Fuga da Facebook…?

facebook-bug

Marco Camisani Calzolari, che conosco digitalmente da anni e di cui sono stato vicino di ufficio del papà in quel di Marina degli Aregai, ha appena pubblicato un libro che fa discutere.

Argomento: Facebook è così necessario…? Giova ricordare che il buon Marco da tempo conduce una personale campagna per un uso consapevole e sensato del “Social Network”. Fino a lanciare operazioni pseudo-guerrilla come il “social salvin”, medicinale portentoso in grado di far rinsavire e “salvare” gli utenti e le aziende che hanno ormai venduto l’anima a Facebook.

Ne dà una lettura intelligente e sintetica anche Massimo di dotcoma, blog che leggo da millenni. Proponendo un summary, per quanto il testo originale sia di sole 100 pagine, in chiave TL; DR (too long; didn’t read). Eccolo…

Capitolo 1: aziende care, non lasciatevi fregare dagli incantatori di serpenti del cosiddetto ‘Social Media Marketing’ e simili, e tenetevi stretti il vostro sito, sul vostro dominio. Banale, se vuoi, ma è una cosa da dire. Cosa succederebbe se Facebook sparisse domani? O se cambiasse le regole, come già ha fatto? Lo sai che in media solo il 17% dei fan della tua pagina Facebook vedono i tuoi importantissimi post aziendali? (se vuoi farli comparire nel feed degli altri 83%, devi pagare).

Capitolo 2: nessuno è interessato a diventare ‘amico’ del suo burro. Ben pochi sono interessati alle ‘conversazioni’ con i brand, ‘conversazioni’ che sono fatte di solito da stagisti che le Web PR Agency pagano una miseria e rivendono a peso d’oro alle aziende; il Social Commerce è una panzana; stai attento a chi si siempie la bocca di ROI senza sapere di cosa diavolo sta parlando; é un mondo brutto e strano là fuori, pieno di bot e di fake, e inoltre di ‘metriche’ autoreferenziali o false.

Capitolo 3: la Back Home Strategy, é una strategia che si basa sul creare comunità proprietarie possibilmente integrate con Facebook ma non dipendenti da Facebook, e su app per gli smartphone. Che sono cose in cui Marco crede e che vende alle aziende. Il che é perfettamente lecito, intendiamoci, anche se io invece di sviluppare app per ogni tipo di dispositivo mobile mi concentrerei piuttosto sul fare dei siti mobile-ready, per testare prima le acque e vedere cosa succede

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