Fare affari col cellulare è sempre più possibile

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Un altro appuntamento ricco di spunti, dati e scenari quello che si è consumato ieri al Politecnico di Milano: l’Osservatorio NFC & Mobile Payment ha snocciolato i suoi studi nella mattinata lasciando poi spazio a diverse Tavole Rotonde tematiche.
I modelli e gli esempi americani hanno ancora un certo vantaggio ma il Bel Paese si sta decisamente convertendo al “commercio mobile”.
Veniamo al dato di partenza: l’uso dei terminali mobili è aumentato del 30% con pagamenti che hanno toccato quota 900 milioni di euro. All’interno di questa cifra, la quota per l’acquisto di beni e servizi è cresciuta del 60% attestandosi a circa 310 milioni di euro.

La crescita nell’uso dei telefonini per pagare – ribatte l’agenzia Reuters in una nota – si deve in parte all’aumento del Mobile Remote Commerce, ossia agli acquisti online che implicano anche l’uso del cellulare in una o più fasi.
Ancora di più, secondo lo studio, ha contribuito la possibilità di pagare con gli smartphone i servizi come parcheggi, biglietti dei mezzi pubblici e ztl.
Per i ricercatori, proprio questo può considerarsi la ‘killer application’ che aiuterà in modo decisivo la diffusione dei pagamenti ‘mobili’.
“Si stima che siano oltre 700.000 le ore di parcheggio pagate dagli italiani attraverso il cellulare, oltre 600.000 i biglietti di corsa semplice e qualche migliaio le ricariche degli abbonamenti per il trasporto pubblico locale attivate da Mobile, mentre le corse di taxi pagate con cellulare sono quasi 10.000. Per un totale di oltre 1 milione di transazioni di piccolo importo“, si legge nel comunicato ufficiale del POLIMI.

Secondo l’Osservatorio il salto quantico e la consacrazione definitiva del Mobile Payment potrà avvenire solo con l’affermazione dei pagamenti “proximity”, con la possibilità di utilizzare il cellulare come una vera e propria carta di credito (attraverso delle SIM che siano cioè NFC, Near Field Communication).
“La base è cresciuta sensibilmente: oggi abbiamo due milioni di carte di credito contactless attive, 170mila Pos e sei milioni di utenti con telefoni Nfc (con connettività wireless a basso raggio, ndr)”, spiega Alessandro Perego, responsabile scientifico dell’Osservatorio Nfc e mobile payments. “Per l’esplosione definitiva bisogna coinvolgere completamente gli esercenti e trasformare alcuni progetti pilota in esperienze definitive. I vantaggi sono molteplici: si risparmia tempo e si ha un immediato riscontro del pagamento, senza il rischio di dover avere in tasca i contanti”. Le previsioni degli esperti anticipano una crescita continua. Nel 2016 saranno quattro miliardi gli euro spesi attraverso il mobile payment, dei quali poco meno della metà destinati ai micro pagamenti.
Nello scenario invece in cui gli attori siano convinti dell’investimento in questa nuova modalità di pagamento”, il transato intercettato salirebbe a 10,8 miliardi di euro (+130%), di cui 4,3 miliardi di micro-pagamenti (+187%).
E’ la fine del contante?

Dario Calogero, CEO di Ubiquity, tra i partner della Ricerca, ha commentato con lucidità questi dati e queste previsioni cercando di andare oltre la mera stima numerica e fornendo osservazioni “di scenario”. Cosa c’è infatti oltre il puro pagamento, procedura alquanto banale se vogliamo..? I servizi! E parliamo di loyalty e couponing, per esempio.
Oltre alla transazione ci deve essere del valore (aggiunto). Si deve erogare valore, non solo moneta “elettronica”.
E si deve puntare alla sinergia tra player, pena l’insuccesso del framework.
Da non trascurare anche il problema del “costo della transazione” su mobile che non sarebbe da ribaltare “tout court” sull’utente finale.
In conclusione, Calogero ha sottolineato come il Mobile Payment rappresenti davvero una grande opportunità, a patto che esista vera collaborazione (e non mera competizione) tra i player della filiera. Un ecosistema vive infatti della collaborazione tra attori e non solo della banale “lotta per la sopravvivenza”.

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