La “Trash Art” – l’usato che regala novità

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Mai andati a cercare nell’immondizia con l’intenzione di fare arte? C’è chi lo fa e ne trae opere stupefacenti, cose che sembrano impossibili nascono da una creatività sempre più fiorente da fantasiosi artisti che riescono ad imprimere nelle loro opere l’emozione, quel qualcosa che ti si muove dentro quando guardi l’operosità umana e ti chiedi “ma come ha fatto?”

L’attivismo ambientalista ha dalla sua parte anche l’arte, si tratta della Trash Art, una corrente che utilizza gli scarti per produrre opere davvero entusiasmanti.

Vecchi pneumatici e pezzi di lamiera il famoso gufo di Bordalo II, che sembra materializzarsi dal nulla sul muro di un’attempata casa di Covilha in Portogallo.

Mi piace l’espressione di Bordalo, perché si esplica nelle vie più trascurate delle città, ridonando ai rioni un nuovo significato, un rinnovato carattere, provocando ostentatamente le idee disordinate e illogiche della nostra modernità. Nello sguardo intenso dei suoi animali in 3D dai grandi occhi, colgo lo stupore di una realtà consumistica ed esagerata, l’accusa verso tanta indifferenza. Conigli, gatti, topi e uccelli vari, fuoriescono dalle sue mani che cercano, indagano tra cumuli di immondizia, scovando e utilizzando fili elettrici, bottiglie di plastica e ferri vecchi, quasi a voler dare a queste cose un’altra chance, posizionando ogni pezzo con attenzione e maestria, dando forma all’ispirazione, in attesa del tocco finale che la vestirà di profondità e prospettiva, il colore.

Diversa la tecnica di Vik Muniz, scultore, fotografo e regista del film “The Waste Land”, il documentario che racconta la vita dei raccoglitori di immondizia dalle discariche di Rio de Janeiro, nelle quali scavano ogni giorno alla ricerca di qualcosa ancora di utile.

Muniz usa stracci, resti di cibo, zucchero, cioccolata, filo e burro d’arachidi per dare vita a composizioni artistiche, che poi immortala su fotografie per le quali occorrerà un occhio attento per evitare l’inganno di considerarli dipinti. Ha riprodotto anche opere famose come “L’ultima cena” di Leonardo da Vinci, esponendo in tutto il mondo e  guadagnando una straordinaria fama.

E’ trash art, anche quella della pluripremiata Aurora Robson, un astrattismo ricavato soprattutto da plastiche ritagliate, tappi, tubi e illuminazione a LED a risparmio energetico. Di grande impatto, alcune delle sue opere assomigliano a impalpabili meduse che ci mostrano nel loro silenzio il volume dei rifiuti di plastica che si accumulano ogni giorno nell’ambiente.

“La carta può trasformarsi in un nuovo materiale” afferma Sara Teodorani che dipinge i suoi quadri con tre colori, bianco, grigio e rosso, perché sono quelli che più la rispecchiano, ma crea anche oggetti d’arredo in cartapesta e materiali usati che raccoglie e tiene da parte per il momento in cui le verrà l’idea di come utilizzarli. “Non mi piace chiamare trash art quello che faccio” afferma, perché quest’artista non vede spazzatura nelle cose, è convinta che anche negli scarti si possano scorgere oggetti di prima utilità se osservati con la giusta intenzione. E’ vero che la bellezza è nell’occhio di chi guarda, e chi la sa cogliere se ne ammanta.

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