Crowdfunding e mercato immobiliare

Crowdsourcing

Crowdsourcing

Il crowdfunding fa il suo ingresso anche nell’immobiliare.

Secondo Wikipedia, il crowdfunding (dall’inglese crowd, folla e funding, finanziamento) o finanziamento collettivo in italiano, è un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni. È una pratica di microfinanziamento dal basso che mobilita persone e risorse.

Il fatturato del crowdfunding immobiliare nel 2014 è stato di circa un miliardo di dollari e sembra si attesterà a 2.5 miliardi entro la fine del 2015. Sono numeri che ci inducono a prendere in esame questa modalità.
La realtà dei fatti è che si tratta sì di un meccanismo di “finanziamento dal basso” ma il ruolo delle banche è ancora presente: gli istituti di credito, almeno in queste fasi iniziali, non sono assenti dalle operazioni immobiliari e condividono rendite e costi degli immobili con i privati.

Massolution certifica che le campagne hanno un target minimo di 100.000 dollari per toccare, nell’estremo opposto, i 25 milioni.

La realtà “Made in Usa” è quella di aziende già consolidate come iFunding, Fundrise e Mogul Realty Shares. Con aspettative di crescita del 250%.

In italia stiamo partendo proprio ora ed esistono alcuni pionieri già al lavoro: come CrowdRe.it, che offre servizi di consulenza che riguardano l’aspetto economico, patrimoniale, finanziario, legale ed urbanistico di progetti legati all’immobiliare a valenza sociale. L’Azienda mette sul piatto la propria consulenza in cambio di un “Work for equity”, ovvero la possibilità di avere in cambio una quota della società veicolo che svilupperà l’idea imprenditoriale del cliente. L’idea è proprio quella di creare start up innovative immobiliari a vocazione sociale, con indubbi vantaggi anche di natura fiscale (detrazione del 19 o 26% in caso di valenza sociale).

E di “civic crowfunding” parlano a CrowdRe, che esiste già negli USA, per la costruzione di coworking, progetti di cohousing e social housing, centri polifunzionali “smart” all’interno delle città ed anche progetti “green”.

“Non ci mancano capitali e investitori – conferma Giuseppe Allevi, fondatore della piattaforma – quanto progetti interessanti che possano muovere gli investitori stessi, con iniziative che devono essere civic e sociali”.

Importo massimo erogabile da parte di un privato, 500.000 mila euro fino ad un massimo di 5 milioni per l’intero “pacchetto”. Il resto lo mette la banca, sempre più tentata da operazioni in cui esiste già una quota-capitale certa da cui partire.

Segnaliamo poi Wallrise.com, un marketplace che connette sviluppatori immobiliari in cerca di fondi per i loro progetti con investitori che sono alla ricerca di nuove opportunità di investimento. La piattaforma opera nei principali mercati metropolitani, fornendo agli investitori la possibilità di investire direttamente in progetti immobiliari senza intermediari e inutili costi.

Slowfunding offre invece la possibilità a proprietari di immobili di valorizzare i loro beni e sottoporli all’attenzione di co-investitori interessati a partecipare ad un progetto immobiliare. La piattaforma nasce dal bisogno di salvaguardare e dar nuova vita ad un patrimonio di potenziale valore che oggi versa in stato di abbandono, attraverso l’unione di capitali provenienti da investitori che insieme possono acquistarlo e recuperarlo. Slowfunding è uno dei 40 talenti (su 1300 candidati) vincitore dell’edizione 2014 di “Working Capital Accelerator”, iniziativa di Telecom Italia. Oltre ad essere finanziata attraverso un Grant, la startup è stata accolta presso l’acceleratore TIM#WCAP di Milano all’interno di un percorso d’incubazione. Ma prima di tagliare il traguardo di Working Capital, Slowfunding si è aggiudicata due “premi speciali” durante la TechGarage Basilicata 2014, finale della business plan competition Start Cup Basilicata ed è una delle startup selezionate da Intesa SanPaolo durante StartUp Initiative Smart Building & Construction 2014, selezione che offre la possibilità alle startup più valide di incontrare potenziali investitori finanziari e partner industriali.

Italy-Crowd guarda invece alle località turistiche di pregio, e nel caso specifico non vengono raccolti soldi ma opzioni di interesse.

Il dado è tratto e la sensazione è che l’Italia non sia così indietro nel “crowdfunding immobiliare” rispetto agli Stati Uniti.

(da un pezzo comparso su marketingimmobiliare.it)

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