Quando a parlare sono le illustrazioni

opllo

Non posso farci nulla, amo l’arte, nella maggior parte delle sue manifestazioni. Penso di amarla prevalentemente perché la considero, anch’essa, un mezzo di comunicazione, probabilmente il più suggestivo, fine e diplomatico strumento fra tutti. Diplomatico si, anche quando è prorompente, anche quando è imponente, austero, scioccante.

Anche quando inquieta. Inquieta gli animi, quelli sensibili a tale voce, come il mio. Fare arte o ammirarla, significa colloquiare gradevolmente in modo segreto. Un metodo intimo attraverso il quale il pubblico attorno non può capire, non può incedere ne accedere. Regala emozioni e lo stupore per la scoperta delle nuove cose. Riflessioni talvolta appaganti, talvolta avvolte da quell’arcano e ovattato senso d’incertezza che lascia piacevolmente raccolti.

L’arte che si annuncia sussiegosa con incedere garbato. Si, riesce perfettamente nei controsensi. Quelli che a noi non è dato manifestare nella continua eterna lotta alla ricerca della perfezione. Ah! Come libera! Con quelle che noi definiremmo anomalie, difetti. Lì tutto è lecito, tutto è possibile. Licenze atte a permetterci una franchigia morale senza simili. Un linguaggio che storicizza l’epoca, il senso, le indicazioni.

Un linguaggio universale, peraltro, nonostante la sua soggettività ma senza alcun codice inequivocabile di interpretazione. Premesso ciò, l’arte che vorrei descrivere oggi è quella che mi permette, quotidianamente, durante la mia professione, di poter manifestare ciò che gli altri desiderano …a loro immagine e somiglianza…

Come? Con la tecnica più virtuale per eccellenza degli ultimi anni, forse l’unica davvero, a non potersi permettere errori: la Grafica.

Un metodo ideato, in realtà già da parecchi anni passati, per essere ben comprensibile all’occhio, alla nostra sensibilità visiva per poi passare immediatamente a stuzzicare l’emotività. Un concetto reso concreto che nasce addestrato alla conquista ma che unisce ad essa la creatività.

La Grafica infatti non deve solo impressionare piacevolmente, con essa non si può solo attrarre, bisogna andare oltre; qualche uomo di Marketing direbbe – concludere l’affare -.

Un mezzo al quale non basta essere soltanto ammirato. Immagini, forme, colori, tutto si unisce armoniosamente nella creazione dell’opera, che porta al progetto, che porta al raggiungimento dell’obbiettivo. Infografiche, schemi, pittogrammi, vignette, le arti grafiche, così si chiamano, si sviluppano nella loro lingua resa obbligatoriamente il più comprensibile a chiunque.

Un duro lavoro per me e il mio socio e la nostra azienda Oplay Communication, un lavoro però che regala soddisfazione attraverso le espressioni di stupore. Attraverso i “si” decisivi che arrivano sempre alla fine di un discorso pronunciato in prosa con tanto di enjambement.

E ti tiene in sospeso per poi completarti. La teoria che sposa la pratica. La mente e il braccio che giocano assieme. E la fretta, le indecisioni, i contrasti, ogni ostilità si appresta poi a mostrare l’altra sua faccia, quella perfetta, perché nell’arte è perfezione. E allora nasce. Emoziona.

Questi sono solo alcuni dei nostri risultati, volendo, potete emozionarvi anche voi.

…Ferrari Challenge...

…My Mobi Italia…

…Festival di Cannes…

…labelab…

…My Espresso Italia…

Perchè OPLAY si occupa di dare identità alle aziende e ai prodotti.

Realizziamo artwork che parlino. Grafica statica e dinamica, video commerciali e concettuali. Misceliamo le specificità di ogni strumento al fine di proporre esperienze coinvolgenti per il pubblico.

Elaboriamo le richieste del cliente trovando il linguaggio più adatto per veicolare i messaggi, identificando i target di riferimento appropriati.

(ispirato dalla mia dolce metà…anzi, di più…)

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