Quando l’Empatia ripaga

The_three_musketeers_fairbanksNon ho fatto corsi di PNL, ne’ tanto meno ho studiato psicologia ma penso di aver coltivato dentro di me un sentimento innato che si chiama empatia. Così almeno mi è sempre sembrato di capire in sintonia con chi ha chiesto la mia collaborazione. Mi piace realizzarmi nel piacere dei rapporti umani più che nello “studiare” l’eventuale cliente anche se m’impegno nel cercar di capire cosa sogna e cosa vuole da me e, più che ispezionarlo, provo a mettermi nei suoi panni con piacere ed immediatezza. Questa penso sia l’empatia. Il cliente, non è solo la persona che potrebbe servirsi del mio lavoro, è innanzitutto qualcuno che sta pensando di riporre in me la sua fiducia, questo è già di per se gratificante, e ne tengo conto con una buona dose di rispetto. Ma l’emozione che poi scaturisce si concretizza nell’opportunità della conoscenza del cliente stesso, della sua azienda, di ciò che vorrebbe ottenere.

Al di là della finalità del guadagno che è scontata, esistono mille spigolature di cui penso si debba tener conto per esplicare al meglio quello che mi viene richiesto. Qual è il settore che vuole espandere? In che modo la mia comunicazione può essergli d’aiuto? Dove vuole che lo porti nel tempo? Quali aspetti vorrebbe fossero più conosciuti in futuro? A che tipologia di pubblico si vuole rivolgere? E poi, che cosa caratterizza maggiormente questa persona? Qual è il suo Io predominante? È titubante? Esperto? Ognuno ha la sua personalità.

Prima di accingersi a scrivere o registrare, bisogna saper rispondere a tutti questi quesiti, ma attenzione, più che porgere una sfilza interminabile di domande, occorre prevalentemente ascoltare. Quando ci si avvicina al cliente è doveroso comunicare la nostra considerazione, la comunicazione non è solo verbale o virtuale, è anche postura, è anche linguaggio del corpo, è anche un sorriso che si capta per telefono, è umiltà, e allo stesso tempo sicurezza di ciò che si è, delle nostre azioni, della nostra responsabilità. E’ un’energia, qualcosa che spinge, chi non ci conosce, ad esprimersi con affidamento e buone aspettative.

Come posso percepire tutto questo allo scopo di svolgere al meglio la mia professione? È la passione. Mi interessa sapere chi è la persona che si rivolge a me, mi piace servirla al meglio, la mia intenzione mi permette a volte di percepire con estrema naturalezza persino il suo stato d’animo.

In questo modo il lavoro si svolge con più facilità perché vai dritto allo scopo, senza preoccuparti di tutti gli aspetti che al cliente non interessano e sui quali avresti magari perso tempo.

La comunicazione non deve mai dimenticare il cuore, la voce della mente non basta, è l’anima che fa di ogni progetto un piacevole risultato.

E’ appunto con l’umiltà dell’empatia che si può svolgere la professione al meglio e non solo verso l’eventuale cliente ma anche con chi mi affianca ogni giorno.

E che bello poter realizzare frutti che tu stesso hai prodotto come un creatore, come una pianta madre. Come il mio piccolo grande Staff che ho educato a capire cosa desidero e cosa desidera chi si avvicina a noi. Persone che svolgono l’attività così come la svolgerei io anche se, devo ammetterlo… sono sicuramente molto più simpatiche di me.

Io decido i temi e vaglio ogni pezzo prima della pubblicazione, non perché i miei assistenti non siano all’altezza, ma perché desidero assicurarmi che sia stato espresso il messaggio che avevo in mente ma la tranquillità è appagante e gratifica.

E dopo tanto impegno, quando si ricevono messaggi come questo:

Cercheremo di dare il meglio, sperando di intuire il compiacimento sul tuo volto ad ogni articolo che approverai, nonostante il tuo essere piuttosto riluttante ad esprimerti va comunque a te tutta la nostra stima ben meritata.

Il tuo Staff

allora pensi che si, probabilmente hai fatto proprio un buon lavoro. E allora non resta che rispondere Grazie. Un Grazie sincero a chi ogni giorno si fida di me e a chi con me continua questa meravigliosa avventura fatta di comunicazione.

Perché la scelta de “Les trois mousquetaires” come immagine? Bhè, erano coraggiosi e abili con la penna, cioè, con la spada, proprio come me. E’ troppo? Ok, allora ammetterò, per chi non avesse letto il romanzo, che i quattro protagonisti riusciranno nelle loro imprese proprio grazie ai loro fidati compagni. A ognuno il suo:

Planchet – amico di D’Artagnan

Grimaud – amico di Athos

Bazin – amico di Aramis

Mousqueton – amico di Porthos

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