, un guizzo creativo che dia senso e compattezza a identità aziendali o di prodotto spesso assolutamente grigie. DOBBIAMO ESSERE ALL’ALTEZZA DEL COMPITO.

    Troppo spesso nella mia esperienza quotidiana mi scontro con una totale ignoranza dei più elementari mezzi di informazione (inteso anche come conoscenza dei tempi, delle redazioni, dello stile proprio di ciascun magazine). Impossibile pretendere che queste stesse persone sappiano educare clienti riottosi, impauriti o anche solo ignari delle possibilità offerte dalle Digital PR.
    Perché sono i primi a non saperne nulla!
    Diverse multinazionali ci precedono in questo, dimostrando come lo sfruttamento accorto dei più originali tool ripaghi dello sforzo. Facebook, nato per alimentare un social networking semplice semplice, oggi è una macchina da marketing che francamente fa quasi paura.
    Tant’è, non possiamo far finta di niente…

  2. Che poi è il ritorno ad una dimensione umana e umanistica della comunicazione o, se preferite, della com(m)unicazione. In fondo non si inventa mai niente: il segreto è nel riuso. Ho invece qualche dubbio sui socialnetwork come “macchine da marketing”. Se uso il mezzo nuovo con logiche vecchie il risultato sarà un sonoro flop. Al momento vedo timidi tentativi di alcune avanguardie, ma siamo all’avanscoperta, al tastare il terreno per vedere quanto è solido.

  3. Ho i tuoi stessi dubbi, Luigi. La Rete è scaltra e ha le sue regole di fair play. Infatti i flop esistono!

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