Un pomeriggio, Libereso

– Ciao, – disse il ragazzo-giardiniere. Aveva la pelle marrone, sulla faccia, sul collo, sul petto:
forse perché stava sempre così, mezzo nudo.
– Come ti chiami? – disse Maria-nunziata.
– Libereso, – disse il ragazzo-giardiniere.
Maria-nunziata rideva e ripeté: – Libereso… Libereso… che nome, Libereso.
– É un nome in esperanto, – disse lui. – Vuol dire libertà, in esperanto.
– Esperanto, – disse Maria-nunziata. – Sei esperanto, tu?
– L’esperanto è una lingua, – spiegò Libereso. Mio padre parla esperanto.
– Io sono calabrese, – disse Maria-nunziata.
– Come ti chiami?
– Maria-nunziata, – e rideva.
– Perché ridi sempre?
– Ma perché ti chiami Esperanto?
– Non esperanto: Libereso.
– Perché?
– E perché tu ti chiami Maria-nunziata?
– É il nome della Madonna. Io mi chiamo come la Madonna e mio fratello come san Giuseppe.
– Sangiuseppe?
Maria-nunziata scoppiava dal ridere: – Sangiuseppe! Giuseppe, non Sangiuseppe! Libereso!
– Mio fratello, – disse Libereso, – si chiama Germinal e mia sorella Omnia.
– Quella cosa, – disse Maria-nunziata, – fammi vedere quella cosa.
– Vieni, – disse Libereso. Posò l’innaffiatoio e la prese per mano.

Un pomeriggio, Adamo da Ultimo viene il corvo, Italo Calvino

Dopo anni di “rincorsa”, grazie a moglie che si occupa nel tempo libero di storia e cultura locale, ho incontrato Libereso Guglielmi, noto ai più come il “giardiniere di Calvino”. Libereso, per anni al servizio di Mario Calvino, il padre di Italo, ha inaugurato la stagione del Museo della Lavanda di Carpasio, un’iniziativa degna di nota che punta al recupero delle tradizioni con lo scopo di diffondere l’amore per le erbe officinali che in questa valle hanno sempre trovato spazio e terreno fertile.

Libereso, grande esperto di piante e fiori, mi ha raccontato del suo lavoro alla stazione botanica sperimentale di Sanremo alle dipendenze di Mario Calvino…uomo profondamente semplice, mi ha svelato alcuni aneddoti sul grande Italo, ragazzino serioso e  dedito allo studio…

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