Agenti immobiliari allo specchio

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Qualche giorno fa è stato pubblicato un sondaggio interessante sul mondo immobiliare italiano, condotto dal bravo Raffaele Racioppi, formatore e consulente.Il panel è di quelli degni di nota, quasi 1000 persone, tutti agenti immobiliari.

Il 70% degli intervistati lavora nel classico ufficio “fronte strada”. Quasi il 70% lavora da solo, mentre circa il 25% fa parte di un franchising network.

Quasi la metà delle realtà sono sotto le 3 persone di organico. Dato che conferma la parcellizzazione e la dimensione da PMI per l’industria immobiliare italiana.

Veniamo alle attività promozionali: i portali verticali rivestono ancora un ruolo molto importante, altri strumenti “tradizionali” sono ancora molto utilizzati (volantino, annunci su quotidiano, il cartello vetrina, la collaborazione con altri colleghi). In crescita l’uso dei social network, che procurano vendite per il 44% degli intervistati.

Il sito resta lo strumento di partenza, ineliminabile, mentre il Blog si conferma praticamente sconosciuto ai più.

La pubblicità cartacea resiste, così come la credenza che l’immagine dell’agenzia debba rappresentare un atout molto importante nelle trattative.

Quasi il 90% delle agenzie dichiara una presenza sui social media, con Facebook che domina quasi in modo incontrastato (87%). Solo briciole per altri media come Twitter e Pinterest, che comunque un senso ce l’avrebbero anche in una strategia digitale nel campo real estate.

La strategia che emerge è quella dell’agenzia multiservizi, in grado di erogare servizi al credito, home staging, ristrutturazioni.

Solo il 60% degli agenti crede che la propria categoria professionale sia mentalmente aperta al cambiamento: un dato su cui riflettere.
Categoria che invece spinge per la collaborazione con gli altri colleghi, per quanto questa si esplichi magari in forme prettamente “analogiche” (86%).

La realtà degli MLS non è però misconosciuta, ma gli agenti auspicherebbero un sistema di “rating” (sul modello di Trip Advisor) per valutare l’operato delle altre agenzie.

Tra le nicchie di mercato di possibile sviluppo, gli agenti votano per il “rent to buy” e per le aste.

Tra le abilità richieste dalla professione domina la “conoscenza del mercato” (42%), mentre le competenze tecnologiche si fermano tristemente all’1%.

Tra le aree di miglioramento per gli agenti immobiliari, la formazione la fa da padrona. Esiste un diffuso bisogno di aggiornamento, evidentemente non abbastanza soddisfatto.

In chiusura, le associazioni di categoria: la maggior parte degli agenti ne fanno parte, salvo richiedere che ne venga istituita una che le comprenda tutte.

Il quadro complessivo che emerge da questo sondaggio è quello di una categoria ancora in cammino, ancora troppo schiava del passato e di credenze/mentalità oscurantiste e ottocentesche. Si fa comunque strada il bisogno di nuove istanze, e occorre davvero assecondarle.

(da un post comparso su marketingimmobiliare.it)

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