Io e De Chirico

de-chirico-10Giuseppe Maria Alberto Giorgio De Chirico, considerato uno dei più importanti pittori italiani perché figlio di italiani, nacque a Volo, in Tessaglia (1888-1978).

Di famiglia benestante, visse in Grecia nei primi anni della sua vita, poi Firenze e Monaco di Baviera,dove studiò all’Accademia di belle arti. Più tardi Milano e Parigi, conobbe grandi artisti come Picasso, i poeti Paul Valéry e Guillaume Apollinaire e il pittore futurista Carlo Carrà con il quale si inizierà alla pittura metafisica.

Divenuto il principale esponente della corrente artistica, si espresse con la sua prima opera di questo genere nell’ “Enigma di un pomeriggio d’autunno”, nata, come egli stesso affermò, da una visione dopo una malattia.

Il dipinto è infatti un enigma, compaiono due figure umane, un uomo che sembra indifferente alla disperazione della donna che si sostiene a lui coprendosi il volto con una mano. Ambientato nella piazza di Santa Croce a Firenze, compare nel centro una statua bianca decapitata che si attribuisce a Dante, ma quello che più mi rapisce è lo sfondo, nel quale si staglia una costruzione che ricorda l’entrata di un tempio, senza profondità ne prospettiva, un pannello, stagliato evidentemente, con scalini e colonne bianchi, mancanza manifesta della porta, sostituita da una tenda che sulla parte superiore lascia intravedere il cielo azzurro dietro di se, quasi a voler significare che dietro alla facciata non c’è nulla. A far calcato contrasto alla realizzazione architettonica la pavimentazione e un caseggiato, appariscenti nei loro colori terrosi, tonalità di rosso scuro e marroni, stagliate contro un celeste che si scurisce salendo come un eterno infinito. Oltre i tetti del blocco di case spunta una vela alta, bianca anch’essa, presagio di viaggi nell’oltre e anche più in là.

La pittura di De Chirico, le sue prospettive distorte, i suoi elementi fuori luogo, le immense piazze silenti, senza vita, i suoi manichini e le sue statue senza volto, mi portano a intraprendere viaggi fantasiosi, solitari e spesso inquieti, entro nei miei sogni più azzardati e quasi mi chiedo come facesse egli a conoscerli, li riscopro nel mio profondo: i sui quadri riescono a portare alla luce qualcosa di me che non conoscevo, osservare a lungo un suo dipinto significa per me entrare in un’introspezione sempre sorprendente perché è dall’inconscio che lentamente sale, e prepotentemente viene alla luce.

Tra le altre sue opere “Prometeo”, “Tritone e Sirena”, “Sfinge”, “Lotta di Centauri”, “La Partenza degli Argonauti” e molte altre che da tempo m’incantano.

Un artista completo che fu anche scrittore di saggi, poesie, testi autobiografici e per teatro, tutte mie passioni che amo vivere. Interessanti inoltre le interviste che gli sono state rivolte negli anni, e che sono raccolte sul sito Fondazione Giorgio e Isa De Chirico.

Io e De Chirico, qualcosa ci accomuna. E ancora mi dona, dopo anni, “epifanie” inaspettate.

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