Il marketing immobiliare è (ancora) “vintage”!

Oggi voglio partire da questa similitudine per parlare di marketing immobiliare.

Perché “vintage”? Cominciamo con la definizione del vocabolo da Wikipedia.

Vintage è un attributo che definisce le qualità ed il valore di un oggetto prodotto almeno vent’anni prima del momento attuale e che può altresì essere riferito a secoli passati senza necessariamente essere circoscritto al Ventesimo secolo. Gli oggetti definiti Vintage sono considerati oggetti di culto per differenti ragioni tra le quali le qualità superiori con cui sono stati prodotti, se confrontati ad altre produzioni precedenti o successive dello stesso manufatto, o per ragioni legate a motivi di cultura o costume.

Il vocabolo deriva dal francese antico vendenge (a sua volta derivante dalla parola latina vindēmia) indicante in senso generico i vini d’annata di pregio.
Qui abbiamo prima di tutto due importanti elementi da considerare nella nostra analisi:

-il fatto che vintage si riferisca a concetti passati, risalenti “ad almeno vent’anni prima”
-il fatto che talvolta di tali oggetti si faccia culto o idolatria.

Il marketing immobiliare è in larga misura (ancora) vintage!

Perché, mentre in altre merceologie si “entrava” nell’era moderna, qui abbiamo pensato di poter utilizzare ancora strumenti e tecniche dell’altro secolo (Il Ventesimo, forse anche il Diciannovesimo..!).

Perché, mentre in altre merceologie gli operatori hanno avuto l’umiltà di tirarsi su le maniche e iniziare a re-imparare come posizionare i propri prodotti o servizi, qui abbiamo pensato di poter andare avanti all’infinito con categorie e ideologie appartenenti ormai al passato.

E qualcuno ne ha fatto anche idolatria. Ora, io non discuto che la mediazione sia e resti il cuore della professione immobiliare (a qualsiasi livello, dalla piccola agenzia di quartiere alla multinazionale che fa property o asset management), ma tale cuore ha bisgno di intergrarsi in un contesto più ampio. E non parlo di accessori o orpelli.

Il mondo è cambiato, la professione no…non ancora, quantomeno…

Eppure c’è chi si ostina a considerare il nostro lavoro come la semplice opera di contatto tra un venditore ed un acquirente.

Dimenticandosi che questa azione attiene ai sensali.

E che questa figura sia scomparsa da tempo dalla faccia della terra.

A cosa serve il marketing? A fare chiarezza, innanzitutto, io credo. A spazzare le nostre idee “vintage”, i concetti che abbiamo morbosamente cercato di tenere in vita non accorgendoci di cosa stava cambiando.

Il “Cluetrain Manifesto” afferma che una gigantesca conversazione investe e permea il mercato. “I mercati sono conversazioni”, secondo i fautori del Manifesto. Possiamo decidere di stare in disparte e non entrare nel flusso…oppure possiamo iniziare timidamente a farne parte, a sperimentare…

Così da fornire in ogni caso “la nostra versione della storia”.

Per uscire finalmente dalla muffa del vintage, per entrare a gambe levate nel Futuro. Che non aspetta.

(da un post comparso su Immobiliare.com)

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