Internet delle cose

The-Internet-of-ThingsSecondo Wikipedia, in telecomunicazioni Internet delle cose (o, più propriamente, Internet degli oggetti o IoT, acronimo dell’inglese Internet of Things) è un neologismo riferito all’estensione di Internet al mondo degli oggetti e dei luoghi concreti. Il suo primo utilizzo ebbe luogo probabilmente nel 1999 presso l’Auto-ID Center, un consorzio di ricerca con sede al MIT. Il concetto fu in seguito sviluppato dall’agenzia di ricerca Gartner.

L’Internet delle cose è vista come una possibile evoluzione dell’uso della Rete. Gli oggetti si rendono riconoscibili e acquisiscono intelligenza grazie al fatto di poter comunicare dati su se stessi e accedere ad informazioni aggregate da parte di altri. Le sveglie suonano prima in caso di traffico, le piante comunicano all’innaffiatoio quando è il momento di essere innaffiate, le scarpe da ginnastica trasmettono tempi, velocità e distanza per gareggiare in tempo reale con persone dall’altra parte del globo, i vasetti delle medicine avvisano i familiari se si dimentica di prendere il farmaco. Tutti gli oggetti possono acquisire un ruolo attivo grazie al collegamento alla Rete.

Quoto qui un pezzo dell’amico Roberto Vacca, il grande divulgatore autore de “Il Medioevo prossimo venturo”, comparso su Il Caffè di Locarno.

Per disseminare conoscenze vanno generati contenuti su misura per i destinatari. È pericoloso supporre che conoscenza e intelligenza siano definibili in modo univoco. Se una questione è opinabile, vanno comunicati i termini del dilemma, non risposte perentorie. Le controversie sono vitali per il progresso culturale. La bio-diversità delle teorie va conservata, eliminando le pseudo-culture.
Taluno dice: “ci serve ben di più, che solo più tecnologia”. E’ vero, ma non basta facilitare incombenze banali. Lo scopo ultimo deve includere anche obiettivi socio-culturali significativi che giustificherebbero impegni così ambiziosi e che andranno definiti meglio. Si dovranno coinvolgere industrie, scienziati, comunicatori.
Offrirebbe queste funzioni (dal 2014?) Google Glass: sono gli occhiali di Google connessi in rete, contengono una fotocamera e un dispositivo che mostra uno schermo virtuale da 25 pollici “sito” a due metri dall’occhio. Si comanda a voce: “Fai una foto.” – “Manda la foto a xxx@gmail.com.” Google Glass obbedirà agli ordini e risponde alle domande:
“A che distanza si trova il Campidoglio? Mostrami una mappa.”
“Porta ritardo il mio volo per Milano e da quale gate parte?”
“Chi era Carneade?”
“Che cosa è l’oggetto che ho davanti?” – se ti risponde: “Il Colosseo”, forse lo sapevi già o te lo poteva dire un passante. Se risponde: “Una sedia.”, allora conviene rivolgersi a consiglieri più affidabili.

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